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GREEN GROW’TH THE HOLLY

Green groweth the Holly” è un madrigale rinascimentale attribuito a Enrico VIII. Una trentina di composizioni gli sono state attribuite  e compaiono nell'”Henry VIII Manuscript” (Add. MS 31922) compilato da un anonimo cortigiano coevo.
Un brano con lo stesso nome e con la stessa prima strofa che si sviluppa poi con versi differenti sulla stessa melodia rinascimentale, è stato scritto da Percy Dearmer (1867-1936), egli raccolse molti inni religiosi per reintrodurre la tradizione musicale e la musica medievale inglese nella Chiesa d’Inghilterra

LA VERSIONE RINASCIMENTALE

Enrico VIII, diventato re d’Inghilterra a 18 anni, parlava 4 lingue, suonava 3 strumenti musicali, cantava e componeva brani musicali. Nei primi anni del suo regno si comportava in effetti più come un principe dedito ai piaceri che un re preoccupato dagli affari del suo regno.
“Green grows the holly” (in italiano Verde cresce l’agrifoglio) è stato pubblicato nel 1522 come madrigale a 3 voci.
Nell’affermare la forza maschia e vigorosa dell’agrifoglio, il poeta dichiara la propria fedeltà all’amata: lei è l’edera che gli cresce attorno, e mentre nel rigore dell’inverno tutti gli altri alberi sono spogli, solo il re agrifoglio e la regina edera crescono verdeggianti e rigogliosi, così solo a lei, cortesemente, egli affida il suo cuore; anche che la poesia d’amore del tempo era espressa nelle forme convenzionali dell’amor cortese,  molto probabilmente, l’amore era sentito veramente dal poeta.
L’intreccio tra i due sempreverdi richiama il Nodo d’Amore celtico tra il rovo e la rosa già lungamente trattato nella categoria delle ballate celtiche e europee (vedi) in cui corollario all’amore romantico ma non socialmente approvato, è il nodo d’amore tra rovo e rosa, che cresciuti dalle rispettive tombe degli amanti si congiungono e intrecciano tra loro.

Enrico vide per la prima volta Anna nel marzo del 1522 che partecipava, assieme a sua sorella Maria, a un ballo organizzato da Wolsey in onore degli ambasciatori imperiali. Era un ballo in maschera sul tema dell’assalto al castello d’Amore dal titolo Chateau Vert.

IL CASTELLO D’AMORE CORTESE

Un castello in miniatura era stato allestito nella sala del ricevimento con alti bastioni e torri merlate, l’impalcatura di legno era strata rivestita con carta verde, per un effetto spettrale la carta era stata tinteggiata con il verderame. Abbiamo un resoconto scritto dal cronista di corte Edward Hall, che descrive tutto lo svolgimento del balletto, ma guardiamolo nella trasposizione della Serie Tv I Tudors (vedi).


E’ il momento dell’Assalto dei cavalieri Amorosità, Nobiltà, Giovinezza, Assistenza, Lealtà, Piacere, Garbo e Libertà che gettano sui difensori arance e datteri contro ai petali di rose e confetti lanciati dalle dame. Subito le protettrici del castello, (nel video indossano abiti neri) cioè i sentimenti più ostili all’amore, fuggono e i cavalieri possono scalare le mura del castello per avventarsi sulle otto ragazze biancovestite: Bellezza, Onore, Perseveranza, Costanza, Cortesia, Generosità, Misericordia e Pietà. Anna impersonava la Perseveranza e fu subito notata dal re che si mise a corteggiarla durante il ballo per festeggiare la  conquista del Castello Verde. O almeno è così che potrebbe essere andata…

Pare che lei gli avesse sussurrato “Seducetemi, scrivetemi lettere, poesie! Io adoro le poesieIncantatemi con le parole, seducetemi.. ” e la “Grene growth the holy” potrebbe essere proprio una di queste poesie messe in musica per meglio aiutare il Re nel suo corteggiamento..

I Fagiolini: Grene growth the holy madrigale a 3 voci “Henry VIII Manuscript” (Add. MS 31922 British Library, Londra)

Anonymous 4

Henry VIII
I
Green groweth the holly,
so doth the ivy.
Though winter blasts
blow never so high,

Green groweth the holly.
II
As the holly groweth green
And never changeth hue,
So I am, and ever hath been,
Unto my lady true.
III
As the holly groweth green,
With ivy all alone,
When flowerys cannot be seen
And green-wood leaves be gone,
IV
Now unto my lady
Promise to her I make:
From all other only
To her I me betake.
V
Adieu, mine own lady,
Adieu, my specïal,
Who hath my heart truly,
Be sure, and ever shall.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera,
sebbene le raffiche invernali non abbiamo mai colpito così forte,
verde cresce l’agrifoglio.
II
Come l’agrifoglio cresce verde
e mai cambia tono,
così io, mai son cambiato
verso la mia amata Signora.
III
Come l’agrifoglio cresce verde
con l’edera, tutto solo,
quando i fiori non ci son più
e le foglie del bosco sono cadute.
IV
Ora innanzi alla mia Signora
una promessa faccio:
fra tutti gli altri,
solo a lei, mi affiderò.
V
Addio, mia Signora.
Addio mia favorita,
colei che tiene il mio cuore,
ora e per sempre
Enrico VIII e Anna Bolena nella serie I Tudors

LA VERSIONE VITTORIANA

Percy Dearmer prende spunto dal madrigale rinascimentale per modificare il testo in chiave salvifica ma anche per celebrare il ciclo agrario e il lavoro dei campi.
Susan McKeown & Lindsey Horner

Barry&Beth Hall

Percy Dearmer
I
Green grow’th the holly
So doth the ivy
Though winter blasts blow na’er so high
Green grow’th the holly
II
Gay are the flowers
Hedgerows and ploughlands
The days grow longer in the sun
Soft fall the showers
III
Full gold the harvest
Grain for thy labor
With God must work for daily bread
Else, man, thou starvest
IV
Fast fall the shed leaves
Russet and yellow
But resting buds are smug and safe
Where swung the dead leaves
V
Green grow’th the holly
So doth the ivy
The God of life can never die
Hope! Saith the holly
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera,
sebbene le raffiche invernali
non abbiamo mai colpito così forte,
verde cresce l’agrifoglio.
II
Gai sono i fiori
le siepi e i campi arati
i giorni si snodano lenti nel sole,
piano cadono le piogge.
III
L’oro accende il raccolto
del grano per il tuo lavoro,
in Dio si lavora per il pane quotidiano altrimenti, uomo, tu morirai di fame
IV
Presto cadono le foglie
rossicce e gialle
ma i germogli riposano sani e salvi
dove giacciono le foglie morte.
V
Verde cresce l’agrifoglio,
così pure l’edera
il Dio della Vita non può mai morire
Speranza! Dice l’agrifoglio!

