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Sant’Andrea e l’inizio dell’Inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù e diventato Santo patrono in Scozia, Russia, Ucraina, e Romania. Venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa, le sue reliquie sono sparse tra le varie cattedrali di tutt’Europa e in gran numero in Italia, Sant’Andrea è infatti  patrono di oltre 120 località italiane.
Festeggiano Sant’Andrea i pescatori e le località dove la pesca -di mare, lago o fiume – costituisce una fonte di guadagno.

Andrea apostolo, di professione pescatore, in seguito al suo martirio, avvenuto il 30 di novembre del 60 d.C., nella città greca di Patrasso, assurgerà agli onori dei cieli in qualità di protettore di tutti i pescatori e marinai del mondo. E proprio loro, pescatori e marinai, dalla Grecia alla Spagna, passando per l’Italia, lo ricordano con sagre e feste nel suo ‘dies mortis’. 
Nella città dove fu vescovo, Patrasso, lo festeggiano con cerimonie religiose particolarmente sentite che culminano con agapi gastronomiche a base di polpo al sugo. Particolare degno di nota è che, come annota l’antropologo svizzero Bachofen nel suo diario di viaggio, la chiesa di Aghios Andreas sorgerebbe su un antico tempio pagano dedicato al dio Poseidone, potente dio del mare. (tratto da qui)

Nella liturgia, con la festa di sant’Andrea, che abitualmente cade nella prima domenica dell’Avvento (periodo che precede il Natale), inizia il nuovo Anno liturgico e le tradizioni popolari legate alla festa sono tipiche del capodanno!

IL GIOCO RITUALE DELLA SANTANDREA E LO SCAMBIO DEL PESCE

Nella Tuscia (la provincia di Viterbo) ricorre l’usanza di costruire una lunga fila di barattoli in vista della festa di Sant’Andrea (la scampanata o santandrea).
Quasi tutti i giovani residenti compresi dai 7 ai 15 -16 anni dalle ore 20,00 alle 23,00 percorrono, le vie del paese trainando decine di barattoli di metallo collegati tra loro con fili di ferro e corde, facendo ovviamente un rumore infernale.
La preparazione parte alcuni giorni prima, per assemblare quanti piu’ barattoli possibile. Le coppie piu’ forti e “adulte” guidano tutto il resto del gruppo per le vie del paese. Terminato il faticoso giro ognuno ritorna alle proprie abitazioni con la speranza di avere scacciato tutte le figure maligne che popolano l’oscurita’ della notte.
A proposito c’e’ anche una cantilena tramandata oralmente riferita a questa manifestazione:
sant’andrea giu’ pe’ le mura,
a tutte le fije je mette paura;
la su’ matre ‘mpaiolata,
butta i l’oio pe la casa;
pe la casa e pi pollaio,
state su che canta i gallo;
canta i gallo e la gallina,
state su zi’ caterina.
Per esorcizzare le lunghe notti vicine al solstizio d’inverno ecco il rumore dei barattoli, il gallo che chiama il giorno per lasciarsi alle spalle la notte lunga e buia, lo spargere olio per la casa allo scopo di schermare l’abitazione dalle influenze esterne. (tratto da qui)
Nel Medioevo al posto dei barattoli si usavano campanacci e campanelle ma la richiesta era sempre la stessa: che il Santo facesse soffiare un forte vento per far cadere a terra tante olive ” in modo che nei giorni seguenti, donne e bambini potevano recarsi nei campi e raccogliere in terra quello che non potevano toccare quando era sulla pianta, in quanto proprietà di pochi Signorotti locali e trarne così quella poca quantità di olio bastante alloro piccolo fabbisogno. ” (tratto da qui)

Altra usanza viterbese curiosa è quella dello scambio del pesce di cioccolato (o in pasta di mandorle) tra fidanzati; anche i bambini mettono un piattino fuori dalla finestra della cameretta nella speranza che il Santo di passaggio nella notte di vigilia lasci un pesce di cioccolato. Ormai le varianti sul tema (quelli classici sono i pesci di cioccolato incartati nella stagnola) sono tantissime con biscotti di pastafrolla e il protagonisti del fondale marino: polipi, calamari, cavallucci e stelle. (vedi)

ASCOLTA la folk band della Tuscia, La Tresca

IL RITO SACRIFICALE

In molte località del Nord Italia (e in particolare in Friuli e in Romagna) per Sant’Andrea viene ucciso il maiale. A Budoia si prende “el porc su la brea” (il poco per la briglia) “Per Sant’Andrea ciapa al porch per la sea” (prendi il maiale per il codino), ma anche “Per copare el mas-cio bisogna che faga fredo e strin” il maiale assieme all’oca (San Martino) costituirono da sempre per le popolazioni contadine la riserva di grasso e proteine per i mesi invernali.

FONTI
Lunario di Alfredo Cattabiani
http://www.calabrian.it/cultura/42/sant-andrea-apostolo-dello-jonio-e-la-statua-lignea-del-santo-patrono.html
http://www.puglia.info/blog/index.php/la-tradizione-delle-triglie-di-santandrea-a-presicce-7137.html
http://russi.racine.ra.it/vitacontadina/maiale.htm
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2168&categoria=1&sezione=37&rubrica=
http://www.lafune.eu/il-pesce-di-santandrea-storia-di-una-tradizione/

God Bless the Master of This House

Here We Come A-Wassailing è forse il canto di questua natalizio più popolare, tramandato e raccolto in varie versioni. Tra queste “God bless the master of this house” con un versetto estrapolato che è diventato canto a se stante, spesso utilizzato come Mummers’ Salutation nel Hampshire, Sussex, Surrey e Berkshire . Il testo è anche “Christmas Rhyme” nel  “The Nursery Rhyme Book” di Andrew Lang  (1897)


I
God bless the master of this house,
The mistress bless also,
And all the little children
That round the table go;
II
And all your kin and kinsmen,
That dwell both far and near;
I wish you a merry Christmas,
And a happy New Year
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Dio benedica il padrone di questa casa
e anche la padrona
e tutti i bambini piccoli
seduti attorno al tavolo.
II
E tutti i parenti
vicini e lontani
vi auguro un Buon Natale
e un Felice Anno Nuovo
illustrazione di L. Leslie Brooke

ASCOLTA Frank Bond di North Waltham (Hampshire) fondatore del gruppo mummers “North Waltham Jolly Jacks” attivo fino agli anni 50 (vari spezzoni, senza audio, qui)

ASCOLTA The Watersons che riprendono la versione di Preston Candover (archivio)


I
God bless the master of this house
And send him long to reign;
Wherever he walks wherever he rides, Lord Jesus be his guide.
II
God bless the mistress of this house
With a gold chain round her breast;
Amongst her friends and kindred
God send her soul to rest.
III
From morn till morn remember thou
When first our Christ was born,
He was crucified between two thieves
And crowned with a thorn.
IV
From morn till morn remember thou
When Christ lay on the rood,
‘Twas for our sins and wickedness
Christ shed his precious blood
V
From morn till morn remember thou
When Christ was wrapped in clay;
He was put into some sepulchre
Where never no man lay.
VI
God bless the ruler of this house
And send him long to reign,
And many a merry Christmas
We may live to see again.
VII
Now I have said my carol
Which I intend to do;
God bless us all both great and small
And send us a happy New Year
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Dio benedica il padrone di questa casa e lo preservi nel comando, ovunque andrà a piedi o a cavallo
il Signore Gesù sarà la sua guida
II
Dio benedica la padrona di questa casa
con la collana d’oro sul petto
tra amici e parenti
Dio manderà la sua anima a riposare
III
Di giorno in giorno ricordatevi
quando il nostro Cristo è nato
e fu crocefisso tra due ladroni
e incoronato di spine
IV
Di giorno in giorno ricordatevi
quando  Cristo fu sulla croce, fu per i nostri peccati e la nostra malvagità che Cristo versò il suo prezioso sangue
V
Di giorno in giorno ricordatevi
quando  Cristo  fu avvolto nel sudario
fu messo nel sepolcro
dove mai nessun uomo giacque.
VI
Dio benedica il padrone di questa casa
e lo preservi nel comando,
e che tanti felici Natali
possiamo vivere per vederli ancora
VII
Ora ho cantato il mio inno
come avevo intenzione di fare
che Dio benedica noi tutti grandi e piccini e ci mandi un felice Anno Nuovo

Vedi indice wassail song

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/godblessthemaster.html
https://afolksongaweek.wordpress.com/2015/12/19/week-226-god-bless-the-master/
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/god_bless_the_master_of_this_hou.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1858

Masters In This Hall

Nel 1860 William Morris  scrisse il testo dell’inno natalizio “Masters in This Hall“. Artista e scrittore, fondatore del movimento artistico “Arts and Crafts”, nonchè membro della “Confraternita dei Raffaelliti”  Morris era fautore di un ritorno alla qualità artistica delle botteghe medievali, per un artigianato d’arte contrapposto al degrado di qualità e di gusto causato dall’industrialesimo.
L’ideologia preraffaelita, per così dire, nella sua semplice sintesi, era geniale. L’idea del sublime, del lusso, delle cose belle, preziose, e poi dei modi gentili, dello stile raffinato, della situazione sospesa come in incantamento, colta nella magia di ambienti simbolici. Accanto a questa, l’idea speculare del popolo nobilitato da un lavoro a dimensione umana, un popolo non solo artigiano, quindi arricchito dalla bellezza del proprio mestiere d’arte, ma anche artefice. Nati nel pieno degli eccessi del capitalismo, che proprio nell’Inghilterra dell’Ottocento stava costruendo il suo potere sulla miseria e lo sfruttamento di masse di diseredati, schiavizzati dal lavoro di fabbrica, i preraffaeliti svilupparono una loro sensibilità sociale, ma estranea al freddo economicismo marxista. Il loro era un socialismo neanche umanitario, ma populista, anzi patriottico, romantico, quasi mitico. (tratto da qui)

Tra le sue massime spicca “Non avere nella tua casa nulla che tu non sappia utile, o che non creda bello“, al di là degli slogan nella sua azienda la Morris, Marshall & Co – in cui si dedicò principalmente al disegno di decorazioni floreali per tessuti, pannelli per pareti, arazzi e finestre (pittura su vetro e su carta da parati)- saranno usate comunque le macchine “industriali”, ma con una logica contraria al processo di industrializzazione in atto: è la macchina a dover essere al servizio dell’uomo, e non viceversa.

Morris scrisse “Masters in This Hall” (anche intitolato “Nowell, Sing We Clear”) all’età di 26 anni quando era tirocinante presso lo studio dell’architetto Edmund Street, forse suggestionato dalla melodia che vi suonò l’architetto e musicista Edmund Sedding, il quale incluse il testo scritto dall’amico nella sua raccolta “Nine Antient and Goodly Carols for the Merry Tide of Christmas” (1860); la versione originale consta di 12 strofe, ma in genere oggi ne vengono cantate solo 4 o 5, ed è eseguito spesso dalle corali essendo stato arrangiato da Gustav Holst nel suo “Three Carols” per coro e orchestra (o per organo).

