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CAIDE SIN DO’N TE SIN

Nella tradizione delle canzoni popolari celtiche ottocentesche si leva un canto di protesta contro “il sistema” non è anarchico nè socialista, ma un grido di libertà che si può riassumere nello slogan sex-drinks&piping; questo filone di canti popolari non ha solo come protagonisti dei giovanotti imberbi in cerca di avventura, quanto piuttosto uomini maturi se non anziani che cercano di prendere il buono della vita. Uno spirito libero vagabonda per il paese, senza radici e spesso al di fuori dalla società civile, e vuole solo essere lasciato in pace, perciò risponde ai benpensanti e ai moralisti “Fatti i fatti tuoi!” (=mind your own business)
“Una canzone orgogliosa, e di ferrea e piccata affermazione della propria libertà personale, e del diritto che si ha di fare ciò che si vuole della propria vita, senza che gli altri se ne preoccupino. Contro le imposizioni della famiglia, contro il cosiddetto “buonsenso”, contro ogni cosa che non sia la propria volontà…Anche un autentico inno contro la schiavitù e la simbologia del lavoro” (Riccardo Venturi da qui)

Canto tradizionale in gaelico irlandese originario del Donegal è stato registrato da molti grandi artisti della scena irlandese e non.

ASCOLTA Clannad in Banba

ASCOLTA Tri Yann

ASCOLTA Caladh Nua

Chuaigh me chun aonaigh is dhiol me mo bho
Ar chuig phunta airgid is ar ghini bhui oir
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theim na choille chraobhaigh cruinniu smeara no cno
A bhaint ullai de gheaga no a bhuachailleacht bo
Ma shinim seal uaire faoi chrann a deanamh so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma shinim seal uaire faoi chrann a dheanamn so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theimse chuig airneal is rince is sport
Chuig aonach is rasai’s gach cruinniu den tsort
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Deir daoine go bhfuil me gan rath’s gan doigh
Gan earra gan eadach gan bolacht na stor
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro (1)
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do


I
I went to the fair and sold my cow
For five pounds of silver and a yellow guinea of gold
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
II
If I go to the leafy woods gathering berries or chestnuts,
Plucking apples from branches or herding cows,
If I stretch out for a while beneath a tree relaxing,
O what is that to anyone else.
III
If I go for a night-visit and for dancing and sport,
To fairs and races and every gathering of that sort,
If I see happy people and if I’m happy with them,
O what is that to anyone else
IV
People say I’m without riches no doubt,
Without goods or clothes or cattle or stock,
If I a happy living in a hovel (1),
O what is that to anyone else.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Sono andato alla fiera e mi son venduto la vacca
per cinque sterline d’argento e una ghinea d’oro giallo:
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
II
Se vado nei boschi a raccogliere bacche o castagne,
A cogliere mele dai rami o a badare alle mucche,
E se poi mi schiaccio un riposino sotto un albero
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
III
Se vado da una la notte, oppure a ballare e a divertirmi
Alle fiere, alle corse e ogni raduno del genere,
Se vedo che la gente è felice e io sono felice con loro,
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
IV
La gente dice che sono povero, senz’altro,
Non ho beni né vestiti, né greggi e né bestiame,
Ma se vivo contento in una baracca (1)
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?

NOTE
1) il brav’uomo mette in pratica  l’insegnamento del filosofo greco Epicuro per il raggiungimento della felicità: seguire i “bisogni naturali”, concedersi di tanto in tanto quelli naturali ma non necessari, evitare quelli vani (nè naturali e nè necessari come l’arricchirsi) Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri né naturali né necessari, ma nati solo da vana opinione (Epicuro Lettera a Meneceo) continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/i-did-in-my-way-.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=29843&lang=it
http://ceolas.org/artists/Clannad/lyrics/Caide.html

THE BRAES OF BALQUHIDDER

BALQUHIDDER (scritto anche come BALQUHITHER) pronuncia ‘Balwhither’ è un piccolo villaggio della Scozia in mezzo ai monti nelle terre dei MacGregor, accanto a un piccolo lago dove Robert Tannahill (1774-1810) ha ambientato questa canzone, conosciuta anche in Irlanda e resa famosa da Francis McPeake nel 1957 con il titolo di Wild Mountain Thyme

Nel sito del gruppo Tannahill Weavers leggiamo che il brano è apparso due volte in “Scottish Minstrel ” – di RA Smith (1821 – 1824) – vol. I, p. 49 e vol. IV, p. 89 e che la melodia utilizzata è una modifica della prima edizione e s’intitola ‘The Three Carls o’ Buchanan’. Meglio non addentrarsi nell’accesa disputa sulla paternità di testi e melodia che divide irlandesi e scozzesi, bensì prendiamo atto dell’ampia diffusione popolare di un tema che esprime l’amore per la propria terra e le sue bellezze, e una melodia che è una slow air dalla profonda dolcezza.

balquidder

ASCOLTA Skylark in “All of It”, 1979

ASCOLTA Tannahill Weavers in Capernaum 1994,  con puro accento scozzese. Date anche un’occhiata  alla loro biografia


Chorus
Let us go, lassie, go
Tae the braes o’ Balquhidder
Whar the blueberries (1) grow
‘Mang the bonnie Hielan’ heather
Whar the deer and the rae
Lichtly bounding thegither
Sport the lang summer day
On the braes o’ Balquhidder
I
I will twin thee a bow’r
By the clear silver fountain
And I’ll cover it o’er
Wi’ the flooers o’ the  mountain
I will range through the wilds
And the deep glens (2) 
 sae dreary
And return wi’ their spoils
Tae the bow’r o’ my dearie
II
When the rude wintry win’
Idly raves roun’ oor dwellin’
And the roar o’ the linn(3)
On the nicht breeze is swellin’
So merrily we’ll sing
As the storm rattles o’er us
Till the dear shielin’ ring
Wi’ the licht(4) liltin’  chorus.
III
Noo the summers in prime
Wi’ the flooers richly bloomin’
Wi’ the wild mountain thyme
A’ the moorlan’s perfumin’
Tae oor dear native scenes
Let us journey thegither
Whar glad innocence reigns
‘Mang the braes o’ Balquhidder
TRADUZIONE di Cattia Salto
ritornello
Andiamo, ragazza, andiamo
per i pendii di Balquhidder
dove crescono i mirtilli (1)
tra la bella erica d’altura,
dove il cervo e il capriolo
vanno assieme con piede leggero,
passiamo l’interminabile estate,
sui pendii di Balquhidder
I
Ti intreccerò un frondoso riparo
vicino alla pura sorgente cristallina
e lo ricoprirò tutto
con i fiori di montagna,
cercherò per i boschi
e nelle profonde forre (2)  sì ombrose
e ritornerò con i loro tesori
al pergolato del mio amore.
II
Quando il forte vento invernale
vagherà inoperoso attorno alla nostra dimora e il rimbombo della cascata(3)
nella brezza notturna  si gonfierà,
così allegramente  canteremo,
mentre la tempesta  infurierà su di noi
fino a che il caro rifugio risuonerà
con un allegro coro melodioso.
III
Ora l’estate è in arrivo
con i fiori che sbocciano a profusione
con il timo selvatico di montagna
che profuma la brughiera,
per le nostre care terre natie
andiamoci tutti insieme
dove regna la lieta  innocenza
sui pendii di Balquhidder

NOTE
1) Nella canzone si descrive una ricorrenza sociale ancora sporadicamente praticata in Scozia e Irlanda: la raccolta dei mirtilli, una festa di mezz’estate denominata Bilberry Sunday Si celebrava per lo più a luglio, quando maturano le bacche del mirtillo o ad Agosto, spesso abbinata alla festa celtica di Lughnasa o alla domenica (o lunedì) più prossima alla festa. Un tempo i giovinetti e le giovanette stavano su per i monti nella brughiera da mattino a sera a raccogliere i mirtilli e a fare amicizia, era perciò una festa dedicata al corteggiamento e a combinare i matrimoni. continua
2) glen: è una  tipica valle scozzese solitamente allungata e profonda con una forma ad U
3) linn:  cascata dal gaelico scozzese linne
4) licht:  termine scozzese per light qui con significato di allegro

FONTI
http://www.grianpress.com/Tannahill/TANNAHILL’S%20SONGS%2026.htm
https://thesession.org/tunes/10655
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/752.html

ROISIN DUBH & CELTIC ROCK BY THIN LIZZY

Alla Rosa Nera d’Irlanda sono dedicate un paio di canzoni, la prima scritta da un bardo del XVI/XVII secolo in gaelico irlandese (vedi), e le altre scritte da giovani musicisti irlandesi negli anni 70-80 : qui si esamina la versione interpretata dai Thin Lizzy, fondato da Phil Lynott a Dublino alla fine degli anni 60, una band hard rock particolare, ricca di molte influenze, non ultima quella irish.

