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SAID JOHNNY TO MOLLY

Il tema della separazione tra i due innamorati è molto diffuso nelle ballate popolari e quella tra marinaio e giovane fidanzatina risale sicuramente al 1700: immancabile il richiamo ai pericoli del mare e alla dura vita sulle navi!
Il tema si moltiplica in rivoli e rivoletti concentrandosi sul momento dell’addio in cui il bel marinaio  dissuade la fidanzata che vorrebbe seguirlo travestendosi da mozzo, dicendole che il lavoro sulla nave non è cosa per femmine! (vedi prima parte)

E’ questa versione una delle tanti varianti di “Lovely Molly” ovvero di  “Lovely Nancy” con il dialogo tra i due innamorati al momento della separazione; quella dal punto di vista femminile, con la ragazza che mette in guardia le altre dall’innamorarsi di un giovane marinaio, perchè saranno lasciate da sole a piangere: vero è che il marinaio promette di ritornare nella primavera del prossimo anno, ma i due non si sono sposati e così la sua è una “promessa da marinaio” cioè una bugia!

ASCOLTA Relativity in Gathering Pace 1987

ASCOLTA Dervish in Playing With Fire (1995)


I
Said Johnny to Molly
“I am now going to leave you
And do not be grieved
At my going away
For the more we are parted
We’ll always be true-hearted
And again I’ll return
In the sweet month of May”
II
Said Molly to Johnny
“Oh I will mourn for you
And I will be grieved
At your going away
For you know very well that
Your absence does grieve me
I’m afraid you would die
In some strange country
III
I’ll dress myself up
Like a neat little sea boy
Amidst awful dangers
I will stand your friend
And when that the lofty
High winds are a-blowing
My dear, I’ll be with you
To plow the rough main”
IV
“Your two little hands, love
Our ropes could not handle
Your two little feet, love
Our decks could not stand
Nor the cold nights of winter
You ne’er could endure them
So stay at home, darling
To the seas, do not go”
V
Her two little arms ‘round
His neck she entwined them
And the clear crystal tears
From her eyes they did flow
And her lily-white hands
On the deck (2) she kept (w)ringing
Crying, “Oh my beloved
Will I ne’er see you more?”
VI
Come all you pretty fair maids
That’s inclined to marry
Oh never to place your
Affections on the one
For first they will court you
And then they’ll deceive you
They will leave you as I’m left
To mourn when they’re gone
Traduzione di Cattia Salto
I
Dice Johnny a Molly
“Sto per lasciarti
ma non ti addolorare
per la mia partenza
perche anche se ci separiamo
saremo sempre innamorati
e di nuovo tornerò
nel bel mese di Maggio”
II
Dice Molly a Johnny
“Piangerò per te
e sarò addolorata
per la tua partenza
perchè tu sai molto bene che
la tua assenza mi causerà dolore,
temo che tu possa morire
in qualche terra straniera”
III
“Mi vestirò (1)
come un giovane mozzo
e in mezzo ai grandi pericoli
ti sarò compagna,
e mentre i venti impetuosi
soffiano,
mio caro, sarò con te
a solcare il mare mosso”
IV
“Le tue piccole belle manine, cara,
non possono maneggiare le nostre cime
e nemmeno i tuoi piedini delicati
sul nostro ponte non possono stare,
nè le fredde notti invernali
sei in grado di sopportare.
così resta a casa, tesoro
e non andare per mare”
V
Le sue braccia delicate intorno
al collo lei intrecciò
e lacrime di puro cristallo
dagli occhi le sgorgarono
e le sue manine candide
si torceva
gridando “Oh amato mio
ti rivedrò ancora?”
VI
Venite tutte voi giovani fanciulle
che avete intenzione di sposarvi
non ponete mai il vostro
affetto sui marinai
perchè prima vi corteggeranno
e poi vi inganneranno
essi vi lasceranno come io sono lasciata
a piangere quando se ne vanno

NOTE
1) Nei canti del mare troviamo (anche se non frequentemente) il tema della ragazza travestita da marinaio che affronta la dura vita del mare per desiderio d’amore e avventura.
Le cross-dressing ballads sono in effetti per lo più inerenti a donne che vanno a svolgere un’attività maschile per eccellenza, come quella del marinaio o del soldato. continua
2) scritto anche al plurale, è un refuso per neck? Non è ben chiaro il contesto essendo deck il ponte della nave.

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/maidens-the-sea/
http://www.celticlyricscorner.net/relativity/said.htm
http://www.celticlyricscorner.net/dervish/molly.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=120148

RED HAIRED MARY & A DONKEY

“Mary la rossa” (in inglese “Red-Haired Mary” ) è considerato un traditional irlandese, ma è stato composto negli anni 50 da Sean McCarthy (1923-1990): nato a Finuge, contea di Kerry, era un cantante e poeta,  autore di canzoni molto popolari come “Shanagolden”, “Highland Paddy”, “Murphy’s Volunteers”, “Step It Out Mary”, “The Hills of Connemara” e non ultima, “Red Haired Mary”.
Nel suo libro di canzoni”The Road to Song: Sean McCarthy, His Songs, Their Music and Story”, così scrive in merito alla canzone: “The young farmer, walked tall and proud, alongside the big Spanish Donkey. Sparks from his large hobnail boots looked and sounded like fireworks at a Rose of Tralee Festival. Mary walked barefoot, along the soft edge of the Dingle road, her long red hair streaming like a crimson kite in the autumn wind. They came together at the bend of the road, a mile outside the town. John Reagan’s heifers, which I was driving to market, were bellowing and looking for water, so I passed them in a hurry. I saw the tall young farmer, and the Red Haired girl, alter though fighting a gallant battle, against great odds, outside Murphy’s Pub. A battle that encompassed the Donkey, the Law, Mary’s father, her brother, several inlaws, and of course, the Tall Farmer.
The victors? Why love, of course, instant love. Red Haired Mary, and her tall man, walked into the autumn eve sunshine, with the big Spanish ass braying in approval. It was ten years later that I wrote the song. The song tells all: The fight, the short courtship, the donkey’s contribution, and of course, the happy ending. The Wolfe Tones and Danny Doyle were two of the first to make their story famous but scores of other singers have sung the donkey’s praises as well.
Sometimes now, when I fiddle with juke boxes in New York, Liverpool or London, I see “Red Haired Mary” in the titles. The song is being sung by young people that I never met, and it gives me a great feeling to know that Red Mary is known world wide.”

LAMMAS FAIRS

Un’allegra e scanzonata canzone d’amore  risalente agli anni 50, ma di grande popolarità,  registrata tra gli altri dai Clancy Brothers&Tommy Makem, Foster and Allen, Wolfe Tones, Three Pints Shy e più recentemente i Dervish e i Kilkennys; narra del colpo di fulmine tra il protagonista e una bella irlandese dai capelli rossi che si incontrano alla fiera di Dingle, una delle tante Lammas Fairs, le grandi fiere che si svolgono dopo il raccolto del grano: un tempo principalmente mercato del bestiame (in particolare cavalli) dove gli agricoltori si ritrovavano per vendere e comprare i prodotti dell’estate, ma anche un importante evento di socializzazione per le fattorie isolate, nonchè occasione per combinare matrimoni o trovare l’anima gemella.

ASCOLTA Roslyn una versione bluegrass

ASCOLTA Boxty

ASCOLTA Shanneyganock

VERSIONE ROSLYN
I
I was going down the fair in Dingle(1),
one fine mornin’ last July,
while going down the road before me,
a red-haired girl I chanced to spy (2).
II (3)
“Come ride with me, my fairy maiden (4).
My donkey he will carry two.”
She looked at me, her eyes a-twinkling (a-twinkle)
her cheeks were two rosy hue.
III
” Thank you kindly, sir,” she answered,
Then she tossed her bright red hair;
“Seein’ as you’ve got your donkey,
I’ll ride with you to the Dingle fair.”
Chorus:
Take (5) your hands off red haired Mary
you and I will soon be wed
We’ll see  the priest this very morning
And tonight we’ll lie in a married bed
IV
When we reached the town of Dingle,
I took her hand to say goodbye;
A tinker man (6) stepped up beside me,
He belted (7) me (hard) in my left eye.
V
I was feeling kind of peevish (8)
And my poor (old) eye was sad and sore
I tapped him gently with my hobnail (9)
And he flew (10) back to Murphy’s door
VI
He ran (went) off to find his brothers
The biggest guys (11) I e’er did see (12)
They rapped (13) me gently with their knuckles
And I was minus two front teeth
VII
The policeman (14) came round the corner
He said, ” young man (15) you have broke the law.”(16)
My donkey kicked him in the kneecaps (17)
He fell down and broke his jaw.
VIII
The red-haired maiden , she kept on smiling (18)
“I’ll come with you, young man (19)” she said.
“We’ll forget (20) the priest this very morning,
Tonight we’ll lie in Murphy’s shed!
IX
Through the Dingle fair (21) we rode together,
My black eye and her red hair;
Smilin’ gaily at the tinkers,
B’ God, we were a handsome pair.
Traduzione di Cattia Salto
I
Me ne andavo alla fiera di Dingle
in una bella giornata dello scorso Luglio
proprio mentre percorreva la strada davanti a me, una rossa che mi misi a osservare
II
“Cavalca con me, mia  giovane fanciulla
il mio asinello ci porterà in due”
lei mi guardò e gli occhi le brillavano
le sue guance erano tinte di rosa
III
“Vi ringrazio infinitamente signore – lei rispose e poi scrollò i lucidi capelli rossi
“Visto che avete l’asino cavalcherò accanto a voi fino alla fiera di Dingle”
Coro
Giù le mani dalla rossa Mary,
io e lei saremo presto sposi
vedremo il prete questa mattina presto
e stanotte dormiremo in un letto nunziale
IV
Quando raggiungemmo la città di Dingle, le presi la mano per salutarla,
 un calderaio mi si parò
innanzi
e mi colpì all’occhio sinistro
V
Mi sentivo un tantino irritato
il mio povero occhio lacrimava dal dolore
così l’ho accarezzato con i miei scarponi chiodati
e lui cadde all’indietro sulla porta del Murphy
VI
Andò a cercare i suoi fratelli
gli uomini più grossi che abbia mai visto
mi accarezzarono
con i loro pugni
e mi trovai con due denti in meno.
VII
Un poliziotto venne da dietro
l’angolo
e mi disse “Giovanotto avete infranto la legge”
il mio asino  gli diede un calcio alla rotula
e lui cadde giù e si ruppe la mascella.
VIII
La fanciulla dai capelli rossi si mise a sorridere
“Andrò con te giovanotto
-disse
dimentichiamoci il prete per questa mattina
e stanotte dormiremo sotto il tetto del Murphy”
IX
Così per la fiera di Dingle cavalcammo insieme
il mio occhio nero e i suoi capelli rossi
sorridendo allegramente ai calderai
e per dio eravamo una bella coppia