FONTI
http://www.thetudorswiki.com/page/MASQUERADES+on+The+Tudors
http://ontanomagico.altervista.org/holly.htm
http://www.luminarium.org/renlit/greengroweth.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/grene_growith_the_holy.htm

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/green_growth_the_holly.htm

The Holly and the Ivy Girl

Nelle isole britanniche la tradizione ottocentesca del Natale voleva che le case fossero decorate con sempreverdi e in genere erano i bambini e le donne ad occuparsi di raccogliere e vendere cespi e rametti di agrifoglio, vischio ed edera.

Durante il periodo natalizio le città erano affollate di venditori ambulanti con carretti e grossi cesti di sempreverdi, perlo più di giovane età ed estremamente poveri.
Il canto di Natale ‘The Holly and Ivy Girl‘ è una piccola fiaba sul modello della povera fiammiferaia: una bambina vende i sempreverdi intirizzita dal freddo, e come quella muore sotto l’indifferenza dei passanti.

Selling Christmas Trees ~ David Jacobsen ~ (1821-1871)

The Holly and Ivy Girl‘ più comunemente  intitolato “(Come Buy) My Nice Fresh Ivy” è un canto di Natale scritto da John Keegan (1809-49) sulla melodia O’Carolan’s Lament dell’arpista irlandese Turlough O’Carolan (1670-1738) –Lament for Roe Owen O’Neill (Uaill Cuma Eogan Ruaid Ua Niall)
Versione per chitarra di John Renbourn
Un lament perfetto per la cornamusa:  in Celtic Mystique, Howard Baer

E ancora una versione di John Doan

Molte delle poesie e scritti di John Keegan riflettono sugli orrori della Grande Carestia, e lui stesso morì di colera in giovane età. La poesia fu pubblicata nella prima edizione del The Irishman (1849) e Keegan la scrisse probabilmente suggestionato dalla fiaba della Piccola Fiammiferaia di Andersen pubblicata proprio l’anno precedente. Una versione estesa di 8 strofe è riportata ne “The Ballads of Ireland” di Edward Hayes, 1855,
Maureen Hegarty strofe I, II, I

Il Cór Na Nog Rté Choir la canta nel film  ‘Evelyn,’ 2002 strofe I, II


I
Come buy my nice fresh ivy
And my holly sprigs so green
I have the finest branches
That ever yet were seen
Come buy from me good Christians
And let me home I pray
And I’ll wish you a Merry Christmas times
And a happy New Year’s Day.
II
Ah! Won’t you take my ivy
The loveliest ever seen
Ah! Won’t you have my holly boughs
All you who love the green
Do take a bunch of each
And on my knees I’ll pray
That God may bless you Christmas
And be with you on New Year’s Day.
III
The cold wind whistled mournfully
O’er Dublin’s dreary town
And this a dying maiden (1) sang
While the cold hail rattled down
One stiff hand clutched her ivy sprigs
And holly boughs so fair
With the other she kept brushing
The haildrops from her hair
traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Venite a comprare la mia bella e fresca edera e i miei rametti di agrifoglio così verdi, ho i rami più belli
che abbiate mai visto.
Venite a comprare da me, bravi cristiani e fatemi ritornare a casa, ve ne prego,
vi auguro un Buon Natale
e un felice Anno Nuovo”
II
“Ah! Non volete prendere la mia edera
La più bella mai vista.
Ah! Non volete avere il mio cespo d’agrifoglio
voi che amate i sempreverdi
prendetene un ramo di entrambi
e inginocchiata pregherò
che Dio benedica il vostro Natale
e che sia con voi a Capodanno”
III
Il vento freddo soffiava mesto
sulla tetra citta di Dublino
e così una fanciulla esangue cantava
mentre il freddo nevischio cadeva,
con una mano intirizzita lei stringeva i rami d’edera e i rametti d’agrifoglio così belli, con l’altra si ripuliva
il ghiaccio dai capelli

NOTE
1) nelle verioni attuali sono cantate solo le prime due strofe quelle in cui la fanciulla invita con il canto la gente a comprare la sua merce, dietro al tono mesto si cela la drammaticità del racconto, la povera bambina tutta intirizzita e denutrita è in procinto di morire, sopraffatta dagli stenti e dalla sua misera vita.
Così prosegue la poesia

So grim and statue-like she seemed, ‘twas evident the Death
Was lurking in her footsteps – while her hot impeded breath
Too plainly told her early doom – though the burden of her lay
Was still of life and Christmas joys, and a Happy New Year’s Day.


‘Twas in that broad, bleak Thomas Street, I heard the wanderer sing,
I stood a moment in the mire, beyond the ragged ring-
My heart felt cold and lonely, and my thoughts were far away,
Where I was many a Christmas-tide and Happy New Year’s Day.


I dreamed of wonderings in the woods among the Holly Green;
I dreamed of my own native cot and porch with Ivey Screen:
I dreamed of lights forever dimm’d – of Hopes that can’t return –
And dropped a tear on Christmas fires that never more can burn.


The ghost-like singer still sung on, but no one came to buy;
The hurrying crowd passed to and fro, but did not heed her cry;
She uttered on low, piercing moan-then cast her boughs away-
And smiling, cried-“I’ll rest with God before the New Year’s Day!”


On New Year’s Day I said my prayers above a new-made grave,
Dug recently in sacred soi, by Liffey’s murmuring wave;
The Minstrel maid from Earth to Heaven has winged her happy way,
And now enjoys, with sister saints, and endless New Year’s Day.