PHIL LYNOTT

Il testo di “Róisín Dubh (Black Rose)” è stato scritto da  Phil Lynott nel 1979 e riflette il suo amore per la mitologia celtica e la storia d’Irlanda. L’album nasce sotto l’impulso della collaborazione con il chitarrista irlandese Gary Moore, entrato da poco in pianta stabile  nella formazione, e la canzone è un medley in chiave hard rock di ben quattro canzoni della tradizione folk irlandese.
La copertina dell’album disegnata da Jim Fitzpatrick è una rosa gotica, un turgido velluto nero macchiato da alcune gocce di sangue, immagine di forte impatto emotivo, che si presta a molte letture non ultime quella biografica quasi profetica, un Phil eroinomane che morirà a 36 anni devastato da alcol e droga.
Dublino gli ha dedicato una statua a grandezza naturale, un bronzo eburneo come il colore della sua pelle,  eretta nel 2005 a Grafton Street.

ASCOLTA Thin Lizzy in Black Rose (A rock legend) 1979
La line-up dell’album: Phil Lynott al basso e alla voce,  Gary Moore alla chitarra, Scott Gohram alla seconda chitarra – sia ritmica che solista e Brian Downey alla batteria.

ROISIN DUBH 1979
I
Tell me the legends of long ago
When the kings and queens would dance in the realm of the Black Rose (1) Play me the melodies I want to know
So I can teach my children, oh
II
Pray tell me the story of young Cuchulainn(2)
How his eyes were dark his expression sullen
And how he’d fight and always won
And how they cried when he was fallen (3)
III
Oh tell me the story of the Queen of this land(4)
And how her sons died at her own hand
And how fools obey commands
Oh tell me the legends of long ago
IV
Where the mountains of Mourne(5) come down to the sea
Will she no come back to me
Will she no come back to me
V
Oh Shenandoah(6) I hear you calling
Far away you rolling river
Roll down the mountain side
On down on down go lassie go
VI
Oh Tell me the legends of long ago
When the kings and queens would dance in the realms of the Black Rose
Play me the melodies so I might know
So I can tell my children, oh
VII
My Roisin Dubh is my one and only true love
It was a joy that Joyce brought to me
While William Butler (7) waits
And Oscar, he’s going Wilde(8)
VIII
Ah sure, Brendan where have you Behan(9)?
Looking for a girl with green eyes (10)
My dark Rosaleen is my only colleen
That Georgie knows Best(11)
IX
But Van(12) is the man
Starvation(13) once again
Drinking whiskey in the jar-o(14)
Synge’s Playboy of the Western World(15)
X
As Shaw(16), Sean(17) I was born and reared there
Where the Mountains of Mourne come down to the sea
Is such a long, long way from Tipperary(18)
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Raccontami le leggende di un tempo
lontano, quando re e regine danzavano
nel Regno della Rosa Nera (1);
suona per me le melodie che vorrei conoscere, così ch’io possa insegnarle ai miei figli
II
Ti prego di raccontarmi la storia del giovane Cucullino(2),
dei suoi occhi scuri  e della sua espressione fosca,
di quanto aveva combattuto e sempre vinto e di quanto lo piansero quando fu sconfitto (3)
III
Raccontami la storia della regina di questa terra (4),
e di come i suoi figli  morirono per mano sua e resi folli obbedirono ai suoi comandi; oh raccontami le leggende di un tempo lontano.
IV
Dove le montagne del Mourne (5)
toccano il mare,
lei non ritornerà per me
non ritornerà per me
V
Oh Shenandoah (6) sento il tuo richiamo, lontano tu scorri fiume
scorri dalla montagna
giù, giù vai ragazza, vai
VI
Raccontami le leggende di un tempo lontano, quando re e regine danzavano
nel Regno della Rosa Nera.
Suona per me le melodie che vorrei conoscere, così da poterle insegnare ai miei figli, oh
VII
La mia Rosa Nera e il mio solo e unico amore, una gioia che Joyce mi ha dato
mentre William Butler (7) attende
e Oscar, è diventato Wilde (8)
VIII
Brendan dove sei Behan (9)?
Cerchi una ragazza dagli occhi verdi (10)
la mia nera Rosalina è la sola ragazza che George conosce Meglio (11)
IX
Ma Van (12) è l’uomo
affamato (13) ancora una volta
beviamo “whiskey in the jar-o” (14)
con “il furfantello dell’Ovest” di Synge (15)
X
Come Shaw (16) eSean (17) sono nato e cresciuto là
dove le Montagne di Mourne toccano il mare
è una lunga, lunga strada da Tipperary (18)

NOTE
1) Róisín Dubh (= little black rose) è  Rosalinda, una fanciulla dal nome di Piccola Rosa, l’allegoria dell’Irlanda, una parola in codice coniata alla fine del Cinquecento/inizi Seicento per identificare l’Irlanda con una Rosa Nera,  contrapposta idealmente alla Rosa Rossa della Casata Tudor (la rosa dei Lancaster). La rosa nera era un tempo una rosa di un colore rosso cupo, molto scuro, la rosa gotica per eccellenza associa alla morte. E tuttavia nel linguaggio dei fiori ottocentesco presenta molteplici significati: è sia la fine che l’inizio di un drastico cambiamento, una rinascita. Rose rosso cupo sono il dolore di una tragica storia d’amore. E così l’amore per la propria terra è profondo e tenace; è un amore che richiede il sacrificio. continua
2) l’Achille celtico: ai tempi leggendari dell’lrlanda pre-cristiana – quando sull’Ulster regnavano i re guerrieri e i druidi, visse Cu Chulainn figlio di Lugh e di una mortale.   (continua)
3) tipico esempio di fatalismo e  irish humour
4) La regina Medb (=Maeve) del Connacht che per impossessarsi di un toro invade l’Ulster. Venerata come una dea guerriera è anche la regina delle fate Mab che dispensa idromele e la follia o il furore nei guerrieri. Ma Mab è la rosa nera, la dea che pretende il sacrificio di sangue dai suoi figli; l’immagine mi ricorda molto un’altra canzone sulla questione irlandese e una dea sanguinaria che  Dolores O’Riordan scriverà nel 1993 Zombie
5 )il complesso del Mourne è tra le montagne più famose d’Irlanda, montagne granitiche che si trovano nella Contea di Down nel sudest dell’Irlanda del Nord, immortalate in una canzone scritta da Percy French nel 1896, “Mountains o’Mourne” ( “le montagne di Mourne scendono dolcemente verso il mare”), principali fonti di ispirazione per la terra di Narnia in “Il leone, la strega e l’armadio” di C. S. Lewis. Data la magia di questi luoghi a portata di mano, gli abitanti di Dublino considerano la contea di Down il luogo deputato per la villeggiatura.
Nella canzone si dice ” So I’ll wait for the wild rose that’s waitin for me
In the place where the dark Mourne sweeps down to the sea“, la bellezza irlandese è paragonata a una  genuina rosa selvatica
6) Shenandoah popolare canzone del folk americano ma forse vuole richiamare il fiume Shannon
7) James Joyce e William Butler Yeats con Oscar Wilde sono grandi scrittori irlandesi, letture di cui Phil Lynott si è imbevuto. Anche W B Yeates fece ricorso al simbolo della rosa per alludere all’Irlanda 