NOTE delle varianti testuali
1) Dingle è un paesello di pescatori di circa 2000 abitanti situato in una pittoresca insenatura ai piedi dei monti Slievanea, quasi al centro dell’omonima penisola di Dingle, luoghi in cui si respira la storia del passato e si trovano dietro l’angolo paesaggi mozzafiato
2) oppure “On the road I saw before me
A red-haired maiden passing by”
3) i Dervish dicono invece
I went up to her, says I “Young lady
My donkey he will carry two
But seeing as how you have a donkey
To the Dingle fair I’ll ride with you”
In effetti se il protagonista vorrebbe dare un passaggio alla rossa, lei inizialmente mantiene le distanze dicendo che preferisce stare a cavallo del suo di asinello, anche se non le dispiacerebbe avanzare affiancati
4) I went up to her, said I, young lady,
5) oppure keep
6) irish travellers
7) oppure punched
8) peevy
9) Hobnailed boots were made by Irish craftsmen –– bootmakers called ‘Greasai Bróg’ in Irish. These boots were made to order and would last a lifetime. The very thick soles are almost completely covered with hobnails and the stout heels are protected by an almost horseshoe-shaped iron tip.  A big change from walking barefoot to wearing hobs! (tratto da qui)
10) fell
11) oppure Larger men oppure The hot biggest man
12) meet
13) tapped
14)a volte scritto in slang come “peeler”, guardia civica, l’equivalente del nostro vigile. In alcune versioni l’intervento delle forze dell’ordine è alla VI strofa seguita dall’arrivo dei due energumeni che a questo punto sembrano essere i fratelli della guardia e non del calderaio
15) oppure son
16) oppure He told me I had broke the law;
17) ankle,
18) just stood there smiling
19) oppure “Young sir, I’ll go with you instead
20) skip
21) town

FONTI
http://www.irishabroad.com/Blogs/PostView.aspx?pid=545
https://thesession.org/tunes/5436
http://www.emeraldrose.com/lyrics/redhairedmary.htm

CANTÈ J’EUV NEL BASSO PIEMONTE

 cantareuovaCANTÈ J’EUV – PIEMONTE (Italia)

Il rito di questua delle uova, più spiccatamente pasquale è quello piemontese di CANTÈ J’OV – CANTÈ J’EUV.

Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese. Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero.

LA QUESTUA QUARESIMALE DELLE UOVA

Hieronimus_Bosch_IL_CONCERTO_NELL_UOVO_XVI_secNella settimana di Pasqua dopo il tramonto, un gruppo di giovani partiva a piedi dal paese, capitanati da un falso fraticello elemosiniere e andava vagando per la campagna di cascina in cascina, a chiedere le uova in cambio di una canzone benaugurale.

Una mescolanza di sacro e profano memore di rituali ancor più antichi, quando si credeva che la terra avesse bisogno di essere ridestata dal sonno dell’inverno! La visita era funzionale anche al ripristino delle convivialità interrotte durante l’inverno, quando il freddo e la neve isolavano la comunità dentro alle rispettive abitazioni. I prodotti ricavati dalla questua sarebbero serviti per imbandire un pranzo comunitario il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) o più prosaicamente a riempire la pancia dei questuanti che evidentemente non se la passavano molto bene economicamente.

La canzone era una specie di filastrocca in dialetto piemontese: “Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per venive a salutè, devè la bun-ha seira…” (Siamo partiti dalle nostre case che era da poco sera, per venirvi a salutare e darvi la buona sera). Questo l’inizio. Poi seguivano altre strofe, molte altre strofe, in cui si invitava il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte usciva per davvero, magari assonnato nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e faceva scivolare una dozzina d’uova in una cesta portata a braccio da uno strano figuro, il fratucìn (che era poi nient’altro che un ragazzo vestito da frate). Dunque succedeva di tutto un po’ in quei cortili di cascina illuminati solo dalla luna, quando c’era: i cantori cantavano, il padrone, o la padrona, di casa per lo più stava al gioco e, dopo essersi fatta attendere un po’, si affacciava all’uscio con le uova in mano, quindi potevano accadere molte cose: che i cantori ringraziassero, sempre con il canto, la padrona per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina, oppure che il padrone di casa, ormai ben desto, facesse entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un bicchiere di buon vino rosso e tagliando il salame fatto in casa. Erano rare le volte in cui il padrone di casa non voleva proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne andavano maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto. (tratto da qui)

Per quanto i versi fossero improvvisati c’erano delle strofe “pronte all’uso” da adattare alla famiglia presso la quale si cantavano le uova (una buona parola per le vedove, un complimento per la padrona e per le belle figlie), a cui seguivano le strofe benaugurali per la salute delle persone e delle bestie della cascina, la prosperità dei raccolti e l’arrivederci al prossimo anno.
A discrezione del padrone di casa ai giovani veniva offerto pane e salame, un bicchiere di vino; le ragazze da marito spiavano i giovanotti stando dietro l’uscio, eppure i giovanotti più intraprendenti riuscivano a corteggiare la ragazza prescelta, un gioco di sguardi alla finestra, un bigliettino o un fiorellino, ma anche un oggetto più personale come un fazzoletto, potevano passare rapidamente di mano, e forse nella confusione generale qualcuno riusciva a scambiarsi un bacio. Ma se le luci restavano spente e gli abitanti della casa facevano finta di dormire, allora si cantavano le strofe delle maledizioni e si arrivava anche alla vendetta.

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RITO PROPIZIATORIO?

Ovviamente si, come tutte le questue rituali del mondo contadino strettamente connesse con il ciclo calendariale dell’anno agricolo.
Le uova sono simboli di rinascita è la primavera risorgente, e attraverso il dono ci si propizia la salute e soprattutto un buon raccolto, è la cosiddetta “magia simpatica” o più precisamente imitativa. E’ significativo che i questuanti vadano in giro a notte inoltrata, a “risvegliare” gli abitanti delle cascine con il canto: il simbolismo è evidente, il lungo sonno invernale è terminato, è arrivata l’ora di rimettere in circolo le forze racchiuse nella promessa di un uovo, il seme della vita che ricomincia a germinare.

Significativa la presenza della luna piena a illuminare la notte perchè Pasqua cade proprio quando c’è la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, ovvero la seconda luna piena dell’anno agrario, è la luna delle gemme e quello che si celebra con la questua delle uova è una specie di festino in onore alla dea ovvero alla terra, ma anche alla Luna che con i suoi raggi ha potere su ciò che sulla terra vive e si riproduce. La figura del frate del resto è chiaramente fittizia, un contentino alla Chiesa visto che la questua si svolgeva durante i riti pasquali, perchè i questuanti erano in realtà portatori di uno spirito benefico, più antico del dio cristiano.

In Langa la questua pasquale era vietata alle donne (andare per la campagna in piena notte con dei giovanotti focosi e chiaramente un po’ alticci?) che avevano l’occasione di svolgere la loro questua a Maggio.

LA TRADIZIONE OGGI

La tradizione si era praticamente estinta quando nel 1965 uno sparuto gruppetto di musicisti volle riproporla: Antonio Adriano con il “Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri” e il “Brun” dei Brav’om da Prunetto fecero da detonatori e da allora la tradizione non si è più interrotta.

Oggi la questua è come si suole dire “defunzionalizzata” ma è stata riproposta a partire dal 2000 nel Roero come una sorta di Festival/Manifestazione denominata Cantè j’euv Roero: in pratica già a partire da gennaio/febbraio i singoli gruppi musicali questuano nel loro paese e poi partecipano alla kermesse finale ricca di spettacoli, canti e danze. L’intento è quello di promuovere turisticamente i piccoli centri delle provincie di Cuneo, ma anche di Asti e d’Alessandria. Così il rito si è trasformato in sagra popolare e in una sorta di “rappresentazione” del mondo contadino.

LA QUESTUA DI CASAL CERMELLI

La questua delle uova veniva praticata a Casal Cermelli nella sera del sabato santo da un gruppo di musicanti che partivano da Rocca Grimalda (Alto Monferrato) all’inizio della Quaresima sostando ogni sera in località diverse (la pratica sembra essere stata avviata all’inizio del ‘900). Oggi la questua inizia già di venerdì, e i cantori (giovani di ambo i sessi, ma anche gli anziani del paese) si spostano su un carro tirato dal trattorino, mentre il sabato sera vede i musicanti, composti per lo più dal locale gruppo Calagiubella, ritrovarsi nella piazza principale del paese a suonare attorno al falò. Sebbene i ruoli sociali si siano per lo più modificati e le famiglie di contadini siano ben poche rispetto a quelle visitate durante la questua, in quelle due notti si rinsalda e ritualizza l’appartenenza del singolo alla comunità locale basandola sulla terra, sul lavoro della terra e i frutti di questo lavoro.