La melodia suonata al piano da Howard J Foster

e da J.J. Sheridan

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=28256
http://iltemporitrovatodiantonella.blogspot.it/2014/12/storie-di-natale-la-piccola_10.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/come_buy_my_nice_fresh_ivy.htm
https://www.joeheaney.org/en/holly-and-ivy-girl-the/

SANS DAY CAROL

Taddeo Gaddi, Madonna del Parto

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo (prima parte).
Per meglio dire però nei canti di Natale si attua un ribaltamento di significati: è il principio femminile incarnato in Maria a diventare la regina della foresta.

LA VERSIONE CORNICA: Sans day carol

La versione è nota con il titolo St Day Carol dal villaggio di St Day in Cornovaglia dove è stata trascritta solo in epoca vittoriana. In “The Oxford Book of Carols” (1928) si scrive “The Sans Day or St Day Carol was so named because the melody and the first three verses were taken down at St Day in the parish of Gwennap, Cornwall … We owe the carol to the kindness of the Rev. G. H. Doble, to whom Mr W. D. Watson sang it after hearing an old man, Mr Thomas Beard, sing it at St Day. A version in Cornish was subsequently published ( Ma gron war’n gelinen ) with a fourth stanza, [… a berry as blood is it red …], here translated and added to Mr Beard’s English version.”

Nella tradizione cornica diversamente dalla versione inglese di “The Holly and the Ivy”  è stata mantenuta più chiaramente la struttura melodica della carola medievale nella sua forma di danza saltellante.

Artisan in Christman is come in, 2009

The Chieftains in “The Bells of Dublin” 1991


I
Now the holly she (1) bears a berry
as white(2) as the milk,
And Mary bore Jesus,
all wrapped up in silk:
CHORUS
And Mary she bore Jesus
our Saviour for to be,
And the first tree in the greenwood,
it was the holly. Holly! Holly!
II
Now the holly she bears a berry
as green as the grass,
And Mary bore Jesus,
who died on the cross:
III
Now the holly she bears a berry
as black as the coal,
And Mary bore Jesus,
who died for us all
IV
Now the holly she bears a berry,
as blood is it red,
Then trust we our Saviour,
who rose from the dead
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio porta una bacca
bianca come il latte
e Maria porta  Gesù
in fasce di seta
CORO
e Maria porta  Gesù
per essere il nostro Salvatore
e il primo albero della foresta
è l’agrifoglio. Agrifoglio! Agrifoglio!
II
L’agrifoglio porta una bacca
verde come l’erba
e Maria porta  Gesù
che morì sulla croce
III
L’agrifoglio porta una bacca
nera come carbone
e Maria porta  Gesù
che morì per noi tutti
IV
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
così confidiamo nel nostro Salvatore
che risorse dalla morte.

NOTE
1) Testualmente si ribalta il significato che l’antica religione aveva attribuito all’albero “esorcizzandolo”, così l’agrifoglio diventa “She” simbolo del principio femminile, è infatti paragonato a Maria
2) è ovviamente il fiore dell’agrifoglio ad essere bianco. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo. Ma qui i colori sono chiaramente simbolici

continua

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollybearsaberry.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/sans_day_carol.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=114408
http://www.christmas-carol-music.org/CDs/SansDay.html

THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) antico strumento dal suono lamentoso simile alla ghironda, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

NOS GALAN

“Nos Galan” è la canzone tradizionalmente suonata in tutto il Galles a Capodanno. La melodia richiama la musica dei madrigali elisabettiani del XVI sec e appartiene alla tradizione gallese delle musiche da danza (nella versione inglese diventa Deck the halls)
La prima trascrizione della melodia si trova in un manoscritto dell’arpista gallese John Parry (1710-1782), mentre l’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical Relicks of the Welsh“, 1784 e successiva edizione 1794), abbinò la stessa melodia ad una canzone d’amore dal titolo Oh! How Soft My Fair One’s Bosom

Originale gallese
O mor gynnes mynwes meinwen,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
O mor fwyn yw llwya meillionen,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
O mor felus yw’r cusanau, Gyda serch a mwynion eiriau
Traduzione inglese 1784
Oh! how soft my fair one’s bosom,
fal lal lal lal lal lal lal lal la:
Oh! how sweet the grove in blossom, fal lal lal lal lal lal lal lal la:
Oh! how blessed are the blisses, Words of love, and mutual kisses,

Le parole gallesi di “Nos Galan” che vengono cantate a Capodanno sono però ottocentesche,  attribuite al poeta John Ceiriog Hughes (1873).

ASCOLTA Iona in Nutmeg&Ginger 1996 che prosegue con Deck the Halls

e se proprio adorate i cori : ASCOLTA Barbers & Bishops

Versione in gallese di John Ceiriog Hughes, 1873
Oer yw’r gwr sy’n methu caru,
Fal la la la la, la la la la.
Hen fynyddoedd anwyl Cymru,
Fal la la la la, la la la la.
Iddo ef a’u car gynhesaf,
Gwyliau llawen flwydd nesaf,
I’r helbulus oer yw’r biliau
Sydd yn dyfod yn y Gwyliau,
Gwrando bregeth mewnun pennill,
Byth na waria fwy na’th ennill
Oer yw’r eira ar Eryi,
Er fod gwrthban gwlanen arni,
Oer yw’r bobol na ofalan’,
Gwrdd a’u gilydd Ar Nos Galan.

TRADUZIONE INGLESE
Cold is the man who can’t love,
Fa la la la la, la la la la,
The old mountains of dear Wales,
Fa la la la la, la la la la,
To him and his warmest friend,
A cheerful holiday next year,
To the troubled cold are the bills
Which come during the holidays;
Listening to a sermon in one verse;
Spending more than you earn.
Cold is the snow on Mount Snowdon(1),
Although it wears a woolen blanket,
Cold are the people who don’t take care
To meet together on New Year’s Eve.
traduzione italiano di Cattia Salto
Freddo è l’uomo che non sa amare
Fa la la la la, la la la la,
le vecchie montagne del caro Galles,
Fa la la la la, la la la la,
a lui e al suo amico più caloroso
buone feste e buon anno nuovo,
per chi si affanna freddi sono i resoconti che arrivano durante le vacanze;
ascoltando una predica per ogni verso, spendendo più di quanto si guadagni. Fredda e la neve sul Monte Snowdon (1) anche se si indossa un giaccone di lana,
fredda è la gente che non si cura
di riunirsi insieme alla Vigilia di Capodanno.