8) gioco di parole con il nome Oscar Wilde
9) gioco di parole intraducibile in italiano tra been e Behan: Brendan dove sei “stato”?  Brendan Behan nato a Dublino nel 1923, morto a soli 41 anni era uno scrittore bombarolo con seri problemi di alcolismo che usò l’ironia come un’arma tagliente: Da eroe e antieroe, frequentatore di carceri, bar, cimiteri e bordelli, la sua vita spericolata non poteva non essere la principale ispirazione per i suoi scritti. Confessioni di un ribelle irlandese, la picaresca autobiografia pubblicata postuma, è un susseguirsi di avventure e spacconerie, aneddoti e digressioni, condita con ballate e canti patriottici (suo zio aveva composto l’inno nazionale). Procede con la tecnica dello “stream of consciousness”, sviluppata, guarda caso, da un altro irlandese, Joyce, quel “flusso di coscienza” che, sulla scia di Freud, nell’avanguardia novecentesca fonde coscienza e inconscio in un confuso linguaggio onirico. (Laura Zambelli tratto da qui)
10) citazione del libro della scrittrice irlandese Edna O’Brien, diventato il film “Girl with green eyes”, (in italiano La ragazza dagli occhi verdi) nel 1964?
11) altro gioco di parole best= meglio: George Best era un calciatore nord irlandese, vincitore del Pallone d’oro nel 1968 considerato il miglior giocatore d’Europa; capocannoniere del Manchester United sciolse il suo legame con la squadra nel 1974 per gravi problemi di alcolismo.
12) Van Morrison (George Ivan Morrison) musicista nord irlandese nativo di Belfast
13) la Grande Carestia e la diaspora irlandese (vedi)
14) The whiskey in the jar popolare canzone irlandese tra le più cantate pub song, conosciuta anche come Kilgary Mountain di cui gli stessi Thin Lizzy fecero un arrangiamento stracopiato dalle rock band a venire
15) “The Playboy of the Western World” (=Il furfantello dell’Ovest) è la commedia scritta da John Millinton Synge nel 1907 e ambientata nella contea di Mayo, scatenò disordini e risse il giorno della sua prima all’Abbey Theatre.
16) George Bernard Shaw nacque a Dublino nel 1856 da una famiglia protestante. Yeats, Shaw e Synge sono i nomi di punta dell’Irish Literary Revival (la rinascita letteraria irlandese degli inizi del XX secolo) passati per l’Abbey Theatre di Dublino
17) Sean è un nome comune in Irlanda potrebbe essere Sean O’Casey (altro drammaturgo nato a Dublino)
18) Tipperary cittadina nella parte centro sud dell’Irlanda nell’omonima contea. “The long way from Tipperary” è stata una canzone molto popolare tra i soldati della prima guerra mondiale, considerata una canzone tipica di quella guerra.

continua

CAITILIN NI UALLACHAIN

Caitilín Ní Uallacháin = Katty Hualloghan è il titolo di un canto giacobita irlandese settecentesco, attribuito al maestro di scuola William Heffernan (di Lattin) e abbinato a una melodia che conobbe una grande fortuna nell’Ottocento, essendo stata associata a una poesia di Sir Samuel Ferguson, “The Lark in the clear air” .

Il canto si inserisce nel filone delle “aisling song” in cui il poeta viene abbagliato al sorgere dell’alba da una visione soprannaturale: una splendida fanciulla personificazione dell’Irlanda è in mestizia e predice un tempo in cui la terra irlandese sarà libera. Il tema conobbe una grande fioritura nel Settecento, quando i poeti irlandesi dovevano nascondere il loro nazionalismo sotto alla poesia bucolica di genere amoroso. (vedi)

UNA VECCHIA DEA

Qui però l’Irlanda non è una fanciulla ma una “povera vecchia” (the Sean-Bhean bhocht – scritto foneticamente come “the Shan Van Vocht”), la signora Katty Hualloghan -o Kathleen O’Houlihan-,  padrona di quattro campi verdi (cioè le quattro province in cui è divisa per tradizione l’Irlanda). Il nome è anche il titolo di una opera teatrale di W.B. Yeats ambientata nel 1798.

Cathleen è una dea-guardiana che appartiene alla terra, la personificazione della dea Ana (iath nAnann -la terra di Ana ) costretta all’esilio dai troppi stranieri che l’anno vilipesa e che vaga in cerca di aiuto, così è una dea decaduta, povera, invecchiata, scacciata da casa. Ma è pur sempre una dea e ancora chiede sacrifici umani, così incanta i giovani uomini e li convince a dare la vita per amor suo: la Cathleen di Yeats ringiovanisce nutrendosi del sangue degli eroi.

Caitilín Ní Uallacháin è riportato nel “Ancient Music of Ireland” di George Petrie vol II pg 8 (vedi) che così scrive
Of this song at least two versions have been already printed, and both with English metrical translations, – one by the late Mr. Edward Walsh, in his “Irish Popular Songs,” and the other by Mr. John O’Daly, in his “Poets and Poetry of Munster,” the versifications in which were made by the late James Clarence Mangan. In both these works the authorship of this song is assigned, but, as it would appear, erroneously, to one of the Irish poetic celebrities of the eighteenth century, – a blind Tipperrary poet named William O’Heffernan; for Mr. Curry has supplied me with a copy of the song which he transcribed from a manuscript now in his possession, and which was written in the year 1780 by a distinguished Clare scribe and Irish scholar, named Peter Connell, or O’Connell; and as in this MS. the name William O’Hanrahan is given as that of its author, such authority is certainly superior in weight to any that has been,m or probably could be, assigned for ascribing it to the Tipperary poet; for it can scarcely be doubted that Connell was personally acquainted with its true author.

Nella canzone il poeta spera in una sconfitta inglese in guerra con le potenze del tempo, e invoca la libertà dell’Irlanda.

LA MELODIA

Il testo fu associato a una melodia intitolata Kathleen Nowlan  scritta da Edward Bunting nelle sue notazioni, da non confondersi però con la melodia Kitty Nowlan sempre annotata da Bunting e trascritta nelle raccolte della Irish Folk Society: fu Charlotte Milligan Fox (1864-1916) a far pubblicare la vecchia melodia irlandese Kathleen Nowlan  nel volume VIII della Raccolta

Ma tutta la storia dietro la canzone viene raccontata in questo video di Eugene Dunphy

FONTI
http://www.writerscafe.org/writing/B-Medb/248036/
https://archive.org/details/petriecollection01petr
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=33347

CAISLEÁN UI NÉILL

La fonte principale per trovare testo, traduzioni e melodie di questa antica canzone dal titolo “Caisleán Uí Néill” (=O’Neil Castle), è la signora Eileen (Ellen) Costello (1870 – 1962) nata Drury, che nel 1919 pubblicò “Amhráin Muighe Seola: Traditional folk-songs from Galway and Mayo” una raccolta  di canti tradizionali  della Gaeltacht, principalmente per fini didattici a supporto dell’insegnamento del gaelico nelle scuole.

EILEEN COSTELLO

Insegnante, membro attivo della Liga Gaelica, senatrice della Repubblica d’Irlanda “Mrs Costello was born Edith Drury in 1870 in St Pancras workhouse in London, where her Limerick father worked as an attendant. Her mother was Welsh. She became a teacher, and was in the 1890s prominent in a number of the then many Irish cultural organisations in London. A highly active member of the Gaelic League from its London foundation in 1896, she learned Irish there. Her song collecting in the Irish language began in London (she first collected ‘Neillí Bhán’ on a train coming from Woolwich), but her collecting work really began in Ireland, in Tuam, where she came to live having in 1903 married a Dr Thomas Bodkin from the town. He was a medical doctor, historian, and fellow Gaelic Leaguer. Among her chief singers from 1904 was a Maggie Hession of Belclare, members of whose family are still involved in traditional music. Mrs Costello was active in the War of Independence and became a senator in the Irish Free State. (tratto da qui)

Nell’archivio digitale de “Amhráin Muighe Seola” sono riportate ben tre notazioni melodiche abbastanza simili come pure una serie di versioni testuali di “Caisleán Uí Néill”; ancora una versione testuale  con traduzione in inglese si trova  in “Poets and Poetry of Munster” di John O’Daly, 1860.

IL FALSO INNAMORATO?

La protagonista è una giovane ragazza che è stata abbandonata dal suo (falso) innamorato il quale si dirige a Nord verso il Castello degli “Ui Neil”; sono gli O’Neill i discendenti dello storico re di Tara Niall Noigiallach che morì verso il 405: questi in qualità di Conti mantennero il potere nell’Ulster fino agli inizi del Seicento quando dopo nove anni di guerra (1594-1603) vennero sconfitti dagli Inglesi (evento che portò al “Flight of the Earls” ovvero il “Volo dei Conti” i quali lasciarono l’Irlanda per poter continuare la loro battaglia al servizio delle monarchie straniere nemiche dell’Inghilterra.