ASCOLTA Vincenzo “Chacho” Marchelli accompagnato all’organetto (com’era l’usanza di un tempo) e da una brigata di allegri musicanti, peccato che la registrazione sia un po’ alla buona


ORIGINALE PIEMONTESE
In questa casa, gentil casa,
ui sta dra brava gente:
l’han senti’ cante` e sune`
e l’han visca` lo chiaro.
In questa casa
ui sta dra gent tant cumplimentosa:
l’ha senti` cante` e sune`
e a se l’e` nascosa.
E dem di ovi, dem di ovi
dir voster galeini
chi m’on dic i vostr auzei
chi n’ei dir cassi peini!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina griza
chi m’on dic i vostr auzei
chi i teni intra camiza! (1)
E dem di ovi, dem di ovi
dra galinetta neigra
chi m’on dic i vostr auzei
chi _ ra(2) seira!
E dem di ovi, dem di ovi
dra galeina bianca
chi m’on dic i vostr auzei
ch’l’e` tit u di’ ch’la canta!
E adess chi m’ei dac j ov
nui a v’ringrasioma
se in’autr ani a soma al mond
nuiatri a riturnoma.(3)

TRADUZIONE ITALIANO
In questa casa, una casa ospitale,
ci sta della brava gente,
hanno sentito cantare e suonare
e hanno acceso la luce.
In questa casa ci sta della gente molto complimentosa,
hanno sentito cantare e suonare
e non si sono nascosti.
Datemi le uova, datemi le uova
delle vostre galline,
che i vostri vicini mi hanno detto
ne avete piene le casse.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina grigia,
che i vostri vicini mi hanno detto tenete nella camicia.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallinella nera,
che i vostri vicini mi hanno detto
… fino a sera.
Datemi le uova, datemi le uova
della gallina bianca,
che i vostri vicini mi hanno detto
che canta tutto il giorno.
E adesso che mi avete dato le uova,
noi vi ringraziamo
se il prossimo anno siamo ancora vivi, noi ritorneremo.

NOTA
(1) modo di dire che significa tenere in palmo di mano, accudire con molta attenzione
(2) Non si capisce cosa dice Chacio e anche la trascrizione è lacunosa, credo che la frase sia scurrile. La strofa è anche sostituita con
O se voli dene d’ov
De la galìnha neira
i-è pasàiè Carlevè sumà la primavèira
(in italiano:O se volete darci delle uova della gallina nera, è passato Carnevale, siamo alla primavera)
3) espressione tipica nei canti di questua nei quali i cantori danno “l’arrivedersi” e sanciscono così la volontà di mantenere una consuetudine dura a morire

Le varianti di questo canto prevedono anche la richiesta di altri beni di conforto al posto delle uova
e s’in vóri nènt dém d’ióv démi ina galéina
o diŗ pöu e du salàm o diŗ böu vij d’cantéina
(in italiano: e se non volete darmi le uova, datemi una gallina o due salami e del buon vino di cantina)

A TAVOLA

Cestino_UovaLA FRITTATA D’ERBETTE

Cosa mettere con le uova, se non le erbette fresche appena spuntate: le punte giovani d’ortica e il fiore di tarassaco, la profumata melissa e la mentuccia selvatica; il luppolo selvatico appena scottato, i fiori d’acacia e le punte di meliloto.

GALINA GRISA

OLTREPÒ PAVESE

La questua rituale pasquale si svolge anche nel paese di Romagnese (provincia di Pavia, alta Val Tidone) nella sera del sabato santo. I cantori (i giovani ma anche gli anziani) si dividono in squadre che compiono diversi percorsi per tutte le cascine e frazioni del territorio comunale. Accompagnati da una fisarmonica cantano le strofe benauguranti della “gallina grigia” in cambio delle uova. Un tempo il rituale era il pretesto per raggranellare qualche lira e fare baldoria con il vino comprato vendendo le uova e per mangiare una frittata per la Pasqua.
La questua è però inserita in un ciclo pasquale con la processione del Cristo (rappresentato da un uomo incappucciato) che porta la croce il giovedì, la processione della statua del Cristo morto il venerdì sera che segue un itinerario prefissato per la valle mentre ardono alti i falò sulle colline.

Si stralcia da “Il ciclo pasquale di Romagnese e la Galina griza” qui
Scritto da Paolo Ferrari e Claudio Gnoli con la collaborazione di Alessandro Castagnetti

romagneseUn testo del canto e la notazione musicale sono riportati in uno studio dedicato al paese di Enrico e Milla Crevani [Romagnese e la sua storia, la Nazionale, Parma 1970]. Citelli e Grasso [1987] hanno registrato alcuni cantori delle frazioni che ne eseguono qualche strofa, e riportano che “in passato tutte le quaranta frazioni di Romagnese riuscivano ad organizzare una propria squadra di questuanti; le compagnie si ritrovavano una settimana prima di Pasqua per decidere il percorso e per provare la canzone”. Nel 2005 il gruppo Voci di confine, comprendente diversi elementi della zona di Romagnese, ha inciso un’esecuzione dell’intero canto nel suo secondo disco, intitolato appunto “La galena grisa”. È interessante osservare che il loro giovane leader, Paolo Rolandi, abbia fatto molta fatica a convincere i cantori ad eseguire il canto per il disco: a loro infatti la cosa sembrava fuori luogo, perchè la Galina griza si canta solo a Pasqua!
« Süza süza, gh’è chì ‘l galante(1) de la vostra galina griza. E la negra, e la bianca püra che la canta (bis)…
Osserviamo che il rifiuto di un’offerta ai cantori era un tempo stigmatizzato con molta durezza, cosa che oggi non avviene quasi più se non con accenni benevoli e poco insistenti. D’altra parte va detto che nei tempi della povertà contadina, la questua non aveva solo una funzione simbolica, come avviene oggigiorno, ma rappresentava la possibilità di consumare un buon pasto nutriente dopo il periodo di ristrettezze della Quaresima. Cosí scrivono i Crevani nel testo citato:”I menestrelli ricevevano una volta, in cambio della gratuita serenata, molte uova, che, cotte in una gigantesca frittata, venivano consumate poi in allegra baldoria alla fine del giro. […] E guai se qualcuno si arrischiasse a fare il sordo o a non svegliarsi! Tutta la notte sentirà sbraitare sempre più forte il consueto ritornello… con qualche variante: In co dell’orto gh’è fiorí la rama, dentro dentro questa casa gh’è la gente grama Se la padrona non mi da il cocon crapa la ciosa e tüt i so [ciuson]

NOTE
1) il galante è il gallo, che evidentemente un tempo i cantori se lo portavano dietro durante la questua.

ASCOLTA


In co de l’orto gh’è fiorí la fava,
dentro dentro in questa casa
c’è la gente brava [bis].
E se lei la sarà brava
la mi darà le uova [bis].
E dami delle uova
della vostra gallina [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la rosa,
dentro dentro questa casa
c’è la mia morosa [bis].
In co de l’orto gh’è fiorí la vessa(1)
dentro dentro questa casa
c’è la mia belessa [bis].
Met la scala al casinôt,
öv dei zü a vot a vot [bis],
meta la scala a la cascina,
öv dei zü a la ventina [bis],
La luna, la luna cavalca i monti
questa l’è l’ora di fare i conti(3)
e una micca e una rubiöla
la farízam föra [bis]!
E ch’la ma scüza sciura padrona
sa l’um cantà da spresia [bis],
la cantrum mej dal vegn indré
suta la sua finestra [bis].
TRADUZIONE ITALIANO
In fondo all’orto è fiorita la fava
e in questa casa
c’è della gente brava.
E se lai sarà brava
mi darà della uova.
Dammi delle uova
della vostra gallina.
In fondo all’orto è fiorita la rosa
e dentro a questa casa
c’è la mia fidanzata.
In fondo all’orto è fiorita la veccia(1)
e dentro al questa casa
c’è la mia bella.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova(2),
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
La luna cavalca i monti
è questa l’ora di fare i conti(3)
e un panino e una robiola
la facciamo fuori.
E che mi scusi signora padrona
se abbiamo cantato alla buona,
la canteremo meglio nel tornare indietro sotto alla sua finestra

NOTE
1) veccia dentellata, in latino vicia bythinica: erba foraggera imparentata con la fava, ma non adatta all’alimentazione umana
2) tradotto a senso
3) è l’ora cioè di tirare fuori soldi o generi alimentari

FONTI
Tutti in festa: antropologia della cerimonialità di Laura Bonato
http://ontanomagico.altervista.org/equinozio-primavera.htm
http://www.cantejeuv.com/cenni_storici.html http://www.vecchiopiemonte.it/storia/curios_stor/uova.htm http://myblog.langood.it/2010/12/07/cante-jeuv-la-questua-delle-uova/ http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/in-evidenza/details/37-cante-jov?pop=1&tmpl=component
http://www.agrispesa.it/territorio/cantare-uova-sere-quaresima http://blog.frazionesantanna.com/?p=760
http://langhe.net/7562/cante-jeuv-festa-cantar-uova/ http://www.amicicastelloalfieri.org/antonio_it.html http://www.scriverefotografare.com/2013/05/e-dateci-le-uova-della-gallina-grigia.html
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf

L’UOVO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA E LA DANZA

L’Equinozio di primavera è per convenzione, il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, la Natura si risveglia e la Terra comincia a coprirsi di colori, è il tempo del ritorno della vegetazione, gli uccelli costruiscono i nidi e si accoppiano. Ecco perché questa data è associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio. Le antiche tradizioni ci offrono infatti, tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita continua

Omne vivum ex ovo“, cioè “tutti i viventi nascono da un uovo”, così l’origine del cosmo è spesso raffigurata da un uovo e i festeggiamenti collegati ai riti equinoziali hanno da sempre e in molte culture sparse per tutti i continenti tradizioni legate alle uova (simbolo di una nuova vita e rinascita). A partire dal dono di semplici uova di gallina secondo un’usanza già documentata fra gli antichi Persiani e attestata anche presso gli antichi Egizi e i Greci.