ASCOLTA Barry Beth Hall in “A Feast of Songs” 2002

ASCOLTA l’arrangiamento di John Riggio


I
Masters in this Hall,
Hear ye news to-day
Brought from over sea,
And ever I you pray:
Chorus
Nowell! Nowell! Nowell!
Nowell, sing we clearl
Holpen are all folk on earth,
Born is God’s son so dear:
Nowell! Nowell! Nowell!
Nowell, sing we loudl
God to-day hath poor folk raised
And cast a-down the proud.
II
Going o’er the hills,
Through the milk-white snow,
Heard I ewes bleat
While the wind did blow
III
Then to Bethlem town
We went two and two,
And in a sorry place
Heard the oxen low
IV
Therein did we see
A sweet and goodly may
And a fair old man,
Upon the straw she lay
V
And a little child
On her arm had she,
“Wot ye who this is?”
Said the hinds to me
VI
This is Christ the Lord,
Masters be ye glad!
Christmas is come in,
And no folk should be sad
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mastri (1) di questa sala
ascoltate la novella di oggi
portata da oltremare
e sempre vi prego:
Coro
E’ Nato, è nato è nato
è nato, cantiamo serenamente
soccorso è il popolo in terra
è nato il figlio di Dio così amato.
E’ Nato, è nato è nato
è nato cantiamo forte

Dio ha oggi innalzato la povera gente
e abbattuto i superbi (2)

II
Andando per le colline
sulla neve bianco latte
udii belare le pecorelle
mentre il vento soffiava:
III
Allora alla città di Betlemme
andammo due a due
e in un luogo desolato
udimmo il bue muggire:
IV
Là vedemmo
una dolce e bella Maria (3)
e un vecchio fiero,
sulla paglia lei giaceva
V
E un piccolino
aveva tra le braccia
“Non sapete chi è costui?”
mi dissero i servi
VI
“Questo è Cristo il Signore
mastri siate contenti!
Natale è arrivato
e il popolo non deve essere triste”

NOTE
1) il termine master ha un preciso significato medievale quello di magister colui che eccelle in un’arte così da poter essere considerato un caposcuola, in questo contesto si riferisce in generale alla gentry ma in particolare ai mastri artigiani di una corporazione
2) nel passato Morris vedeva una società più coesa, più genuina e apparentemente serena, un popolo nobile con un innato senso dell’armonia e del bello. Nei suoi scritti egli coniuga populismo romantico con il socialismo utopistico: Il “socialismo” di Morris consisteva nel generico rifiuto della società capitalistica e nella volontà – altrettanto generica – di promuovere quella che veniva chiamata “arte integrata”, cioè a dimensione dell’uomo e del suo ambiente, nel rispetto della storia, della tradizione, degli stili e della natura. C’era inoltre in Morris il convincimento che il lavoro comunitario, anche in ambito artistico, fosse la condizione migliore per favorire l’affermazione della creatività individuale. (tratto da qui)
3) ovviamente May sta per Mary

LA MELODIA FRANCESE

Nel 1706 il violinista e compositore francese Marin Marais scrisse “Alcyone”  tragedia in musica con la “Marche pour les Matelots” (Marcia per i Marinai) inserita nel Terzo Atto.
Il maestro di danza Raoul-Auger Feuillet vi coreografò la danza ‘La Matelotte’, di sua invenzione (probabilmente ispirandosi alle danze ricreative dei marinai), utilizzando e perfezionando il metodo di  notazione della danza teatrale sviluppato da Pierre Beauchamp. L’opera conobbe una vasta eco in Parigi e province e fu rappresentata fino al 1771 contribuendo alla popolarità della danza stessa nel Sud e Sud-Ovest della Francia (in particolare in Provenza, Guascogna) e nei Paesi Bassi.

ASCOLTA Jordi Savall

LA DANZA

La coreografia di  Raoul-Auger Feuillet (in Recueil de contredanse, 1706) è una contraddanza che in Inghilterra prende il nome di “The Female Saylor” (traddotta da John Essex  nel 1710). La danza è stata ulteriormente schematizzata e riportata in auge nel 1965 da Pat Shaw nel suo Six Simple Country Dances. 

Danza Antica: bellissima la versione barocca con strumenti d’epoca e i danzatori in costume

ecco l’intermezzo del solo eseguito dal cavaliere (per visualizzare meglio i passi) questa parte solista si è perduta nella versione della english country dance

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/socialismopreraffaeliti.html
https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/william-morris/
http://www.chiarapecorelli.com/it/william-morris-e-il-movimento-arts-and-crafts/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/masters_in_this_hall-2.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/masters_in_this_hall-1.htm

WASSAILING FOR THE MUMPING DAY

WAES HAEL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva l’usanza del Wassailing, il brindisi per festeggiare l’anno nuovo!
Ai nostri giorni il wassail si prepara come un punch molto speziato a base di sidro (per la ricetta qui), o anche un vin brulè (per la ricetta qui) , ma nel Medioevo il liquido principale doveva essere della birra calda con sidro di mele o polpa di mele.
In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute”ed è il nome dato sia al brindisi che alla coppa che contiene la bevanda del brindisi. In origine si ritiene che i brindisi si svolgessero nei frutteti dove si brindava per la salute e la prosperità degli alberi (vedi), poi si passò alle visite benaugurali di porta in porta nei villaggi, che ripetevano le antiche strofe ed altre ne aggiungevano, alla salute dei padroni di casa e alla loro prosperità.
Dal wassailing porta a porta, la wassailing bowl (= grolla della salute) entra nelle case sulla tavola di Natale come bevanda per i commensali!

Nel Medioevo gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro oppure portavano la grolla della salute (wassail bowl) di casa in casa, cantando per reclamizzarne la bontà e per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo, in attesa di una piccola ricompensa.

LA COPPA DEL BRINDISI

grolla valdostana con beccucci
grolla valdostana senza beccucci

A volte una coppa svasata, già nel Medioevo la “jolly wassel bowl” prende forma di grande pisside intagliata nel legno.

Anche la grolla valdostana (tipica della Val D’Aosta e del Canavese) ha forme simili, alta e stretta scolpita nel legno (noce o acero) ha come bevanda principe il vin brulè; derivata da quella la “coppa dell’amicizia” è invece più panciuta e con vari beccucci per bere il caffè alla valdostana “à la ronde”, ovvero facendo passare la coppa di mano in mano, senza mai appoggiarla sul tavolo. Probabilmente grolla deriva dal termine graal cioè calice, in lingua d’oil (francese arcaico) significa proprio “recipiente” o “coppa”: l’uso della grolla è storicamente documentato fin dall’Alto Medioevo degli oggetti in uso nei castelli.

Wassail bowl in terracotta 1702

Nel Settecento e in epoca vittoriana predomina in Gran Bretagna il modello in terracotta invetriata con manici, spesso abbondantemente decorata. Il coperchio a forma di alta cupola, è fondamentale per tenere al caldo la bevanda e i numerosi manici favoriscono il passaggio di mano in mano della coppa stessa.

Wassail Bowl
Inizialmente quindi erano i questuanti a portare la grolla di casa in casa (una simbolica condivisione comunitaria della bevanda e delle provviste così come si faceva nei tempi delle società tribali), ma più comunemente, specialmente in epoca vittoriana, erano i mendicanti o i bambini più poveri e le donne a girare con la tazza del wassail vuota perché fosse riempita con bevande calde per accompagnarci pane e formaggio elargiti dai padroni di casa!
Dal “wassailing” (canti rituali di natura non religiosa) si passa infine al “caroling” ossia ai canti di Natale di natura religiosa, una questua premiata con cioccolata calda e biscotti e praticata soprattutto dai bambini. (continua)

The Wassail Bowl
1860 – The Wassail Bowl – John Gilbert

THE WASSAIL SONGS

La struttura di questi canti di questua è tipica: si inizia con delle strofe che decantano la bontà della bevanda portata, la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti o quantomeno far venire la cameriera (o il maggiordomo) per portare del cibo o un’offerta in denaro; in cambio si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. (c’erano ovviamente anche le strofe delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!)

Nelle Midland occidentali dell’Inghilterra è ancora diffuso il canto di questua o carol natalizio “Jolly wassel-bowl” con un testo risalente probabilmente al 1600. La ricetta tipica che si preparava all’epoca per la wassail bowl era detta Lambswool per il colore chiaro e spumoso della sua superficie, ma secondo Richard Cook il nome potrebbe essere una corruzione di lamasool cioè “La mas ubal” ( “Il giorno delle mele”) la festa celtica dell’Apple Howling: To fully understand the traditions of the wassail in summary we can look at Samuel Johnson’s Dictionary, published in 1756, which says the ‘Wassail’ was: “a liquor made of apples, sugar, and ale; a drunken bout; a merry song”. Yet the word wassail derives from the much older, ‘Old English’ (Anglo-Saxon) words wæs (þu) hæl which means ‘be healthy’ or ‘be whole’ – both of which meanings survive in the modern English phrase to be, ‘hale and hearty’ – while the first written reference to wassailing dates back to a medieval 1486-93 AD record, for wassail payments made at the New Year, at St Mary De Pre Priory (in St Albans). (tratto da qui)

LAMBS WOOL

Robert Herrick (1648)
Next crown a bowl full
With gentle lamb’s wool :
Add sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale too ;
And thus ye must do
To make the wassail a swinger.
TESTO
Poi riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra

ASCOLTA Mundi in Apple Howing (2006) per una bella colonna sonora qui o su Spotify
Ricette d’epoca qui e qui

 A jolly wassel-bowl

ASCOLTA Leafy Greens & Mutton

Si riportano solo le strofe cantate invece delle 12 del testo integrale (qui); il testo è antico e si trova in diverse raccolte tra cui “Christmas Carols Ancient and Modern” (1833) con la nota di William Sandys: Printed in Ritson’s Ancient Songs, pp. 304-6. From a collection intitled “New Christmas Carols: Being fit also to be sung at Easter, Whitsontide, and other Festival Days of the year.” No date, 12 mo. black letter; “in the curious study of that ever-to-be-respected antiquary Mr. Anthony á Wood [1632-1695], in the Ashmoleian Museum.”