ASCOLTA (mp3 ) -voce e chitarra barocca-  Irish Traditional Music EnsembleEarly Music Ensemble of the DIT Conservatory of Music and Drama in Flow My Tears 2006, (il titolo del cd è una citazione da John Dowland) (vedi)

ASCOLTA Máire Nic Dhonnchadha in Seoltaí Séidte. Setting Sail  2004 (“Ceolta Éireann 1957-1961. Forty-Three Historic Recordings.) vedi

ASCOLTA Na Casaidigh (The Cassidys) in Fead An Iolair 1984 con Caitríona Ní Chasaide voce e arpa (la traccia del brano ritorna nell’album The Cassidys-Na Casaidigh 2010 sebbene non più presente nella line up del gruppo)

ASCOLTA Máirín Uí Chéide live

Si confrontano le varie versioni testuali

I
Céad slán don oíche aréir,
Is é mo léan gan í anocht ina tús,
Leis an mbuachaillín spéiriúil
A bhréagadh mé seal ar a ghlúin,
(Cé gur) chuir tú orm d’éileamh (1)
A mhí(le) grá bán, ní leatsa mo rún,
Ach céad faraor géar
Tá na sléibhte (ag) dul idir mé is tú (1bis).
II
(‘S) tá an gairdín seo ina fhásach,
A mhíle grá bán(2), is tá mise liom féin (2bis),
(‘S) tá na pósaetha ag fás ann
Is breátha dá bhfaca tú riamh(3),
Ní chluinfeá ceol cláirsí
ag dul an tsráid seo
Ná ceol (3 bis) binn na n-éan,
Ó d’éalaigh mo ghrá uaim,
Cúl (3 ter) álainn go Caisleán Uí Néill.

NOTE
1) oppure scritto “Chuir tú orm an t-éileamh” oppure “Mar do chuir tu orm t’éaradh”,
1 bis) oppure il finale della quartina diventa
“D’aithriseoinn scéal duit, a mhile grá, dá ndéantá air rún
Ach Flaithis Mhic Dé ná fhaighe an té chuirfeadh idir mé is tú”
2) oppure scritto “a ghrá geal”
2bis) nó an miste leat é?
3) Nil toradh ar bith ag fás ann,
bláth na n-airni ná duilliúr na gcraobh
3 bis) oppure ceiliúr
3 ter) oppure an craoibh
4) III C
Is i gCaisleán Uí Neill tá an péarla bhain dhíomsa mo shnua
is gurb é binneas a bhéil a chuirfeadh éanlaith na coille chun suain
‘s é an tsamhail thug mé féin dá mhéin mhaith is do leagan a shúl
mar fhíoruisce an tsléibhe is é ag téaltó maidin lae ciúin
IV C
Níl cnócan dá aeraí, a mhíle grá, nach n-aithneoinn do shiúl
‘S níl maighdean dá chéillí, is é mo léan, nach dtéann uirthi an chluain
Tá mo mhuintir dom thréigean ‘s níl éinne tíocht chugam ar cuairt
agus mo ghrá dom shéanadh le céil fir eile is nach trua.
4bis) oppure scritto “Go dtug mé fhéin spéis dó go mór i ngan fhios do’n slua ”
5) oppure “ní mó ná go gcodaluim fein trá”
6) oppure il finale della quartina è invece
“Bliain ‘san oiche aréir, sea réab na capaill an fál
Agus chuaidh siad de léim, sé mo léan géar, amach ins a’ snamh”.

Variazioni nelle strofe

III A (4)
Is i gCaisleán Uí Néill
Atá an péarla a bhain díomsa mo ghrá
Cé go dtug mé féin spéis dó
Is é mo léan géar i ngan fhios don tslua (4 bis),
Ag teallach tigh Mhóir
Is ea chónaíonn is a chodlaíonn mo ghrá,
Agus a shamhail níl le fáil agam
Ach an réalt eolais atá ar an mbaile úd (taobh) thall.
IV A
Ba mhilse liom do phóigín
Ná an rós a thagann faoi bhláth,
’S le cumha (mór) i ndiaidh mo stóirín
Ní mó ná go gcodlaím go sámh (5),
Is é an tsamhail a bhéarfainn
Dá mhéin is de leagan a shúl,
Fíoruisce an tsléibhe
Is é ag éalú ar maidin sa drúcht. (6)
V
Bliain is an oíche aréir
Sea réab na capaill an fál,
Is naoi n-oíche ina dhiaidh sin
Sea d’éalaigh mo ghrá uaim sa snámh,
Níl tuile dá mhéid
Nach gcaitheann sé an fhad eile ag trá,
Is níl ann ach lucht bréaga
Agus b’fhéidir go bhfillfeadh mo ghrá.
VI
Agus d’aithneoinn mo stóirín
Is é ag gabháil trí shiopaí Bhaile Átha Cliath,
Agus d’aithneoinn aríst é
Is é gabháil tríd an mbaile úd taobh thiar.
Dá mba liomsa Tír Eoghain,
Cé gur mór í le tairiscint mar spré,
Ach nárbh fhearr liom bheith pósta
Le mo stóirín i gCaisleán Uí Néill.
III B
‘S i gCaisleán Uí Néill
‘tá an té úd ‘bhain díomsa mo chlú
Is a shamhail níl le fáil a’m
ach an réalt eolais thar an mbaile údan thall
Ba mhilse liom blas a phóigín
ná an rós ar a dtagann an bláth
Is le cumha i ndiaidh mo stóirín
ní beo mé ach tamaillín gearr.
IV B
‘S cén fáth, a mhíle grá bán,
i dtús an tsamhraidh
nach dtiocfása ar cuairt
Anuas ins na gleanntáin
nó ar oileán ina nglaonn an chuach
Ba, caoirigh ná gamhna
ní shantóinn féin leat iad mar spré
Ach mo láimh faoi do cheannsa
‘s cead comhrá go huair a dó dhéag.

Ed ecco il testo trascritto in “Poets and Poetry of Munster”
I M
A chumainn dhil a’s annsacht a d-tús an t-samhraidh dá d-tiocfádh liom féin
Amach faoi na gleannta nó mar a d-tígheadh an ghrian fae
Badh, caoire, ná gamhna ní íontóchuinn leatsa mar spréidh
Acht mo lámh bheith faoid’ chóm geal ‘s cead cómhrádh bheith eadrainn a raon!
II M
Atá mo gháirdín-sí an fhásach a dhian-ghrádh an misde leat é
Atá torthuighe ró ánd ann agus fásach go barraoi na g-craobh
Ní chluinim ceól cláirsíghe gabhail an t-sráid seo ná ceól binn na n-éan
O d’éalaigh mo ghrádh uaim, cúl fáingioch go Caisleán Uí Néill.
III M
Nár fhágbhadh mé an saoighealso, go léigfe mé dhíom an mí-ágh; –
Go m-beidh badh ‘gam ‘s caoire, ‘s mo mhaonach idir mo dhá lámha;
Trosgadh na h-aoine, an lá saoire ní chuirfinn a bh-fáth;
‘S níor bh-fada liomsa oidhche, sínte led’ bhrollach geal bán!
IV M
Céad slán do’n oidhche raoir, is é mo léan nach í nocht atá ann;
‘S do’n m-buachaillín spéireamhuil, do bhréagfadh mé seal ar a ghlúin,
Do ‘neósfainn féin sgéal duit, dá mb’fhéidir go g-coimeádfádh orm rún!
Go bh-fuil mo ghrádh bán am thréigion, a Dhia ghléigil ‘sa mhic Muire nach dúbhach!
IV M
Tá’n tuirse ‘san brón so, ró mhór timchioll mo chroidhe!
Tá lán mo dhá bhróigín, do dheóracha glasa liom síos;
Faoi ghrádh buachaill óig, do bhréodh ‘s do bhuain díom mo chiall,
‘S ní mhairfeadh mé beó, má phósan sé an bhean dubh ó’n t-sliabh!
V M
Tá siad dá rádh go bh-fuil grádh na bh-fear orm féin,
‘S dr n-dóith má tá, mo chrádh! ní misde liom é;
Go d-tugas naoi lá. Naoi d-tráth, naoi seachtmhuine déag,
Ag cúl tíghe mo ghrádh, buaint áirnídhe fá dhuilleabhar na g-craobh!
VI M
Do gheall tusa damhsa, go m-bréagfádh mo leanbh ar do ghlúin;
Do gheall tú na dhéig sin, go m-beidh’ aon-tígheas idir mé ‘gus tú,
Mo gheallamhuin ‘naghadh an lae dhuit, gur léigeasa leatsa mo rún!
Agus faraoir dúbhach géar! Tá’n saoghal ag gabhail ‘dir me ‘gus tú!