LA DANZA DELLE UOVA

Una tradizione pasquale ancora medievale è quella della danza delle uova, ampiamente documentata nei dipinti d’epoca e nelle testimonianze scritte in varie parti d’Europa. La danza consiste nel ballare tra una serie di uova variamente posate sul pavimento senza danneggiarle. Un eco della danza è rimasto nell’espressione inglese “walking on eggs” che corrisponde anche al detto italiano “camminare sulle uova” e a quello tedesco (traducibile come “è una danza delle uova”) quando si vuole indicare una situazione complessa in cui procedere con estrema cautela ovvero agire con prudenza.

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Una variante della danza raffigurata nel dipinto di Brugel il vecchio aveva a che vedere con un uovo, una scodella e un cerchio tracciato con il gesso: danzando su una melodia suonata dalla viella la donna deve, delicatamente, spostare con i piedi l’uovo per portarlo all’interno del cerchio e poi capovolgere la ciotola in modo da coprire l’uovo. In altri dipinti vediamo che la danza è resa più complicata dalla presenza di vari oggetti sparsi sul pavimento i quali non dovevano essere toccati dai piedi dei danzatori. In una variante praticata anche nei Paesi Bassi i danzatori ingaggiavano una gara a tempo di musica per portare l’uovo al di fuori del cerchio (tracciato molto più in grande) nel minor tempo possibile.

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La danza delle uova era considerata in Borgogna una specie di test pre-matrimoniale di compatibilità: un centinaio d’uova venivano sparse sul terreno e la giovane coppia avrebbe danzato tra di esse tenendosi per mano; se la danza finiva con tutte le uova ancora integre, allora erano considerati fidanzati e nessun genitore poteva opporsi al fidanzamento. Pare che la danza avesse avuto luogo anche nel 1498 in occasione dei festeggiamenti pasquali a Bresse: Filiberto II di Savoia detto il Bello e Margherita d’Austria (poco più che ventenni) terminarono la danza con successo ma non furono altrettanto fortunati con il loro matrimonio, perchè Filiberto morì qualche hanno più tardi all’età di 24 anni e la coppia non ebbe figli.

EGG HOP

Anche in Inghilterra troviamo varie testimonianze di una danza dell’uovo detta egg-hop perchè si balla tutta mediante dei salti, così come viene descritta nella commedia elisabettiana di William Wager “The longer thou livest, the more Foole thou art”
Upon my one foote pretely I can hoppe.
And daunce it trimley about an egge”.

Alcuni storici ipotizzano che la danza sia arrivata dalla Germania in Gran Bretagna per mezzo delle invasioni sassoni (V secolo). Il passo è lo stesso saltellato che si esegue anche nel gioco della campana detto anche il Gioco del Mondo (in inglese hopscotch game) ovvero l’antico gioco iniziatico del labirinto.

(c) The New Art Gallery Walsall; Supplied by The Public Catalogue FoundationUna descrizione dettagliata della danza è riportata da Goethe nel suo romanzo “Wilhelm Meister” così come viene eseguita dalla piccola Mignon, che prima prepara la scena chiudendo le imposte delle finestre e portando 4 lumi agli angoli di un tappeto
Con ricercata compostezza, prese a camminare avanti e indietro sul tappeto, ponendo le uova a una certa distanza l’una dall’altra, poi gridò di entrare a un uomo della compagnia che suonava il violino. Questi andò con il suo strumento in un angolo, ella si bendò gli occhi, diede il segnale e subito insieme con la musica cominciò, come un meccanismo di orologio caricato, ad accompagnare ritmo e melodia con il battito delle nacchere. Danzava agile, leggera, rapida, precisa. Passava tra le uova e vi si chinava sopra in modo così brusco e sicuro che lì per lì si pensava dovesse calpestarne uno o, in una rapida piroetta, scagliarlo via. Proprio no! Non ne sfiorava nessuno, sebbene si aggirasse tra le file con ogni sorta di passo, stretto, ampio, persino con salti e ancora quasi inginocchiata.

In Inghilterra la melodia abbinata alla danza delle uova era un hornpipe.

LA MELODIA: L’HORNPIPE

Un hornpipe e’ una danza in 4/4 dal ritmo marcato e saltellante che prende il nome dalla strumento con cui inizialmente veniva suonata ovvero un corno di bue (horn) montato su un piffero (pipe) letteralmente si traduce come “canna di corno“; si può grosso modo considerare come il chanter della piva (ovvero la canna diteggiabile dentro la quale il musicista suona indirettamente previo insufflaggio dell’aria nella sacca). Per fare un paragone con l’area Piemontese, soprattutto a livello di sonorità e forma, l’hornpipe è simile al piffero delle Quattro Province, ovvero la ciaramella, i quali però sono strumenti interamente di legno. L’hornpipe è l’antenato dell’oboe moderno. Lo strumento era diffuso in epoca Medievale specialmente nel Galles e nella Scozia.

Anche gli Hornpipes hanno quattro battiti per misura come i reels, ma il ritmo dell’hornpipe è più marcato che nel reel con maggior enfasi sul 3° battito. In un hornpipe ogni battito è diviso in due note, una lunga ed una breve: si conta “Uno-e due-e Tre-e quattro-e” tenendo gli “e” molto corti. Il ritmo è un più saltellante rispetto al reel. Il tempo viene battuto con i piedi che calzano scarpe dalla suola dura. Le danze si suddividono in slow hornpipes e in fast hornpipes.

Probabilmente l’hornpipe è una danza dei marinai, nata in epoca elisabettiana a bordo delle navi inglesi, i cui passi vennero presi dai gesti abituali compiuti nel lavoro, come scrutare il mare, issare l’ancora, arrampicarsi sulle sartie. Nel 1700 viene introdotta nella Royal Navy come danza per l’esercizio fisico durante i periodi di mare calmo e come forma di addestramento vi rimane fino all’Ottocento. In Irlanda gli hornpipes comparvero solo alla fine del XVIII secolo e vennero trasformati in una danza di passo (step dance) cioè in una forma di danza solistica dai complicati movimenti di piedi, le braccia incrociate sul petto e/o con le mani in tasca (vedi)
VIDEO (parte da 1:09)

LA DANZA DELL’UOVO: HUMBERSIDE EGG DANCE

Nell’Humberside (un’antica contea dell’Inghilterra orientale corrispondente grossomodo allo Yorkshire) è stata ricostruita una danza delle uova: i danzatori sono bendati e saltellano tra le uova disposte in lunghe file.

Monkseaton Morris Men
VIDEO a Windsor

VIDEO a Chateau-sur-Allier

FONTI
http://www.jstor.org/discover/10.2307/4521849?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103818150953
http://books.google.it/books?id=g7vtBsF5OH0C&pg=PA18&lpg=PA18&dq=
John+Durang+eggs+dance&source=bl&ots=tnJMQuyT-R&sig=iO1vl7R_lHBkK0nmnEtb5qaPVRA&hl=it&sa=X&ei=
Ez8sU8HMNsi10wX6n4DoBA&ved=0CDoQ6AEwAg#v=onepage&q=John%20Durang%20eggs%20dance&f=false

http://www.fulwoodmethodist.org.uk/fmcmag/easter%202002/egg_dance/egg_dance.htm

http://www.bartleby.com/314/208.html
http://books.google.it/books?id=-eEBAQAAQBAJ&pg=PT156&dq=Goethe+’Wilhelm+Meister’+danza+uova&hl=
it&sa=X&ei=Uk8sU_vbKMOg0QXF-oCADA&ved=0CDEQ6AEwAA#v=onepage&q=Goethe%20’Wilhelm%20Meister’%20danza%20uova&f=true

(Cattia Salto marzo 2014)

THE LARK IN THE CLEAR AIR

Una breve poesia dal titolo “Lark in the clear air” fu scritta in un momento imprecisato della sua giovinezza da Sir Samuel Ferguson (1810-1886) poeta ed erudito irlandese di Belfast. In cerca di una melodia che potesse adattarsi al testo la trovò quando si trasferì a Dublino e prese moglie sposandosi nel 1848 con Mary Guiness.

LA DICHIARAZIONE D’AMORE

img-178Il dolce canto dell’allodola richiama nel cuore del poeta l’aspettativa in merito alla dichiarazione d’amore che egli ha in animo di fare l’indomani, poiché la sua bella gli ha sorriso e quindi egli nutre buone speranze che la sua proposta (di matrimonio) sarà accolta favorevolmente. Oh ardori romantici dal sapore ottocentesco, quando l’uomo fremeva di passione ad un timido sorriso muliebre e precipitava nell’abisso dei sentimenti!!

LA MUSA ISPIRATRICE

Come scrisse nelle sue memorie  fu la moglie prendersi il merito di musa ispiratrice della canzone: tutto ebbe inizio in una notte del 1879 quando Adolf Sjöden, l’arpista svedese in visita in Irlanda, capitò nel salotto dei Ferguson e sentì la padrona di casa canticchiare una vecchia melodia irlandese, la melodia piacque all’arpista che subito la imparò e lady Mary chiese al marito di comporre una poesia che si adattasse al sentimento infuso dalla musica.
Lady Ferguson aveva imparato la melodia da una vecchia signora irlandese che la chiamava “The Taylor’s son” e  Sjöden nella sua esibizione prima di lasciare Dublino la eseguì in pubblico così scrisse in una lettera per i Ferguson
With my best thanks for your most kind letter and en-
closure, I beg much to apologise for my delaying the answer
so long. Shortly after my concert I went down to have some
days’ rest at this beautiful old country place, and could not
find time to call upon you and Lady Ferguson before I left.
I need not tell you about the complete success of “The
Tailor’s Son,” or rather ” The Lark in clear air.” You know
about it before this, I am sure. I am indeed proud of the
result of my attempting to bring out the Irish airs on their
own instrument, and I am fully aware how much I owe the
success to yourself and Lady Ferguson. I have not yet been
able to find any Irish melody fully suitable to your beautiful
poetry, but I trust I shall be successful before long. When
back in Dublin, I will take an early opportunity of calling on
yourself and Lady Ferguson, and remain, dear Sir Samuel,
with my best compliments, your very sincerely and obliged” (tratto da qui)

In realtà la melodia a cui la poesia venne indissolubilmente legata è Kathleen Nowlan (Caitilin Ni Uallachain) di cui la versione conosciuta da Lady  Ferguson è da considerarsi una variazione.

