DA BROOMFIELD HILL A BELLA CIAO

Un gentiluomo sfida una fanciulla da marito: egli è certo che lei perderà la sua virtù se si recherà nel bosco o nella brughiera! La scommessa che l’uomo è sicuro di vincere, si basa sul presupposto che quando una donna indugia per la brughiera o nel bosco, è perchè sta cercando qualcuno con cui fare sesso; forse persiste tutt’ora nella mentalità di certi maschi, il concetto che una donna seppur stuprata sia comunque responsabile della violenza subita(chiamiamolo “concorso di colpa”?) Ma la fanciulla fa ricorso alla magia e fa cadere l’uomo in un sonno innaturale; in molte versioni è espressamente citato l’uso della ginestra come pianta magica. (continua prima parte)

Così nella versione delle Isole Britanniche (Broomfield hill Child ballad #43), nella penisola italiana i titoli diventano La bevanda sonnifera, La mia mama l’è vechierela, La bella Brunetta.

 The Girl at the Well (Peasant Girl) (ca. 1831) George W. Simson Un cavaliere offre dei soldi in cambio di una notte d’amore a una procace fanciulla del popolo che si reca alla fontana per prendere l’acqua. La ragazza risponde che prima deve sentire il consiglio della madre, la quale le dice di accettare, e le prepara un sonnifero da far bere al focoso cavaliere. Quando il cavaliere le richiede di dormire ancora una notte con lui, la madre suggerisce alla figlia di rifiutare perchè se la prima volta è stata lei che è riuscita ad ingannarlo, alla seconda potrebbe essere invece il cavaliere ad ingannare lei!

ASCOLTA (su Spotify) La Ciapa Rusa in ” Ten Da Chent L’Archet Che La Sunada L’e Longa” 1982, gruppo di musica e canto tradizionale del Monferrato (Piemonte Sud-orientale)


“Dandu c’avni o lali là là
bela brunetta là li la là
solin soletta per la città o la li la là”
“E mi a vengo dalla fontana”
a prender l’acqua da far disnà”
E da là i pasa o lali là là
sgnur cavaliere là li la là
na preia ‘n t l’acqua ià ben tirà o la li la là
“che stia fermo, sgnur cavaliere
che l’acqua ciara m’la spurcherà”
“E ‘ntant l che ‘acqua o lali là là
che si rischiara là li la là
noi parleremo ‘n pochin d’amor o la li la là:
vi donaria 100 scudori
d’una notina a dormir con me !”
“Lo ‘ndaru dilu o lali là là
la mia mama là li la là
se sto consiglio me lo darà o la li la là”
“o sent’ an po’ la me cara mama
snur cavaliere cosa m’ha dì
me donaria 100 scudori
d’una notina dormir con me”
“o vatne pura, cara la me fia
100 scudoni i’en bon per ti
noi i daromma una bevanda
tutta la notte lui dormirà”
Tutta la notte c’al dorme e ronfa
e dell’amor s’a mai ricordà
E si s’nu ven-na e la mattina
Sur cavaliere sügava i’öcc!
“Cosa ‘l piura sgnur cavaliere
piura forse i suoi denà”
“mi piur pa i miei denari
piur la notte che i’è pasà
vi donaria un altro tanto
‘naltra notina dormir con me”
“L’andaru dijlu la mia mama
se l’è contenta me venerò”
“o senta ‘n po’ la mia cara mama
sgnur cavaliere cosa m’à dì
me donaria un altro tanto
‘n altra notina dormir con me”(17)
“e quan che ‘l pum (18), l’è tacà a la pianta
da tüti quanti l’è rimirà
e quan che ‘l pum a l’è cascà ‘n tera
da tüti quanti l’è rifüdà”
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
“Da dove vieni,
bella brunetta,

sola soletta per la città?”
Vengo alla fontana
a prendere l’acqua 
per far da mangiare
E da là passa
il signor cavaliere
e ha tirato una pietre nell’acqua prendendo la mira
Stia fermo signor cavaliere
che mi sporcherà l’acqua ora limpida
E intanto che l’acqua
ritorna limpida,
noi due parleremo un poco d’amore,

vi donerò 100 scudi
per dormir con me una notte

Andrò a dirlo
alla mia mamma

per chiederle consiglio
Senti un po’ cara mamma,
cosa che il signor cavaliere mi ha detto:
mi donerebbe 100 scudi
per dormir con me una notte

Vai pure cara la mia figlia,
100 scudi sono buoni per te,
gli daremo una bevanda
e tutta la notte lui dormirà
E tutta la notte lui dorme e russa
e dell’amore si è scordato ormai.
Venuto il mattino il signor cavaliere
si asciugava gli occhi (dal pianto)
Perchè piangete signor cavaliere
piangete forse per i vostri soldi?
Non piango mica per i miei soldi,
piango per la notte che è passata.
Vi donerei un’altra volta tanto
se un’altra notte dormite con me” ”
Andrò a dirlo alla mia mamma
se è contenta io verrò
Sentite un po’ cara mamma,
cosa mi ha detto il signor cavaliere,
mi donerebbe un’altra volta tanto
se un’altra notte dormirò con lui“(17)
Quando la mela(18)
è appesa all’albero da tutti quanti è ammirata,
ma quando la mela casca in terra
da tutti quanti è scartata”

NOTE
17) qui manca la risposta della madre
18) la mela attaccata alla pianta simboleggia la verginità della ragazza. La strofa è un commento moraleggiante che potrebbe essere o della madre o del narratore: anche se la ragazza non ha perso la propria virtù, si comprometterebbe però agli occhi dei propri compaesani e nessuno la vorrebbe più (la calunnia è un venticello..)