TRADUZIONE di John O’Daly
I
Oh Darling and true love
in early summer if you come with me
‘mong dim glenns of dew, love
or where the bright sun shineth free;
calves, kine, sheep and whitest
for your fortune I’d take not that day.
But my two arms ‘round your white waist and sweet lonely converse with you for aye!
II
My garden’s neglected;
dear love! Does that not cause you pain?
Fruits bloom uninspected,
and verdure grows high without gain.
I list not the clearest
soft harp, or the birds’ sweet low wail
since from me fled my dearest
curled cuilfionn to Caisleann O’Néill!
III
Yet I’ll leave not life’s battle
till down fall my mis’ry and pain;
till I’ve sheep and cattle
and my darling returned once again;
the spare meals of Lent-time
I’ll quit not on grand days of feast,
sweet, swift were the spent-time
I’d spend with my head on his breast.
IV
Farewell to last even!
I would it were back now to me,
with the fair youth of Heaven
who caressed me awhile on his knee!
I’ll say what bereft me
of joy – but let no one know,
my own white Love has left me,
O Mary! O Heaven! What a woe!
V
Sickness and sorrow
are much, much around my poor heart;
the wan tears each morrow
to my eyes ever – and ever start;
though love, and love only
of him, who has left grief’s black shade,
Ah! I cannot live lonely
if he wed with the dark mountain maid
V
The people say ever
that brave, handsome men love me dear,
but never – o never
could I love while he is not here,
I’d wander, far rather,
nine days, nine nights, nine weeks and ten,
and sloe-berrie gather
Near his house ‘neath sleet, snow, and rain!
VI
You promised me purely
you’d love me till came death’s decline:
you promised me, surely,
that your home should always be mine.
But woe to that even
when I gave my heart unto thee,
Faraor! O bitter grieving!
The world goes between thee and me!
Traduzione di Cattia Salto *
I
O caro amore mio
all’inizio dell’estate se vieni con me
tra le forre ombrose di rugiada, amore
o sotto alla luce del sole splendente;
mucche, pecore o vitelli per il tuo bene non governerei quel giorno
ma starei con le braccia strette alla tua bianca vita
a conversare con te per un po’
II
Il mio giardino è trascurato,
caro amore, come ciò non ti causa dolore?
La frutta matura senza essere colta e l’erba cresce alta senza essere falciata.
Nessun suono d’arpa si ode
né i dolci canti degli uccelli
da quando egli mi ha lasciato,
il mio caro bel ragazzo dai riccioli biondi, per il castello O’Neil
III
Eppure non mi darò per vinta
per quanto possa cadere in basso  nella tristezza e nel dolore;
finché ho ovini e bovini, il mio amore ritornerà ancora una volta; il modesto desinare del tempo di Quaresima non cesserò nei grandi giorni di festa, amore, rapido trascorrerebbe il tempo da passare con la mia testa sul suo petto.
IV
Addio per l’ultima volta!
Vorrei che quel tempo ritornasse,
con quel bel giovane angelo
che per un po’ mi baciava tenendomi sulle ginocchia. Dirò quello che mi priva
della gioia – ma che nessuno sappia,
il mio bell’amore mi ha lasciato,
O Maria! O cielo! Che guaio!
V
Malattia e dolore
avvolgono
il mio povero cuore;
e lacrime ogni domani
dai miei occhi esangui sempre –
e sempre riprenderanno;
eppure amo, e solo lui amo, colui che ha lasciato l’ombra nera del dispiacere.
Ah! Non posso vivere da sola
se si è sposato con la fanciulla della Montagna Nera.
V
La gente dice sempre
che bravi uomini e belli mi amano
ma mai – o mai
potrei io amare, mentre lui non è qui,
piuttosto vagherei, lontano ,
nove giorni, nove notti, novanta settimane ,
per raccogliere le bacche del prugnolo
vicino alla sua casa sotto
nevischio, neve e pioggia!
VI
Mi hai promesso semplicemente
che mi avresti amato fino alla morte:
mi hai promesso, sicuramente,
che la tua casa sarebbe stata sempre la mia.
Ma sia maledetta quella sera
in cui ti diedi il mio cuore
Che dolore! O amaro lutto!
Così va il mondo!

NOTE
* traduzione dall’inglese, una traduzione che non mi convince ancora ma per il momento la considero come una traccia da perfezionare.

FONTI
http://songsinirish.com/caislean-ui-neill-lyrics/
http://songsinirish.com/caislean-ui-neill-lyrics2/
https://archive.org/stream/poetspoetryofmun00sigerich#page/82/mode/2up/search/Caisle%C3%A1n+U%C3%AD+N%C3%A9ill
http://tunearch.org/wiki/O’Neill’s_Castle
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=159991
http://www.itma.ie/digitallibrary/score/AMS
http://www.culture24.org.uk/places+to+go/northern+ireland/art16597
http://folkmusicsocietyofireland.files.wordpress.com/2012/07/ct26.pdf

THERE’LL NEVER BE PEACE TILL JAMIE COMES HAME

“There’ll Never Be Peace Till Jamie Comes Hame” è una vecchia canzone giacobita pubblicata nello “Scots Musical Museum”,  (vol IV, 1791) con il testo riscritto da Robert Burns, che conosceva la melodia con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa”. Giacomo è il figlio del deposto re Giacomo VII di Scozia che i Giacobiti riconoscevano come unico legittimo successore al trono e soprannominarono The Old Pretender per distinguerlo dal figlio il Principe Carlo Stuart.

Così scrive Robert Burns in una lettera ad Alexander Cunningham (1791) “You must know a beautiful Jacobite air “There’ll never be peace till Jamie comes hame”. When political combustion ceases to be the object of princes and patriots, it then, you know, becomes the lawful prey of historians and poets.”

LA MELODIA

La melodia è una slow air dolce e malinconica pubblicata da James Oswald in due raccolte “Curious Scots Tunes”, 1740, 22, e in “Caledonian Pocket Companion”, 1743, I. 20, conosciuta anche con il titolo di “There are few good fellows when Jamie’s awa” oppure di “By yon Castle wa’”
ASCOLTA Alessandro Tampieri, Alessandro Palmeri, Giorgio Dellarole (viol. e v.cello barocco e fisarm. 415)

ASCOLTA Sophie Ramsay in ‘The Seas Between Us‘ (vedi)

ASCOLTA Dougie Mathieson & Mags Macfarlane  in “A Tribute to Rabbie Burns”, 2015

ASCOLTA The Whistlebinkies


I
By yon Castle wa’ (1), at the close of the day,
I heard a man sing, tho’ his head it was grey:
And as he was singing, the tears doon came, –
There’ll never be peace till Jamie  (2) comes hame.
II
The Church is in ruins, the State is in jars,
Delusions, oppressions, and murderous wars,
We dare na weel say’t, but we ken wha’s to blame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
III
My seven braw sons for Jamie drew sword,
But now I greet (3) round their green beds in the yerd (4);
It brak the sweet heart o’ my faithful and dame, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
IV
Now life is a burden that bows me down,
Sin’ I tint (5) my bairns (6), and he tint his crown;
But till my last moments my words are the same, –
There’ll never be peace till Jamie comes hame.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ai piedi del castello all’imbrunire
udii un uomo cantare, sebbene con il capo canuto
e mentre cantava le lacrime scendevano –
“Non ci sarà mai pace finchè Giacomo (2) ritornerà sul trono”
II
La Chiesa è in rovina e lo Stato in discordia,
delusione, oppressione
e guerre feroci
e noi sappiamo bene
chi è da biasimare
– Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
III
I miei sette bravi figli per Giacomo cisero la spada,
ma ora io li piango nei loro verdi giacigli al camposanto
e il povero cuore della mia leale dama si spezzò –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono
IV
Ora la vita è un fardello che mi piega in due
dacchè persi i miei figli ed egli perse la corona;
ma fino all’ultimo respiro le mie parole saranno le stesse –
Non ci sarà mai pace finchè Giacomo ritornerà sul trono

NOTE
1) wa’=wall
2) La discendenza maschile del ramo Stuart  (la parte cattolica della famiglia) cercò periodicamente e fino al 1746 di riprendersi il trono con l’aiuto di Francia e Spagna: Giacomo Francesco Edoardo Stuart tentò di riprendersi il trono per due volte nel 1708 e nel 1715 sbarcando in Scozia e mettendosi alla testa dei suoi seguaci con l’appoggio di John Erskine, conte di Mar: il 6 settembre 1715 Lord Mar si incontrò con un gruppo di Highlander e nominò ufficialmente il Principe Giacomo Edoardo re di Scozia, Inghilterra e Francia con il nome di Giacomo VIII di Scozia (e Giacomo III d’Inghilterra e d’Irlanda). Anche questo secondo tentativo fallì e Giacomo passò il resto della sua vita dorata in esilio prima in Francia e poi dal 1717 in Italia. (vedi scheda dei personaggi principali qui)
3) greet=weep
4) yerd=kirkyard
5) sin I tint=as I lost
6) bairns=children