ASCOLTA la voce fatata di Cara Dillon in “Cara Dillon” 2002, la quale inverte i ruoli (è la donna a dichiarare il suo amore)

TESTO di Sir Samuel Ferguson
Dear thoughts are in my mind
And my soul soars enchanted,
As I hear the sweet lark sing(1)
In the clear air of the day.
For a tender beaming smile
To my hope has been granted,
And tomorrow she shall hear
All my fond heart longs to say.
I will tell her all my love,
All my soul’s pure adoration,
And I know she will hear my voice
And she will not answer me nay.
It is this that gives my soul
All its joyous elation,
As I hear the sweet lark sing
In the clear air of the day.
TRADUZIONE  di Cattia Salto
Cari pensieri ho in mente
e l’anima mia s’invola incantata,
mentre ascolto cantare la dolce allodola
nell’aria tersa del giorno.
Perchè un tenero sorriso raggiante
alla mia speranza è stato concesso,
e domani lei ascolterà, ciò che il mio cuore appassionato anela dire.
Le dirò tutto il mio amore,
tutta l’adorazione pura dell’anima mia
e credo che lei ascolterà la mia voce
e non mi dirà di no.
E’ ciò che dà all’anima mia
tutta la sua euforica gioia,
quando sento la dolce allodola cantare
nell’aria tersa del giorno.

NOTE
1) L’allodola è un passerotto dal canto melodioso che risuona nell’aria fin dai primi giorni della primavera e già alle prime luci dell’alba continua

Una versione romantica per pianoforte e violino

spesso una melodia per arpa Loreena Mckennitt– nel Cd Elemental 1985 ascolta

Ma tutta la storia dietro la canzone viene raccontata in questo video di Eugene Dunphy

continua

FONTI
https://thesession.org/discussions/31434
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=108881
http://www.ulsterscotsacademy.com/ullans/13/ulster-scots-writings-of-sir-samuel-ferguson.php
https://archive.org/details/sirsamuelferguso02fergiala

L’ALLODOLA DEL MATTINO

Il brano di cui riporto la versione è diffuso nella contea di Fermanagh (Irlanda del Nord): l’immagine è agreste, ritratto di una visione idilliaca della sana e semplice vita di campagna; un giovane contadino che sta arando i campi per prepararli alla semina primaverile è il paradigma dell’esaltazione giovanile, la sua esuberanza e gioia di vivere, viene paragonata all’allodola mentre s’invola cantando alta nel cielo al mattino .

Il punto di vista è maschile, con tanto di brindisi finale alla salute di tutti gli “aratori” che se la spassano rotolandosi nel fieno con le belle ragazze, e così dimostrano la loro virilità con la capacità di procreare.

Ploughman_Wheelwright
The Plougman – Rowland Wheelwright (1870-1955)

ASCOLTA The Dubliners dalla melodia gioiosa e allegra in sintonia con il testo

ASCOLTA The Quilty (svedesi con il cuore irlandese!)


CHORUS
The lark in the morning
she rises off her nest(1)
She goes home in the evening
with the dew all on her breast
And like the jolly ploughboy
she whistles and she sings
She goes home in the evening
with the dew all on her wings
I
Oh, Roger the ploughboy
he is a dashing blade
He goes whistling and singing
over yonder leafy shade
He met with pretty Susan,
she’s handsome I declare
She is far more enticing
then the birds all in the air
II
One evening coming home
from the rakes of the town
The meadows been all green
and the grass had been cut down
As I should chance to tumble
all in the new-mown hay
“Oh, it’s kiss me now or never love”, this bonnie lass did say
III
When twenty long weeks
they were over and were past
Her mommy chanced to notice
how she thickened round the waist
“It was the handsome ploughboy,
-the maiden she did say-
For he caused for to tumble
all in the new-mown hay”
IV
Here’s a health to y’all ploughboys wherever you may be
That likes to have a bonnie lass
a sitting on his knee
With a jug of good strong porter you’ll whistle and you’ll sing
For a ploughboy is as happy
as a prince or a king
TRADUZIONE di Cattia Salto
Ritornello
L’allodola al mattino
si alza dal nido
e ritorna a casa a sera
con tutta la rugiada sul petto
e come l’allegro aratore
lei fischietta e canta,
ritorna a casa a sera
con tutta la rugiada tra le ali
I
O Roger l’aratore
è un ragazzo affascinante
fischiettando e cantando si avvicina laggiù all’ombra delle fronde
e s’incontra con la dolce Susan,
che acclamo la bella
ella è molto più allettante
di tutti gli uccelli del cielo
II
Una sera tornando a casa
dalle taverne della città
essendo tutti i prati verdi
e l’erba essendo stata appena falciata
ebbi l’occasione di rotolare
in tutto il fieno appena tagliato
“Oh baciami ora o mai più amore”,
disse questa bella fanciulla.
III
Quando venti lunghe settimane
erano finite e passate
sua madre iniziò a notare
come lei si arrotondasse in vita
“E’ stato il bell’aratore”,
le disse la ragazza
“che ci fece cadere in tutto il fieno appena falciato.”
IV
Ecco alla salute di tutti gli aratori ovunque voi siate
che amano avere una graziosa fanciulla
seduta sulle ginocchia
con un boccale di buona e forte birra scura, fischiettate e cantate
perché un aratore è felice
proprio come un principe o un re

NOTE
1) L’allodola è un passerotto dal canto melodioso che risuona nell’aria fin dai primi giorni della primavera e già alle prime luci dell’alba; è un uccello terricolo che però una volta sicuro nel volo si innalza quasi verticalmente nell’alto del cielo lanciando una cascata di suoni simili a un crescendo musicale.
Poi, chiuse le ali, si lascia cadere come corpo morto fino a sfiorare la terra e subito risorge ricominciando a cantare. continua

LA VERSIONE INGLESE

Questa versione invece è stata collezionata da Ralph Vaughan Williams nel 1904 come ascoltata dalla signora Harriet Verrall di Monk’s Gate, Horsham nel Sussex, ma circolava già nei broadsides ottocenteschi e quindi riportata nel libro di Roy Palmer “Folk Songs collected by Ralph Vaughan Williams”. Entrata nel circuito della musica folk inglese negli anni ’60 è stata registrata nel 1971 dal gruppo inglese folk rock Steeleye Span con la voce di Maddy Prior.

Il ritornello è simile a quello della versione precedente, ma qui la situazione è ancora più pastorale e quasi shakespeariana con la pastorella e l’aratore che sono sorpresi dal canto mattutino dell’allodola ma con le parti invertite: lui che dice a lei di restare ancora tra le sue braccia, perché c’è ancora la rugiada della sera, ma lei gli risponde che il sole ormai risplende e anche l’allodola si è alzata in volo. Il nome del contadinello è Floro e deriva dal latino con il significato di Fiore.

ASCOLTA Steeleye Span in Please to See the King – 1971

ASCOLTA Maddy Prior nel Cd Arthur The King – 2001


I
“Lay still my fond shepherd
and don’t you rise yet
It’s a fine dewy morning and besides, my love, it is wet.”
“Oh let it be wet my love
and ever so cold
I will rise my fond Floro
and away to my fold.”
“Oh no, my bright Floro,
it is no such thing
It’s a bright sun a-shining
and the lark is on the wing.”
Chorus:
Oh the lark in the morning
she rises from her nest
And she mounts in the air
with the dew on her breast
And like the pretty ploughboy
she’ll whistle and sing
And at night she will return
to her own nest again

II
When the ploughboy has done
all he’s got for to do
He trips down to the meadows
where the grass is all cut down.
TRADUZIONE  di Cattia Salto
I
“Giaci ancora mia appassionata pastorella e non alzarti
è una bella mattina fresca e inoltre, amore mio, è bagnato”
“Non è poi così bagnato, amore mio,
e così freddo
mi alzerò mio amato Fiore
e andrò via con il gregge.”
“Oh no mio Fiore luminoso,
non è niente
è il sole luminoso che risplende
e l’allodola è in  volo”
CORO
L’allodola al mattino
si alza dal nido
e s’innalza in aria
con la rugiada sul petto
e come il bel aratore
lei fischietterà e canterà
e la sera ritornerà
nel suo nido di nuovo

II
Quando l’aratore ha fatto
tutto quanto doveva fare
balla nei prati
dove l’erba è tutta falciata.

LARK IN THE MORNING JIG

La melodia “Lark in the morning” è una jig per lo più eseguita con il banjo o il bouzouki o il mandolino o la chitarra, ma anche con le pipes, i whistles o i flutes, i fiddles..
Un aneddoto riportato da Peter Cooper racconta che due violinisti si erano sfidati una sera per vedere chi fosse il migliore, solo all’alba nel sentire il canto dell’allodola, convennero che la musica più dolce fosse quella dell’allodola del mattino. Stessa storiella raccontata dal piper Seamus Ennis ma con la melodia The Lark’s March

ASCOLTA Paddy O’Rafferty al bouzouki

ASCOLTA Cillian Vallely alla uilleann pipes accompagnato alla chitarra da Alan Murray

ASCOLTA Peter Browne alla uilleann pipes in Lark’s march

FONTI
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thelarkinthemorning.html
http://thesession.org/tunes/62

BOLD DOHERTY

“Bold Doherty” è una irish drinking song risalente ai primi ottocento, anche trascritta in broadside e divulgata tramite la versione di Mary Ann Carolan (nata Usher) di Drogheda (1929-1993) registrata sul campo da Roly Browne nel  1978 e pubblicata nell’album “Song from the Irish tradition“.

