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WHERE THE WILD ROSES GROW

Nick Cave è un musicista australiano (e singolare è dir poco) che ha fatto uno strepitoso lavoro sulle “ballate degli omicidi” rielaborando testi e melodie tradizionali in UK e Irlanda, riscrivendo e componendo di suo pugno  e pubblicando un album nel 1996 con il titolo di “Murder Ballads“.

Prendiamo “Where The Wild Roses Grow” che per molti versi richiama un paio di ballate popolari come la versione scozzese di “The Banks of the Red Roses” ma anche “Willow garden”  declinata nello stile “antologia di Spoon River”; il concetto di fondo è il controllo maschile sulla donna e la sua “giusta” punizione: la donna viene uccisa perchè deve essere punita, a causa della sua sessualità selvaggia.
La formula del duetto botta e risposta, è propria delle love song basate sul contrasto amoroso, innocue schermaglie (ma solo in apparenza) in cui l’uomo cacciatore conquista e seduce la donna con le buone o con le cattive, mentre lei invece difende la sua virtù quasi sempre ad oltranza. Tuttavia la seduzione spesso si configura come uno stupro con la ragazza costretta ad acconsentire e praticamente senza possibilità di scelta.
Nelle murder ballad a sfondo sessuale s’inserisce un ulteriore elemento di violenza: certamente ci sarà una causa scatenante per l’omicidio (il movente), che siano gli interessi economici o la gelosia, ma non è tutto, nel profondo dell’omicida si agitano pulsioni e forze devastanti, i veri soggetti della storia.
In poesia come nelle canzoni (con l’aggiunta della musica) le parole hanno il potere di dire molto di più del loro significato e il video girato dal regista Rocky Shenck è ugualmente rivelatore: la donna è ripresa come una Barbie rotta che galleggia sulle acque basse e torbide del lago e una serpe le striscia accanto (che non a caso finisce  sul pube ), è stata proprio la sua innocenza a tentare l’uomo! Una volta assaporato il piacere e liberata la  sessualità della Rosa Selvatica l’uomo sente l’irrefrenabile impulso di sopprimerla, c’è un che di serial killer nella storia, la ragazza potrebbe essere una delle tante vittime  e l’assassino ne ritualizza la morte con la dolcezza (sulle note di un romantico valzer lento).  Non a caso vengono inquadrati più volte i salici  che suggellano l’inquadratura finale, a parte l’omaggio alla tradizione (“Willow garden”) il salice nelle ballate popolari è un simbolo, quello del rimpianto citato spesso nelle “warning song”.

Leopold Burthe: Ophelia, 1852

Nick Cave & The Bad Seeds/Kylie Minogue


CHORUS

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day
‎I
‎From the first day I saw her
I knew she was the one
As she stared in my eyes and smiled
For her lips were the colour
of the roses
They grew down the river,
all bloody and wild
‎II
When he knocked on my door
and entered the room
My trembling subsided
in his sure embrace
He would be my first man,
and with a careful hand
He wiped the tears
that ran down my face
‎III
‎On the second day
I brought her a flower
She was more beautiful
than any woman I’d seen
I said, ‘Do you know
where the wild roses grow
So sweet and scarlet and free?’
‎IV
On the second day
he came with a single rose
Said: ‘Will you give me
your loss and your sorrow?’
I nodded my head,
as I layed on the bed
He said, ‘If I show you the roses
will you follow?’
‎V
On the third day
he took me to the river
He showed me the roses
and we kissed
And the last thing I heard
was a muttered word
As he stood smiling above me
with a rock in his fist
‎VI
‎On the last day I took her
where the wild roses grow
And she lay on the bank,
the wind  light as a thief
As I kissed her goodbye, I said,
‘All beauty must die’
And lent down and planted
a rose between her teeth
Traduzione di Cattia Salto *
CHORUS LEI
Mi chiamano la Rosa Selvatica
ma il mio nome era Elisa Day.
Perché mi chiamino così, non so
perchè il mio nome era Elisa Day
I LUI
Dal primo giorno che la vidi
seppi che era lei quella per me (1),
appena mi fissò negli occhi e sorrise
con il colore delle rose
sulle labbra
quelle che crescevano lungo il fiume, insanguinate e eccitanti (2)
II LEI
Quando bussò alla porta
e entrò nella stanza
i miei brividi si smorzarono
nel suo abbraccio deciso.
Sarebbe stato il mio primo uomo,
e con  un gesto protettivo
asciugò le lacrime
che mi scorrevano sul viso
III LUI
Il secondo giorno
le portai un fiore
era la più bella donna
che avessi mai visto.
Le dissi “Tu sai
dove crescono le rose selvatiche
quelle dolci e scarlatte e libere?”
IV LEI
Il secondo giorno
lui arrivò con una sola rosa rossa
Disse: “Vuoi darmi
la tua resa e il tuo rimpianto (3)?”
Annuii mentre
mi stendevo sul letto
Lui disse: “Se ti mostro le rose
tu mi seguirai?”
V LEI
Il terzo giorno
mi portò al fiume
mi mostrò le rose
e ci baciammo
e l’ultima cosa che udii
fu una parola sussurrata
mentre lui stava sorridente su di me con una pietra in pugno
VI LUI
L’ultimo giorno la portai
dove crescono le rose selvatiche
e si distese sulla riva,
con il  soffio(4) leggero di un ladro
le diedi il bacio d’addio, dissi,
“Tutte le cose belle devono morire”
la colpii e le ficcai
una rosa tra i denti

NOTE
1) la frase in inglese è molto più incisiva nella semplicità di quel “the one” la sola, l’unica per me: l’uomo cerca un certo tipo di donna quella “fatta” per lui, casta e pura
2) il paragone al personaggio di Ofelia soccorre inevitabile e la parola “wild” suggerisce la follia, ma qui è solo l’uomo ad essere un  folle vero. I termini “Bloody and wild” gettano subito una luce sinistra sulla storia che apparentemente potrebbe sembrare la banale storia di un “colpo di fulmine”: le labbra della donna sono rosso sangue e scatenano una furia “incontrollata” nell’uomo. La parola “wild” ha una sfumatura di sregolatezza, di condotta morale fuori dal controllo della legge (maschile) mista a intensa eccitazione sessuale.
3) qui l’uomo le sta chiedendo di dargli la sua verginità:
“loss” è la perdita di qualcosa di prezioso e “sorrow” è la sofferenza causata da una perdita
4) ho forzato un po il termine Wind letteralmente il vento leggero come un ladro perchè nel verso precedente in cui lei descrive la stessa scena, è il vento che porta il sussurro delle parole di lui
FONTI
http://www.musicaememoria.com/NickCave-MurderBallads.htm
http://www.musicaememoria.com/nick_cave_where_the_wild_roses.htm
http://diarioperinaviganti.blogspot.it/2008/01/una-ballata-assassina.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=44673

THE BANKS OF THE ROSES

La ballata popolare “The Banks of the (Red) Roses” di fine Ottocento, è nota in due versioni, diametralmente opposte, quella irlandese come love song ricca di irish humour e quella scozzese come murder ballad. (qui) Come sempre quando ci sono versioni simili tra le due sponde si apre la querelle di quale sia venuto prima.. ma come sia accaduto che i testi vadano a raccontare una storia diversa è un mistero!
Distinguere le due versioni è semplice, quella scozzese ha una melodia triste e malinconica quella irlandese è invece allegra.

LA VERSIONE IRLANDESE

La canzone è risolta in modo ironico con un allegro motivetto: si narra di un tipico triangolo irlandese, un uomo, una donna e “the drink“, quando la donna chiede al suo amante di scegliere tra lei e il bere lui non ha dubbi nella scelta e lei se vuole può ritornarsene dai genitori; il finale è però un “happy end”, i due sposati se la spassano allegramente.
La versione è riportata nella raccolta “Irish Street Ballad” 1939 e la melodia è ritenuta originaria di Limerick. I versi sono tuttavia un po’ sconclusionati!