Jolly wassel-bowl
I
A jolly wassel-bowl,
A wassel of good ale,
Well fare the butler’s soul,
That setteth this to sale (1);
Our jolly wassel (2).
II
Good dame, here at your door
Our wassel we begin,
We are all maidens poor,
We pray now let us in,
With our wassel.
III
Our wassel we do fill
With apples and with spice (3),
Then grant us your good will
To taste here once or twice
Of our good wassel.
IV
Much joy into this hall
With us is entered in;
Our master, first of all,
We hope will now begin
Of our wassel.
V
Some bounty from your hands,
Our wassel to maintain:
We’l buy no house nor lands
With that which we do gain
With our wassel.
VI
Much joy betide them all,
Our prayers shall be still,
hope and ever shall,
For this your great good will
To our wassel.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
La grolla della salute,
una coppa di buona birra
conforterà l’anima del maggiordomo, quella che prepariamo per vendere (1)
il nostro allegro wassail (2)
II
Buona madama, qui alla vostra porta inizia la nostra questua
siamo tutte povere fanciulle
e vi preghiamo di farci entrare
con la nostra coppa
III
La nostra coppa riempiamo
con mele e spezie (3)
perciò assicurateci la vostra buona volontà di assaggiare uno o due sorsi del nostro buon wassail
IV
Tanta gioia in questa casa
con noi è entrata;
il nostro padrone, per primo
speriamo inizierà ora
con il nostro wassail
V
Dei doni dalle vostre mani
per provvedere al nostro wassail,
non compreremo case o terre
con quello che guadagneremo
con il nostro wassail
VI
Tanta gioia per tutti voi
le nostre preghiere saranno di pace,
speranza e ogni bene
per la vostra grande generosità
al nostro wassail

NOTE
1) nelle versioni più antiche sono i questuanti, per lo più le donne accompagnate dai figli piccoli, a preparare la grolla della salute e a portarla di casa in casa per il brindisi benaugurale
2) wassel è poi modernizzato in wassail
3) nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero.
Le spezie che già si utilizzavano nell’Alto Medioevo (ovviamente alle tavole dei ricchi per l’alto costo) erano: zenzero, zafferano, chiodi di garofano e pepe, mescolate poi a molte erbe aromatiche. Nel Duecento si aggiunsero: cubebe (un tipo di pepe), macis, zucchero, cannella, liquirizia, grano saraceno, cumino, anice, coriandolo e gromillo (sotto il nome di spezia si classificavano anche molte erbe curative e cereali) e nel Trecento noce moscata, galanga e cardamomo.

continua The Mumping Day

WASSAIL SONGS

Facciamo perciò un giro per la campagna britannica e in particolare nel Glouchestershire, nello Yorkshire e nel Somerset, nel Galles e in Cornovaglia

 THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL
 
THE GOWER WASSAIL 
 THE CORNISH WASSAIL SONGS
THE YORKSHIRE WASSAIL SONGS
 THE SOMERSET WASSAIL

FONTI
http://oakden.co.uk/lambswool/
http://www.cbladey.com/wassail.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=97570
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/a_jolly_wassel_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carroll_for_a_wassell_bowl.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/wassailing.htm

HERE WE COME A-WASSAILING

Wassail_BowlLe wassail songs sono canti di questua di natura non religiosa che risalgono sia al solstizio d’inverno che ai riti di primavera dalla remota origine. Gruppi di giovani questuanti cantavano e suonavano per le strade dietro il compenso di libagioni o di denaro  per augurare una buona festa di Natale e un felice Anno Nuovo.
(introduzione  e indice wassail songs qui)

GOODING CAROLS: la versione tradizionale dello Yorkshire

children-wasselingDa mump= mendicare il Mumping Day (oppure ‘Doleing Day’) cadeva il 21 dicembre e un tempo era il giorno in cui i poveri andavano a chiedere l’elemosina in vista del Natale per potersi procurare tante cose buone (good things).

Nello Staffordshire il termine utilizzato era semplicemente “a-gooding.” “In some parts of the country the day is marked by a custom, among poor persons, of going a gooding, as it is termed—that is to say, making the round of the parish in calling at the houses of their richer neighbours, and begging a supply either of money or provisions to procure good things, or the means of enjoying themselves at the approaching festival of Christmas. …By a correspondent of Notes and Queries, in 1857, we are informed that the custom of ‘Gooding’ exists in full force in Staffordshire, where not only the old women and widows, but representatives from every poor family in the parish, make their rounds in quest of alms. The clergyman is expected to give a shilling to each person, and at all houses a subsidy is looked for either in money or kind. In some parts of the same county a sum of money is collected from the wealthier inhabitants of the parish, and placed in the hands of the clergyman and churchwardens, who on the Sunday nearest to St. Thomas’s Day, distribute it in the vestry under the name of ‘ St. Thomas’s Dole.’ We learn also from an-other communication of the writer just quoted, that at Harrington, in Worcestershire, it is customary for children on St. Thomas’s Day to go round the village begging for apples” (tratto da qui)

ASCOLTA registrazione sul campo nel 1973


I
Oh, here we come a wassailing (1)
among the leaves so green (2),
Oh, here we come a wassailing
so fairer to be seen
Chorus
God send a happy,
God send a happy,
Pray God send you all
a happy New Year.
II
We are not daily beggars
that beg from door to door,
But we are neighbours’ children
who you have seen before (3).
III
God bless the master of this house,
God bless the mistress too,
God bless its dwellers one and all
with peace and plenty too
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Qui veniam per la questua, (1)
tra le foglie dei sempreverdi (2)
Qui veniam per la questua,
così belli a vedersi
CORO
Che Dio mandi,
Dio mandi un felice
che Dio vi mandi
un felice Nuovo Anno
II
Non siamo mendicanti abituali
che girano di porta in porta,
ma siamo i figli dei vicini di casa
che già conoscete.(3)
III
Dio benedica il padrone di questa casa e anche la padrona
Dio benedica i suoi abitanti uno ad uno, con pace e prosperità

NOTE
1) wassailing si traduce con brindisi benaugurale, ma qui ha significato di questua
2) non solo rametti di agrifoglio, i questuanti potavano dei bastoni decorati in cima con rametti e fronde di sempreverde decorati con nastri
3) chi canta specifica la propria appartenenza alla comunità del villaggio, non sono dei vagabondi (tinkers o minstrels)

YORKSHIRE WASSAIL: HERE WE COME A-WASSAILING

Yorkshire - carolingAnche se ogni villaggio dello Yorkshire  aveva una sua versione per il canto di questua invernale, c’è una sorta di modello standard testuale (mentre le melodie erano più diversificate tra di loro), che deve la sua notorietà al fatto di essere andato in stampa nella più popolare raccolta ottocentesca di canti natalizi “Christmas Carols New and Old” di Henry Ramsden Bramley e John Stainer (1871): i bambini chiedono qualche soldino, un po’ di pane e formaggio e potersi sedere un momento accanto al fuoco.
In genere mentre le strofe sono abbastanza simili e ricorrenti è il ritornello a presentare una certa varietà nella scelta delle frasi.
Nelle illustrazioni allegate a questo canto riportato nelle principali raccolte ottocentesche e d’inizi Novecento, sono raffigurati come questuanti dei gruppo di bambini senza la presenza di un adulto. Così nell’immagine in “Carols Old and Carols New” (1916) che accompagna “The Wassail Song” altro nome di “Here we come a-wassailing” vediamo un gruppetto di fanciulli che portano un bastone decorato con dei rametti di sempreverde, uno di loro tiene in mano una piccola borsa per le offerte e sulla soglia della casa vediamo arrivare il maggiordomo con il vassoio delle libagioni. Non sono più i bambini a portare la bevanda del brindisi gower-wassail

ASCOLTA Carlyle Fraser in versione strumentale

ASCOLTA Kate Rusty in Sweet Bells- 2008 (strofe I, II,III, VI)


I
Here we come a-wassailing
among the leaves so green,
Here we come a-wassailing
so fairly to be seen.
CHORUS
Love and joy come to you,
and to you our wassail too,
And God bless you and send you,
a Happy New Year,
God send you a Happy New Year.
II
We’re not daily beggars,
that beg from door to door,
But we are neighbor’s children,
that you’ve seen before.
III
We have a little purse,
it’s made of leather skin,
we need a silver sixpence,
to line it well within.
IV
Good master and good mistress,
As you sit beside the fire,
Pray think of us poor children
Who wander in the mire
V
Bring us out a table
And spread it with a cloth;
Bring us out a cheese,
And of your Christmas loaf
VI
God bless the master of this house,
and then the mistress too,
And all the little children,
that ‘round the table grew.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Qui veniam per la questua (1)
tra le foglie dei sempreverdi (2),
qui veniam per la questua
così belli a vedersi.
RITORNELLO
Perchè amore e gioia siano vostri
e a voi i nostri auguri
che Dio vi benedica e vi porti
un felice anno Nuovo
che Dio vi porti un felice anno Nuovo.
II
Non siamo mendicanti abituali
che girano di porta in porta,
ma siamo i figli dei vicini di casa.
che già conoscete.(3)
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio e vi chiediamo di darci qualche monetina d’argento (4),
per riempirlo bene.
IV
Buon padrone e padrona,
seduti accanto al fuoco del camino, pregate pensando a noi poveri bambini, che camminiamo nel fango
V
Portateci fuori un tavolo
e copritelo con una tovaglia,
portateci del formaggio
e la vostra pagnotta di Natale (5)
VI
Dio benedica il padrone di questa casa
e anche la padrona
e tutti i bambini piccoli
seduti intorno al tavolo.

NOTE
4) sei penny, moneta pre-decimale coniata fin dal 1551. IN epoca elisabettiana il sixpence equivaleva ad un giorno di paga per il bracciante agricolo
5) Una specie di pane dolce dalla forma allungata  fatto nello stampo del pane a cassetta, pieno di uva passa e canditi: per preparare il Pane di Natale secondo la ricetta irlandese continua)

Una variante inizia con “We’ve been a-while a-wandering”


I
We’ve been a-while a-wandering
Amongst the leaves so green.
But now we come a wassailing
So plainly to be seen,
CHORUS
For it’s Christmas time,
when we travel far and near;

May God bless you and send you
a happy New Year.
II
We are not daily beggars
That beg from door to door;
We are your neighbors children,
For we’ve been here before;
III
We’ve got a little purse;
Made of leathern ratchin skin;
We want a little of your money
To line it well within;
IV
Call up the butler of this house,
Likewise the mistress too,
And all the little children
That round the table go;
V
Bring us out a table
And spread it with a cloth,
Bring us out a mouldy cheese
And some of your Christmas loaf;
VI
Good master and good mistress,
While you’re sitting by the fire,
Pray think of us poor children
That’s wandered in the mire
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo stati per un po’ in giro
tra le foglie dei sempreverdi (2),
ma ora veniamo per una questua (1),
così belli a vedersi.
CORO
Perchè è il periodo di Natale
quando viaggiamo in lungo e in largo

che Dio vi benedica e vi porti un felice Anno Nuovo
II
Non siamo mendicanti abituali
che girano di porta in porta,
ma siamo i figli dei vicini di casa.
che (ben) conoscete.(3)
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio
vogliamo qualche spicciolo (4),
per riempirlo bene.
IV
Che venga il maggiordomo (5) della casa e anche la signora
e tutti i bambini piccoli
seduti intorno al tavolo
V
Portateci fuori un tavolo (6)
e metteteci una tovaglia
portateci fuori del formaggio erborinato (7) e delle pagnotte di Natale
VI
Buon Signore e Buona Signora
mentre viete seduti accanto al caminetto, vi preghiamo di pensare a noi poveri bambini che stiamo in giro nel fango

NOTE
4) le richieste sono per modeste elemosine
5) il maggiordomo della casa è un tratto distintivo della signorilità e del benessere dei padroni di casa (della gentry) in contrasto con la povertà dei questuanti
6) mentre in alcune versioni i bambini chiedono di poter entrare per riscaldarsi accanto al fuoco è più probabile che venissero accolti all’esterno
7) ovvero un formaggio con la muffa; l’equivalente al nostro gorgonzola è in Inghilterra detto Stilton (blue cheese)

WESSEL CUP CAROL

E’ una variante di “Here we come a-wassailing”
ASCOLTA The Children’s Wait in  A Victorian Christmas Revels 2000, che uniscono Gooding Carol/Wessel Cup Carol (su Spotify)


GOODING CAROL
Well-a-day! Well-a-day!
Christmas too soon goes away!
Then your gooding (1) we will pray
For the good-time (2) will not stay.
We are not beggars that beg from door to door,
But neighbors’ children (3) you have known before.
So gooding pray, we cannot stay,
we cannot stay, but must away.
For the Christmas will not stay,
Well-a-day! Well-a-day!