Grande famiglia di cantanti quella degli Usher che tramandarono un vasto patrimonio di canti tradizionali del South Louth: le canzoni di Mary Ann Carolan, di suo fratello Pat Usher e del cugino Petey Curran sono diventate famose in tutto il mondo negli anni 70 e furono una grande fonte d’ispirazione per artisti come Paul Brady, Christy Moore, Martin e Eliza Carthy .

La versione standard  è solo una parte di una lunga e confusa storia già peraltro reinterpretata nell’adattamento moderno. Il nostro Paddy è un gran bevitore e un donnaiolo e fa il paio con un altro del suo stampo “Bold O’Donague

ASCOLTA Dervish  in Midsummer’s night, 1999

ASCOLTA Niamh Parsons 2000

I
Me name is Bold Doherty from the north country
Where there’s a still upon every stream
Lady[1] , be quicker and pour me more liquor
And fill me a glass of the stronger than cream
If I had you, Molly, so pleasant and jolly
Although it’s a folly to ask you at all
I’d fill up me glass with a mile to the bottom
And I’d drink to you, Molly, beside Donegal
Chorus:
With me fol the dol do, fol the dol do with me
Fol the dol do with me, fol the dol day
Fol the dol do, fol the dol do with me
Fol the dol do with me, fol the dol day
II
I’ve a new pair of clogs I brought home from the market
I craved an excuse to get into the town
I told me old mother the seams, they were ripped
And I needed some nails for to rivet them down
She clothed me hand with a bright bit of shilling
She thought the remainder would be her own
Saying, “When you go to town, you can buy the full nagan[2]
But beware you bring none of your fancibles[3] home”
III
When crossing the fields of me brave Enniskillen
I went into an ale-house for to take a dram
When I saw two tinkers dividing a saucepan
Although there were arguing about the tin can[4]
One of them then made a blow at the other one
He said, “You young villain, I will take your life”
Saying, “Your saucepans are leaking and won’t hold the water
Since ‘ere the Bold Doherty spoke with your wife”
IV
Oh when I got home, the door, it was bolted
I rapped up me mother for to let me in
“Be gone ore the place” was the words that she mentioned
“For inside this house you’ll not enter in
You may go away to wherever you came from
For to keep you out, now I’m sure it’s no sin”
Says I, “Me gay woman, you may keep your temper
‘Cause I can find lodging with Nora McGlynn”
Traduzione [*] di Cattia Salto
I
Mi chiamo Doherty l’ardito  dal Nord dell’Irlanda
dove c’è dell’acqua cheta in ogni ruscello
donna, sbrigati e portami dell’altro liquore
riempimi il bicchiere del più forte con la schiuma.
Se ti avessi, Molly così graziosa e allegra,
anche se è del tutto una follia chiedertelo,
riempirei il bicchiere profondo un miglio
e berrei a te Molly oltre al Donegal!
CORO
With me fol the dol do, fol the dol do with me
Fol the dol do with me, fol the dol day
Fol the dol do, fol the dol do with me
Fol the dol do with me, fol the dol day
II
Ho un nuovo paio di scarponi che portai a casa dal mercato,
cercavo una scusa per andare
in città
la mia vecchia madre mi disse che le cuciture erano state strappate
e io avevo bisogno di qualche chiodo per fissarle a posto,
lei mi ha riempito la mano di un po’ di luccicanti scellini
credendo che le avrei riportato
il resto
“Quando vai in città, comprati da bere,
quello che vuoi
ma stai attento a non portare a casa nessuna delle tue ragazze ”
III
Allora passai per i campi della mia bella Enniskillen
e entrai in una birreria per farmi un goccio,
quando vidi due calderai che dividevano una casseruola (di birra)
mentre stavano discutendo sulla latta (oppure nella loro parlata)
uno di loro allora diede un pugno all’altro
disse “Tu giovane villano, mi prenderò la tua vita”
“Le tue pentole perdono e non tengono l’acqua,
da quando anche Doherty l’ardito ha parlato con tua moglie”
IV
Quando sono tornato a casa, la porta era sprangata
e bussai perchè mia madre venisse ad aprire
“Vattene via – furono le parole che pronunciò-
perchè dentro a questa casa tu non entrerai
devi andartene  da dove sei venuto
perciò stattene fuori; adesso sono sicura che non faccio del male”
Dico io “Mia cara donna,
datti una calmata,
perchè mi posso sistemare con Nora McGlynn”

FONTI
https://www.facebook.com/DroghedaArtsFestival/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=4345
https://mainlynorfolk.info/watersons/songs/bolddoherty.html
http://www.celticlyricscorner.net/dervish/bold.htm
https://thesession.org/tunes/8344

DARK HORSE ON THE WIND

Liam Weldon (1933-1995) il “boss” della musica tradizionale nella Dublino degli anni 70: grande collezionista e narratore di ballate, attivista politico, un jack of all trades, nato e cresciuto nelle Liberties di Dublino che ha imparato fin da ragazzo la musica dai travellers.

“Dark Horse on the Wind” è stata composta da Liam nel 1966 in occasione del 50esimo anniversario della Rivolta di Pasqua ed è un’amara riflessione sul periodo dei “Troubles”.
The Troubles” (in italiano “i disordini”) è la “guerra a bassa densità” che ebbe luogo tra i cattolici e i protestanti del Nord Irlandese tra il 1969 e il 1998 ovvero un coacervo di violenza e sordi rancori, di marce per la pace e bombe. (continua)

ASCOLTA Liam Weldon

ASCOLTA Sean Tyrrell con il documentario di Ben Gibney per l’Amber productions

ASCOLTA Primordial – gruppp folk, celtic e black metal irlandese, la band ha adottato il brano di Weldon e lo esegue come apertura nei concerti


I
Oh those who died for liberty
have heard the eagle scream
All the ones who died for liberty
have died but for a dream
Oh then rise, rise, rise,
dark horse on the wind
For in no nation on earth
more broken dreams you’ll find
II
The flames leapt high, reached to the sky
‘til they seared a nation’s soul
In the ashes of our broken dreams
we’ve lost sight of our goal
Oh then rise, rise, rise, dark horse on the wind
And help our hearts seek Róisín,
our soul again to find
III
Now charlatans wear dead men’s shoes,
aye and rattle dead men’s bones
‘Ere the dust has settled on their tombs,
they’ve sold the very stones
Oh then rise, rise, rise, dark horse on the wind
For in no nation on the earth
more Pharisees you’ll find
IV
In grief and hate our motherland her dragon’s teeth has sown
Now the warriors spring from the earth
to maim and kill their own
Oh then rise, rise, rise, dark horse on the wind
For the one-eyed Balor still reigns
king in our nation of the blind
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Oh coloro che morirono per la libertà (1) hanno sentito il grido dell’aquila
tutti coloro che morirono per la libertà
sono morti solo per un sogno.
Oh allora alzati, alzati
cavallo nero (2) nel vento
perchè in nessun’altra nazione sulla terra, sogni più infranti troverai
II
Le fiamme ardevano alte a toccare il cielo
finchè bruciarono lo spirito di una nazione, nelle ceneri dei nostri sogni infranti, abbiamo perso di vista il nostro traguardo.
Oh allora alzati, alzati cavallo nero nel vento, e aiuta i nostri cuori a cercare Rosalinda (3), la nostra anima di nuovo trovare
III
Ora i ciarlatani (4) indossano le scarpe degli uomini morti,
e scuotono le ossa degli uomini morti
prima che la polvere si sia posata sulle loro tombe
essi hanno venduto le vere pietre.
Oh allora alzati, alzati cavallo nero nel vento, perchè in nessun’altra nazione sulla terra più Farisei (5) troverai
IV
Nel dolore e odio la nostra madre terra
i denti del drago ha seminato
ora i guerrieri sorgono dalla terra
per mutilare e uccidere se stessi (6).
Oh allora alzati, alzati cavallo nero nel vento
perchè Balor il guercio (7) ancora regna
re nella nostra nazione di ciechi

NOTE
1) Nella Pasqua del 1916 un manipolo di uomini decide di passare alle armi per proclamare la Repubblica d’Irlanda, l’insurrezione doveva divampare su tutta l’isola ma per una serie di contro-ordini scoppiò solo a Dublino.(continua)
2) al di là delle suggestioni mitologiche che inevitabilmente vengono in mente associate al simbolo del cavallo, è in questo contesto un termine gergale coniato nell’Ottocento per indicare una persona poco nota che riesce ad emergere inaspettatamente in una competizione, il termine viene ovviamente dal mondo delle scommesse e successivamente esteso ai personaggi politici ma anche alle candidature per i premi artistici. Il termine sottintende un’abilità o talento tenuto segreto
3) Róisín Dubh (= little black rose) è Rosalinda, una fanciulla dal nome di Piccola Rosa, l’allegoria dell’Irlanda, una parola in codice coniata alla fine del Cinquecento/inizi Seicento per identificare l’Irlanda con una Rosa Nera, contrapposta idealmente alla Rosa Rossa della Casata Tudor (la rosa dei Lancaster). Alla Rosa Nera d’Irlanda sono dedicate un paio di canzoni, la prima scritta da un bardo del XVI/XVII secolo in gaelico irlandese (vedi), e le altre scritte da giovani musicisti irlandesi negli anni 70-80 (vedi)
4) sono i politici irlandesi con le loro fallimentari proposte sociali dagli anni 30 -60 soprattutto nei riguardi delle vittime della guerra civile, sfociate in alti livelli di migrazione e povertà, e più in generale i politici che agiscono per il proprio tornaconto personale
5) il termine è entrato nel vocabolario corrente con significato di uomo falso, ipocrita, una persona che guarda più alle apparenze che alla sostanza
6) nella mitologia greca sono diversi gli eroi che seminano i denti di drago, il riferimento specifico però è a Cadmo che fondò la città di Tebe con l’aiuto dei migliori guerrieri sparti, nati dai denti di drago seminati nella terra e che ingaggiarono una feroce lotta tra di loro finchè ne restarono cinque.
7) il detto “in the country of the blind, the one-eyed man is king” sta a indicare che in una società di svantaggiati chi ha anche una solo competenza è in una posizione dominante. Nella mitologia irlandese Balor è stato uno dei re Fomoriani, leggendari antagonisti dei popoli invasori d’Irlanda