ASCOLTA The Dubliners
ASCOLTA Barra MacNeils 

CHORUS
On the Banks of the roses
me love and I sat down
And I took out me fiddle(1)
for to play me love a tune
And in the middle of the tune
o she smiled and she said
“Oro Johnny, lovely Johnny
don’t ya leave me (2)”
I
“When I was a young one (3)
I heard me father say
That he’d rather see me dead
and buried in the clay
Sooner than be married
to any runaway(4)
By the lovely sweet banks of the roses”
II
“And then I am no runaway
and soon I’ll let them know
That I can take a bottle
or can leave it alone
And if her daddy doesn’t like it
he can keep his daughter at home
And young Johnny will go rovin’ with some other
III
And when I get married
t’will be in the month of May
When the leaves they are green
and the meadows they are gay
And me and me true love
we’ll sit and sport and play
By the lovely sweet banks of the roses”
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
CORO
Sulle rive delle rose
il mio amore ed io ci sedevamo
e io presi il violino (1)
per suonare una melodia al mio amore, e a metà del brano lei sorrise e disse
“Johnny amato Johnny
non mollarmi (2)”.
I (LEI)
“Quando ero giovane (3)
ho sentito mio padre dire
che preferiva vedermi morta
e sepolta in terra
piuttosto  che essere sposata
a un vagabondo (4)
per le care e dolci rive delle rose”.
II (LUI)
Io non sono un vagabondo
e presto lo farò sapere ai tuoi
che posso prendere una bottiglia
o lasciar perdere
e se suo padre non è contento
può tenersi la figlia in casa
e il giovane Johnny se ne andrà a spasso con qualcun altra.
III (LUI)
E quando mi sposerò
sarà nel mese di Maggio
quando le foglie sono verdi
e i prati sono ridenti
e io e il mio  vero amore
staremo a divertirci e cantare
per le belle e amate rive delle rose”

NOTE
1) lo strumento musicale varia tra la gamma degli strumenti popolari del tempo: è un organetto o un flauto o un violino, ma chiaramente si tratta di un “piffero” ben più in carne; è sottinteso il doppio senso “to play me love a tune” equivale alla perdita della verginità della fanciulla
2) anche qui il doppio senso è d’obbligo
3) in alcune versioni testuali è scritto boy o man ma così si stravolge il senso della storia è chiaramente il padre di lei che non vuole darla in sposa a un nullatenente e fannullone (nella migliore delle ipotesi un “rover” nella peggiore un avanzo da galera)
runaway= disertore, uno che scappa, ma anche uno spostato, e in senso lato, credo, un vagabondo

FONTI
https://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/thebanksofredroses.html
http://mysongbook.de/msb/songs/b/bkofredr.html
http://www.contemplator.com/ireland/roses.html

BARBARA ALLEN IN SCARLET TOWN

Le versioni della ballata Barbara Allen si possono raggruppare indicativamente in 2 varianti che si distinguono per il primo verso: “It fell about a Martinmas time” – oppure Lammas- (che si presume sia la forma più antica proveniente dalla Scozia – Child # 84 versione A) e “In Scarlet Town where I was born” (in cui la stagione individuata è invece la Primavera – Child # 84 versione B). La versione B è poi ulteriormente articolata in “All in the Merry Month of May” e “So early, early in the Spring.
Similmente si trovano tre melodie seppure  non legate univocamente alle versioni base del testo. Per i cultori delle registrazioni sul campo (dal 1937 al 1967) una panoramica qui

La ballata di Barba Allen ricorda una delle novelle del Decamerone in cui si affronta il tema del “mal d’amore” ossia dell’amore fatale che porta inevitabilmente i due amanti alla morte. (vedi prima parte)
Per la seconda parte con la melodia standard e la VERSIONE A “It fell about a Martinmas time” (qui)

VERSIONE B: IN SCARLET TOWN

E’ la versione più diffusa nei Broadsides (Roxburghe Ballads) da ascoltare con una minima rielaborazione testuale rispetto alla versione childiana .
Bluehorses DVD live a Saul. Il brano è registrato in “Dragons Milk and Coal” (1999) Dal Galles la Celtic Rock e folk rock band di Cardiff nata nel 1994 dalla polistrumentista (voce, tastiere, violino, arpa e mandolino elettronici) Lizzie Prendergast e il batterista Nic Waulker. Dal vivo la band è integrata con basso e chitarre elettroniche e sintetizzatori e ci regala appassionanti performance ricche di virtuosismo prog!


CHORUS
In Scarlet Town, Scarlet Town
There was a fair maid dwelling
In Scarlet Town, the boys all cry
Blackheart Barbara Allen
In Scarlet town, Scarlet town
Young Jimmy Grove lay dyin’
In Scarlet Town the boys all die
For the love of Barbara Allen
I
He sent his man to find her
In the town where she was dwellin’
Haste away to comfort him
Oh lovely Barbara Allen
Slowly slowly she came up
So slowly came beside him
And all she said when she got there
“Young man I think you’re dying”
II
He turned his face to where she stood
With deadly sorrow sighin’
“Lovely maid come pity me
I’m on me death bed lyin'”
As she was walking o’r the hill
She saw the corpse a coming
With scornful eyes she looked on him
Her cheeks with laughter swelling
III (spoken)
Now he is dead and in his grave
Her heart is filled with sorrow
“Oh mother, mother, make my bed
For I shall die tomorrow”
Farewell she said, you virgins all
And shun the fault I fell in
And here take warning of the fall
Of cruel Barbara Allen
(Traduzione di Cattia Salto)
RITORNELLO
A Scarlet Town, Scarlet Town
abitava una bella fanciulla
A Scarlet Town tutti i giovani gridavano “Cuorenero Barbara  Allen”
A Scarlet Town, Scarlet Town
il giovane Jimmy Grove giaceva morente

A Scarlet Town i giovani morivano tutti per l’amore di Barbara Allen
I
Egli inviò un suo servo per cercarla, nella città in cui abitava
perchè andasse di corsa a confortarlo
Oh l’amata Barbara Allen.
Così lentamente, lentamente lo seguì
e lentamente gli si avvicinò
e disse quando gli fu vicino
Giovanotto, secondo me stai morendo.
II
Lui volse il capo verso di lei
singhiozzando nel dolore della morte
O cara fanciulla, abbi pietà di me,
che sono in punto di morte
Mentre lei camminava verso la collina
vide il corteo funebre arrivare
levò gli occhi sdegnosi su di lui
con le gote gonfie dal riso.
III (parlato)
Ora che è morto e sepolto
il cuore di lei è trafitto dal dolore
O madre, madre, preparami il letto perchè domani morirò.
Addio -disse – a voi fanciulle
e non commettete il mio sbaglio,
d’ora innanzi imparate dall’errore
della crudele Barbara Allen”

A sottolineare la vitalità della tematica, una rielaborazione contemporanea che richiama il romanzo Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen riscritta da Jim Moray

Jim Moray – Barbara Allen 


I
In Scarletstown, where I was born,
There was a young girl living,
Who made all youth cry “Well-a-day!”
Her name was Barbara Allen.
II
It happened back in ’89,
When autumn leaves were falling,
Sweet William’s heart was falling too, For love of Barbara Allen.
III
He was so sick with love,
He called her name whilst she was sleeping,
And in his silent way,
He waited for her but she never came.
CHORUS
Its the pride that keeps us in,
And the life inside that twists,
Pride and prejudice.
IV
She came up to Sir William’s house,
To tell him of a secret,
Oh, when she came into the room,
There was no life inside him.
V
And in the candle light,
She’s falling on the floor weeping,
For all the time she dreamed,
And never found to tell him of her love.
VI
In Scarletstown where I was born,
Cathedral bells are ringing,
For a foolish man who died for love,
Of cruel Barbara Allen.
(Traduzione di Cattia Salto)
I
A Scarletstown dove sono nato,
viveva una giovane ragazza,
che faceva gridate ai giovanotti “Buon Giorno”, si chiamava Barbara Allen
II
Accadde nel ’89, mentre le foglie dell’autunno cadevano,
anche il cuore del bel William era perduto per l’amore di Barbara Allen.
III
Era così malato d’amore, che chiamava il nome di lei mentre dormiva
e in modo nascosto
l’attendeva, ma lei non venne mai.
CORO
E’ l’orgoglio che ci trattiene,
lo scherzo del destino

Orgoglio e Pregiudizio
IV
Andò a casa di Sir William
per raccontargli un segreto
e quando entrò nella stanza
non c’era vita dentro di lui.
V
E alla luce delle candele, cadde sul pavimento piangendo, per tutte le volte che si era illusa senza trovare il modo di dire a lui del suo amore
VI
A Scarletstown dove sono nato, le campane della Cattedrale stanno suonando, per un uomo pazzo che morì per amore della crudele Barbara Allen

Quarta Parte continua

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17738
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=87026

BARBARA ALLEN CUORE NERO

La ballata di Barba Allen ricorda una delle novelle del Decamerone in cui si affronta il tema del “mal d’amore” ossia dell’amore fatale che porta inevitabilmente i due amanti alla morte. (vedi prima parte)

Le versioni della ballata Barbara Allen si possono raggruppare indicativamente in 2 varianti che si distinguono per il primo verso: “It fell about a Martinmas time” – oppure Lammas- (che si presume sia la forma più antica proveniente dalla Scozia – Child # 84 versione A) e “In Scarlet Town where I was born” (in cui la stagione individuata è invece la Primavera – Child # 84 versione B). La versione B è poi ulteriormente articolata in “All in the Merry Month of May” e “So early, early in the Spring.
Similmente si trovano tre melodie seppure  non legate univocamente alle versioni base del testo. Per i cultori delle registrazioni sul campo (dal 1937 al 1967) una panoramica qui

LA MELODIA STANDARD

“Four basic melodies have been found. They occur in 3/4 time, in 2/4 time, and in mixed times (5/4 or 2/4+3/4). Somewhat surprisingly, related texts and related tunes do not go together; they seem to be mixed together almost randomly.The tune I’ve given here is American; it’s not the one I know best, but seems to be fairly typical” (Bob Walz tratto da qui).
Ecco quindi la melodia più diffusa nella versione strumentale di un compositore americano e polistrumentista molto talentuoso
Keith Keniff in Goldmund, 2011 bastano pochi tocchi per mettere in risalto appieno la bellezza della melodia

Dal film “A Christmas Carol” (1951), un cameo che sottolinea la popolarità della melodia in epoca vittoriana, ua ballata da cantare nei salotti durante le feste natalizie.