Traduzione italiano di Cattia Salto
Un buon giorno, un buon giorno!
Il Natale passa troppo in fretta!
Allora l’elemosina(1) chiederemo,
che il buon delle feste (2) non durerà!
Non siamo mendicanti che chiedono l’elemosina porta a porta,
ma i figli dei vicini (3) che già
conoscete.
Così vi preghiamo di darci delle cose buone, che non possiamo restare, e dobbiamo andare via.
Perchè il Natale non durerà,
un buon giorno, un buon giorno!

NOTE
1) gooding è l’elemosina deriva da: tante cose buone (good things).
2)  good-time: letteralmente il buon tempo anche nel senso di tempo della bontà, generosità ovvero il tempo delle cose buone (da mangiare)
3) chi canta specifica la propria appartenenza alla comunità del villaggio

WESSEL CUP CAROL
I
Here we come a-wassailing
Among the leaves so green,
Here we come a-wand’ring
So fair to be seen.
CHORUS
Cheer cheer wessel and the jolly wassel
Bring cheer wealth and joy
Cheer cheer wessel
II
Call up the butler of this house
to put on his golden ring
let him bring us a glass of beer
and the better we shall sing
III
We have a little purse
Made of stretching leather skin;
We want some little money
To line it well within.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Qui veniamo per un brindisi,
tra le foglie dei sempreverdi
qui veniamo facendo il giro
così belli da vedere
CORO
Un prospero e felice wassail
portiamo auguri, salute e gioia
un prospero wassail
II
Che venga il maggiordomo  della casa con addosso il suo anello d’oro (4)
che ci porti un bicchiere di birra (5)
e meglio canteremo
III
Abbiamo un borsellino
fatto di cuoio
vogliamo qualche spicciolo,
per riempirlo bene.

NOTE
4) nelle case signorili era il maggiordomo a servire i questuanti
5) la birra era la bevanda del popolo e consumata anche dai bambini

ulteriori varianti continua

FONTI
http://www.yorkshirefolksong.net/song.cfm?songID=22
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/yorkshire_wassail.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54221 http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/herewecomeawassailing.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/wassail_song-1.htm

WASSAILING! THE GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL

Wassail_BowlPer Natale e Capodanno nei paesi nordici è ancora viva  l’usanza del Wassailing,  il brindisi per festeggiare l’anno nuovo! In Inglese antico la frase “Waes Hael” significa “Buona Salute” ed è il nome dato alla coppa che contiene la bevanda del  brindisi. (prima parte introduttiva qui)

Gloucestershire è una contea dell’Inghilterra sud-occidentale

THE  GLOUCHESTERSHIRE WASSAIL

Del brano scritto come “Gloucester(shire) wassail” si conoscono una decina di versioni (qui ho riportato quella “standard”) in cui la prima strofa diventa il ritornello; interpretato da molti artisti di ambito per lo più folk, e molte corali. Il canto è diffuso anche presso le comunità celtiche in America e presenta molte affinità testuali con il Gower wassail.

LA MELODIA
Le versioni strumentali sono molto interessanti a cominciare da John McGaha (americano di famiglie provenienti da emigranti inglesi e scozzesi): la melodia è suonata con il bouzouki, ma anche Ed Sweeney (sempre americano) con banjo, hammer dulcimer e concertina!

ASCOLTA John McGaha in The Longest Night

ASCOLTA Ed Sweeney in A Dickens’ Christmas

ASCOLTA Patrick Ball (insuperabile versione con l’arpa celtica)


Struttura brano:
CHORUS: reclame della bevanda con la richiesta di aprire la porta per far entrare i questuanti
Prima Parte: si brinda alla salute della famiglia, alla prosperità del bestiame e dei raccolti. Seconda Parte: richiesta di far venire la cameriera (o il maggiordomo)
per portare del cibo o un’offerta in denaro con la strofa delle maledizioni se l’offerta non è generosa!

 

IL CANTO
La prima versione è del duo Traveler’s Dream (sono americani ma riprendono la tradizione celtica), un vivace arrangiamento con le chitarre e le due voci sul ritornello; la seconda è quella di Loreena McKennitt anche lei dall’America più precisamente canadese, il brano è “semplicemente” cantato a più voci.

ASCOLTA Chanticleer in “Old Fashioned Christmas” 1995

ASCOLTA Traveler’s Dream in “Cold Blows the Day”

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night`s Dream” 2008


CHORUS
Wassail! wassail! all over the town,
Our toast it is white
and our ale it is brown;
Our bowl it is made
of the white maple tree;
With the wassailing bowl (1),
we’ll drink to thee.
I
Here’s to our horse,
and to his right ear,
God send our master
a happy new year:
A happy new year
as e’er he did see,
With my wassailing bowl
I drink to thee.
II
So here is to Cherry (2)
and to his right cheek
Pray God send our master
a good piece of beef
And a good piece of beef
that we may all see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
III
Here’s to our mare,
and to her right eye,
God send our mistress
a good Christmas pie (3);
A good Christmas pie
as e’er I did see,
With my wassailing bowl
I drink to thee.
IV
So here is to Broad Mary (4)
and to her broad horn
May God send our master
a good crop of corn
And a good crop of corn
that may we all see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
V
And here is to Fillpail (5)
and to her left ear
Pray God send our master
a happy New Year
And a happy New Year
as e’er he did see
With the wassailing bowl,
we’ll drink to thee.
VI
Here’s to our cow,
and to her long tail,
God send our master
us never may fail
of a cup of good beer:
I pray you draw near,
And our jolly wassail
it’s then you shall hear.
VII
Come butler (6),
come fill us a bowl of the best
Then we hope that your soul
in heaven may rest
But if you do draw us
a bowl of the small
Then down shall go butler,
bowl and all (7).
VIII
Be here any maids (8)?
I suppose here be some;
Sure they will not let young men stand on the cold stone!
Sing hey O, maids!
come trole back the pin,
And the fairest maid
in the house let us all in.
IX
Then here’s to the maid
in the lily white smock
Who tripped to the door
and slipped back the lock
Who tripped to the door
and pulled back the pin
For to let these jolly wassailers in.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Brindiamo! Brindiamo per tutta la città,
il nostro pane è bianco
e la nostra birra è scura,
la nostra coppa
è di acero bianco
e con la coppa della salute
berremo alla tua.

I
Ecco al nostro cavallo
e al suo orecchio destro,
preghiamo che Dio mandi al padrone
un felice anno nuovo,
un felice anno nuovo
come mai visto
e con la mia coppa della salute
berrò alla tua.
II
Ecco a (alla salute di) Cherry
e alla sua guancia destra,
preghiamo che Dio mandi al padrone
un bel pezzo di manzo,
un bel pezzo di manzo
che noi tutti vedere possiamo,
con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
III
Ecco alla nostra giumenta,
e al suo occhio destro,
che Dio mandi alla padrona
una buona torta di Natale;
una buona torta di Natale
come mai vista,
con la mia coppa della salute
berrò alla tua.
IV
Ecco a Maria Broad
e al suo grosso corno
che Dio mandi al padrone
un buon raccolto di grano,
un buon raccolto di grano
che noi tutti vedere possiamo,
con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
V
Ed ecco a Fillpail
e al suo orecchio sinistro,
preghiamo che Dio mandi al padrone
un felice anno nuovo,
un felice anno nuovo
come mai visto
e con la mia coppa della salute
berremo alla tua.
VI
Ecco alla nostra mucca
e alla sua lunga coda
Dio mandi al padrone,
che non possa mai negarci
una tazza di buona birra
vi prego di avvicinarvi
e  il nostro brindisi allegro
allora potrete sentire
VII
Vieni maggiordomo,
vieni a riempici la tazza più grande,
ti auguriamo che la tua anima
possa riposare in cielo,
ma se ci porti la tazza
più piccola
allora andate all’inferno,
tu e la tazza.
VIII
Ci sono delle fanciulle?
Di certo ve ne sono,
che non lascino dei giovanotti
davanti al gelido uscio!
Cantiamo ehi fanciulle!
Venite a sbloccare la serratura
e che la fanciulla più graziosa
ci faccia entrare in casa.
IX
Allora ecco la fanciulla
con il camice immacolato
che è corsa alla porta
e ha aperto il chiavistello,
che è corsa alla porta
e ha sbloccato la serratura
per far entrare questi gioiosi questuanti.

NOTE
1) La strofa suggerisce parte degli ingredienti della bevanda del Wassailing: birra scura, probabilmente aromatizzata con zucchero, zenzero, noce moscata e cannella e accompagnata da fette di pane bianco, il tutto presentato in una coppa di acero (proprio come la grolla dell’amicizia valdostana – che però ha come ingrediente principale il vino). per le ricette qui
2) il nome del cavallo preferito, in alcune versioni è sempre Cherry ad aprire le strofe successive: Here is to Cherry and to his right eye..  Here is to Cherry and to his right arm.. Here is to Cherry and to his left ear; sembrerebbe quasi un’invocazione alla fortuna e prosperità della dea giumenta continua
3) il dolce di Natale tipico delle Isole Britanniche è la torta di frutta secca (per le ricette qui)
4) si tratta della tipica pecora con le corna ricurve
5) anche in questo caso è il nome di un animale della stalla, forse una mucca
6) nelle case signorili e nelle fattorie per ricevere i questuanti si seguiva un certo rituale, la persona preposta all’accoglienza indossava il suo vestito migliore e portava una spilla d’argento (o un anello d’oro)
7) ecco la minaccia delle maledizioni nel caso l’offerta non fosse abbastanza generosa!
8) maid traduce sia fanciulla che servetta, cameriera; ho preferito il significato di giovane fanciulla da maritare visto che nel verso successivo si mette l’accento sulla brigata di “young men”

ritorna

FONTI
https://en.wikisource.org/wiki/English_Folk-Carols/Wassail_Song
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/wassail_wassail_all_over_1.htm

Ankou il dio della morte bretone

In Bretagna nelle notti d’Inverno l’Ankou   viaggia in cerca di anime, sul suo carretto cigolante tirato da due neri cavalli macilenti;  lui è l’Accompagnatore, colui che conduce le anime da un mondo  ad un altro. Nei racconti popolari ha l’aspetto di un carrettiere-contadino allampanato e con in testa un grosso cappellaccio che ne oscura il volto, talvolta è accompagnato da due aiutanti anch’essi nero vestiti.
A volte a cavallo a volte come conducente del carretto (le Carrier an Ankou) guida le anime (oppure le attende) alla porta dell’Inferno che in Bretagna si apre nella Yeun Ellez sui Monti d’Arrée (nel centro di Finistère), una depressione paludosa al centro dei Monti, sovrastata dal Mont Saint-Michel de Brasparts su cui è stata costruita (non a caso) la cappella di San Michele.
La torbiera sotto forma di campi lussureggianti nasconde le sue insidie agli incauti viaggiatori che abbandonano i sentieri e finiscono per affogare imprigionati dalla melma.