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/smuggling-the-tin/
http://www.skibbereeneagle.ie/ireland/liam-weldon-dublins-ballader/
https://comeheretome.com/2010/01/10/liam-weldon-as-dublin-as-the-easter-rising-as-irish-as-the-limerick-soviet-that-got-clobbered/
http://www.theballadeers.com/ire/mif_weldonliam.htm#73

SMUGGLING THE TIN

Quello che si conosce della canzone “Smugglin the tin” è riportato da Liam Weldon (1933-1995), il “boss” della musica tradizionale nella Dublino degli anni 70: grande collezionista e narratore di ballate, attivista politico, un jack of all trades, nato e cresciuto nelle Liberties di Dublino che ha imparato fin da ragazzo la musica dai travellers.
Liam was born in the ‘Liberties’ of Dublin in 1933 and spent his early youth living in that area of the city where he learned some of his songs from the travellers who used to stay in his granny’s yard. Liam always had a great affection for the travelling community and one of his finest songs ‘The Blue Tar Road’ which tells of the hard life endured by the travellers seems to have been accepted into the tradition and is widely sung by traditional singers. Liam often told of the time when he heard a street singer singing a song called ‘The Miller’s Daughter’ and after hearing it sung he bought it from the singer for a three penny bit he learned the song off and later won a prize for singing it at a party.
Liam, like many people in inner city Dublin at that time, was moved out of the developing city to Ballyfermot, a suburb of large scale public housing on the outskirts of the city more commonly known to Dubliners as “Ballyfarout”. Liam had a lifelong interest in the songs of the Irish Travellers and his own songs reflected a strong awareness of poverty, disadvantage and exploitation. His personal ballad style had features of other genres, but the precision of intent in his abrasive lyrics was unmistakable.” (tratto da qui)

ASCOLTA Liam Weldon in Dark Horse on the Wind 1976

ASCOLTA Providence in A Fig for a Kiss, 2002
Così dice la cantante del gruppo in un’intervista “Negli ultimi anni sono moltissime le band etichettate come “Irish traditional”[1] , ma che secondo noi hanno in realtà ben poco a che vedere con la vera musica tradizionale irlandese: compongono ed eseguono nuovi brani, suonano pezzi originari di culture differenti dalla nostra, e soprattutto “vanno” a velocità pazzesche. In questo modo tutti i dettagli e le sfumature di questa musica si perdono irrimedibilmente. Tutto ciò a noi non interessa: in fondo chiediamo solo di tornare ai principî fondamentali di questa musica e di suonarla con onestà e in modo corretto, e speriamo di riuscirci!” (Alfredo De Pietra tratto da qui)

Così scrive Liam nelle note di copertina dell’album “Dark Horse on the Wind”
This song tells the story of an expedition to smuggle tin across the border from Northern Ireland into what was then the Irish Free State, now the Irish Republic. In those days the word tinker meant a travelling tin smith and not a word of abuse. The tin used for soldering pots, cans, etc., was unobtainable in the southern part of the country, hence the smuggling. I learned this one from Francy Gavin, a merry little rogue who drowned his sorrows in a sea of porter.” (tratto da qui)

La canzone racconta di una traversata, da parte di un trio di irish travellers, del confine tra Irlanda del Nord e lo Stato libero d’Irlanda per commerciare lo stagno: durante il tragitto sono preoccupati delle condizioni di salute della loro cavalla. Nell’Irlanda del Nord vengono fermati da un sergente ma riescono a cavarsela con un sotterfugio.

I
Young Cooney and Colley
and ould Martin Quinn,
Well they made up together
to smuggle the tin
Refrain :
With me right toorin-arinan,
right toorin-arinan,
Right toorin-anay.
II
Well they walked all the day boys
till the heels they grew raw,
Well they hadn’t the comfort
of lying in the straw.
III
“I’ll yoke her”, says Colley
“I’m wise to her tricks.”
But the more that he yoked her,
the more the mare kicked.
IV
“The hills they are high boys,
th’oul’ mare she is thin,
And my heart lies a-trembling
for fear she’ll give in.”
V
“I once had a pie-ball
all covered in dots,
And it’s many’s the fiver
she’s won in the trots.”
VI
Up came th’oul’ sergeant
with a laugh and a grin,
“I’ll have ye inside boys
for the smuggling of tin.”
VII
Up came th’oul’ sergeant
with a laugh and a smile,
“I’ll have ye inside boys
for smuggling a while.”
VIII
Young Cooney stood up boys
to make the excuse,
“If you l(e)ave us all go sir,
it’s home we will scoot.”
IX
We crossed back the border,
we blessed our ould face.
“To hell with the black North,
we’re in the Free-State”
Traduzione[2] di Cattia Salto
I
Il giovane Cooney, Colley
e il vecchio Martin Quinn
si misero daccordo
per trafficare [3] con lo stagno
Ritornello :
With me right toorin-arinan,
right toorin-arinan,
Right toorin-anay.
II
Beh camminavano tutto il giorno, gente fino a farsi venire i calli ai piedi
e non avevano la comodità
di straiarsi nella paglia
III
“La domerò- dice Colley-
sono stanco dei suoi giochetti”
ma più le stringeva il morso[4]
più la cavalla tirava calci.
IV
“Le colline sono alte, gente
e la vecchia cavalla era magra,
e il mio cuore era in subbuglio
per paura che lei cadesse”
V
“Una volta avevo una cavalla pezzata
tutta coperta di macchie
e molti biglietti da cinque
ha vinto nel trotto”
VI
Arrivò un vecchio sergente
ridendo e scherzando
“Vi dovrò mettere dentro, gente
per il contrabbando della latta”
VII
Arrivò un vecchio sergente
ridendo e scherzando
“Vi dovrò mettere dentro, gente
per un po’ di contrabbando”
VIII
Il giovane Cooney si alzò, gente
per trovare una scusa
“Se ci lascerete andare, signore
fileremo di corsa a casa”
IX
Attraversammo di nuovo il confine
dicendo grazie alla nostra faccia tosta “Al diavolo il Nord,
siamo nello Stato libero d’Irlanda[5]

FONTI
http://www.skibbereeneagle.ie/ireland/liam-weldon-dublins-ballader/
https://comeheretome.com/2010/01/10/liam-weldon-as-dublin-as-the-easter-rising-as-irish-as-the-limerick-soviet-that-got-clobbered/
http://www.theballadeers.com/ire/mif_weldonliam.htm#73
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=74578

THE TWA SISTERS BY MALINKY

La ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale dai paesi scandinavi (in epoca pre-cristiana) e si è diffusa largamente fin dal Medioevo in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche anche nelle fiabe
(vedi prima parte)

LA VERSIONE SCANDINAVA: De två systrarna

Le due sorelle sono spiritualmente agli opposti buona la bionda, cattiva la bruna, il colore bruno ha anche una valenza estetica negativa, non che la sorella bruna sia più brutta, ma piace meno per il colore dei suoi capelli. Nella società norrena sono gli stranieri ad essere bruni, e quindi ad essere guardati con sospetto e diffidenza.

ASCOLTA Kalenda Maya

ASCOLTA Folk&Rackare


I
Där bodde en bonde vid sjöastrand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och tvenne döttrar hade han
Blåser kallt kallt väder över sjön
II
Den ena var vit som den klara sol
Blåser kallt kallt väder över sjön
Den andra var svart som den svartaste kol
Blåser kallt kallt väder över sjön
III
Vi tvättar oss bägge i vattnet nu
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så blir jag väl som viter som du
Blåser kallt kallt väder över sjön
IV
Å tvättar du dig både nätter och dar
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så aldrig du blir som viter som jag
Blåser kallt kallt väder över sjön
V
Och som de nu stodo på sjöastrand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Så stötte den fulaste sin syster av sand
Blåser kallt kallt väder över sjön
VI
Kära min syster du hjälp mig i land
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och dig vill jag giva min lille fästeman
Blåser kallt kallt väder över sjön
VI
Din fästeman honom får jag ändå
Blåser kallt kallt väder över sjön
Men aldrig ska du mer på gröna jorden gå
Blåser kallt kallt väder över sjön

VII
Där bodde en spelman vid en strand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Han såg i vattnet var liket det sam
Blåser kallt kallt väder över sjön
VIII
Spelemannen henne till stranden bar
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och gjorde av henne en harpa så rar
Blåser kallt kallt väder över sjön
IX
Spelemannen tog hennes guldgula hår
Harporsträngar därav han slog
Spelemannen tog hennes fingrar små
Gjorde harpan tapplor på
Spelemannen tog hennes snövita bröst
Harpan hon klinga med ljuvelig röst
X
Så bar harpan i bröllopsgård
Blåser kallt kallt väder över sjön
Där bruden hon dansar med gulleband i hår
Blåser kallt kallt väder över sjön
XI
Trenne slag uppå gullharpan rann
Blåser kallt kallt väder över sjön
Den bruden har tagit min lille fästeman
Blåser kallt kallt väder över sjön
XII
Om söndan så satt hon i brudstol röd
Blåser kallt kallt väder över sjön
Om måndan hon brändes i aska och dö
Blåser kallt kallt väder över sjön
NOTA
Si rimanda la traduzione e il commento alla versione trasposta in scozzese da Steve Byrne

ASCOLTA Malinky in Far Better Days 2015 nella traduzione scozzese messa in rima da Steve Byrne
“This is a Swedish version of the weel-kent ballad which Steve translated into Scots. We first heard this during a tour of Sweden in 2003 when we were introduced to the music of the band Folk och Rackare, as Malinky had been advertised as “the Scottish Folk & Rackare” – namely a band which took old traditional ballads and made them anew. We were delighted to perform a duet Swedish/Scots version with the band Ranarim at the Celtic Connections festival in Glasgow in 2007. The harp metaphor is often found as a fiddle in Scottish versions.”