VERSIONE A: CUORE NERO

Il testo più completo della ballata arriva dalla Scozia (da Tea-Table Miscellany di Allan Ramsay, ed. 1740, Child # 84 Versione A- vedi) e ha come protagonista Sir John Graeme (Gray) innamorato di Barbara Allen.
Con un andamento tipico della narrazione delle ballate si salta dalla prima strofa, in cui in un caldo giorno d’autunno il bel John si innamora della bella Barbara, alla seconda strofa, in cui lui si ritrova a letto e in punto di morte (i maligni insinuano che sia stato contagiato da qualche malattia venerea o dal vaiolo).
Manda a chiamare dunque Barbara e lei, controvoglia, giunge al suo capezzale: John vorrebbe addossare la colpa della sua malattia, alla consunzione d’amore (il mal d’amore) nei confronti di lei , che invece lo respinge, ma Barbara più prosaicamente gli ricorda i vizi e stravizi a cui lui si lasciava andare nelle taverne delle quali era cliente abituale.
Un uomo così non è degno di essere amato e men che meno sposato, e tuttavia Barbara non è così indifferente come vorrebbe credere (o far credere) perchè al rintocco della campana a morto, anche lei desidera morire per il rimorso (sempre i maligni osservano che evidentemente anche lei è stata contagiata e prossima a fare la stessa fine del suo amante!) In alcune versioni il bel giovanotto è invece, più realisticamente, accoltellato ..

Il carattere di Barbara  muta con il passare del tempo: nelle versioni più antiche è una donna crudele, cuore-nero o cuore di pietra, poi diventa una donna che nutre un amaro risentimento, e alla fine è una donna visibilmente sofferente.
Bertrand Bronson nel suo “Traditional Tunes of the Child Ballads” commenta: “It is pertinent to observe, as it seems not to have been observed, that tradition has gradually but surely transformed the character of the heroine. In the earliest of our texts (on broadsides), unexplained obduracy was her characterizing trait, as reflected in the song-title “Barbara Allen’s Cruelty”. It has been a main effect of transmission to rationalize and minimize this quality. The popular sensibility has been unable to stomach her stony-heartedness, and has gone to work on motivation. In the blackletter broadside of Pepys’s day, she had stopped the funeral procession to look at her victim:
With scornful eye she looked downe,
Her cheeks with laughter swellin.
Only later is she suddenly struck with remorse. But the popular mind has recoiled from such coldness. Fifty years later, in the earliest Scottish text, that of Ramsay’s Tea Table Miscellany, she is not cold but filled with vindictive sentiment. She leaves the death-bed with a sigh of reluctance, and goes home to forecast her imminent death. Thereafter, in many American copies, occur verses like the following:
T
he more she looked, the more she grieved,
She busted out to crying.
“I might have saved this young man’s life
And kept him from his dying”.
Sometimes self-reproach changes to self-exculpation:
“O mother dear, yuo caused all this;
You would not let me have him”
Little by little, and partly through simple abridgement and condensation – as by omission of her anticipative refusal to soften, before she leaves the dwelling – a kindlier, more sympathetic image has replaced the cruel one that gave the original point to the object lesson. If, as Phillips Barry, believed Barbara was once a “real person”, a historic character, she has unquestionably mellowed with age.”

Robert Graves (sempre alla ricerca nelle antiche ballate di atavici rituali) ipotizza invece che Barbara Allen fosse alle origini la storia di una strega che aveva lanciato un incantesimo di morte sul bel Sir John Graeme o William Grove, un po’ come in Clerk Colvill anche John  voleva scaricare la sua amante dalle più umili origini per poter sposare una nobildonna: lui chiede pietà e le offre dei doni per dissuaderla, ma lei è un cuore-nero e alla fine muore per la sua stessa malvagità
It is clear enough that Sir John Graeme did not die merely of a broken heart. Like Clerk Colvill, he seems to have been a landowner who had an affair with a country girl, but later decided to marry a woman of his own class. When this marriage was announced, the girl avenged herself by bewitching him; the procedure being to model a wax image of the victim, make it more real by adding his own (stolen) hair-trimmings and nail-pairings, and then gradually waste it over a candle, sticking pins into parts that the witch wanted to injure most”.

Una versione molto “in stile antico” con tanto di arpeggi è quella dello scozzese-canadese John Charles McDermott che segue quasi integralmente la Versione A di Child.

John McDermott in “When I grow to old to dream” 2005


I
It was in and about a Martinmas time(1),
When the green leaves were a-fallin,
That Sir John Graeme from the West country
Fell in love wi Bawbie Allan (2).
II
He sent his men down through the town
To the place where she was dwallin,
“O haste an’ come to my master dear,
Gin ye be Bawbie Allan.”
III
O hooly, hooly rase she up
to the place where he was lyin,
An’ when she drew the curtains by
“Young man, I think ye’re dyin.”
IV
“Oh it’s I am sick an’ very very sick,
An it’s a’ for Bawbie Allan.”
“But the better for me ye se never be
Though your heart’s blood were a-spillin.
V
Remember ye not in the tavern sir
When ye the cups were fillin’
How ye made the healths gae roun an’ roun,
and slighted Bawbie Allan.”
VI
He’s turned his face untae the wa’,
For death was wi him dealin,
“Adieu adieu, my dear friends a’,
Be kind to Bawbie Allan”.
VII
Then hooly hooly rase she up
An slowly, slowly, left him,
An’ sighin said she could not stay
Since death o life had reft him.
VIII
She hadna gane a mile but twa,
When she heard the deid bell knellin,
An’ every jow tha the deid bell gied
Cried, “Woe tae Bawbie Allan”.
IX
“O mother mother, mak my bed,
O mak it fast an’ narrow;
Since my love died for me to-day,
I’ll die for him to-morrow.
TRADUZIONE ITALIANO (con parole prese in prestito da Luisa Zappa)
I
Accadde nell’Estate di
San Martino,
Quando cadevan le verdi foglie,
Che Sir John Graeme delle terre dell’ovest
S’innamorò di Barbara Allan.
II
Mandò i suoi servi giù in città
Nel luogo dove lei abitava,
Sbrigati e vieni dal mio caro padrone,
Se tu sei Barbara Allan.
III
E piano piano lei s’alzò
E giunse al letto dove lui giaceva,
E quando tirò le tende, disse:
Giovanotto, secondo me stai morendo.
IV
Sono malato, tanto malato,
E lo devo a Barbara Allan.
Non farò nulla per curare il tuo cuore,
che ora pianga sangue.
V
Non ti ricordi della taverna,
Quando sempre riempivi i boccali,
Come te la spassavi  in giro
E disprezzavi  Barbara Allan?
VI
Lui volse il capo contro il muro
Perché la morte lo stava prendendo,
Addio, miei amici cari,
Siate gentili con Barbara Allan.
VII
E piano piano lei s’alzò
E lentamente lo lasciò,
Piangendo disse di non poter stare,
Ché la morte gli aveva carpito la vita.
VIII
Ma camminò appena un miglio
Quando sentì la campana a morto
Ed ogni rintocco della campana
Diceva “Sventurata Barbara Allan“.
IX
Oh, cara madre, preparami il letto,
Fammelo soffice e stretto;
Se oggi il mio amore è morto per me
Io per lui morirò domani.”