NOTE
1) Lo Snowdon è il monte più alto del Galles

La melodia di Nos Galan è la stessa di “Albe Flodau Nantgarw” (Nantgarw Floral Dance) – Nantgarw essendo un piccolo villaggio a nord di Cardiff.
Albe Flodau Nantgarw è prima melodia con una danza introno al palo del Maggio

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/nos_galan.htm

Celtic Wexford Carol a lullaby

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea del Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol.

Interpretato da moltissimi artisti irlandesi “Wexford Carol” è un canto di Natale onnipresente nelle compilation delle Celtic Christmas songs.  Esistono tuttavia diverse versioni testuali quella in gaelico irlandese (vedi) è posteriore al testo inglese più antico; d’altra parte se è più popolare la trascrizione ottocentesca di William Grattan Flood  (vedi), una versione più “celtica” ci viene da John Renbourn che riscrisse il testo trasformando l’inno natalizio in una ninna-nanna cantata da Maria per far addormentare Gesù neonato. L’andamento del primo movimento richiama l’altrettanto famosa Coventry Carol
ASCOLTA The Voice Squad, in “Traveller’s Prayer” di John Renbourn, 1998


I
Lulay lulay, my tiny child
Too soon you’ll know the world so wild
Yes all too soon you will be grown
And I’ll bide here alone, alone.
The rushing bellows you shall ride
And the light of the North Star will be your guide
But yet awhile, I’ll have you stay
Lulay my tiny child, lulay.
II
For you shall run in meadows green
And sport with otters all in the stream
And you shall chase the dapple deer
And swim with salmon in the waters clear.
To pluck the small birds from the sky
On the tail of the South wind, you shall fly
And take the high hills for your home
Blood of my blood, bone of my bone.
III
The moon must sleep beyond the tree
So weep sweet maid of Galilee
The sun must rise before the cross
To dry your tears and share your loss.
The darkest hour of the starless night
Must bow to the power of the Eastern light
That heals the earth and makes us whole
Heart of my heart, soul of my soul.
IV
And when at last your course is run
Joy of my joy, my little son
Beneath the sky you’ll stand alone
Flesh of my flesh, bone of my bone.
Yes you shall stand on the coal-black sands
To cross o’er the waters of the Western lands
But now I have you at my breast
Lulay my sweet one, gently rest
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ninna nanna mio bambino, troppo presto conoscerai l’aspro mondo
si, crescerai troppo presto
e io resterò qui, da sola, da sola.
Dovrai cavalcare i venti impetuosi
e la luce della stella polare sarà la tua guida
ma per ora ti terrò ancora un poco
Ninna nanna mio bambino
II
Perchè correrai tra i verdi prati
e giocherai con la lontra nel torrente
e rincorrerai il cervo maculato
e nuoterai con il salmone nelle fresche acque, (1)
prenderai gli uccellini dal cielo
sulle ali del vento del Sud volerai
e prenderai le alture come tua casa,
sangue del mo sangue, ossa delle mie ossa (2)
III
La luna deve dormire tra gli alberi
così piangi dolce fanciulla di Galilea
il sole deve sorgere prima della croce, per asciugare le tue lacrime e condividere la tua perdita.
L’ora più buia della notte senza stelle
deve inchinarsi al potere della Luce d’Oriente che risanerà la terra e ci renderà integri, cuore del mio cuore, anima dell’anima mia
IV
E quando sarai alla fine della tua strada
gioia della mia gioia, mio piccolino
sotto il cielo starai solo
carne della mia care, ossa delle mie ossa- Si tu starai sulla sabbia nera come il carbone per attraversare le acque delle terre occidentali,
ma ora ti tengo al mio seno
ninna nanna mio caro, riposa quieto

NOTE
1) le immagini si rifanno alle descrizioni della natura secondo la tradizione bardica
2) tipico patto di sangue secondo la tradizione celtica vedasi handfasting

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11332
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=11778

Carúl Loch Garman, il Natale dell’anno mille

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea di Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine.

La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la trascrizione da parte di William Grattan Flood, all’epoca organista della cattedrale di San Aidan, che venne poi stampata nell'”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.

VERSIONE STRUMENTALE
ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993

La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente, è infatti riportato nell’album “Ceol na Nollag” (Natale musica), 2002 pubblicato a Dublino da Cló Chaisil in collaborazione con Foras na Gaeilge (La lega Gaelica). Nel libretto allegato (vedi pdf) il canto Enniscorthy Carol è tradotto in gaelico irlandese da  M Cavanagh. La versione riporta solo due strofe incentrate sull’adorazione dei pastori.

CARÚL INIS CÓRTHAIDH, (Enniscorthy Carol) traduzione di M Cavanagh
Ó, tagaig’ uile is adhraigí
An leanbh cneasta sa chró ‘na luí
Is cuimhnígí ar ghrá an Rí
A thug dár saoradh anocht an Naí.
‘S a Mhuire Mháthair i bParrthas Dé,
Ar chlann bhocht Éabha guigh ‘nois go caomh,
Is doras an chró ná dún go deo
Go n-adhram’ feasta Mac Mhuire Ógh.


I mBeithil thoir i lár na hoích’
Ba chlos an deascéala d’aoirí,
Go follas don saol ón spéir go binn
Bhí aingle ‘canadh ó rinn go rinn.
“Gluaisig’ go beo,” dúirt Aingeal Dé,
“Go Beithil sall is gheobhaidh sibh É
‘Na luí go séimh i mainséar féir,
Siúd É an Meisias a ghráigh an saol.”