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/therellb.htm
https://www.flutetunes.com/tunes.php?id=2322
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-326,-pages-336-and-337-as-i-cam-down-by-yon-castle-wa.aspx

TWEEDSIDE A SCOTTISH TUNE

Antica aria anglo-scozzese “Tweedside” o “The Banks of the Tweed” è alla base di molte canzoni tra Scozia e Irlanda e la questione è ancora aperta in merito alla paternità:  “It is the tune Tweedside’, first published in the Orpheus Caledonius Collection in 1733… It was taken into the Irish tradition and combined with a text in Irish in praise of the river Lee, to give the well known ‘Abha na Laoi’ (The River Lee’)… The tune is now better known as ‘Ar Éirinn ní Neosfainn Cé Hí’ (‘For Ireland I would not tell her Name’), with its eighteenth-century text from the Maigue school of poets from Limerick… In this version the air, with its decorations, has been finally put into what traditional musicians of today would recognise as an acceptable Irish mould” (tratto da “Traditional music in Ireland” di Tomás Ó Canainn)

Alcuni attribuiscono la melodia al compositore piemontese Davide Rizzio (o Riccio) (c. 1533 – 1566) protégé della regina di Scozia (vedie tuttavia il primo riscontro risale al 1622 scritto da Andrew Adam di Glasgow in tablatura per viola da gamba come riportato nel manoscritto Blaikie. Un’approfondita ricerca nel saggio di Cynthia Cathcart parte proprio dalle notazioni d’epoca barocca per risalire fino al 1800 (Tweedside — For Ireland I’d Not Tell Her Name
The Melody and Lyrics of a Traditional Song vedi)


Il primo abbinamento della melodia con un testo è fatto risalire nella ricerca di Cynthia Cathcart a John Lord Yester, Marchese di Tweeddale presumibilmente scritto prima del 1697 e pubblicato ne Ancient and Modern Scottish Songs di David Herd (Edimburgo 1776) con il titolo di “When Meggy and me were acquaint” . Sempre nel Settecento viene pubblicata nel “The Tea–Table Miscellany” (1724) la poesia di Robert Crawford con il titolo di “Tweet-side” versione che soppiantò quella di Lord Yester e comparve nelle principali raccolte di canzoni scozzesi del tempo.
What Beauties does Flora disclose!
How sweet are her smiles upon Tweed?
Yet Mary’s still sweeter than those;
Both nature and fancy exceed.
Nor daisy, nor sweet–blushing rose,
Not all the gay flow’rs of the field,
Not Tweed gliding gently through those,
Such beauty and pleasure does yield.

Agli inizi dell’800 alla melodia “Tweedside” venne abbinato un testo in gaelico irlandese Ar Eireann Ni Neosainn Ce hi e il brano è diventato un classico della musica irlandese!

FONTI
http://www.wirestrungharp.com/music/tweedside.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-i,-song-006,-page-6-the-banks-of-the-tweed.aspx
http://www.electricscotland.com/history/nation/crawford.htm
https://thesession.org/tunes/11612

THE BROOM OF COWDENKNOWES

Una ballata che leggiamo dai quaderni di Bishop Percy (1768) con il titolo di “The Northerne Lasse”, con la nota di “Motivo scozzese noto come “The broom of Cowden knowes”, riportata anche nella raccolta del professor Francis J. Child, al numero 217 (vedi archivio ballate), in 14 varianti.

In un broadside inglese stampato prima del 1625 e conservato nella Roxburghe Collection presso la British Library così è scritto “The lovely Northerne Lasse Who in this ditty, here complaining, shewes What harme she got milking her dadyes Ewes. To a pleasant Scotch tune, called ‘The Broom of the Cowden knowes.'”
Il ritornello così recita
With, O the broome, the bonny, broome,
the broome of Cowdon Knowes!
Fain would I be in the North Countrey,
to milke my dadyes ewes.
La storia si discosta di poco dalla versione più diffusa e originaria (vedi prima parte): una pastorella che sta mungendo il gregge del padre è sedotta da un pastorello, resta incinta e viene cacciata, un giovane uomo ha pietà di lei e la sposa per avere una moglie “To be a true, obedient wife and observe your husband’s will“. Nel 1715-16 la ballata è stata riscritta in un broadside mantenendo il refrain della vecchia versione con un nuovo testo pro-giacobita, come narrata da un uomo che è stato esiliato per aver sostenuto la ribellione del 1715. (vedi)

LA VERSIONE SETTECENTESCA: The Broom o’ the Cowdenknowes

Nonostante Sir Walter Scott rivendichi di aver collezionato una più genuina versione popolare della ballata, quella che ha riscontrato maggior successo nei secoli è la versione riportata da Allan Ramsay nella raccolta “Tea-Table Miscellany” 1723, che alcuni critici ritengono sia una versione poetica secondo la moda bucolica del tempo, più che una ballata genuinamente popolare. L’incontro richiama peraltro un altrettanto bucolico amoreggiamento riscritto da Robert Burns dal titolo “Ca’ the Yowes” . Curiosamente anche qui si accenna ai boschetti di noccioli sulle rive di un torrentello..

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The Hireling Shepherd (1851) William Holman Hunt

Il punto di vista è quello femminile  e l’incontro amoroso  tra i cespugli di ginestra, è  con il suo innamorato, anche lui pastorello, nelle versioni più antiche invece è uno straniero ad abusare della ragazza (un border reiver  vedi) ; le otto strofe originarie (nella versione dei Baltimore Consort ridotte a quattro) si soffermano più sui piaceri dell’amoreggiamento che sulle sofferenze delle sue conseguenze: solo in una strofa la ragazza accenna al fatto di essere stata bandita dalla sua famiglia e ne deduciamo che lo sia stata a causa della gravidanza fuori dal matrimonio. La melodia è quella riportata da John Playford nel suo “English dancing master” del 1651 (con il titolo di “The Bonny Bonny Broome“) insieme alla descrizione della danza relativa

ASCOLTA le melodia (per la danza qui) questa è la melodia diventata standard anche se arrangiata diversamente da quella riportata in John Playford (vedi)

ASCOLTA Baltimore Consort A trip to Killburn: Playford tunes and their Ballads” 1996 da ascoltare in versione integrale su Spotify

CHORUS
O, the broom(1), the bonny, bonny broom,
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
I wish I were with my dear swain,
With his pipe and my ewes(3).
I
How blyth every morn was I to see
The swain come o’er the hill!
He skipt the burn(4) and flew to me:
I met him with good will.
II
I neither wanted ewe nor lamb,
While his flock near me lay:
He gather’d in my sheep at night,
And chear’d me a’ the day.
III
While thus we spent our time by turns,
Betwixt our flocks and play (5);
I envy’d not the fairest dame,
Tho’ ne’er so rich and gay.
IV
Adieu, ye Cowdenknows, adieu,
Farewel a’ pleasures there;
Ye gods, restore me to my swain,
Is a’ I crave or care.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
vorrei essere con il mio caro pastorello,
con il suo flauto e le mie pecore (3)
I
Come spensierata ogni mattina andavo incontro al corteggiatore in arrivo dalla collina, saltava il ruscello(4) per correre da me e l’incontravo volentieri
II
Io non volevo pecore o agnelli, mentre le sue greggi mi riposavano accanto: lui le radunava con le mie a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Così passavamo il tempo a turni,
tra le nostre greggi e il diletto (5),
non invidiavo la più bella delle dame
perchè mai così ricca e allegra.
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio,
addio a tutti i piaceri laggiù;
perdio ritornare accanto al mio corteggiatore, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
fiore-ginestra_m1) la ginestra (vedicon la sua rigogliosa fioritura dorata ha spesso una precisa allusione sessuale nelle ballate. Forse per la forma del fiore che richiama la vulva femminile. Con la ginestra si facevano le scope nel Medioevo così con il termine inglese “broom” si indica entrambi: sulle scope volavano le streghe e la ginestra allude a una sessualità diabolica o quantomeno selvaggia, libera da regole. In genere nelle ballate quanto l’argomento è di natura sessuale vengono utilizzati nomi di erbe e fiori nel ritornello, proprio per avvertire l’ascoltatore. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti, ma vissuti con una primitiva o primordiale innocenza.
2) Cowdenknowes (inglesizzato in Coldingknowes) è una tenuta scozzese sulle rive del fiume Leader nel Berwickshire vicino al villaggio di Earlston dove si aggirava nel 1200 “Thomas the Rhymer“. Il posto conserva ancora una traccia delle sue frequentazioni fatate nello stesso titolo della località “Cowden ” sta per colltuinn , che è una parola in gaelico scozzese per ” Hazel ” la pianta delle nocciole mentre la parola Knowes significa “Hill” quindi il nome si legge come le colline dei noccioli.
In Scozia le pecore venivano portate ai pascoli estivi il primo di maggio mentre gli uomini trasportavano gli strumenti necessari per riparare le capanne dai danni dell’inverno, le donne portavano cibo e utensili per la cucina. Iniziava la stagione della gioia delle danze e dei corteggiamenti.