NOTE
1) il giorno di San Martino è l’11 novembre
2) Secondo alcuni la ballata era indirizzata a Barbara Villiers, contessa di Castlemaine, una delle tanti amanti di Carlo II d’Inghilterra. Altri vedono un’allegoria tra Scozia (Barbara Allen) e l’Inghilterra (Sir John Grey)

VERSIONE IN ITALIANO

Una versione tradotta sapientemente dalla moglie Luisa Zappa e interpretata da Angelo Branduardi da sempre menestrello delle antiche ballate anglofile.
Il testo racchiude tutti gli sviluppi in cui si è articolata nel tempo la storia: il motivo dell’indifferenza di Barbara all’amore di Sir John che un tempo aveva preferito sollazzarsi in taverna (con vino e donnine) piuttosto che ricambiare l’amore di lei; così Barbara ha indurito il suo cuore e non intende ricambiare l’amore di cui sir John si sente afflitto, ovvero non lo vuole più sposare; l’iniziale ostilità dei famigliari di lei alle nozze, e l’implicito rimprovero della ragazza nell’essersi decisi solo allora a dare il consenso, quando era troppo tardi; e infine il finale Rose-briar ovvero il nodo d’amore (in inglese true-lovers’ knot) in cui la rosa avvolge il rovo tra i due sepolcri tumulati affiancati. La rosa cresciuta sulla tomba del “buono” e il rovo cresciuto sulla tomba del “cattivo” simboleggiano l’amore che prevale sempre, anche se nella morte!! Così per Rosaspina conosciuta anche con il nome di La Bella Addormentata, l’amore trionfa e dai rovi nascono le rose, ma il finale è un happy-end come si addice ad una fiaba, con la bella addormentata che si risveglia grazie al bacio del vero amore. In Barbara Allen è la ragazza che con il suo bacio d’amore potrebbe restituire la vita a Sir John, ma si rifiuta, per orgoglio ferito, per rivalsa o amara vendetta.

hughes_e6
Edward Robert Hughes (1851 – 1914) Amor Mundi, 1895

 Angelo Branduardi – Barbriallen in Così è se vi pare 2011
(Angelo Branduardi – Luisa Zappa Branduardi)

Già cadevano le foglie…
presagio dell’autunno,
colpito al cuore, Sir John comprese
di amare Barbriallen.
Mandò il suo servo giù in città
a bussare alla sua porta:
“È il mio signore che ora ti invoca
se tu sei Barbriallen “.
Lei lentamente lo segui
sino al suo capezzale,
ma quando lo vide, così pallido in volto, disse : “Tu stai morendo”.
“Sono malato, molto malato
ed è per te che soffro”.
“Non farò nulla per curare il tuo cuore,
che ora pianga sangue.
Ma non ricordi, non ti ricordi
quand’ero io a cercarti
ed ebbro di vino di me tu ridevi,   sprezzando Barbriallen”.
Se tu mi baci io sarò salvo
mia dolce Barbriallen
“Non provo pena per questo tuo cuore, che ora piange sangue”.
Lui volse il capo contro il muro,
la morte alle sue spalle :
“Addio amici, addio per sempre,
mia cara Barbriallen.
Nascondo un panno sotto il mio capo,
un pegno del mio amore,
intriso del sangue del mio povero cuore, datelo a Barbriallen “.
Lei lentamente si girò,
lo sguardo oltre la porta:
“Sarò crudele ma devo lasciarti,
vedo la morte entrare”.
Ma camminò appena un miglio,
suonava la campana, ad ogni rintocco: “Sventura-diceva-povera Barbriallen!”
Suo padre allora la chiamò:
“Puoi prenderlo se l’ami”
“È tardi, padre, ormai troppo tardi,
lui giace in una bara”.
Sua madre allora la chiamò:
“Puoi prenderlo se l’ami”
“È tardi, madre, ormai troppo tardi,
il mio cuore si è spezzato”.
“O madre, madre preparami il letto,
che sia soffice e stretto,
se oggi il mio amore è morto per me,
io morirò domani.
O padre, padre preparami il letto,
che sia soffice e stretto,
se oggi il mio amore è morto per me,
io morirò domani”.
Barbara Allen ora riposa,
Sir John giace al suo fianco…
dal cuore di John è nata una rosa, Barbara Allen è un rovo.
Sono cresciuti, cresciuti alti,
nel vecchio cimitero,
per sempre avvinti in un nodo d’amore, la rosa avvolge il rovo.

terza parte continua
FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/ballad/
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-BarbaraAllen.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_84
http://www.britannica.com/EBchecked/topic/52710/Barbara-Allen
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/barbaraallen.html

TRANENT MUIR

Adam Skirving (circa 1746) scrisse due canzoni sulla Battaglia di Prestonpans, la prima con una venatura comica è la ben più famosa “Johnnie Cope“; la seconda invece dal titolo “Tranent Muir” è quasi un reportage di guerra. Gli scozzesi la ricordano come la battaglia di Gladsmuir, per via di una vecchia profezia secondo la quale il pretendente al trono di Scozia, sarebbe stato vittorioso a Gladsmuir; la battaglia si svolse in effetti proprio nei pressi del villaggio,  nella piana semi-paludosa tra Tranent e Prestonpans, ma la proclamazione a Re del Bel Carletto sarà solo una effimera stagione che condurrà i fedeli highlanders alla disfatta di Culloden!

LA CARICA DEGLI HIGHLANDER

Gli scozzesi così andavano in battaglia: all’assalto!
La famigerata carica dei rudi montanari scozzesi consisteva nel correre precipitosamente verso la schiera dei nemici, slacciandosi il cinturone e liberandosi del plaid; procedevano con impeto, a grandi balzi, urlando come ossessi, (con i lembi della camicia che svolazzavano sul culo nudo) e brandendo minacciosamente la tipica spadona detta claymore.
Il vero kilt un tempo era infatti più che altro una lunga coperta drappeggiata introno ai fianchi e trattenuta da una cintura anzichè da una fibbia come nel più tardo little kilt, una pratica coperta-materasso in cui avvolgersi la notte dormendo all’aperto, sotto un cielo di stelle (ma anche sotto la pioggia) – così era la tempra con cui si forgiava il carattere.
Nelle rievocazioni storiche il particolare del kilt lasciato cadere a terra viene per lo più omesso, caso mai si esibiscono maschi petti villosi senza camicia .

Il 21 settembre 1745 truppe di ribelli scozzesi giacobite guidate  dal generale Lord George Murray,  affrontarono in battaglia l’esercito regolare inglese di stanza in Scozia  comandato da Sir John Cope
(vedere prima parte)


per il brano del video YE JACOBITES BY NAME

TRANENT MUIR

La canzone è quasi un reportage di guerra, dalle tredici strofe e più, il testo riportato da David Herd in “Ancient and Modern Scottish Songs”, Volume 1, page 109, 1776 è collezionato anche nello “Scots Musical Museum” Volume III N°102, 1790; opportunamente sforbiciato in quella che è diventata la versione standard da Archie Fisher e ridotto a sei strofe.

La melodia risale al 1694 (qui) anche con il nome di “The Battle of Killicrankie”, ‘Gillicrankie’ (Killikrankie) “Original Sett of Killiekrankie” (in Gow “First Repository”, 1799 ) ma Archie Fisher ne riporta una diversa forse proveniente dalla tradizione orale, e registra il brano nel 1969 con il titolo di “The Battle of Prestonpans”

ASCOLTA Archie Fisher in “The Fate O’Charlie”, 1969

ASCOLTA The Corriers

sono stati però i Tannies come affettuosamente vengono chiamati a rielaborare il brano e a presentarlo in modo nuovo e più scintillante
ASCOLTA Tannahill Weavers in “The best of the Tannahil Weavers”, 1979-1989