Traduzione inglese di
Stiofán Ó Briain
I
Oh, come all and adore
The kind baby in the stable lying down
And remember the love of the King
Who gave the infant tonight for our liberation.
And his Mother Mary in God’s Paradise,
Pray gently for Eve’s poor family,
And never close the stable door
That I may henceforth worship the Son of Young Mary.
II
In eastern Bethlehem in the middle of the night
The good news was heard by shepherds
Revealing to the world from the sky sweetly
angels were singing from star to star
“Move quickly, ” said God’s Angle,
“To the far side of Bethlehem and you’ll find him
lying softly in manger grass,
That is the Messiah that the world loves.”
Traduzione italiano di
Cattia Salto
I
Oh venite tutti ad adorare
il Re bambino che giace nella mangiatoia
e ricordate l’amore del Padre
che ci diede il bambinello stanotte per la nostra liberazione.
E sua Madre Maria nel Paradiso divino, prega dolcemente per la povera famiglia di Eva
e non chiude la porta della grotta affinchè si possa d’ora in poi adorare il figlio della vergine (1) Maria
II
Nella Betlemme orientale nel cuore della notte
la lieta novella fu udita dai pastori,
rivelata in Terra dal Cielo
gli angeli soavemente cantavano da stella a stella
“Andate presto- disse l’Angelo del Signore –
all’estremo opposto di Betlemme e lo troverete
disteso quietamente sulla paglia (2) della mangiatoia, questo è il Messia che il mondo ama”

NOTE
1) il riferimento non è tanto alla giovane età di Maria quanto piuttosto alla sua verginea fanciullezza. La verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
2) anche qui ho preferito utilizzare un termine che più richiama il presepe tradizionale 

IL NATALE NELL’ANNO MILLE

Ho voluto accostare il canto natalizio con la raffigurazione iconografica della natività che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo, l’anno mille o poco più, secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

Mosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione alto medievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia e fasciato come si fasciavano i neonati nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia. La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello.
I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re, la tradizione bizantina, infatti, ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi: la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore.
Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).
La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.
La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico.

LA VERSIONE INGLESE continua seconda  parte 

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54656

You Only Cross My Mind in Winter

Per coloro che si sentono oppressi dal freddo e dai cieli grigi, l’inverno è la stagione ideale della solitudine e dell’introspezione .
Scrive Sting nelle note di accompagnamento dell’album “If On a Winter’s Night” 2009 (che trae il titolo dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore”):
“Walking amid the snows of Winter, or sitting entranced in a darkened room gazing at the firelight, usually evokes in me a mood of reflection, a mood that can be at times philosophical, at others wildly irrational; I find myself haunted by memories. For Winter is the season of ghosts; and ghosts, if they can be said to reside anywhere, reside here in this season of frosts and in these long hours of darkness. We must treat with them calmly and civilly, before the snows melt and the cycle of the seasons begins once more.
(traduzione italiano: Camminare tra le nevi d’Inverno o sedersi  in una stanza buia a guardare incantati il fuoco del camino, mi richiama a uno stato d’animo riflessivo, uno stato d’animo che potrebbe essere a volte filosofico, altre volte follemente irrazionale; mi ritrovo ossessionato dai ricordi. Perchè l’Inverno è la stagione dei fantasmi; e i fantasmi, sebbene si sia portati a dire che risiedano ovunque,  risiedono qui in questa stagione del gelo e in queste lunghe ore di oscurità. Dobbiamo venire a patti con loro in modo calmo e civile, prima che le nevi si sciolgano e il ciclo delle stagioni ricominci un’altra volta”)

Vediamolo nel Dvd “Dietro le quinte” ripreso durante le registrazioni  dell’album nella sua villa sulle colline di Firenze (Villa Il Palagio di Figline Valdarno)

Ovviamente ho comprato il cd appena uscito e ogni inverno lo riascolto per il suo mix di musica barocca e folk che mantiene tuttavia un’atmosfera domestica, intima e raccolta, riscaldata dal fuoco della legna e delle candele. Partecipano all’operazione, tra gli altri, la violinista Kathryn Tickell, il chitarrista Dominic Miller, l’arpista Mary Macmaster e il sassofonista Kenny Garrett.
Siccome un po’ per volta ho inserito le canzoni dell’album nel blog ne faccio un’indice
Gabriel’s Message
Soul Cake
There Is No Rose of Such Virtue”
“The Snow It Melts the Soonest
Christmas at Sea
Lo, How a Rose E’er Blooming
Cold Song
“The Burning Babe”
“Now Winter Comes Slowly”
“The Hounds of Winter”
Balulalow
Cherry Tree Carol
“Lullaby for an Anxious Child”
“The Hurdy-Gurdy Man”
You Only Cross My Mind in Winter
“Bethlehem Down”
“Blake’s Cradle Song”
The Coventry Carol

You Only Cross My Mind in Winter

You Only Cross My Mind in Winter” è un poesia scritta da Sting ispirato dalla musica di J.S. Bach (La Sarabanda dalla VI Suite per violoncello) e richiama inevitabilmente le atmosfere dell’album “Songs from the Labyrinth” (2006) con Sting che gioca con i toni bassi e cupi della sua voce appoggiato dal liuto del celebre Edin Karamazov e sul tappeto degli Archi della Musica Aeterna Orchestra.


I
Always this winter child,
December’s sun (1) sits low against the sky
Cold light on frozen fields,
The cattle in their stable lowing.
II
When two walked this winter road,
Ten thousand miles seemed nothing to us then,
Now one walks with heavy tread
The space between their footsteps slowing
III
All day the snow did fall,
What’s left of the day is close drawn in (2),
I speak your name as if you’d answer me,
But the silence of the snow is deafening
IV
How well do I recall our arguments,
Our logic owed no debts or recompense,
Philosophy and faith were ghosts
That we would chase until
The gates of heaven were broken
V
But something makes me turn, I don’t know,
To see another’s footsteps there in the snow,
I smile to myself and then I wonder why it is
You only cross my mind in winter
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sempre quest’inverno fanciullo
il sole di dicembre assiso basso in cielo
luce fredda su campi di ghiaccio
il bestiame nella stalla che muggisce
II
Quando in due camminavamo su questa strada invernale, allora per noi diecimila miglia non erano niente, adesso si cammina con passo pesante, lo spazio tra le orme rallentato.
III
Tutto il giorno è caduta la neve,
quel che resta del giorno è prossimo a concludersi,
pronuncio il tuo nome come se mi rispondessi,
ma il silenzio della neve è assordante
IV
Quanto bene ricordo i nostri argomenti
la nostra logica non aveva debiti o ricompense,
filosofia e fede erano fantasmi
che inseguivamo fin tanto che
i cancelli del paradiso fossero rotti
V
Ma qualcosa mi ha fatto voltare, non so,
vedere altre orme là nella neve,
sorrido a me stesso e così mi chiedo perchè
tu attraversi la mia mente solo in inverno

NOTE
1) il fanciullo dell’inverno è il sole solstiziale che rinasce rinnovando la vita sulla Terra
2) l’approssimarsi del buio è anche presagio di caducità

LA MELODIA: LA SARABANDA

La Sarabanda è una danza lenta di carattere solenne nata nel 1500 entra a far parte della Suite Barocca come movimento tipico (allemanda-corrente-sarabanda-giga)
ASCOLTA Mischa Maisky

Un esauriente excursus di Irene Marone al clavicembalo

Le movenze della danza richiamano sempre più quello che diventerà il balletto classico, postura, grazia e agilità oggetto di studio e allenamento.