UNA CARRETTA INELUDIBILE

Nessuna forza riesce a fermare il carretto spesso vuoto oppure pieno di gente, alcuni dicono che sul carro ci stia pure una banda musicale che suona una  nenia soave. Quando il carro si ferma o quando lo si sente passare (e ben per questo le ruote cigolano) la morte, propria, di un congiunto o di un conoscente, è prossima.
E’ lungo sentieri particolari che si può incontrare questo lugubre equipaggio: si tratta solitamente di antiche vie abbandonate dal traffico abituale e tagliate fuori dalla vita quotidiana. Vengono chiamati in bretone henkou ar Maro, i sentieri della Morte; è sconveniente e pericoloso chiuderli, perché si può disturbare il passaggio di Ankou. Nelle zone che costeggiano il litorale, il Maestro, come anche viene chiamato, ama spostarsi per mare servendosi di una barca, la bag-noz o battello della notte. In barca o con il carro, chiunque lo incontri, ritorna a casa per coricarsi e sparire da questo mondo pochi giorni dopo.(tratto da qui)

Nelle raffigurazioni bretoni (per lo più sculture e bassorilievi ma anche dipinti parietali) Ankou è uno scheletro che tiene in mano una freccia, una vanga o una falce missoria, che non sono strumenti d’offesa quanto piuttosto dei simboli,  è infatti una figura pacifica, parte integrante della vita della comunità.
Ankou è assimilabile al Caronte greco e com’egli muto traghettatore delle Anime, ma è anche lo scheletro della Danza Macabra e come scrive Alessio Tanfoglio nel suo saggio “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)  è “lo scheletro o la raffigurazione della realtà della morte nella sua forma oggettiva, senza inganni o mascherature“.
In alcuni racconti bretoni l’Ankou è di poche parole e fortunatamente le leggende sono tante trascritte da Anatole Le Braz che le raccolse a fine Ottocento dagli ultimi narratori viventi durante le veillées, le veglie notturne nelle isolate fattorie che andava visitando in bicicletta: ‘La leggenda della morte‘, ( ‘La Légende de la Mort chez les Bretons armoricains‘) oltre ad essere in assoluto la sua opera più famosa, è anche l’unica tradotta in italiano.

Marjanig

La figura dell’Ankou è così parte della comunità bretone che è il soggetto principale di una filastrocca per bambini dal titolo “O, lakait ho troadig” (in francese O, mettez votre petit pied) strutturata come una conta progressiva in cui il coro introduce la parola variata che diventa la prima della nuova serie
ASCOLTA Christophe Kergourlay

O, lakait ho troadig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho troadig e-kichen va hiniNi vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
O, lakait ho karig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho karig e-kichen va hiniNi vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daouNi vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daouNi vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
 

Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou

Ni vo begig hon-daou,
Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou

Traduzione inglese
Chorus
O, put your little foot,
my sweet Mary Jane

O, put your little foot beside mine.
I
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
II
We’ll be leg to leg
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
We’ll be knee to knee…
We’ll be hand to hand …
We’ll be cheek to cheek …
We’ll be mouth to mouth …
Traduzione italiano
Coro
O metti il tuo piedino
mia dolce Maria Giovanna
O metti il tuo piedino accanto al mio
I
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
II
Andremo gamba contro gamba
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
andremo ginocchio contro ginocchio
andremo mano nella mano
andremo guancia a guancia
andremo bocca contro bocca

FONTI
Alessio Tanfoglio: “Quaderno 4. Lo spettacolo della Morte: il cadavere e lo scheletro”, “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)
http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/09/la-leggenda-dell-ankou-il-rapporto-dei.html
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/o_lakait_ho_troadig1.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=66
http://www.mamalisa.com/?t=fs&p=66
http://stq4s52k.es-02.live-paas.net/items/show/42662
http://www.arcadia93.org/bretoni.html

POOR OLD HORSE: MARTINMAS DAY

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.
Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. (continua prima parte)

IL CULTO DEL CAVALLO

Per i Celti era un animale sacro, simbolo della regalità e attributo di varie divinità in particolare delle dee-giumente.
Simbolo di ricchezza e seppellito insieme al suo padrone (o degno di una sepoltura rituale se caduto in battaglia) era allevato se di manto bianco dai druidi e utilizzato per i vaticini  e i riti propiziatori (animale sacrificale).
Animale totemico per molte tribù celtiche che ne riprendono il nome, la sua carne era tabù tranne che in particolari momenti rituali. continua

LA TRADIZIONE D’INVERNO

I soulers e i wassailers o più in generale le bande di giovani che giravano per le fattorie come questuanti nelle feste dell’inverno erano un tempo (e ancora oggi) accompagnati dall’hobby horse.
Gli spiriti della Terra che governano la fertilità erano raffigurati in guisa di cavallo e associati con le portatrici della fertilità, le giovani donne non ancora sposate. Una connotazione ancor più prettamente celtica è l’identificazione del “cavallino” con la Dea Giumenta (la Dea Terra): la ritroviamo nel mito della dea gallese Rhiannon e della Dea nord italica Epona.

HOODENING A SAN MARTINO

obby_oss_sRiferimenti storici all’hobby horse risalgono al tardo Medioevo (inizi del 1500) con tracce ancora in epoca vittoriana: nel 1803 è documentata la presenza di un cavallo fabbricato con la pelle di uno stallone con un uomo all’interno che spruzzava acqua sulla folla.
Nel Medioevo il “cavallino” era un personaggio  dell’allegra brigata di Robin Hood ed era connesso con i rituali della fertilità propri durante la festa di primavera e le danze del Maggio, ma anche nei festeggiamenti del Natale.
Alcuni studiosi fanno risalire il rituale a celebrazioni precristiane, connesse con la festa celtica di Beltane. Ma altrettanto numerosi sono i riferimenti ai rituali invernali di Samain che iniziavano alla fine di ottobre e si concludevano dopo circa dodici giorni.
Nel rituale dell’hoodening un uomo indossa una coperta o un lenzuolo bianco che lo ricopre interamente e porta una testa di cavallo su un bastone, più comunemente una testa di legno munita di mascelle con cardini in modo che possa essere manovrata per aprire e chiudersi (un tempo un vero teschio di cavallo). A volte nel cranio è collocata una candela accesa con effetti molto inquietanti.

LÁIR BHÁN

A Samain in Irlanda delle parate spaventose avevano luogo nelle campagne e nei villaggi medievali,  capitanate da Láir Bhán (la cavalla bianca)  seguita da una banda di giovinastri che agitavano delle corna e chiedevano delle offerte per Muck Olla.
Così riporta William Hackett (1853) ‘It is not many years since on Samhain’s eve, 31st October, a rustic procession perambulated the district between Ballycotton and Trabolgan, along the coast. The parties represented themselves as messengers of Muck Olla, in whose name they levied contributions on farmers; as usual they were accompanied by sundry youths, sounding lustily on cows’ horns; at the head of the procession was a figure enveloped in a white robe or sheet, having, as it were, the head of a mare, this personage was called the Láir Bhán, “the white mare,” he was a sort of president or master of ceremonies. A long string of verses was recited at each house. (continua)

by Niamh Ní Ruairc

MARI LWYD

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Paul Bommer: Calendario dell’Avvento

Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) è la versione gallese dell’hooden horse. Tradizione ancora praticata nel Galles centrale e meridionale, in particolare a Llantrisant e Pontyclun a Capodanno. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile e degli inquietanti occhi ricavati da due pezzi di bottiglia verde, addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra.
Come si vede nell’illustrazione la padrona di casa tiene in mano una scopa e non vuole far entrare il gruppo perchè portatore di disordine. Infatti non appena entrata la cavalla girerà per la stanza cercando di prendere le donne, è chiaramente una creatura mostruosa e ultraterrena che deve essere rabbonita con offerte. Talvolta un bambini piccolo si frappone con un dolcetto e riesce a calmare la bestia.



Gaelico gallese
I
Wel dyma ni’n dwad
Gyfeillion diniwad
I ofyn am gennod i ganu
II
Os na chawn ni gennad
Rhowch wybod ar ganiad
Pa fodd mae’r ‘madawiad, nos heno
III
‘Does genni ddim cinio
Nac arian iw gwario
I wneud i chwi roeso, nos heno


I
Here we come
Dear friends
To ask permissions to sing
II
If we don’t have permission,
Let us know in song
How we should go away tonight
III
I have no dinner
Or money to spend
To give you welcome tonight
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo qui
cari amici
a chiedervi il permesso di cantare
II
Se non abbiamo il permesso
ditecelo con il canto
che dobbiamo andarcene stasera
III
Non ho cena (1)
o soldi da spendere
per darvi il benvenuto stasera

NOTE
1) se la gente della casa restava sconfitta nella tenzone poetica, la Mari Lwyd rivendicava il diritto di restare a cena con tutto il suo seguito. In alternativa era offerto un glennig, (una piccola mancia), un bicchiere di glaster, (acqua e latte) o di birra.

HOODEN HORSE

Nel Kent sono ritornati i gruppi dell’Hoodening (nei paesi di San Nicola-a-Wade, Nether Hale, Sarre) in particolare la tradizione è molto radicata a San Nicola-a-Wade dove l’hooden horse si chiama Dobbin, un vecchio povero cavallo stremato dalla fatica del lavoro: è messa in scena una sorta di “sacra rappresentazione” con vari personaggi e canzoni; un tempo i gruppi dell’hoodening andavano di casa in casa con tanto di musici e fracasso di campanelli: il cavallo era accompagnato da un gruppo di contadini, chi tiene le redini (il domatore), chi porta un cesto di frutta, chi lo cavalca sulla schiena, c’è anche “Mollie” o la “vecchia dama” che porta una scopa di saggina. Ecco che il capo bussa e appena la porta si apre il cavallo scalcia e spaventa spalancando la bocca, mentre Mollie scopa i piedi di chi ha aperto. (vedi)
The Horse regularly appeared through the year at, especially in Midwinter (Hallowtide, the Twelve Days of Christmas, et al). The Horse was a man dressed as an animal, covered in blanket and carrying a horse’s head, with reins, on a pole. The head was sometimes wooden but usually a real horse skull – hinged jaws allowed the mouth to snap open and shut. Along with other young men the horse ‘galloped’ and visited hoses as a ‘lick-bringer’. This was not always successful and in 1839 at Broadstairs a woman was so terrified coming face-to-face with the ‘horse’ she died of fright. The custom was subsequently forbidden by local magistrates.
In East Kent Hoodening took place at Christmas. The Horse had a wooden head and sometimes a lighted candle was placed in the mouth. Farmworkers walked with the horse, one leading it by the reins or a rope and carrying a whip, and another worker light enough to ride on the horse’s back. A third known as Mollie or Old Woman was in female attire and carried a broom or besom.
In Reculver, only men who had worked with horses during the year were allowed to partake.  (in “A Dictionary of British Folk Customs” di Christina Hole, 1995 tratto da qui)
Probabilmente un tempo solo le gilde dei cavallanti potevano partecipare all’hoodening, nel Cheshire il teschio del cavallo era seppellito secondo uno scherzoso servizio funebre.
Oggi l’Hoodening o Souling play è messo in scena nei pub, vedasi questa spassosa Comberbach Souling Play