TRANENT MUIR
I
The chevalier being void o’ fear
did march doon Birsle Brae man (2)
Through Tranent e’er he did stent (3)
as fast as he could gae man
While General Cope did taunt and mock
wi’ many a loud hurrah man
E’er next morn proclaimed the cock
we heard another craw man
II
The brave Lochiel as I heard tell
led Cameron on in cloods (6) man
The morning fair and clear the air
they loosed wie devilish thuds man
Doon guns they threw and swords
they drew and soon did chase them aff man
On Seaton’s crafts (7) they burst their chafts(8)
and gart them run like daft man
III
The bluff dragoons swore blood and oons
they’d mak’ the rebels run man
And yet they flee when them they see
and winnae fire a gun man
They turned their backs the fit tae crack (9)
such terror siezed them a’ man
Some wet their cheeks some fyled their breeks
and some for fear did fa’ man
IV
Smith (10) made sic’ haste sae spurred his beast
‘twas little there he saw man
Tae Berwick rade and safely said
the Scots were rebels a’ man
O’er Soutra Hill ere he stood still
afore he tasted meat man
Lang may he brag on his swift nag
that bore him aff sae fleet man
V
But Gardner brave did still behave
like to a hero bright man
His courage true, like him were few,
that still despised flight man
For king and laws and country’s cause
in honours bed did fa’ man
His life but not his courage fled
while he had breath tae draw, man
VI
At yon thorn tree that you may see
beneath the Meadow mill, man
There’s many slain lie on the plain
the clans pursuing still man
Sic’ unco whacks and deadly hacks
I never saw the likes man
Lost hands and heids cost them their deeds
that fell near Preston dyke man
LA PIANURA DI TRANENT
(traduzione  di Cattia Salto)
I
Il Cavaliere (1) senza esitazione alcuna
attraversò in marcia le colline di Birsle
e superato Tranent si schierò,
più in fretta non poteva andare.
Mentre il Generale Cope insultava e scherniva con tanti veementi Evviva
prima del seguente mattino annunciato dal gallo (4), udimmo un altro grido (5)
II
Il prode Lochiel come sentii dire
portò i Cameron in battaglia
nell’aria limpida di un chiaro mattino
spararono dei colpi infernali,
poi gettarono le pistole,
le spade sguainarono e in breve li scacciarono,
sui poderi di Seton (7) spaccarono i grugni
e li fecero correre come pazzi
III
I dragono sbruffoni giurarono sangue e lacrime,
che avrebbero fatto scappare i ribelli,
eppure fuggirono quando li videro,
e senza colpo ferire
voltarono la schiena a gambe
levate
pieni di un tal terrore,
chi si bagnò le guance, chi se la fece nei pantaloni
e chi per la paura cadde
IV
Smith fece così in fretta a spronare la bestia che ben poco vide
per correre a Berwick in salvo disse
“Erano tutti gli Scozzesi in rivolta!”
e ancora a Soutra Hill se ne sta
piuttosto che assaggiare cibo,
a lungo potrà vantarsi del suo rapido ronzino che lo portò via così velocemente
V
Ma Gardner si comportò
come si conviene a un fulgido eroe
con vero coraggio e come lui furono pochi, che pure disdegnarono la fuga,
per il re e il governo e per la causa del paese, cadde nel letto dell’onore
la sua vita, ma non il coraggio venne meno, mentre esalava l’ultimo respiro
VI
Al biancospino che puoi vedere laggiù
sotto al il mulino di Meadow
ci sono molti cadaveri che stanno sul prato, i clan ancora incalzano
una batosta così colossale e una carneficina, mai ne vidi di tal fatta
mani mozzate e corpi
decapitati
caduti vicino agli argini di Preston

Note
1) Bonny Prince Charles Stuart
2) la parola uomo è usata come intercalare
3) to place something or someone, with the implication of being overstretched or overtaxed.
4) Lo scontro tra i due eserciti avvenne alle 6 del mattino e durò una decina di minuti
5) quello degli Highlander lanciati nella carica
6) clouds letteralmente “nuvole”
7) “”crafts” = “crofts” in modern Scots, i.e. smallholdings. The Seatons (or Setons) were the biggest landowners and industrialists of the Prestonpans area, and their tenants were one of the worst-hit groups of casualties of the invasion”.
8) termine desueto per jaw
9) the foot they brake
10) la strofa con i nomi dei codardi non è univoca in Herd ad esempio diventa
Menteith the great, when hersel shit,
Un’wares did ding him owre, man,
Yet wadna stand to bear a hand,
But aff fu fast did scour, man,
Si dice che il tenente Smith abbia sfidato a duello Skirving per aver menzionato espressamente la sua fuga dalla battaglia, così si riporta nello SMM “He [Burns] also heard a story about the Lieutenant Smith mentioned in the ninth stanza, in which Mr Smith demanded that Mr Skirvan present himself and explain his portrayal of Mr Smith. Mr Skirvan refused and further insulted Mr Smith by referring to his cowardice again“. (qui)

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/you-jacobites-by-name/
http://lagazzettadioutlander.altervista.org/all-interno-dell-episodio-210-di-outlander/
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/DTtranmu.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-102,-pages-103-and-104-tranent-muir.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1114
http://alaguerre.luridoteca.net/?page_id=459
http://learningtowhistle.blogspot.it/2005/08/tunes-tranent-muir.html
http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiTRANMUI2.html
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/4454lyL2.htm
http://www.theballadeers.com/scots/tw_c1989_bo.htm
http://chrsouchon.free.fr/tranentm.htm

VENTICELLI E PECORE NELLA BALLADRY INGLESE

Nella versione più antica della ballata nota come The Baffled Knight, un giovane e inesperto cavaliere incontra una fanciulla per i campi e le chiede di fare sesso, ma la fanciulla si prende gioco della sua inesperienza amorosa e lo raggira con uno stratagemma. Attraversando i secoli e la trasmissione orale, il contesto della ballata diventa più prosaico, e la fanciulla non sta più giocando con il fuoco, ma è tutta intenta a preservare la propria virtù da uno stupro.

La ballata è riportata in moltissime versioni testuali sia nelle raccolte settecentesche che nei Broadsides, oltrechè trasmessa oralmente in Gran Bretagna e America con i titoli di ” Blow (Clear)(Stroll) Away The Morning Dew”; il protagonista maschile di volta in volta è un gentleman, o un pastorello / contadinello.
La novità rispetto alle versioni A e B già viste (qui e qui) è il ritornello che, declinato in un paio di varianti, richiama un allusivo venticello mattutino che spazza via la rugiada della notte.

VERSIONE D: BLOW AWAY THE MORNING DEW


Il protagonista è diventato ora un pastorello che mentre si reca al ruscello per dissetarsi, vede una fanciulla fare il bagno. Invece di saltarle subito addosso si lascia convincere dall’astuta ragazza ad andare nella più vicina locanda per stare più comodi, ma  finisce gabbato e lasciato fuori dalla porta ben sprangata.

La melodia è la stessa già raccolta sul campo da Cecil Sharp nel Somerset nei primi del ‘900,  ed è diventata la versione standard (prima parte qui)

ASCOLTA Emily Bishop registrata da Peter Kennedy mentre canta The Baffled Knight negli anni  del 1950 per la BBC inclusa nell’antologia The Child Ballads 2 (The Folk Songs of Britain Volume 5; Caedmon 1961; Topic 1968)

ASCOLTA Lucy Ward in “The Liberty to Choose” 2013″ un arrangiamento molto “inglese con concertina e violino, il testo è ripreso dal “The New Penguin Book of English Folk Songs”, con il titolo The Baffled Knight (da ascoltare su Spotify qui)


I
There was a shepherd
and he kept sheep upon a hill,
and he would go each May morning
all for to drink his fill
Chorus
So it’s blow the windy morning
Blow the winds i-o,
Clear away the morning dew
And sweet the winds shall blow
II
He look-ed high and he look-ed down,
and he gave a downward look
and there he spied a pretty maid,
a-washing at the brook.(1)
III
And then they rode along the road
till they came unto the inn
and ready was the waiting maid
to let the lady in.
IV
She’s jump-ed off her milk white steed,
and stepped within the inn
crying “You’re a beggar without
and I’m a maid witin”
V
“You may pull off your shoes and hose
anf let your feet go bare
and if you meet a pretty girl
you touch her if you dare”
VI
“I won’t pull off my shoes and hose
or let my feet go bare
but if I meet with thee again
be hanged if I despair”
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
C’era un pastore  che
governava le pecore sulla collina
e andava come ogni mattino di maggio
a riempirsi la bottiglia (d’acqua)
CORO
Soffia il vento del mattino
soffia il vento
scompare la rugiada mattutina
non appena i venti dolcemente soffiano.

II
Guardò in su e guardò in giù
e gettò uno sguardo per traverso
e là vide una graziosa fanciulla
che si lavava nel ruscello (1).
III
Poi  cavalcarono lungo la strada
finchè arrivarono a una locanda
e svelta fu la domestica di guardia
a far entrare la fanciulla.
IV
Lei smontò dal suo destriero bianco
e entrò nella locanda
gridando ” Tu sei un pezzente fuori,
e io sono una vergine dentro.
V
Puoi toglierti scarpe e calzini
e andare a piedi nudi
ma se incontri una bella ragazza
abbi il coraggio di toccarla”
VI
“Non voglio togliermi scarpe e calzini
e andare a piedi nudi
ma se ti incontro ancora
che sia impiccato se mi dispererò”

NOTE
1) qui si salta tutta la parte di schermaglia amorosa tra pastorello e dama per passare direttamente alla cavalcata verso un comodo letto. Così facendo non riusciamo a cogliere il senso della battuta finale. In The Baffled Knight spesso il cavaliere si preoccupa di sgualcire il bell’abito della dama e per riguardo delle vesti si lascia convincere a “posticipare” per un luogo più comodo, salvo poi essere sbeffeggiato. La morale della favola diventa “Quando hai la tua femmina a un miglio o due dalla città, non risparmiare le sue gaie vesti, ma stendi il suo corpo a terra”

MILADY E IL PASTORELLO

Child # 112 versione D
(già in “Ancient and Modern Scots” di Herd, 1769)

Ma già nelle versioni più antiche della ballata  si poteva assistere ad un piccante e bucolico siparietto tra un ingenuo pastorello e una più procace e disinvolta Lady. Si confronti la precedente versione con “Blow the winds, I-ho!” che nell’area di confine tra Scozia e Inghilterra (vedi) si presenta con il coro sul venticello  burlone
And blow the winds, I-ho!
Sing, blow the winds, I-ho!
Clear away the morning dew,
And blow the winds, I-ho!