FONTI
http://www.stingoop.com/ifonawintersnightreview.htm

http://www.sting.com/discography/lyrics/lyric/song/582
http://annaclassica.blogspot.it/2010/12/fascino-di-una-sarabanda.html

White are the far-off plains

Nel cd “To drive the cold winter away” (1987) Loreena Mckennitt rende omaggio alla sua terra, il Canada e al suo illustre poeta in lingua inglese Archibald Lampman (1861 –1899)  mettendo in musica la poesia “Snow”. Denominato il “Canadian Keats” Lampman scrisse più di 300 poesie la maggior parte basate sull’osservazione del paesaggio sia rurale che  naturale, ma morì a soli 38 anni per un attacco di cuore; amante della vita all’aria aperta trasse ispirazione dal territorio nei dintorni della città di Ottawa, dove visse per la maggior parte della sua vita; fu amico del poeta Duncan Campbell Scott, che si prodigò per pubblicarne gli ultimi lavori letterari post-mortem.
Lyrics of Earth” è la sua seconda raccolta di poesie pubblicata nel 1895 da Copeland and Day di Boston, tuttavia le vendite furono scarse, sebbene il poeta fosse già noto per le sue pubblicazioni letterarie presso varie e prestigiose riviste inglesi, americane e canadesi.

Tom Thomson: The last snow

ASCOLTA Loreena McKennitt, il brano è riportato oltre che in  “To drive the cold winter away” (1987) anche in “A Midwinter nights dream” (2008) che riprende e amplia l’EP “A winter garden: five songs for the season” del 1995. La prima versione ha un arrangiamento musicale più essenziale, incentrato sull’arpa e il suono lontano del flauto; nella seconda versione si aggiungono violoncello, violino e organetto. La melodia composta dalla McKennitt è una soave ninnananna che rasserena e invita a dolci sogni.

ASCOLTA la prima versione; è questo il secondo album dell’artista canadese ancora improntato alla semplicità e essenzialità della forma (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA la seconda versione (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA Cedar Breaks in “Tyme, Aspects of Home” 2013: lasciano che sia il violino a portare il lamento, addolcito dalle armonie delle chitarre e dalle voci di Rebecca Croft e Diana Glissmeyer  (strofe I, III, II, VI) il video è prodotto da Norman Bosworth filmato nell’inverno del 2012 presso le Rocky Mountains.


I
White are the far-off plains (1),
and white the fading forests grow;
wind dies out along the heights
denser still the snow,
A gathering weight on roof and tree,
Falls down scarce audibly.
II
The road before me smooths
and fills apace, and all about
The fences dwindle, and the hills
Are blotted slowly out;
The naked trees loom spectrally
Into the dim white sky.
III
Meadows and far-sheeted streams
Lie still without a sound;
Like some soft minister(2) of dreams
The snow-fall hoods me round;
In wood and water, earth and air,
silence is everywhere.
IV
Save when at lonely spells (3)
Some farmer’s sleigh, urged on,
With rustling runners and sharp bells,
Swings by me and is gone;
Or from the empty waste I hear
A sound remote and clear;
V
The barking of a dog,
To cattle, is sharply pealed,
Borne echoing from some wayside stall
Or barnyard far afield;
Then all is silent and the snow falls
Settling soft and slow
VI
The evening deepens and the gray
Folds closer earth and sky
The world seems shrouded far away.
Its noises sleep, and I
secret as yon buried streams
plod dumbly on and dream.
I dream
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Bianche sono le pianure lontane,
e bianche le foreste che si scolorano
il vento svanisce dietro le alture
si addensa la neve,
accumulando peso su tetti e alberi
mentre scende silenziosa.
II
La strada innanzi a me si addolcisce
e si riempie in fretta e tutt’intorno
gli steccati scompaiono e le colline
sono pian piano offuscate;
gli alberi spogli si profilano spettrali
contro il cielo bianco e fioco.
III
Prati e torrenti ricoperti di neve
giacciono immobili senza suono;
come un sommesso Ministro dei sogni, la nevicata mi sovrasta;
nel bosco e nell’acqua, in cielo e in terra, il silenzio è in ogni dove.
IV
Tranne quando sporadicamente
la slitta di un contadino, incitata,
con sottili lame e stridule campanelle, mi scivola accanto e scompare; o sento, dalla landa disabitata un suono remoto e chiaro;
V
l’abbaiare di un cane,
lo scampanare acuto del bestiame
eco partorito da qualche stalla ai bordi della strada o da un aia in lontananza;
poi tutto è silenzio e la neve cade
depositandosi soffice e lenta.
VI
La sera imbrunisce, ed il grigio
unisce cielo e terra
il mondo appare velato e lontano;
i suoi rumori dormono, ed io, nascosto come quel torrente sepolto, persevero silente e sogno.
Io sogno

NOTE
*tratta in parte da qui, la poesia di Archibald Lampman nella versione integrale qui
1)  nella seconda versione diventa fields
2) l’angelo, ministro di Dio, mediatore tra l’uomo e la divinità, ambasciatore; la nevicata  mette tutto a tacere e invita al sonno, ottundendo i sensi sia della vista che dell’udito e ponendo l’io al centro di sè, racchiuso in sè. L’immagine è conclusa nella strofa finale in cui il poeta sogna. L’immagine evoca il cimitero e la morte, l’angelo di pietra ritratto su molte tombe.
3) lonely spells è da intendersi in senso temporale, letteralmente “periodi isolati” infatti nell’originale è scritto “lonely intervals” che ho preferito risolvere con un avverbio

FONTI
http://www.biographi.ca/en/bio/lampman_archibald_12E.html
https://www.kobo.com/it/it/ebook/archibald-lampman

La notte del lupo che porta l’inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù che secondo la tradizione andò a predicare il Cristianesimo in Asia Minore e intorno al Mar Nero, tra i Daci, i Sarmati e i Russi risalendo fino al Volga.