The Leader valley at Cowdenknowes House, Berwickshire, 1843 [Scotland] di Edward Gennys Fanshawe

3) yowes=ewes pecore
4) burn, burnie=small stream, torrente
5) il termine play può avere diversi significati in questo contesto: più genericamente vuol dire divertimento, l’atto del divertirsi con allusione ai giochi sessuali.

THE BROOM OF COWDENKNOWES: LA VERSIONE PIU’ ATTUALE

E’ una versione abbastanza simile a quella pubblicata da Allan Ramsay, ma rivisitata in chiave moderna: prima di tutto si sposta il punto di vista da quello femminile a quello maschile e la storia è intesa decisamente come una storia d’amore. E’ stata la versione testuale e melodica di Archie Fisher, a diventare lo “standard” di quelle successive. In questa chiave non sappiamo perchè il ragazzo sia stato bandito, quasi come se la storia si fosse sovrapposta alla versione pro-giacobita circolata in broadside nel 1716

ASCOLTA Archie Fisher in Will Ye Gang, Love 1976

ASCOLTA Silly Wizard in Wild and Beautiful 1981 (strofe I, III e IV)

ASCOLTA Kenny Speirs 2000

ASCOLTA Cherish the Ladies in The Girls Won’t Leave The Boys Alone (2001) dove il soggetto ridiventa la ragazza

CHORUS:
Oh the broom(1), the bonnie, bonnie broom
The broom o’ the Cowdenknowes(2)
Fain would I be in my own country
Herding my father’s ewes(3)
I
How blithe each morn was I tae see
My lass came o’er the hill
She skipped the burn(4) and ran tae me
I met her wi’ good will
II
We neither herded ewes nor lambs
While the flock near us lay
She gathered in the sheep at night
And cheered me all the day
III
Hard fate that I should banished (6) be
Gang way o’er hill and moor
Because I love the fairest lass
That e’er yet was born
IV
Adieu ye Cowdenknowes, farewell
Farewell all pleasures there
To wander by her side again
Is all I crave or care
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
CORO
O la ginestra (1), la bella ginestra
la ginestra di Cowdenknowes (2)
preferirei essere nel mio paese,
a condurre le pecore di mio padre (3)
I
Come spensierato ogni mattina andavo a vedere la mia ragazza in arrivo  dalla collina, saltava il ruscello (4)  e correva da me, e volentieri la incontravo.
II
Non conducevamo nè pecore nè agnelli, mentre le greggi riposavano accanto a noi, lei radunava le pecore a sera e mi allietava tutto il giorno
III
Amaro destino che fossi bandito (6)
mandato via  dalla collina e dalla brughiera, perchè amavo la più bella ragazza che mai sia nata
IV
Addio a te Cowdenknowes, addio
addio a tutti i piaceri laggiù,
camminare accanto a lei ancora una volta, è tutto ciò che bramo o di cui ho bisogno

NOTE
6) nella versione pro-giacobita la ballata è intitolata “New way of the Broom of Cowden Knows” che diventa “O my King” in “Jacobite Relics” Vol II (# 6)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/broomfield.htm#ginestra
http://www.ramshornstudio.com/broom.htm
http://www.houseofharden.com/cowdenknowes/broom.htm
http://chrsouchon.free.fr/broomcow.htm
https://sapientia.ualg.pt/bitstream/10400.1/1462/1/7_8_Rieuwerts.pdf
http://www.cowdenknowes.com/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48416
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/
thebroomofcowdenknowes.html

http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BroomCowden.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_217
http://www.rhapsody.com/search/track?page=2&query=cowden

WALY WALY LOVE BE BONY

La ballata “Jamie Douglas” (riportata in Child #204) sembrerebbe narrare l’infelice matrimonio tra il Marchese e Lady Barbara Erskine, figlia del IX conte di Mar, i due si sposarono nel 1670 ma la donna venne ripudiata nel 1681 con l’accusa di adulterio: nella ballata Lady Erskine accusa James Lockhart di Blackwood (ovvero William Lawrie, detto Blackwood) di aver manovrato il marito contro di lei.


Ma alcuni studiosi ritengono che la ballata sia più antica, risalente ai tempi della Regina Maria Stuarda e in origine si trattasse del lamento di una fanciulla abbandonata piuttosto che di una moglie ripudiata.
“The ballad’s dramatic first-person style deserves comment, but of greater interest is the curious connection between ‘Jamie Douglas’ and the lyric complaint, ‘Waly, Waly, But Love Be Bonny’. As many as four stanzas of the lyric have infiltrated certain versions of the ballad. Since the lyric is so much more smoothly integrated than the ballad, one deduces that this moving lament of an abandoned girl about to become a mother is the older song. Seemingly the girl’s situation was so much like that of the discarded marchioness that borrowing was inevitable.” (tratto da qui)

Parte delle strofe sono migrate nel Folk Songs From Somerset di Cecil Sharp e Charles Marson (Londra, 1906) con il titolo di “Waly, Waly” Sharp però non aveva raccolto la canzone da un’unica fonte bensì aveva messo insieme a tavolino strofe prese da vari frammenti. vedi
ASCOLTA June Tabor


I
Oh, waly (1), waly up the bank
and waly, waly down the brae,
And waly, waly up burnside
where I and my love used to go.
I was a lady of high renown
that lived in the North country;
I was a lady of high renown
when Jamie Douglas courted me.
II
And when we came to Glasgow town, it was a comely sight to see,
My lord was clad in the velvet green and I myself in cramasie.
And when my eldest son
was born and set upon
his nurse’s knee,
I was the happiest woman born
and my good lord, he loved me.
III
There came a man into our house
and Jamie Lockhart was his name
And it was told unto my lord
that I did lie in bed with him.
There came another to our house
and he was no good friend to me;
He put Jamie’s shoes beneath my bed and bade my good lord
come and see.
IV
Oh woe be unto thee, Blackwood,
and an ill death may you die,
You were the first and the foremost man that parted my good lord and I.
And when my lord came to my room this great falsehood for to see,
He turned him round all with a scowl and not one word would he speak to me.
V
“Come up, come up, now Jamie Douglas, come up the stair and dine with me, I’ll set you on a chair of gold and court you kindly on my knee.”
“When cockleshells turn silver bells and fishes fly from tree to tree,
When frost and snow turn fire to burn it’s I’ll come up and dine with thee.”
VI
Oh woe be unto thee, Blackwood,
and an ill death may you die,
You were the first and the foremost man that parted my good lord and I.
And when my father he had word
my good lord had forsaken me,
He sent fifty of his brisk dragoons
to fetch me home to my own country.
VII
O had I wist when first I kissed
that love should been so ill to win,
I’d locked my heart in a cage of gold and pinned it with a silver pin.
You think that I am like yourself and lie with each one that I see,
But I do swear by Heavens high, I never loved a man but thee.
VIII
‘Tis not the frost that freezes fell, nor blowing snow’s inclemency,
‘Tis not such cold that makes me cry, but my love’s heart grown cold to me.
O waly, waly, love is bonnie a little while when first it’s new,
But love grows old and waxes cold and fades away like morning dew.
Traduzione di Cattia Salto
I
Ahimè ahimè  riva
e ahimè ahimè pendio
Ahimè riva del ruscello dove io e il mio amore eravamo soliti andare!
Ero una dama illustre
che viveva nel Nord
ero una dama illustre
quando James Douglas mi corteggiò.
II
Quando andammo a Glasgow,
eravamo una bella coppia da vedere,
il mio Signore indossava del velluto verde e io ero in cremisi,
e quando il mio figlio più grande
nacque, sistemato
sulle ginocchia della sua tata,
ero la donna più felice al mondo
e il mio buon Signore mi amava
III
Poi venne un uomo in casa nostra
e si chiamava Jamie Lockhart
e fu detto al mio Signore
che io andai a letto con lui.
Poi ne venne un altro in casa nostra
e non era un buon amico per me;
mise le scarpe di Jamie sotto al mio letto e avvertì il mio buon Signore perché venisse a vedere
IV
Oh disgrazia su di te Blackwood
che tu possa morire di mala morte
tu fosti il primo e il più illustre uomo a separare il mio buon Signore e me.
E quando il mio Signore venne nella mia camera per occuparsi di questa grande menzogna, si voltò dall’altra parte sdegnato
e non mi disse una sola parola
V
“Vieni, ora Jamie Douglas, sali le scale e cena con me, ti farò sedere su una sedia d’oro e ti vezzeggerò sorridente sulle mie ginocchia”
“Quando le conchiglie diventeranno campanelle d’argento e i pesci voleranno tra gli alberi, quando gelo e neve bruceranno come fuoco allora salirò a cenare con te”
VI
Oh disgrazia su di te Blackwood
che tu possa morire di mala morte
tu che fosti il primo e il più illustre uomo a separare il mio buon Signore e me. E quando mio padre venne a conoscenza che il mio buon Signore mi aveva abbandonato
mandò 50 dei suoi valenti dragoni
per riportarmi a casa nel mio paese.
VII
Se avessi saputo quando baciai la prima volta che l’amore sarebbe stato così pericoloso da conquistare,
avrei chiuso il mio cuore in una gabba d’oro e appuntato con una spilla d’argento. Tu credi che io sia come te che sta con chiunque altro incontra, ma io giuro sull’Altissimo che non amai mai nessun altro uomo tranne te.
VIII
Non è la brina che congela cadendo, nemmeno l’inclemenza della neve
non è tale freddo che mi fa piangere, ma il cuore del mio amore che si raffredda nei miei confronti.
Ahimè ahimè amore è bello quando dapprima è nuovo, ma amore invecchia e si raffredda e svanisce come la rugiada del mattino.