POOR OLD HORSE

Frank Kidson declared in his usual categoric way, that Poor Old Horse is a purely humanitarian view of the fate of old worn-out horses. But in fact, in at least three counties, in Yorkshire, Nottinghamshire, and Wiltshire the song was an integral part of the Christmas Ritual performed by parties of mummers, with one of their number disguised roughly as a horse. Celebrated in Kent is the Hooden Horse, banned in 1834 for creating havoc among the elderly people, but now resurrected, (it accompanies the East Kent and Ravensbourne Morris Men). The notion of the sacred luck-bringing, even world-creating horse (or bull, ram or billy-goat) is spread throughout the primitive world. In Britain, the ancient Celts had their horse-rituals, and the idea was reinforced by invading Norsemen. There are still plenty of evidences to be seen, from the great Uffington White Horse to the fiery, fecund, May-day Padstow ‘oss in Cornwall. Minehead has its town hobbyhorse, and in Wales at Midwinter the baleful Mari Llwyd appears with the dancer carrying a beribboned horse’s skull. In Cheshire, the mild-eyed souling horses of Antrobus are famous. Not forgetting the horse-headed man engraved on a bone, found in Pinhole Cave, Derbyshire, the only palaeolithic representation of a human figure discovered in England. (note in album The Lark in the Morning di Dave&Toni Arthus 1969)

Esistono molte versioni della canzone, la quale era una parte della rappresentazione dei Mummers, che mettevano in scena la morte e resurrezione del cavallo “In South Yorkshire, North Derbyshire and Nottinghamshire there’s a Christmas play “The Old Horse”. It’s a brief, riotous visiting ceremony, the horse often being made from the skull of a real horse painted red and black, killed and brought back to life. The song also circulated independently from the ritual, and this version is based on the one collected by Cecil Sharp in 1904 at Langport, Somerset, from C. Shire who appropriately, was a blacksmith.” (note nel Cd Blackbone di Pete Coe 2010)

ASCOLTA Shirley Collins in “False True Lovers” 1959

la versione è solo un frammento e manca la parte iniziale in cui i mummers/soulers chiedono di essere accolti in casa


I
My clothing was once of a linsey-woolsey fine,
My mane it was sleek and my body it did shine.
But now I’m getting old and I’m going to decay,
Me master frowns upon me and thus they all do say, “Poor old horse.”
II
My living was once to the best of corn and hay
As ever grew in England, and that they all did say.
But now there’s no such comfort as I can find at all.
I’m forced to nab the short grass that grows against the wall,
“Poor old horse.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
I miei drappi erano un tempo di fine lino,
la mia criniera era lucida e il mio corpo era uno splendore,
ma ora mi sono fatto vecchio e discendo la china,
il mio padrone mi guarda male e così tutti dicono “Povero vecchio cavallo”.
II
Vivevo un tempo del miglior grano e fieno
che mai crescesse in Inghilterra così tutti dicevano.
Ma ora non riesco a trovare un simile conforto.
Sono costretto ad afferrare l’erba corta che cresce contro il muro “Povero vecchio cavallo”

ASCOLTA Kate Rusby in Sweet Bells 2008


I
We’ve got a poor old horse,
He’s standing at your door,
And if you’ll only let him in,
He’ll please you all I’m sure (x2)
II
Now that he’s grown old
And nature doth decay,
My master frowns upon him now,
These words I’ve heard him say (x2)
III
Now that he’s grown old
And scarcely can he crawl,
He’s forced to eat the coarsest grass
That grows against the wall (x2)
IV
This poor horse was once young,
And in his youthful prime
My master used to ride on him,
He thought him very fine (x2)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Abbiamo un povero vecchio cavallo che sta alla vostra porta,
e se soltanto lo lascerete entrare,
vi ricompenserà di certo (1).
II
Adesso che è diventato vecchio,
nel suo naturale decadimento,
il mio padrone lo guarda male
e questo gli ho sentito dire:
III
“Ora che lui è invecchiato,
e a malapena si regge in piedi,
dovrà mangiare l’erba più ruvida
che cresce contro il muro”
IV
Questo povero cavallo una volta era giovane, e nel fulgore della sua giovinezza il mio padrone lo usava per cavalcare e pensava molto bene di lui

NOTE
1) nel verso si evidenzia il canto come canto di questua con rituale propiziatorio

La versione sea shanty  “Paying off the dead horse.

LA TRADIZIONE D’ESTATE

oldossOSS
Per le strade di Padstow, un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel ora a vocazione turistica ogni Calendimaggio è festeggiato con l’Obby Oss Festival (continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/epona.html
http://paleopix.com/blog/2013/10/31/lair-bhan-and-the-mast-beast/
https://thefadingyear.wordpress.com/2016/10/26/origins-of-trick-or-treating/
https://www.omniglot.com/songs/bcc/marilwyd.php
http://www.folkwales.org.uk/arctd9a.html
http://hoodening.org.uk/hooden-horses.html
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/pooroldhorse.html

The Mystic’s Dream

Loreena McKennitt legge il libro di Idries ShahI Sufi” (1964) e compone un album  “The Mask and the Mirror” (1994) in cui s’interroga sulla spiritualità e la religione: “…Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto… qual era la maschera e quale lo specchio?
E lo fa esplorando il misticismo, la violenta, improvvisa, irruzione di Dio nell’anima, la loro unione sacra.
Nella traccia “The Mystic’s Dream“, il sogno del mistico, Loreena scrive un testo che è poesia sufi e compone una musica che è musica sufi e musica celtica insieme, con il nay (il flauto d’Asia) i tamburi e i cordofoni (del sitar, dell’oud),  i Küdum ( piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile ( piatti in rame ), ma anche il canto gregoriano dei monaci che si leva all’alba, vibra tra le volte di pietra di una cattedrale in Terra Santa; il motivo di questo canto muto è ripreso dalla cornamusa, così oriente e occidente si fondono nella musica.

LA POESIA SUFI

La poesia sufi è il linguaggio segreto dell’amore mistico, del simbolismo e della metafora, scrive Ibn Al-Arabi
Il mio cuore è capace di qualunque forma
un chiostro per i monaci, un tempio per gli idoli, 
un pascolo per le gazzelle, la Ka’ba del pellegrino
le tavole della Torah, il Corano.
L’Amore è il credo che sostengo: ovunque girino
i suoi cammelli, l’Amore è sempre il mio credo e la mia fede.

Date le premesse non sorprende che “The Mystic’s Dream” sia diventata la canzone principale del film per la Tv “Le nebbie di Avalon“, tratto dal romanzo omonimo scritto da Marion Zimmer Bradley nel 1983: la barca scivola nella nebbia e trasporta Morgana e Viviana (la Dama del Lago) verso il magico regno di Avalon.


I
A clouded dream on an earthly night
hangs upon the crescent moon
a voiceless song in an ageless light
sings at the coming dawn
birds in flight are calling there
where the heart moves the stones
it’s there that my heart is longing
all for the love of you
II
A painting hangs on an ivy wall
nestled in the emerald moss
the eyes declare a truce of trust
and then it draws me far away
where deep in the desert twilight
sand melts in pools of the sky
when darkness lays her crimson cloak
your lamps will call me home.
III
And so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
and now I feel you move
every breath is full
so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
even the distance feels so near
all for the love of you.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sogno offuscato nella notte sulla Terra,
appeso a falce di luna crescente,
cantico muto, nella luce eterna,
canta all’alba imminente
i richiami degli uccelli in volo (1) là
dove il cuore sposta le pietre (2)
è là che il mio cuore vuole andare
tutto per amor tuo
II
Ritratto appeso tra l’edera sul muro,
incastonato nel muschio di smeraldo,
occhi dichiarano la tregua sulla fede
e allora mi allontana via (3) dove nel profondo crepuscolo del deserto,
sabbia si fonde in cumuli di cielo (4), mentre tenebra adagia il rosso manto, le tue fiamme mi porteranno a casa
III
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
e ora ti sento passare
ogni respiro è colmo.
Così è là che il mio omaggio è rivolto
circondato dal silenzio della notte
anche la distanza sembra così poca
tutto per amor tuo.

NOTE
1) Il volo degli Uccelli simboleggia il desiderio dell’anima di separarsi dall’intelligibile, mentre il cielo significa le alte sfere celesti, dimora dell’intelligibile, quel luogo dove l’anima trae l’ispirazione per elevarsi senza riuscirci perché è impedita dai legami che intrattiene con il corpo.
2) le pietre sono macigni, pesantezze di vita e di animo; preoccupazioni e paure sono chiamate a dileguarsi davanti all’Amore
3) “Diretto” è tutto ciò che non fa ricorso a “intermediari” e proprio per questo è im-mediato, cioè senza mediazione, non fa uso di immagini, di affetti, di prese di coscienza, di ricordi memorizzati nel corso degli anni. La filosofia ci dice che lo stesso soggetto pensante è a sua volta medium nell’azione conoscitiva, perché ha impresse in sé le immagini di ogni oggetto di conoscenza e se ne serve.
Anche il linguaggio, espressione delle innumerevoli immagini che abbiamo catalogato nel fondo della memoria, diviene mediazione dialogica. Cosa avviene allora quando Dio si comunica “direttamente” all’uomo? Egli produce una realtà interiore assolutamente “nuova” e il mistico, così si chiama colui che riceve questa autodonazione divina, vede in qualche modo svanire, scomparire, tutti gli archetipi psicologici, e non può fare riferimento ad alcuna immagine o stato d’animo, non può esprimere tale realtà interiore con un linguaggio umano, perché le parole non si adattano al divino (tratto da qui)
4) lo scioglimento delle nevi nel deserto le cui acque scorrono, evaporano e si elevano verso il cielo sotto forma di nubi piene di pioggia dispensatrice di una vita rinnovata, offerta di Dio alla terra come simbolo della sua rivelazione.

I DERVISCI

Non si odono solo gli strumenti ma la voce stessa dei Sufi, quasi ipnoticamente, ripete la sillaba hu, Lui, Allah, a cui seguono quelle della professione di fede: La illaha illa-llah, “Non c’è Dio all’infuori di Dio”. Così facendo, i Sufi riescono a proiettarsi in una dimensione spirituale e a percepire il suono etereo della Creazione, la voce ineffabile di Dio che l’umanità dimentica quando, nascendo, il corpo materiale imprigiona l’anima. Ma come la canna recisa dalla giuncaia (immagine presa dai poemi di Rumi), l’anima anela continuamente verso il suo Creatore, spinta da una struggente nostalgia. (tratto da qui)

CIELO D’AMORE (Kabir)
Cadono le ombre della sera
lunghe, serrate,
di buio avvolgono il corpo e la mente.
Tu apri la finestra che dà a ponente
perditi nel cielo d’amore.
Bevi il miele stillato dai petali
del loto che hai in cuore.
Lascia che ti penetrino
le onde del mare, le onde
di splendore.
Ascolta,
un suono di conchiglie, di campanelli
si leva dalle acque.
Kabir dice:
«Fratelli,
è Dio in questo vaso,
in questo mio corpo»

FONTI
https://www.esonet.org/wp-content/uploads/2013/05/125453371-Idries-Shah-I-Sufi.pdf
http://www.mistica.it/index.php/14-percorso/12-1-definizione-di-mistica
http://www.demetra.org/index.php/i-classici-della-letteraratura-antica-sp-476846801/63-letteratura-orientale/304-la-poesia-sufi-e-il-suo-simbolismo
http://arabpress.eu/musica-e-sufismo-il-sema/24952/

Dark Night of the Soul

Nell’album “The Mask and the Mirror” (1994) Loreena McKennitt  s’interroga sulla spiritualità e la religione: “…Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto… qual era la maschera e quale lo specchio?
Nella traccia “Dark Night of the Soul”  mette in musica la poesia del sacerdote spagnolo San Giovanni della Croce, seguace di Santa Teresa d’Avila che nel trattato “La Notte Oscura” descrive la notte oscura dei sensi e la notte oscura dell’anima (la notte oscura della contemplazione); per unirsi a dio l’anima si deve liberare da tutti gli ostacoli dei sensi, ma anche sperimentare il dolore di sentirsi separata da dio, smarrita e confusa: l’anima esposta alla luce divina s’infiamma e si purifica annullandosi nel divino (nozze mistica).