Tuttavia queste peregrinazioni dell’apostolo non sono storicamente accertate e le fonti letterarie sono vaghe e confuse.
La cristianizzazione dei daco-romani avvenne in modo lento, sulla scia della diffusione del Cristianesimo nelle Chiese Orientali, in continua dialettica con la Chiesa di Roma che portò allo Scisma d’Oriente; la Chiesa ortodossa rumena fece capo al Patriarcato di Costantinopoli per proclamarsi autocefala nella metà dell’Ottocento.
Sabina Ispas, la direttrice dell’Istituto di Etnografia e Folclore “Constantin Brăiloiu” di Bucarest spiega che nella cultura romena, Sant’Andrea è situato al confine tra autunno e inverno. “Dopo la sua celebrazione inizia l’inverno propriamente detto. Infatti il primo mese invernale reca il suo nome, perché dicembre è noto anche con i nomi di Indrea o Undrea. A cominciare dalla sera di Sant’Andrea si fanno i preparativi per accogliere il neonato Gesù Cristo. La sera di Sant’Andrea la gente non dorme. Se si trova in chiesa o in monasteri, prega, mentre a casa, vengono praticati rituali volti a proteggere dalle forze negative“, spiega Sabina Ispas. (tratto da qui)
Anche la cultura sarda conserva il nome dell’apostolo  nel mese di novembre chiamandolo SANT’ANDRÌA che Salvatore Dedola traduce come ‘Mese in cui il Cielo inzuppa la terra’. (vedi)
A  Ion Corvin (Constanța, sud-est della Romania)  la grotta di Sant’Andrea è ancora luogo di grandi pellegrinaggi; la grotta scavata nella roccia si trova alla base di un boschetto che la nascose alla vista per secoli. Si racconta che attorno all’anno 60 d.C. Sant’Andrea utilizzasse le sorgenti di acqua vicine alla grotta per battezzare i primi cristiani: la strada era già spianata perchè  i Geto-Daci credevano nell’immortalità dell’anima e veneravano il dio Zamolxis (Zalmosside) un dio della montagna o del cielo -ma anche del mondo infero- “… questo Zamolxis – conoscente del modo di vita ionio, e di abitudini tranquille di quelle tracie, perchè ha avuto legami con i greci e con Pitagora, un grande pensatore di questi,- ha costruito una casa per radunare tutti gli uomini, dove, si dice, lui li riceveva e li metteva a banchettare, tutti i capi dei paesi, dicendogli che nè loro nè i loro discendenti moriranno, ma andranno in un posto dove avranno parte di tutte le bontà. Nel frattempo quando si facevano i banchetti e quando lui diceva queste cose, iniziò a costruire una abitazione sotto terra. Quando fu pronta, lui scese nella sua casa, e visse lì per tre anni. I Traci volevano riaverlo e lo piansero e fecero un lutto per lui. Nel quarto anno lui riapparse, e così Zamolxe fece i suoi insegnamenti degni di essere creduti.” Herodoto, Storie, lv , 95 -96.
Per l’approfondimento sull’uomo-dio Zalmoxis rimando alle ricerche di Marco del Rio (qui e qui)

La  Ciuleandra è una danza rituale che si ritiene fosse praticata dai Geti per trasmettere messaggi al  Dio Zamolxis, il nome significa “Danza del cardo rosso”, diffusa pianta dai poteri curativi.

MONOTEISTI?

In merito alla religione e ai miti dei Daci (e ai Daci stessi) si conosce molto poco, la prospettiva odierna può solo prendere atto della mancanza di sufficiente materiale su cui compiere degli studi rigorosi; con buona probabilità la civiltà dacia è molto più antica e complessa di quanto si sia voluto ammettere, con un pregiudizio a favore dell’occupazione romana, potendosi ravvisare piuttosto un antenato comune tra le due popolazioni ascrivibile ai Traci. Ma come per i Celti, di Traci e Geti non si hanno informazioni scritte di prima mano, di loro ne testimoniano usanze e credenze i Greci e i Romani con tutti gli inevitabili o voluti fraintendimenti.

IL POPOLO DEI LUPI

I Romani sotto Traiano ci misero cinque anni per conquistare la Dacia, vi trovarono dei guerrieri tenaci che combattevano con cariche tumultuose e accompagnate da molto strepito, un po’ alla maniera dei guerrieri celti. (continua)
Il loro stendardo era una testa di lupo con corpo di drago. Così il furor heroicus passava attraverso la metamorfosi rituale in belva (vedasi i germani berserkir) e il Lupo rimase lo spirito protettore dei Daci.
A leggere certi storici sembrerebbe che la popolazione dei Daci sia stata sterminata dai civilizzati Romani (la maggior parte uccisa e il rimanente portato in catene a Roma) sostituita da bravi e volenterosi coloni provenienti da ogni dove dell’impero romano; ma molto probabilmente non è così che è andata, nei Romeni di oggi  il sostrato geto-dacico è molto più presente di quello “romano”; ulteriori conquistatori si avvicendarono in quelle terre, Goti e Unni pressanti alle soglie del morente Impero Romano, e nel Medioevo Slavi, Ungheresi e Turchi.