This Northumbrian ballad is of great antiquity, and bears considerable resemblance to The Baffled Knight; or, Lady’s Policy, inserted in Percy’s Reliques. It is not in any popular collection. In the broadside from which it is here printed, the title and chorus are given, Blow the WInds, I-o, a form common to many ballads and songs, but only to those of great antiquity. Chappell, in his Popular Music, has an example in a song as old as 1698:-
‘Here’s a health to jolly Bacchus,
I-ho! I-ho! I-ho!’ (tratto da qui)

La Ballata del Northumberland condivide una buona metà delle strofe con questa versione scozzese dal titolo “The Shepherd Lad” priva però di ritornello.
ASCOLTA  Battlefield Band in Happy Daze, 2001 la melodia è diversa da quelle fin ora esaminate e il coretto tralasciato, si tratta di un adattamento della Band della ballata scozzese “The Shepherd’s son” (qui)


I
Once there was a shepherd lad
kept sheep upon the hill
An he’s laid his pipe and crook aside
and there he’s slept his fill.
II
He woke up on a riverbank
on a fine May mornin,
And there he spied a lady swimming in the clothes that she was born in(1).
III
So he raised his head from his green bed and he approached the maid.
“Put on yer claithes, my dear,” he says,
“and do not be afraid.
IV
It’s fitter for a lady fair
to sew a silken seam
Than to rise on a fine May morning
and swim against the stream.”
V
“Well, if you’ll not touch my mantle
and you’ll leave my claithes alane,
Then I’ll give you all the money, sir,
that you can carry hame.”
VI
“I’ll not touch your mantle
and I’ll leave yer claithes alane,
But I’ll tak you out of the clear water,
my dear, to be my ane.”
VII
So he’s taen her oot o the clear water
and he’s rowed her in his arms.
“Put on yer claithes, my dear,” he says,
“and hide your bounteous charms.”
VIII
He put her on a milk white steed
and himself upon another,
And it’s all along the way they rode
like sister and like brother.
IX
They rode intae her faither’s gate
and she’s tirled at the pin(2),
And ready stood a porter there
to let the fair maid in.
X
When the gates were opened,
it’s so nimbly she stepped in.
She said, “Kind sir, you are a fool without and I’m a maid within.
XI
“So fare thee weel, my modest boy.
I thank you for your care,
But if you had done as you desired,
I’d never have left you there.
XII
I will sew no silken seam on a fine May morning.
You can bide your time
till your time runs out,
so take this as fair warning.”
TRADUZIONE di Cattia Saltro
I
C’era una volta un pastorello che governava le pecore sulla collina;
mise da parte cornamusa e bastone per mettersi a dormire.
II
Si svegliò sulla sponda di un fiume
in un mattin di maggio
e lì vide una dama che nuotava con indosso solo la nuda pelle (1)
III
Così alzò la testa dal suo verde giaciglio e si avvicinò alla fanciulla
“Mettetevi i vestiti mia cara” dice,
“e non abbiate timore.
IV
E ‘più facile per una bella dama
cucire un ricamo con filo di seta
che alzarsi in un bel mattin di maggio
e nuotare contro corrente. ”
V
“Beh, se non toccate  il mio mantello
e lasciate stare i miei vestiti
vi darò tanto denaro, signore,
se mi riporterete a casa”.
VI
“Io non toccherò il vostro mantello
e lascerò stare i vostri vestiti
ma vi porterò fuori dall’acqua chiara,
mia cara, affinchè siate al sicuro ”
VII
E la portò fuori dall’acqua chiara
portandola a nuoto tra le braccia
“Indossate i vostri abiti, mia cara e nascondete le vostre generose grazie”.
VIII
La mise su un destriero bianco-latte e lui montò sull’altro
e per tutta la strada cavalcavano
come sorella e come fratello.
IX
Cavalcarono fino al cancello del padre e lei suonò il campanello(2),
pronto stava un maggiordomo lì
per lasciare entrare la bella dama.
X
Appena si aprirono le porte,
in un lampo lei entrò
“Gentile signore, voi siete uno sciocco fuori e io sono una fanciulla dentro.
XI
Così addio, mio povero ragazzo,
vi ringrazio per il vostro aiuto,
ma se aveste fatto quello che volevate, non vi avrei mai lasciato là.
XII
Io non cucirò un ricamo con filo di seta in un bel mattin di maggio,
ma ad aspettare tempo
si rischia che diventi troppo tardi, accettate il mio consiglio”

NOTE
1) un giro di parole per dire che la dama faceva il bagno nuda
2) il dettaglio non è anacronistico:  “Twirl” oppure “tirl”= to make a rattling sound. Le vecchie dimore scozzesi conservano ancora un apparato proprio all’esterno della porta di casa formato da un pezzo di metallo spiraliforme (a twisted “pin”) che sporge un poco. All’estremità libera è appeso un campanello che si muove su e giù producendo un “rattling sound”  che annuncia i visitatori.
Ecco perchè troviamo nelle vecchie ballate “twirling” o “tirling” the ring (pin)

FONTI
http://www.kateri.name/docs/Shepherd.pdf
http://tunearch.org/wiki/Blow_the_Winds_I-Ho!
http://www.musicanet.org/robokopp/english/blowwind.htm
http://ingeb.org/songs/blowaway.html
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=Child_d11204
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=64609
https://mainlynorfolk.info/eliza.carthy/songs/thebaffledknight.html

P STANDS FOR PADDY

P stands for Paddy” (come pure “The verdant braes of Screen“) affronta il tema dell’amore falsamente corrisposto.
Però la melodia è più gioiosa di quanto ci si aspetterebbe da questo genere di warning songs e il dialogo tra i due sembra più un bisticcio tra innamorati che una separazione.
Così il commento di A.L. Lloyd alla versione dei Waterson “T stands for Thomas” “These B for Barney, P for Paddy, J for Jack songs are usually Irish in origin though common enough in the English countryside. Often the verses are just a string of floaters drifting in from other lyrical songs. So it is with this piece, which derives partly from a version collected by Cecil Sharp from a Gloucestershire gipsy, Kathleen Williams. Some of the verses are familiar from an As I walked out song sung to Vaughan Williams by an Essex woodcutter, Mr Broomfield (Folk Song Journal No. 8). The verses about robbing the bird’s nest recall The Verdant Braes of Skreen.”

ASCOLTA Planxty in Cold Blow and the Rainy Night , 1974, i quali hanno divulgato la canzone al grande pubblico (per il testo vedi)

ASCOLTA Old Blind Dogs in Tall Tails 1994

ASCOLTA Cara Dillon per la serie live Transatlantic Sessions, un godibile live con artisti di tutto rispetto


I
As I went out one May morning to take a pleasant walk
Well, I sat m’self down by an old faill wall just to hear two lovers talk
To hear two lovers talk, my dear,
to hear what they might say
That I might know a little more about love before I went away
Chorus 
P stands for Paddy, I suppose,
J for my love, John
W stands for false Willie(1),
oh but Johnny is the fairest man
Johnny is the fairest man, my dear, aye, Johnny’s the fairest man
I don’t care what anybody says,
Johnny is the fairest man

II
Won’t you come and sit beside me, beside me on the green
It’s a long three quarters of a year or more since together we have been Together we have been, my dear, together we have been
It’s a long three quarters of a year or more since together we have been
III
No, I’ll not sit beside you, not now nor at any other time
For I hear you have another little girl, and your heart’s no longer mine
Your heart’s no longer mine, my dear, your heart’s no longer mine
For I hear you have another little girl, and your heart’s no longer mine
IV
So I’ll go climb the tall, tall tree,
I’ll rob the wild bird’s nest
When I come down, I’ll go straight home to the girl that I love best
To the girl that I love best, my dear, the girl that I love best
When I come down, I’ll go straight home to the girl that I love best
TRADUZIONE  DI CATTIA  SALTO
I
Mentre andavo un mattin di maggio
a fare una bella passeggiata
beh, sostai presso un vecchio muro diroccato solo per ascoltare la conversazione di due innamorati,
per ascoltare quello che si dicevano
e per poter conoscere un po’ di più sull’amore prima di andare via.
CORO
P sta per Paddy, credo,
J per il mio amore John
W sta per il bugiardo Willie,
ma Johnny è l’uomo più bello
Johnny è l’uomo più bello, si, il mio amore,
Johnny è l’uomo più bello,
non mi interessa quello che gli altri dicono, Johnny è l’uomo più bello

II
“Non vorresti venire a sederti accanto a me sull’erba?
Sono nove mesi fa o più,
da quando siamo stati insieme
insieme siamo stati, mia cara
insieme siamo stati,
sono nove mesi fa o più
da quando siamo stati insieme”
III
“No non mi stenderò sull’erba accanto a te, nè adesso nè mai
perchè ho saputo che tu hai un’altra ragazza e il tuo cuore non appartiene più al mio, e il tuo cuore non appartiene più al mio, mio caro, perchè ho saputo che tu hai un’altra ragazza e
il tuo cuore non appartiene più al mio.”
IV
“Mi arrampicherò su di un albero alto alto e ruberò il nido di un uccello selvatico e quando ritornerò giù, andrò dritto alla casa della ragazza che amo di più tra le braccia della ragazza che amo di più, mia cara,
quando ritornerò giù, andrò dritto alla casa della ragazza che amo di più”

NOTE
1) Willie è il tipico nome del falso innamorato vedi in Willy Taylor
2) In questa canzone  è l’uomo  ad arrampicarsi sull’albero più alto per prendere il nido e portarlo alla donna che ama dandole così prova d’amore. In genere è lei a donare il suo “nido” ad un altro uomo, più degno di essere amato. Il finale è aperto: a chi Johnny porterà il nido?