Non è mia intenzione analizzare il pensiero mistico di Giovanni della Croce e rimando direttamente alla lettura del trattato che commenta e compendia la poesia (qui)
Scrive Loreena nelle note “the untitled work is an exquisite, richly metaphoric love poem between himself and his god. It could pass as a love poem between any two at any time…His approach seems more akin to early Islamic or Judaic works in its more direct route of communication to his god…I have gone over three different translations of the poem, and am struck by how much a translation can alter our interpretation. Am reminded that most holy scriptures come to us in translation, resulting in a diversity of views.


I
Upon a darkened night
The flame of love was burning in my breast
And by a lantern bright
I fled my house while all in quiet rest
Shrouded by the night
And by the secret stair I quickly fled
The veil concealed my eyes
While all within lay quiet as the dead
[Chorus:]
Oh night thou was my guide
Oh night more loving than the rising sun
Oh night that joined the lover
To the beloved one
Transforming each of them into the other
II
Upon that misty night
In secrecy, beyond such mortal sight
Without a guide or light
Than that which burned so deeply in my heart/That fire t’was led me on
And shone more bright than of the midday sun/To where he waited still
It was a place where no one else could come
III
Within my pounding heart
Which kept itself entirely for him
He fell into his sleep
Beneath the cedars all my love I gave
From o’er the fortress walls
The wind would brush his hair against his brow/And with its smoothest hand
Caressed my every sense it would allow
IV
I lost myself to him/And laid my face upon my lover’s breast
And care and grief grew dim
As in the morning’s mist became the light
There they dimmed amongst the lilies
Traduzione italiano *
I
Nella notte buia
dal mio amor tutta infiammata
con una lanterna illuminata uscii
e lasciai la mia casa al sonno abbandonata
Nel buio travestita
per la segreta scala andai
e senza veder cosa, velati gli occhi
nel mentre tutto era calmo ed esangue.
Oh Notte che mi guidasti
Oh notte più dell’alba compiacente
Oh, notte che riunisti l’Amato
con l’amata
amata nell’Amato trasformata.

II
Nella gioiosa notte,
in segreto, senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.
E questa mi guidava
più sicura del sole a mezzogiorno
là dove mi aspettava chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.
III
Sul mio petto fiorito
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
Diedi tutto il mio amore sotto i cedri
La brezza d’alte cime
allor che i suoi capelli discioglievo, carezzava
con la sua mano leggera
tutti i sensi miei in estasi rapiva
IV
Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai
tutto finì lasciando ogni pensier
mentre la foschia nel mattino diventa luce
tra i gigli perdersi obliato

NOTE
* traduzione adattata da Cattia Salto da qui

FONTI
http://ciudadseva.com/texto/noche-oscura/
http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/notte%20oscura.htm

Crathadh d’aodaich

Una “mouth music song” dalle Isole Ebridi cantata da Karen Matheson sull’aria di un reel, le parole non hanno molto senso, sono delle frasi ripetute in cui una ragazza attende il ritorno del suo fidanzato. Spera che arrivi in tempo per la festa di Samain e così lo esorta a dispiegare le vele della nave al vento!

ASCOLTA Capercaille live The Tree; già registrato nell’album “Dusk Till Dawn” (1998) e in “Beautiful Wasteland” (1998)

The Tree
I
Thig thu’n taobh-sa mu Shamhainn
Crathadh d’aodaich a ghaoil
Thig thu ma bhios gaoth ann
Crathadh d’aodaich a ghaoil
Thig thu’n taobh-sa mu Shamhainn
Crathadh d’aodaich a ghaoil
Thig thu ma bhios gaoth ann
II
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Sior chrathadh d’aodaich
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Bith thu nad ruith air a’ rathad
Sior chrathadh d’aodaich


I
You will come this way about Samain
With sails unfurled, my love
You will come if there is a fair wind
With sails unfurled, my love
You will come this way about  Samain
With sails unfurled, my love
You will come if there is a fair wind
II
You will make haste on the way
You will make haste on the way
You will make haste on the way
Under full sail
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Arriverai così per Samain
a vele spiegate, amore mio
verrai se ci sarà la brezza
a vele spiegate, amore mio
Arriverai così per Samain
a vele spiegate, amore mio
verrai se ci sarà la brezza
II
Ti affretterai lungo la rotta
Ti affretterai lungo la rotta
Ti affretterai lungo la rotta
a vele spiegate

FONTI
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/87097/8;jsessionid=1D0E389C93ECFB5A6793FD3AE4CD3935

Vincenzo Zitello

Quando ti ho nelle mie braccia salgo in cima alla scala infinita che porta alle stelle.” (Vincenzo Zitello)

Arpista a tutto tondo Vincenzo Zitello si è avvicinato all’arpa diatonica nel 1977 (dopo gli anni di studi classici sul violino e il flauto traverso ) iniziando l’apprendistato con i bretoni Dominig Bouchaud e Mariannig Larc’hantec e perfezionandosi nel 1980 con Alan Stivell; registra nel 1987 il suo primo album dedicato all’arpa bardica (con le corde in metallo) “Et Vice Versa” e ne esplora con uno stile libero le potenzialità espressive, musica minimale,  reiterativa, cascate di suoni arcaici dal sapore quasi jazzistico.

Nella sua lunga carriera artistica ha collaborato con una serie impressionante di grandi nomi della scena italiana e internazionale sia in tournée che in incisioni discografiche.
Il suo percorso solistico s’intreccia con i concerti in trio e in ensemble avvicinandosi praticamente a ogni linguaggio e stile della musica etnica. Per definire la musica di Vincenzo Zitello si potrebbe forse parlare di musica bardica nel senso più antico del termine cioè una musica spirituale che agisce sull’anima, lo spirito e il corpo umano (ma più in generale sulle creature viventi).

ASCOLTA Amphorae live 1993 Vincenzo Zitello arpa celtica, Franco Parravicini Chitarre, Federico Sanesi Tabla Gatam  percussioni

A voler riassumere in un unico album l’incantesimo che emana dal suo modo intimista di suonare l’arpa non si può che far riferimento a “Solo” uscito nel 2005 per la Fairylands Records: un antologia del suo repertorio in cui alterna arpe con corde di nylon e con corde di metallo, e un inedito suonato a due arpe: Gaelic Raga

ASCOLTA Ys, l’omaggio al maestro e amico Alan Stivell

ASCOLTA Gaelic Raga

Nel suo settimo album “Atlas” (2007),  Vincenzo Zitello suona oltre alle sue arpe (arpe italiane Salvi: modello Egan e Livia con la cassa rinforzata perchè monta corde in metallo) anche strumenti a fiato e ad arco (flauti, tin whistle, clarinetti, baghet, viola e violino), il tema è il viaggio nello spazio e nel tempo, un lavoro intimista dedicato agli affetti personali.

Talismano (2011) è un album interamente dedicato all’arpa con le corde di metallo, “per recuperare armonia e pace con se stessi” e alla musica bardica del sonno, del pianto e del riso

ASCOLTA Rondine

Con Infinito (2014) Vincenzo Zitello ritorna alla musica sinfonica utilizzando un linguaggio musicale classico per descrivere le quattro stagioni e i quattro elementi. Del suo ultimo album “Metamorphose XII” (2017) scrive nelle note “Racchiude l’essenza di dodici brani vestiti con suoni e storie in mutamento, temi identici e composti in doppia versione: un cd per sola arpa e l’altro orchestrato con venti musicisti.  L’intento è proprio quello di portare l’ascoltatore in due mondi paralleli, in modo da creare la metamorfosi delle idee e delle impressioni. Il concetto di metamorfosi è davvero importante per la musica che scrivo: tutte le mie composizioni sono realizzate seguendo questo concetto stimolante e creativo, che chiede di essere domato ma che, allo stesso tempo, impone l’abbandono di qualsiasi categoria di linguaggio sonoro, di ogni definizione di limite, alla ricerca della capacità di dire (e ascoltare) oltre l’ovvio delle cose.

Zitello dispiega le ali di farfalla nei suoi arrangiamenti strumentali e amplia il parco strumenti rispetto all’album precedente con ospiti d’eccezione: il sax di Claudio Pascoli, la fisarmonica a bottoni di Flaviano Braga, la cornamusa elettronica di Hevia, la ciaramella di Carlo Bava, la marimba contrabbassa suonata da Paolo Pasqualin, la tromba di Andrea Paroldi e il trombone tenore e il sakbut, antico trombone a tiro rinascimentale suonato da Gino Avellino, la ghironda e organetto da Rinaldo Doro, la ciaccola e la musette di Daniele Bicego, il fiddle di Milo Molteni, l’organo portativo di Giovanni Galfetti, le viole da gamba di Guido Ponzini, e ancora Vic Vergeat alla chitarra elettricaRiccardo Tesi all’organettoLivio Gianola alla chitarra classica a 8 cordeMario Arcari all’oboeSerena Costernaro al violoncelloWalter Keiser alla batteria e alle percussioniAlfio Costa all’HammondFulvio Renzi al violinoviola.

ASCOLTA Rubeus da “Metamorphose XII” (2017)


FONTI
http://www.blogfoolk.com/2011/11/vincenzo-zitello-larpa-e-la-tradizione.html
http://www.vincenzozitello.it
http://www.morfoedro.it/doc.php?n=1413&lang=it
http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/metamorphose-xii/
http://www.folkbulletin.com/larpa-dellanima-vincenzo-zitello-si-racconta-a-folk-bulletin/
http://www.blogfoolk.com/2017/02/vincenzo-zitello-metamorphose-xii.html

OMBRA GAJA

Gruppo di musica tradizionale del canavese scritto inizialmente con la grafia di Umbra Gaja e poi corretto in Ombra Gaja (ci spiega Vittorio Bertola: la o in piemontese si pronuncia come l’italiana u e come il dittongo francese ou; mentre il suono della o italiana e francese è rappresentato con ò;  la u in piemontese si pronuncia chiusa come in francese, e come nel suono tedesco ü ) si traduce in italiano ombra allegra,  a chiazze cioè l’ombra sotto a un pergolato d’uva o le fronde di un nocciolo, un fico o un sambuco tutti alberi tipici del mondo contadino canavesano.
Il gruppo fondato nel 1997 da Rinaldo Doro e Simone Boglia assume fin dagli esordi lo stile peculiare del quintët canavesano, uno stile musicale a cinque parti, perfetto per reinterpretare quasi classicamente la musica tradizionale del Piemonte,  ma anche per innestarsi nel solco della tradizione con composizioni proprie. I due amici già nei Tre Martelli e fondatori dell’Ariondassa si avvalgono per il progetto della collaborazione di giovani ma dotati musicisti di formazione classica.