NOTE
1) sinonimo di alas, esclamazione di dolore
FONTI
http://www.justanothertune.com/html/wateriswide.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-158,-page-166-waly,-waly.aspx
http://www.bartleby.com/243/87.html
https://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/walywaly.html
http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_waly.htm
http://www.mudcat.org/detail_pf.cfm?messages__Message_ID=2288552

OLD CROSS OF ARDBOE

THE EMIGRANT’S FAREWELL

Il titolo è un po’ generico e indica diversi canti d’emigrazione in questo, più noto come “Old Cross of Ardboe”, vengono ricordate con nostalgia varie località dell’Ulster intorno al Lough Neagh, un lago delle fate secondo la gente d’Irlanda.
Il lago, uno dei più vasti delle Isole Britanniche,  è incastonato nel centro dell’Irlanda del Nord, ricco di isolette e dalle rive a canneto è rinomato per la pesca di trote e anguille.

IL MITO

Secondo il mito Finn MacCool (il gigante irlandese campione dell’Ulster) per fermare il suo nemico scozzese, raccolse una manciata di terra e la scagliò contro l’avversario in fuga, mancandolo. La terra che ricadde in mare divenne l’Isola di Mann mentre il buco lasciato nel terreno si trasformò nel lago di Neagh.

Il testo in otto strofe è stato scritto dal poeta John Canavan di Killycolpy, (1862-1921) con il titolo “The Emigrants Farewell”, a cui il violinista locale Johnny Mooney ha aggiunto la melodia; una versione più moderna è stata poi ridotta e adattata a sole quattro strofe (vedi). La melodia  richiama vagamente “The Lakes of Pontchantrain”

Il poeta descrive con nostalgia le rive sud-ovest del lago Neagh nella contea di Tyrone di cui è originario, ed esprime il desiderio di essere sepolto nel piccolo cimitero dell’Abbazia di San Colman nei pressi di Ardboe ai piedi della Croce Celtica medievale scolpita nella pietra.

ASCOLTA Kate Crossan & Kitty Kitchen
ASCOLTA Gemma Hasson


I

Fare ye well my native green clad hills
Fare ye well my shamrock plain
Ye verdant banks of sweet Lough Neagh(1)
And ye silvery (2) winding streams
Though far from  home in green Tyrone
My Flora first I strayed (3)
I adore you Killcolpy(4)
Where I spent my boyhood days.
II
Shall I ne’er behold Shane’s Castle(5) bold
Or gaze on Mazzereene
Shall my cot e’re land on the banks of Bann(6)
Coney Island(7) or Roskeen.
Shall I ever stray by the Washing bay(8)
The weary trout to coy
Or set (cast) my line in the evening fine
Round the shores of green Mountjoy(9).
III
My friends out here in America
Have all that there hearts desire
My pockets filled with dollar bills
I am dressed in the grand attire
but I would give it all for one country ball
At home by the old hearthstone
In a cabin near Lough Neagh so dear
In my own dear native home (land).
IV
And I know, alas long years have passed
And I’ll toast that beautiful isle,
And short or long in that land of song
A star of peace (10) may smile
May plenty bloom from the Bann to Toome(11)
And the shamrock verdant grow
Green o’er my grave by Lough Neagh’s wave
or the Old Cross of Ardboe (12).
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
I
Addio mie natie colline ricoperte di verde
addio mia pianura di trifoglio
voi verdeggianti rive del placido Lough Neagh(1)
e voi tortuosi ruscelli d’argento(2)!
Anche se sono lontano dalla mia casa nella verde Tyrone, dalla mia Flora che per primo abbandonai (3),
io ti amo Killycolpy (4) dove trascorsi i giorni della mia fanciullezza.
II
Potrò mai rivedere il Castello di Shane (5)
o contemplare Massereene?
Mi potrò accampare sulle rive del Bann (6),
a Coney Island (7) o Roskeen?
Potrò mai andare in giro per la Baia di Washing (8)
ad afferrare le trote stremate
o gettare la lenza nelle belle serate
sulle verdi rive nei dintorni di Mountjoy (9)?
III
I miei amici via da qui, l’America,
hanno tutto ciò che il cuore desidera,
e io con le tasche piene di banconote da un dollaro sono vestito in gran tiro,
eppure darei tutto in cambio di un ballo popolare, a casa vicino al vecchio focolare, in un capanno nei pressi dell’amato Lough Neagh, proprio nella mia  terra natia.
IV
Purtroppo, tanti anni sono passati
e io brinderò a quella bell’isola,
che  prima o poi in quella terra di canzoni
una stella di pace (10) possa sorridere,
che possa fiorire in abbondanza la ginestra da Bann a Toome (11)
e il trifoglio rigoglioso crescere
sempreverde sopra la mia tomba accanto all’onda del Lough Neagh
o della vecchia Croce di Ardboe (12)

NOTE
1) Il Lough Neagh è il più grande lago d’acqua dolce in Irlanda, tocca cinque delle sei contee che compongono l’Irlanda del Nord e si trova quasi al suo centro; nella poesia ne rappresenta il cuore.
2) nel senso di acque cristalline
3) oppure “Aye far from you I’ve strayed”
4) Killycolpy è il paese natale del poeta
5) le rovine del castello si trovano sulle rive nord-est del Lago Neagh
6) il fiume Bann (fiume bianco) è il fiume più lungo dell’Irlanda del Nord e in mezzo si allarga a formare il Lough Neagh, rinomato per la pesca del salmone, trote e anguille
7) un isolotto ricco di boschi nel Lago Neagh
8) Washing bay è una piccola baia che si trova nel lato sud-ovest del Lago Neagh, nella conta di Tyrone
9) piccolo villaggio con relativo castello sulla collina che sovrasta il Lago Neagh
10) oppure “May the star of freedom smile”
11) Toome è un piccolo paese nella punta nord-ovest del lago Lago Neagh
12) La Croce si trova ad Ardboe nella contea di Tyrone: si tratta della prima Grande Croce celtica eretta nell’Ulster, alta quasi 20 metri con scene dalla Bibbia scolpite, (risalente al IX o X sec), che segna il luogo su cui si ergeva un monastero fondato nel 590 da San Colman. Nel tempo accanto ai ruderi della vecchia abbazia è sorto un piccolo cimitero. Il sito era probabilmente un recinto sacro alle precedenti divinità ed è ancora visitato l’albero dei desideri ( Pin tree o Coin tree (ma anche Wish tree) sebbene quello precedente sia andato distrutto nel 1998: alla stregua del pozzo dei desideri, l’albero è un collettore di offerte e richieste alla divinità (o alle fate) e le monete vengono conficcate nella corteccia (vedi)

FONTI
http://ardboeheritage.com/
http://www.musicanet.org/robokopp/eire/fareyewe.htm
http://thinplacestour.com/ardboe-mystical-site-on-enchanted-lough-neagh/
http://www.bohemianwanderer.com/2014/08/lough-neagh-il-lago-che-un-gigante-creo-al-centro-dellirlanda-del-nord/
https://soulencounter.co.uk/visiting-the-energy-site-of-ardboe/

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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