FONTI
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=5037 http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/05/paddy.htm http://thesession.org/tunes/10172

LA PESCA DELL’ANELLO

Classificata nel genere dell’iniziazione all’amore abbinato in accoppiata con le “Imprese impossibili” una barcarola popolare dall’Italia (vi sono centinaia di versioni in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia) dal titolo “La pesca dell’anello
Costantino Nigra (n. 66) distingue la serie lieta delle barcarole italiane dalla serie dolente delle barcarole francesi. Nella prima l’anello viene ripescato dal marinaio (o pescatore) che chiederà in cambio un bacio alla donna; nella seconda il pescatore annega nel mare. Quest’ultima forma presenta un’analogia tematica con la leggenda dell’uomo-pesce, diffusa nell’Italia meridionale anche con il nome di Nicola-Pesce detto Cola-Pesce. La leggenda narra infatti la morte in mare dell’uomo-pesce dopo essersi tuffato per riportare al re Federico II di Sicilia una coppa d’oro, o in altri casi una palla di cannone.  [Nigra 1888]. (tratto da qui)

Secondo M. Dazzi, l’origine di questo canto va ricercata in “Le son tre fantinelle, tutte tre da maridar” e in “E mi levai d’una bella mattina” risalenti al ‘500. Il motivo delle tre sorelle in attesa di scoprire l’amore sulla riva del mare è coevo alla poesia provenzale del XII o XIII secolo dal titolo “Trois sereurs seur rive mer | chantent cler” (“Tre sorelle sulla riva del mare | cantano con voci chiare”) [cfr. A. Roncaglia, Poesia dell’età cortese, Milano 1961, p. 422]  (e anche qui)
Nella maggior parte dei casi le varianti della canzone si presentano con un ritornello caratteristico dopo il primo verso della strofa come ad esempio nella versione romagnola “Rama di rosa e campo di fior”

Per una disamina puntuale  della ballata nelle sue versioni diffuse per tutt’Italia nelle sue implicazioni e significati
ASCOLTA RaiTeche qui

ASCOLTA Fabrizio Poggi e Turututela

In questa versione Poggi vuole recuperare il finale triste della lezione francese, ma invece di far morire il pescatore fa morire la fanciulla, contaminando il finale con versi altrettanto popolari sulla scia del Fiore di Tomba.

LA VERSIONE CABARETTISTICA

Più comunemente nota come “La Bella la va al fosso” la versione lombarda viene dal gruppo dei Gufi e dal mondo del varietà: nel ritornello si evidenziano le verdure a foglia verde primaverili: rapanelli, rafani (remolazz= remolacci dallo spagnolo “remolacha” radici bianche a forma di carota, simili alle rape) , barbabietole e spinaci. Nelle ballate antiche (e non solo di quelle in lingua inglese)  non sono insoliti ritornelli su fiori,  erbe e piante, forse il più famoso è quel “prezzemolo, salvia, rosmarino e timo” (in inglese Parsley, sage, rosemary and thyme) che nella versione di Simon & Garfunkel divenne il tormentone musicale sul finire degli anni sessanta. (vedi) L’aggiunta di erbe, verdure, fiori nel ritornello annunciava al pubblico l’ascolto di una storia “piccante” ovvero a sfondo erotico con significati più o meno nascosti. Il pubblico così era avvisato che le parole e le frasi avevano dei doppi sensi.
La versione dei Gufi ritrae una procace lavandaia che sebbene abbia un anello al dito (presumibilmente di fidanzamento o un pegno d’amore) non ci pensa due volte a promettere al pescatore galante un incontro in camporella in cambio del ripescaggio dell’anello perduto mentre lavava.

ASCOLTA I Gufi

ASCOLTA I Girasoli un po’ swing

Struttura
La bella la va al fosso
ravanej remolazz
barbabietol e spinazz
trii palanch al mazz
la bella la va a l fosso
al fosso a resentar
e al fosso a resentar.

La bella la va al fosso
al fosso a resentar
Intant che la resenta
la gh’e cascaa 1’anell
La svalza gli occhi al cielo
la vede il ciel seren
La sbassa gli occhi all’onda
la vede un pescator
“Oh pescator dell’onda
pescatemi 1’anell
E quand 1’avrai pescato
un regalo ti farò
Andrem lassù sui monti
sui monti a far 1’amor
La bella va al ruscello
per sciacquare (i panni)
e intanto che lava
le cade l’anello.
Alza gli occhi al cielo
e vede sereno
abbassa gli occhi all’onda
e vede un pescatore
“Oh pescatore dell’onda
pescami l’anello
e quando l’avrai pescato
ti darò un regalo
andremo sui monti
sui monti a fare all’amore”

Per le ramificazioni della ballata in Sicilia vedasi Sergio Bonanzinga, “La “ballata” e la “storia”: canti narrativi tra Piemonte e Sicilia, in Costantino Nigra etnologo. Le opere e i giorni”, Torino : Omega Edizioni qui

ASCOLTA La Macina e la versione marchigiana, con un bell’arrangiamento a valzer lento


C’erano tre sorelle
e tutte e tre d’amor.
Ninetta è la più bella
si mise a navigar.
Dal navigar che fece
l’anello gli cascò.
Alzando gli occhi al cielo
lei vide un pescator.
Bel pescator dell’onde
venitemi a pescà
Cosa t’ho da pescare,
l’anello mi cascò
Se io te lo ritrovo,
che cosa mi darè
Vi darò cento scudi,
e borsa di lamè (ricamà)
Non voglio 100 scudi
né borsa di lamè
Solo un bacin d’amore
se tu me lo vuoi dar
Ci bacerem di notte
la luna le stelle la spia non la fa’
Traduzione inglese (da qui)
There were three sisters,
and all three made for love
Ninette is the most beautiful,
she began to sail
For the long sailing she did,
her ring fell down
Looking up to heaven,
She saw a fisherman
Handsome fisherman of the waves,
come to fish for me
What shall I catch for you,
The ring that fell from me
If I find it,
what will you give me?
I’ll give you a hundred crowns,
and bag of lame
I do not want a hundred crowns,
nor bag of lame
Only a kiss of love
if you want to give it to me
We’ll kiss at night,
the moon, the stars will not betray us

continua

FONTI
http://www.italyheritage.com/italian-songs/regional/toscana/la-pesca-dell-anello.htm
http://www.labissa.com/ciciarade-insubri/item/12180-una-celebre-canzone-popolare-lombarda-la-bella-la-va-al-fosso
http://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-pesca-dellanello-4/
http://www.teche.rai.it/1959/01/antiche-canzoni-epico-liriche-italiane-la-pesca-dellanello/

‘TWAS PRETTY TO BE IN BALLINDERRY

“‘Twas pretty to be in Ballinderry” o semplicemente “Ballinderry” è una canzone del Nord d’Irlanda poco conosciuta: la poesia scritta da Alfred Perceval Graves è un lament in cui una fanciulla piange la morte del suo Phelim che voleva emigrare in America ma la nave su cui si è imbarcato ha fatto naufragio. Il testo fu pubblicato con musica arrangiata da Charles Villiers Stanford nella raccolta “Sing of Old Ireland” sulla scia dell’Irish revival e il gusto antiquario delle antiche melodie “celtiche” : la melodia originale proviene dalle trascrizioni di Edward Bunting ed era popolare già nel Settecento nelle campagne delle contee di Down e Antrim.
Bunting scrive in “Ancient Music of Ireland” (1840):
(Ballinderry) has been a favorite performance from time immemorial with the peasantry of the counties of Down and Antrim, the words being sung by one person while the rest of the party chant the cronan (chorus) in consonance…..There are numerous other sets of words sung to Ballinderry; they are all of a very rustic character and uniformly refer to localities along the rivers Bann and Lagan such as
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be in Magheralin etc
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be at the Cash of Toome etc

Queste varie versioni testuali furono trascritte fin dagli inizi dell’Ottocento e una sorta di sequel alla poesia di Graves venne scritto nel 1880 con il titolo di “The return of Phelimy Hyland” da James N. Richardson .