Scrive Rinaldo Doro: “La Valchiusella è la “patria” di una formazione musicale chiamata localmente “Ël Quintët”, ovvero un gruppo di strumenti a fiato (generalmente ottoni, ma non mancano le ance o la fisarmonica) di origine arcaica. Il “Quintët” suona ballabili: Valzer, Polche, Mazurche, “Monferrine” ma anche “Marce” per i coscritti o “Fanfare” (famosa quella dei “Partënt”, gli emigranti che lasciavano il paese). Perchè “Quintët”? La parola non presuppone solamente il numero dei componenti, ma la caratteristica esecuzione musicale: “Musica a Cinque Parti”. Abbiamo il “Canto”, eseguito dalla tromba o dal clarinetto, il “Contraccanto” che suona le terze o una melodia che affianchi il “Canto”, gli “Accompagnamenti” tenuti dai genis (flicorni) che eseguono le parti dell’accordo e il “Basso”, che suona la fondamentale e tiene la “quadratura” ritmica del gruppo.
Melodie come “La Mazurca ‘d Doru” o “Una Volta ero Bella (Mazurca dao Piën d’Alàs)”, che vengono eseguite a Brosso dal “Quintët” locale, non hanno assolutamente nulla da invidiare come livello compositivo a brani classici o “colti” più famosi. Questo è lo Spirito, la Vita, il “Blues” del Canavese che i nostri vecchi hanno saputo creare e ai quali noi dobbiamo il rispetto e il dovere di perpetuarne la “Memoria Musicale”tratto da qui

Nel “Demo ’98” è racchiusa infatti tutta la loro filosofia, con Rinaldo Doro (Organetto,  Ghironda) e Simone Boglia (Piffero, Flauti, Cornamusa) suonano il violino di Laura Messina e il violoncello di Loredana Guarnieri.
ASCOLTA Suite di Scottish composte da Rinaldo Doro, Scottish del Fré, del Ciaplé, del Suclàt, cioè del fabbro, dello stovigliaio (quello che faceva le stoviglie in terracotta, gli abitanti di Montanaro erano infatti chiamati ‘ciaplé’ o ‘pignaté’) e del falegname, i tipici doppi lavori dei contadini canavesani.
ASCOLTA Arrangiamento del valzer “L’umbra gaia” composto da Tullio Parisi fisarmonicista del gruppo folk Astrolabio.
ASCOLTA La Polca Veglia, Polca ‘d Giaculin, due polke tradizionali tratte dal repertorio canavesano dei “quintet” con l’aggiunta delle percussioni di Diego Zanetto

ASCOLTA Dèrapage, bourrée a tre tempi composta da Rinaldo Doro

Il primo album “Mude, trumbe e quintet” nasce nel 1999 da una ricerca rigorosa che si avvale della collaborazione di Amerigo Vigliermo già fondatore del  Centro Etnologico Canavesano di Bajo Dora (To). Per la registrazione
Linda Murgia subentra al violoncello e si aggiunge il flauto traverso di Carla Forneris. Graditi ospiti gli ottoni  dei Patelavax (in italiano “picchiatori di mucche”) di Nomaglio.

ASCOLTA Scottish di Masserano

L’anno successivo Ombra Gaja attiva una collaborazione con la cantante jazz Laura Conti  (canavesana d’origine) facendo uscire un “Demo 2000” promozionale alla nuova line-up con la new entry al violino di Delia Ferraris  seguito dall’album “A l’arbat dël sol” (2001) (su Spotify) per l’etichetta Folkclub Ethnosuoni; al violoncello questa volta si presenta Simone Comiotto tra gli ospiti Adelina Accame (arpa) , Massimo Caserio (cori), Chiara Marola (violino) , Aldo Mella (contrabbasso) , Enzo Zirilli (percussioni).
Fin dagli esordi il gruppo è richiesto in tutto il Piemonte e tiene concerti anche in Francia, Svizzera, Belgio e Germania; ma il sodalizio con la cantante è di breve durata e Laura Conti  ritorna a collaborare con Maurizio Verna.

La formazione entra in una specie di stasi, scambiandosi il nome con gli Esprit Follet progetto musicale parallelo di Rinaldo Doro e Sonia Cestonaro, diventando quasi un progetto secondario seppur raro e prezioso, con una rifondazione di quest’ultimo anno di cui si attendono gli sviluppi.

LA BALLATA LIRICA PIEMONTESE

Riallacciandomi all’introduzione già presentata nella categoria “la ballata europea” colgo l’occasione per analizzare più da vicino due ballate dell’album “A l’arbat dël sol

CASSINA SOLA

Ballata lirica proveniente dal canavese dal repertorio del Coro Bajolese di Amerigo Vigliermo dalla testimonianza di Guido Camosso di Rueglio: malinconico canto di sirena della contadinella che richiama il fidanzatino perchè sente la sua mancanza e ha bisogno di averlo vicino. In poche righe e con una melodia suadente, si trasmette tutto il sentimento della solitudine.
ASCOLTA il Coro Bajolese con l’introduzione di Amerigo Vigliermo che presenta  il “portatore”  della ballata

ASCOLTA I Cantambanchi, live dallo  speciale Rai del 1979
Renato Scagliola (voce), Franco Contardo (voce e tamburello), Giancarlo Perempruner (voce, strumenti autocostruiti), Laura Ennas (voce, chitarra), Claudio Perelli (voce, chitarra, tastiere), Francesco Bruni (voce, chitarra, percussioni), Davide Scagliola (batteria, percussioni), Claudio Zanon (flauto traverso). La versione non comprende la IV e V strofa

ASCOLTA Ombra Gaja & Laura Conti in “A l’arbat dël sol” (2001) la versione è priva della IV strofa


I
Son sì dësconsolà
ënt una cassina sola (1).
Quänd gnërà-lo ‘l mè amor
ch’a vėn-a consolemi?
II
S’i l’hon sëntì na vos
travers na colina lontana,
s’a fussa ‘l mè amor
ch’a vėn da la cassina.
III
S’a fussa ‘l mè amor
a gnërìa pa cantando
ma gnërìa con gli occhi a bass (2)
e ‘l cuore sospirando.
IV
S’a fussa ‘l mè gentil galant(3)
s’a l’è gentil di vita (4)
guardèji sul capel
c’ha jà la margherita
V
E maledet col dì,
quell’ora che mi son nata,
trovarmi sempre sì
per esser consolata.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sono così addolorata
da sola in una cascina.
Quando arriverà il mio amore
a consolarmi?
II
Ho sentito una voce
da una collina lontana
che sia il mio amore
che viene verso la cascina?
III
Se fosse il mio amore
non verrebbe mica cantando
ma verrebbe con gli occhi bassi
sospirando nel cuore.
IV
Se fosse il mio innamorato
sarebbe elegante
guardate sul cappello
che ha una margherita
V
Maledetto quel giorno,
quell’ora che sono nata
per trovarmi sempre così
da confortare.

NOTE
1) il significato è ambivalente “da sola in una cascina” ma potrebbe anche voler dire “in una cascina isolata”
2) la ragazza trasmetto nel fidanzatino la sua stessa impazienza e solitudine
3) letteralmente “il gentile galante”
4) gentil di vita cioè di gusti raffinati, eleganti  

LA BELA BARGIROLA

Dalla raccolta “Canti popolari del Piemonte” (1888) Costantino Nigra classifica la ballata al numero 55 con il titolo di “La sposa porcaja” e ne riporta alcune versioni testuali (vedi). La ballata narra di un gentiluomo partito per la guerra, che affida la moglie alla madre raccomandandosi di trattarla bene. In realtà la suocera ha in odio la giovanetta e la manda ad accudire i maiali, facendole mangiare gli scarti della tavola e lasciandola al freddo (vessandola anche con vari lavori faticosi qui non riportati). Passano sette anni in cui la fanciulla non ride e non canta, il primo giorno che riprende a cantare, suo marito che è ritornato dalla guerra la sente e l’incontra nei boschi; messo a conoscenza delle angherie che lei ha sopportato, passa la notte con la moglie meditando sui cambiamenti che ci saranno dall’indomani: sarà la suocera a servire la nuora.  Nigra rintraccia la diffusione della ballata in Francia, Provenza e Catalogna.
Il tema della ballata è tipico delle fiabe con la bella sventurata vittima della  Cattiva suocera (la regina cattiva).

ASCOLTA  Coro Bajolese una versione rimaneggiata rispetto al Nigra (versione C) la versione proviene da Frassinetto all’inizio della Val Soana ed è stata raccolta da Amerigo Vigliermo nel 1994.

ASCOLTA Ombra Gaja & Laura Conti in “A l’arbat dël sol” (2001) Bela Bargirola a chiudere con una bourré: in versione ulteriormente ridotta rispetto al testo del Coro Bajolese.

Variante versione C
I
Gentil galant a n’in va a la guèra,
a l’è stait set ani a riturnè
an riturnand për cule muntaniole
l’à sentì la vus dla sua mojè
“alon alon o bela bargirola (1)
alon alon a la vostra mezun” (2)
“j’e set agn che ‘l me marì l’è ‘n guèra
e mi a táula sun mai pi andè
II
J’ù da fè cun na trista madona
che ‘l pan dël brën  mi fa mangè (3)
j’e set agn che ‘l me marì l’è ‘n guera
ai piè del foco sun pa pi ‘ndè
J’ù da fè cun na trista madona
che fuori al freddo mi fa restar”
“alon alon o bela bargirola
alon alon a la vostra mezun
III
Se fuisa nen che fuisa la me mama
con questo pugnale la pugnalerei”
a la matina ben da bunura
mare madona la va a ciamè
“O no no mia mare madona
i me pors vu pa pi larghè
dël me marì sun sì an cumpagnia
cun chiel ancura vöi ripozè”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Gentile Galante è andato  alla guerra e ci ha messo sette anni per ritornare, nel ritornare per quelle colline, ha sentito la voce della moglie “Andiamo bella pastorella,
andiamo a casa vostra” “sono sette anni che mio marito è in guerra e io a tavola non sono più andata
II
Ho da fare con una cattiva donna
che il pane di crusca mi fa mangiare, da sette anni ho il marito  in guerra e accanto al fuoco non sono più andata, ho da fare con una donna cattiva che fuori al freddo mi fa restare” “Andiamo bella pastorella,
andiamo a casa vostra
III
Se non fosse mia madre
con questo pugnale la pugnalerei”
Al mattino  di buon ora
la suocera la va a chiamare
“O no, no suocera mia
non voglio più governare i porci, sono qui in compagnia di mio marito e con lui ancora voglio riposare”

NOTE
1) nella versione del Nigra è la bela porcairola (bella porcaia cioè l’addetta alla cura dei maiali) il Nigra nelle note riporta anche  la variante Bela  Bargeirola, da bargé= pastorella
2) il verso è una specie di refrain, mantenuto come tale nella versione della Corale
3) Laura dice qualcosa di diverso ma poco chiaro come senso (dice in dialetto: che quando bevo non mi fa mangiare), ho preferito la trascrizione come nel Nigra

FONTI
http://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lconti_ombragaia.html
http://web.tiscali.it/umbragaja/bioITA.html
https://www.valchiusella.org/folclore-e-leggende/la-musica/

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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