L’INVERNO

In Romania la festa di Sant’Andrea viene collegata dal folklore alla “notte del lupo che porta l’inverno”, sono i lupi famelici identificati con i rigori dell’inverno, il gelo e la neve della stagione della fame (“tempo da lupi”, “fame da lupi”); così come il celtico Samain la notte della vigilia è una notte magica in cui i viventi devono proteggersi da lupi e lemuri (spiriti della notte), principale ingrediente nei riti è l’aglio con le teste intrecciate a decorare porte e finestre; si svolgeva in particolare la Veglia dell’Aglio, una sorta di notte bianca con musica e balli presso la casa dall’anziana del paese.
Delia Suiogan, etnologa presso l’Università del Nord di Baia Mare, spiega: L’aglio può legare la bocca ai lupi, perché abbiamo anche questo simbolo in questa notte magica. Si pratica anche la veglia dell’aglio. La gente usava riunirsi nella casa di un’anziana che conosceva tutte le regole di questo rito. Venivano tutte le ragazze del villaggio e ciascuna portava con sé tre teste di aglio. Passavano poi una notte bianca sorvegliando questo aglio accanto al quale veniva messo un pupazzo detto proprio Indrei, che rappresentava una divinità precristiana sotto la forma di Babbo Andrea, che doveva morire. Si faceva così una veglia allegra, anche se tutto ciò succedeva durante il periodo di digiuno che precedeva il Natale.”(tratto da qui)
L’aglio era poi distribuito tra le fanciulle per portare in casa fortuna e salute.

SPETTRI VIVI, SPETTRI MORTI, VAMPIRI

Il termine romeno strigoi si traduce con spettro ma anche stregone o vampiro, il popolo romeno distingue tra spiriti vivi (“strigoi vii”) e spiriti morti (“strigoi morţi”), coloro cioè destinati a diventare vampiri dopo la morte. Si diventa strigoi dalla nascita quando i genitori non sono sposati (o se si muore prima del battesimo) o quando si nasce con la “camicia” (cioè con la membrana amniotica che avvolge la testa del neonato), anche i settimini sono sulla buona strada per diventare strigoi, o chi conduce una vita peccaminosa (praticare la stregoneria o ottenere denaro con l’inganno)  o chi diventa un suicida. Questi strigoi  possono fare del male volontariamente o involontariamente già in vita (una sorta di jettatori all’ennesima potenza) e sono sorvegliati attentamente dai loro famigliari, i quali sono pronti a compiere i dovuti rituali post-mortem per impedirne il ritorno nel mondo dei vivi. Gli spettri morti sono spiriti che non sono riusciti a varcare la soglia dell’al di là così ritornano spesso nelle proprie case, disturbando l’ordine dei viventi.
Scrive Moreno Pedriziani nel suo saggio “Alcuni elementi sulle credenze e le creature soprannaturali in età moderna”
La parte più superstiziosa e popolare di queste leggende vuole che un uomo che non mangi mai aglio sia soggetto al vampirismo, così come se una donna incinta si rifiuta di mangiare il sale, o se un vampiro incrocia lo sguardo con una donna incinta (in questo caso sarà il bambino a nascere vampiro). Diventa vampiro anche colui la cui ombra viene calpestata da un gatto, o chi proietta la propria ombra su un cadavere.
Il termine romeno per vampiro è strigois, dalla radice semantica del verbo che significare “gridare”, poiché si riteneva che la loro apparizione fosse accompagnata da terribili grida, quelle che potevano essere sentite nella notte di Sant’Andrea, un momento considerato magico. La parola fu soggetta a tabù linguistico e i vampiri vennero sempre chiamati con altri nomi: necurat (sudicio), deformato poi in nosferat. Il vampiro di sesso femminile in Romania era lo strigoaica, che amava succhiare il sangue degli infanti e distruggere la fertilità dei campi e la salute delle persone, poteri che in Occidente erano associati tradizionalmente alle streghe di sesso femminile. Gli strigois erano considerati particolarmente subdoli poiché potevano anche alimentarsi di cibi umani e fingere di compiere una vita normale, sposarsi e fare figli per assicurare la loro stirpe malvagia a cui trasmettevano il loro stato d’essere. (Tratto da qui)

Il trailer di Strigoi di Faye Jackson (2008)

L’Andrea delle ragazze

La notte di Sant’Andrea  le fanciulle pregavano il santo per conoscere il futuro marito, tradizioni condivise tra le popolazioni contadine europee nelle notti magiche: il grano sotto al cuscino per sognare il ragazzo che verrà a chiedere di seminarlo, come pure le infiorescenze  del basilico o i semi di mela (che devono essere 41), sempre messi  sotto al cuscino, con tutti i simbolismi sottesi alla fertilità. Spiega Sabina Ispas “Questo gesto non va guardato come una specie di incantesimo, ma come un gesto tramite cui, in un momento speciale, l’uomo entra in contatto con il trascendente tramite la mediazione di Sant’Andrea, per sapere informazioni su ciò che succederà con lui e con i suoi beni, ma solo per la durata di un anno. Si tratta non di chiaroveggenza, ma di un messaggio che il trascendente trasmette all’individuo tramite la mediazione del vegetale” (tratto da qui)
Tanti esempi di questa mediazione vegetale li troviamo nei racconti nelle ballate popolari vedasi ad esempio il rituale celtico dei semi di canapa (qui)
Nelle notti magiche è inoltre più facile avere accesso a delle visioni connesse con la luce riflessa: occorre una lanterna o una candela per guardare nel fondo di un pozzo  o attraverso uno specchio o anche una bacinella (d’argento) piena d’acqua.
Alla Festa di Sant’Andrea sono legate anche una serie di superstizioni:
-se durante la notte della vigilia della Festa di Sant’Andrea nevica o piove, oppure se il cielo è coperto e segue la fase di luna piena, allora sarà un inverno difficile e molto freddo;
-si portano in mansarda dodici grandi cipolle, una per ogni mese del anno, e si tengono lì fino a Natale. Le cipolle che hanno germinato significano mesi ricchi per l’agricoltura, mentre le cipolle marce significano mesi con tanta pioggia e grandine;
-non ci si presta né ci si regala nulla in questa giornata, in modo da avere un anno nuovo ricco e con pochi danni di ogni genere. (tratto da qui)

continua

FONTI
https://celticfearn.wordpress.com/2010/05/28/il-lupo-miti-leggende-insegnamenti/
http://gazzetta.arkekairos.org/appuntamento-la-daciastoriatradizioni-cultura/
http://www.turismoitalianews.it/i-luoghi-piu-insoliti/11786-romania,-tradizioni-e-costumi-in-bucovina-e-maramure%C5%9F-per-la-festa-di-sant%E2%80%99andrea
http://www.rri.ro/it_it/sant_andrea_e_san_nicola_nella_tradizione_romena-2556590

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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