IL KENNING

Alfred Perceval Graves traspone in inglese un tipico keening irlandese, un’antica arte del pianto e del canto funebre derivato dalle tradizioni gaeliche.
Ballinderry è un distretto della costa occidentale del Lough Neagh il cuore azzurro della provincia Nord d’Irlanda, l’Ulster (da Lennymore Bay e Sandy Bay si raggiunge l’isoletta di Ram).
Erano signori gli O’Neill di Ballinderry che risiedevano nel castello di Portmore costruito nel 1661 o 1664 da Lord Conway (sulle fondamenta di una antica fortezza) tra Lough Beg e Lough Neagh; la tenuta era ricca di alberi centenari e di bellissimi boschi (vedi Bonny Portmore)

L’ISOLA DI RAM

L’isoletta oggi disabitata,  fu sede nel Medioevo di un monastero per poi essere venduta ai Conti O’Neill; un grazioso cottage estivo con il tetto in paglia fu edificato dal primo conte Charles O’Neill agli inizi dell’Ottocento proprio nelle vicinanze dei ruderi del monastero, unitamente a una casetta per i custodi; sembra che con la bassa marea l’isola fosse raggiungibile via terra percorrendo una strada pavimentata rialzata (i cui resti sono ancora visibili).
L’isola è un luogo ameno in cui passeggiare rigoglioso di alberi (molti dei quali piantati proprio dal conte) e ricco di roseti, feconda e bella come un angolo di paradiso; sull’isola vivevano due custodi Jane e Robert Cardwell, una sorta di geni tutelari che conducevano una semplice ed eremitica vita in simbiosi con l’isola e le sue risorse: si trasferirono sull’isola nel 1883 e ci rimasero fino alla fine, Robert morì nel 1929 e Jane nel 1933 alla veneranda età di 102 anni.

Ecco come appariva il cottage a metà ottocento

e come appare oggi

ASCOLTA The Cottars in “Made In Cape Breton,” 2002 che tenerezza sentire cantare una voce così fresca e giovane! (all’epoca del loro primo cd erano tutti degli adolescenti)


I
‘Twas pretty to be in Ballinderry (1)
‘Twas pretty to be in Aghalee (2)
Still prettier to be on bonny Ram’s Island
Sitting forever beneath a tree (3)
Ochone, ochone! Ochone, ochone!(4)
II (5)
For often I sailed to bonny Ram’s Island
Arm in arm with Phelim, my diamond (6)
And he would whistle and I would sing
And we would make the whole island ring
III
“I’m going,” he said, “from bonny Ram’s Island
Out and across the deep blue sea
And if in your heart you love me, Mary
Open your arms at last to me”
IV
‘Twas happy to be in little Ballinderry
now ‘tis sad as sad can be;
For the ship that sailed with Phelimy Diamond
Is lost for ever beneath the sea.
Traduzione di Cattia Salto
I
Era bello stare a Ballinderry
era bello stare a Aghalee
e ancora meglio stare nella bella isola di Ram
seduti per sempre sotto ad un albero
Ahimè, ahimè, Ahimè, ahimè
II
Perchè spesso navigavo verso la bella isola di Ram
tra le braccia di Phelim, il mio gioiello
e lui avrebbe suonato il flauto e io avrei cantato
e noi avremmo fatto il giro di tutta l’isola
II
“Vado via- disse lui – dalla bella isola di Ram
per attraversare il mare profondo
e se nel tuo cuore mi ami Mary
abbracciami un’ultima volta”
IV
Era bello stare a Ballinderry
ora invece è molto triste
perchè la nave che salpò con Phelimy Diamond
è perduta per sempre nell’oceano

NOTE
1) dal gaelico Baile an Doire = ‘town of the oak wood’
2) i Clancy Brothers dicono Aucholee
3) il verso di Graves dice “Trysting under the ivy tree!”
4) lamento in gaelico equivalente ad Alas
5) la strofa nella versione di Graves dice
“For often I roved in little Ram’s Island,
Side by side with Phelimy Hyland,
And still he’d court me and I’d be coy,
Though at heart I loved him, my handsome boy!”
6) Phelimy Hyland probabilmente storpiato in “Phelimy Diamond.” invece di diamond i Clancy Brothers dicono demon; scritto anche come Phelim my love,
FONTI
http://www.culturenorthernireland.org/features/heritage/rams-island
http://www.kilwarlin.com/about10.html
http://www.ramsisland.org/
http://www.libraryireland.com/Irish-Folk-Songs/Twas-Pretty-To-Be-In-Ballinderry-1.php
http://poetrynook.com/poem/twas-pretty-be-ballinderry
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=13807
http://glenavyhistory.com/townlands/townlands-glenavy-parish/rams-island-townland-glenavy-parish/

SWEET ROSEANNA

Fu Alan Lomax a registrare sul campo il canto di pescatori della Virginia e ad arrangiarlo come canto folk dal titolo “Sweet Roseanna” per il  Bright Light Quartette  (copyright 1960).
A metà tra il walzer lento e la ninna-nanna il canto era una volta utilizzato dai pescatori per coordinare gli sforzi nel tirare su le reti piene di pesci. Tutto sommato un canto triste per dirla con parole di Francesco De Gregori “Recuperavano le reti i pescatori e si sentiva cantare un canto, ma erano acqua le parole ed era triste quel canto…”  (in Miramare) Le strofe sono quanto mai varie, secondo l’estro dello shantyman.

ASCOLTA Elvis Perkins live 2010
ASCOLTA Pete Seeger & Arlo Guthrie live 1975 che adattava le strofe ai contesti in cui si trovava a cantare interagendo con il pubblico

ASCOLTA John Reilly & Friends live 2013

Sweet Roseanne, sweet Roseanne,
Bye-bye sweet Roseanna.
I thought I heard my baby say:
I won’t be home tomorrow.

Sweet Roseanne, my darlin’ child,
Bye-bye sweet Roseanna.
Sweet Roseanne, my darlin’ child,
I won’t be home tomorrow.

CHORUS
Bye-bye, bye-bye, bye-bye, bye-bye
Bye-bye sweet Roseanna.
Bye-bye, bye-bye, bye-bye, bye-bye
I won’t be home tomorrow.
The steamboat’s comin’ ‘round the bend,
Bye-bye sweet Roseanna.
She’s loaded down with harvestmen,
I won’t be home tomorrow.

Don’t you want to go home on your next payday?
Bye-bye sweet Roseanna.
Don’t you want to go home on your next payday?
I won’t be home tomorrow.

I’m goin’ away but not to stay,
Bye-bye sweet Roseanna.
I’m goin’ away but not to stay,
I won’t be home tomorrow.

ASCOLTA Kimsbersmen Scarica mp3


Oh, Ro-se-anne, sweet Ro-se-anne,
Bye bye my Ro-se-an-na
I’m goin’ away, but not to stay, (1)
And I won’t be home tomorrow.
A dollar a day’s a sailor(fishermen)’s pay
It’s easy come, easy slip (go) away
We’ll leave the port at the break of day(2)
we’ll sailing out across the bay (3)
Our ship (4) is sailing (coming) around the bend (5)
It(she)’s loaded down with fishermen (6)
TRADUZIONE
Oh Rosanna cara Rosanna
arrivederci mia Rosanna
vado via e non resterò
non sarò a casa domani
Un dollaro al giorno è una paga da marinai (pescatori)
è facile arrivare, è facile andare via.
Lasceremo il porto al sorgere
dell’alba
navigheremo per la baia.
La nostra nave è pronta alla partenza
è tutta piena di pescatori

Note
1) oppure “I’ll see you again but I dont know when”
2)” Were bound away at the break of day” oppure “We won’t be back for many a day”
3)” Around cape horn we’ll make our way” oppure “We’re sailing North, across the bay”
4) the boats oppure The steam boat
5) oppure “from Southend”
6) harvest men

ASCOLTA The Brothers Four in BMOC 1961


Sweet, Ro-sy-anne, my darlin’ child
The ocean is a sailor’ bride
We’ll cast out nets on the ocean blue
with every cast I’ll think of you
I though I heard the ocean (old man) said
Don’t you want to go home on your next payday? (7)
TRADUZIONE
Cara Rosanna, mia bambolina
l’oceano è la sposa del marinaio
getteremo le nostre reti nell’oceano azzurro
ho sentito il capitano dire:
non volete andare a casa il prossimo giorno di paga?

Note
7) We won’t be back till next payday

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=6076
http://bartonpara.com/bp/wp-content/audio/lr/lr19.html
http://www.musicanet.org/robokopp/shanty/roseanna.htm

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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