ASCOLTA La Macina versione anconetana

Una versione veneto-trentina (La mia nona l’è vecchierella) è diventata filastrocca per bambini, ovviamente privata di ogni riferimento sessuale, per cui è la nonna ad offrire alla ragazza dei soldi per andare alla fontana a prendere l’acqua per la cena.
La ballata inizia così: La mia nona l’è vecchierella, la me dis ciao, la me fa ciao, la me dis ciao, ciao, ciao per tor l’acqua per far disnà.
I bambini, cantando il ritornello, si battevano le mani gli uni contro gli altri, prima mano destra su destra, poi sinistra su sinistra e poi entrambe le mani su quelle opposte del bambino di fronte.

ASCOLTA Patrizia Ercole, Angela Zecca, Ivan Siri

ASCOLTA anche questo arrangiamento dall’appennino bolognese rilegge la ballata come antesignana del notissimo canto sociale “O Bella Ciao” (e per districarsi nel magma del “chi ha scritto prima cosa” leggere l’articolo di Franco Fabbri qui)
“Ecco, la storia della Bella ciao delle mondine inizia da qui. Quando Giovanna Daffini, mondina e cantastorie, cantò davanti al microfono di Gianni Bosio e Roberto Leydi una Bella ciao nella quale ai noti versi del partigiano che ha “trovato l’invasor” era sostituita la descrizione di una giornata di lavoro delle mondine, non parve vero di aver rintracciato l’anello mancante fra un inno di lotta, espressione della più alta coscienza antifascista, e un precedente canto di lavoro proveniente dal mondo contadino. Nonostante qualche incongruenza e qualche sospetto, la versione venne accettata. E il Nuovo Canzoniere Italiano nel 1964 partecipò al Festival di Spoleto con lo spettacolo dal titolo Bella ciao. In quegli anni dei primi governi di centro-sinistra si compie quella che Bermani, riprendendo il concetto da Hobsbawm, chiama “l’invenzione di una tradizione”. Bella ciao, una canzone cantata durante la Resistenza da sparse formazioni emiliane, e da membri delle truppe regolari durante l’avanzata finale nell’ltalia centrale viene sempre più frequentemente preferita nelle manifestazioni unitarie a Fischia il vento, canto di larghissima diffusione fra tutte le formazioni partigiane, riconosciuto nell’immediato dopoguerra come l’inno della Resistenza. Fischia il vento ha il “difetto” di essere basata su una melodia russa, di contenere espliciti riferimenti socialcomunisti (“il sol dell’avvenir”), di essere stata cantata soprattutto dai garibaldini. Bella ciao è più “corretta”, politicamente e perfino culturalmente, anche se molti partigiani del Nord non la conoscevano nemmeno. Era poi un canto delle mondine, no?
No. Nel maggio del 1965 arriva una lettera all’Unità. La scrive Vasco Scansani, da Gualtieri, lo stesso paese della Daffini. Dice di essere lui l’autore della Bella ciao delle mondine, e di averla scritta nel 1951, basandosi sulla versione partigiana. Dice che la Daffini gli ha chiesto le parole, nel 1963. Allarmatissimi i ricercatori del Nuovo Canzoniere Italiano interrogano Scansani e la Daffini: si rendono conto, nella confusione delle testimonianze, che il mondo dei cantori popolari è più complesso e contaminato di quanto non credessero, che ci sono esigenze di repertorio, desiderio di compiacere il pubblico, e di compiacere gli stessi ricercatori. Parte un nuovo studio, si individuano tracce di Bella ciao in vari canti popolari, non si esclude che fossero parte anche del repertorio delle mondine: ma no, quella versione della Daffini è posteriore alla Bella ciao dei partigiani. La storia, come ho anticipato, non è finita: nel 1974 salta fuori un altro preteso autore di Bella ciao, ma di una versione del 1934: è Rinaldo Salvadori, ex carabiniere, che avrebbe scritto una canzone, La risaia, per amore di una ragazza marsigliese che andava anche a fare la mondina. Il testo, con versi come “e tante genti che passeranno” e “bella ciao”, glielo avrebbe messo a posto Giuseppe Rastelli (futuro autore di Papaveri e papere, politicamente “più nero che rosso”), e la Siae dell’epoca fascista ne avrebbe rifiutato il deposito.  (Franco Fabbri)

FONTI
http://mysongbook.de/msb/songs/b/broomfie.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thebroomfieldhill.html http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_43 http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/32542/ 8;jsessionid=812324A683FEF6C1CE8605902FA08E7B http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37413 http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=17084http://womenarepersons.blogspot.it/2011/11/broomfield-hill-historical-analysis.html http://www.corostelutis.it/content/la-bella-brunetta-1 http://consiglio.basilicata.it/consiglioinforma/ files/docs/17/32/39/DOCUMENT_FILE_173239.pdf http://www.erbatisana.it/laboratorio-di-erboristeria/la-cenere-in-laboratorio/rimedio-con-la-cenere-della-ginestra
http://www.daltramontoallalba.it/civilta/ginestra.htm http://www.lavocedelserchio.it/vediarticolo.php?id=9831&page=0&t_a=la-ginestra-e-le-sanzioni
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=722&lang=it

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