TRADUZIONE S. Byrne
A fermer he bade on the white sea strand
Blaws a cald cald weather ower the faim
And twa fine dochters had this man
Blaws a cald cald weather ower the faim
The ane wis bricht as the clearest sun
The ither she wis black as the blackest coal
“We twa maun ging wash in the watter noo
So I micht mak masel sae milkwhite as you”
“Gin ye wash as the nicht and the leelang day
Ye’ll ne’er mak yersel sae milkwhite as me”
Syne they baith stood on the white sea strand
So stotted the black ane her sister aff the sand
“Oh sister, oh sister help me tae land
An ah’ll gie tae you ma bonniest leman”
It’s weel Ah’ll hae yer fair leman
But nae mair upon this green earth ye’ll gang”
There bade a harper on the strand
He spied in the water a deid body swam
The harper he’s brocht her body fair
He’s made fae her breist bane a harp sae rare
The harper he’s taen her gowden hair
Harpin strings he’s made frae her
The harper he’s taen her fingers sma
He made the harp pegs frae them sa
He’s pit them tae her white breist bane
The harp it rang wi a voice tae melt stane
He’s taen the harp tae the merriage fayre
The bride she danced wi a gowd band in her hair
Twa blaws up on the gowd harp rang
This bride she has taen ma fairest leman
On Sunday she sat on the bride stool reid
On Monday she wis burned intae ashes and she deed
Traduzione di Cattia Salto
Viveva un possidente terriero (1) sulla bianca spiaggia del mare
soffia un vento freddo sui flutti
e due belle figlie aveva quest’uomo!
soffia un vento freddo sui flutti
Una era bionda come il sole più chiaro,
l’altra era mora come il carbone più nero.
“Andiamo a bagnarci nelle
acque adesso
così che anch’io possa essere così luminosa come te” (2)
“Anche se ti lavassi per una notte e un intero giorno
non potrai mai essere anche tu così pallida come me”
Mentre insieme stavano sulla bianca spiaggia del mare
quella mora spinse la sorella
nell’acqua
“O sorella, sorella, aiutami a toccare il fondo e ti darò il mio bellissimo
fidanzato”
“Io mi prenderò il tuo bell’amante in ogni caso, ma tu non camminerai mai più su questa terra”
Poi un arpista passò per la spiaggia
e vide nell’acqua il corpo di un cigno morto.
L’arpista prese il suo bel corpo
e ricavò dalle sue ossa pettorali un’arpa così particolare,
l’arpista prese i suoi biondi capelli
e ne ricavò le corde per suonare
l’arpista prese le ossa delle sue piccole dita per ricavarne i piroli
e li sistemò sulle bianche ossa
pettorali
l’arpa si mise a suonare con una voce da intenerire le pietre (3).
Egli portò l’arpa alle ricche(4)
nozze
la sposa danzava con una corona d’oro tra i capelli
due accordi risuonarono dall’arpa dorata
“Questa sposa ha preso il mio bellissimo fidanzato”
Domenica sedeva sul seggio arrossato (5) della sposa
lunedì venne bruciata sul rogo
e morì

NOTE
1) farmer in questo contesto non significa un umile contadino quanto piuttosto un possidente terriero, un capo clan: è comunque un contadino-guerriero, ma possiede molte terre e bestiame
2) questo riferimento ai bagni nell’acqua per rischiarare la pelle non è insolito nelle ballate più antiche, parrebbe un’incongruenza , caso mai la fanciulla avrebbe potuto schiarirsi i capelli con pigmenti e bagni di sole, trattamenti cosmetici non ignoti nell’antichità; con il termine bianco nelle lingue più antiche si intende una colorazione chiara, ovvero un tipo di carnagione luminosa come la porcellana (bianco latte o bianco perla) ossia pallida ed esangue abbinata al capello di un biondo quasi argenteo anch’esso splendente, da qui l’aura dorata che si sprigiona dalla sorella bionda. La colorazione nera è da intendersi  non tanto per la pelle ma per il colore dei capelli. E’ interessante notare che si usa dire “dilavato” per indicare un aspetto pallido ed esangue, l’acqua erodendo e diluendo ha il potere di sbiadire il colore, da qui probabilmente il significato del bagno.
3) il suono dell’arpa ha il potere di “fondere la pietra”, da intendersi in senso figurato “un cuore di pietra” nelle versioni scozzesi più tarde viene tradotto in senso spaziale cioè che l’arpa inizia a suonare una volta posata su una pietra. L’estressione intenerire le pietre non è peraltro insolita in italiano
4) fayre, faire sta per fair riferito al banchetto di nozze si intende come ricco, sfarzoso
5) rosso non è tanto riferito al colore della sedia quanto alla macchia di sangue che sgorga, si presume dalle mani, della sorella assassina: è il sangue della colpa che rende manifesto il colpevole. E sempre nelle antiche ballate si trova una vasta letteratura in tal senso.

FONTI
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio6.htm

TWO SISTER: A MURDER BALLAD

Bonny_Swan_by_SarachmetLa ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale  dai paesi scandinavi (in epoca pre-cristiana) ma si è diffusa largamente  anche in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche.

Nella prima parte ho analizzato il plot della ballata descritta nella fiaba scozzese “The singing breastbone” e la sua messa in musica nella versione scozzese di “Binnorie”. (vedi prima parte). La seconda parte è dedicata alla versione “Cruel Sister” riportata in auge dai Pentangle negli anni del folk revival (vedi seconda parte). Una parte a sè merita la versione dell’artista canadese Loreena McKennit (vedi terza parte)

La narrazione si presta come sempre a molteplici letture fuori dal testo e tuttavia nell’approdare in America si sfronda degli aspetti favolistici e mitici (re, regine, cigni e strumenti magici) per diventare una più tipica murder ballad: il movente non è solo la gelosia ma principalmente  una questione di denaro. Anche la caratterizzazione delle sorelle una bionda e l’altra bruna viene meno, sono semplicemente la  maggiore e la minore d’età.

QUINTA VERSIONE: THE TWO  SISTERS

Questa versione irlandese richiama quella americana dove di solito la ragazza crudele chiede al mugnaio di  affogare la sorella in cambio dell’oro.  Il pretendente è  un ragazzo di nome Johnny che fin da subito corteggia la più giovane regalandole l’anello d’oro e un cappellino (al posto dell’aristocratico guanto!). Il mugnaio potrebbe  essere complice della sorella più grande, ma potrebbe anche solo aver  approfittato della situazione per derubare la fanciulla annegata (o ancora  viva e ributtata in acqua dopo il furto).
Entrambi pagheranno per il crimine  commesso: il mugnaio sarà impiccato sulla forca e la sorella crudele sarà  bruciata sul rogo oppure affogata nel piombo fuso (ma a volte la colpa è  scaricata tutta sul mugnaio).
La melodia viene dalla versione E in “English Folk Songs from the Southern Appalachians”( Cecil Sharp and Maud Karpeles) come raccolta dalla testimonianza della signora Clercy Deeton a Mine Fork, Burnsville, North Carolina, 1918. E’ più esatto perciò considerarla una delle tante varianti americane della storia.

ASCOLTA Clannad nel Cd Dulaman 1976

VERSIONE CLANNAD
There were two sisters side by side
Sing I-dum,  sing I-day
There were two sisters side by side
The boys are born for me (1)
There were two sisters side by side
The eldest for young Johnny cried
I’ll be true unto my love if he’ll be  true to me
Johnny bought the youngest a gay-gold ring
He never bought the eldest a single thing
Johnny bought the youngest a beaver hat(2)
The eldest didn’t think much of that
As they were a-walking by the foamy (3)
The eldest pushed the youngest in
“Sister, oh sister, give me thy hand
And you can have Johnny and all his land”
“Oh sister, I’ll not give you my hand
And I’ll have Johnny and all his land”
So away she sank and away she swam
Until she came to the miller’s dam
The miller, he took her gay-gold ring
And then he pushed her in again((4)
The miller, he was hanged on the mountain head
The eldest sister was boiled in lead
TRADUZIONE di CATTIA SALTO
Andavano due sorelle fianco a fianco
Canta Dum canta Day
Andavano  due sorelle fianco a fianco
i ragazzi sono fatti per me (1)
Andavano  due sorelle fianco a fianco
la più grande per il giovane Johnny gridava: “Sarò leale con il mio amore se lui lo sarà  con me”
Johnny comprò alla più  giovane un bell’anello d’oro,
e neanche una sola cosa comprò alla più grande
Johnny comprò alla più giovane un tricorno(2)
e la più grande non la prese bene
Mentre stavano passeggiando accanto ai gorghi (3), la più grande spinse la più  giovane (nell’acqua)
“Sorella o sorella, dammi la mano
e potrai prenderti Johnny e tutte le sue proprietà”
“Oh sorella non ti darò la mano e (così) avrò Johnny e tutte le sue proprietà”
Così via lei scivolò e nuotò
finchè venne alla diga del mugnaio.
Il mugnaio le prese il suo bel anello d’oro
e poi la rigettò  di nuovo  nell’acqua (4)
Il Mugnaio è stato impiccato in cima alla montagna, la sorella più grande è  stata bollita nel piombo

NOTE
1) il ritornello è un’esplicito riferimento al corteggiamento giovanile
2) Beaver è un cappello di feltro realizzato con la pelliccia di castoro molto apprezzato nei secoli tra il 1500 e il 1800. Non solo copricapo maschile era indossato anche dalle donne: adesso noi ce lo immaginiamo come il berretto stile colbacco con le due “orecchie”, ma all’epoca era un vezzoso cappellino a forma di tricorno (nel seicento-settecento) e di cilindro nell’ottocento continua
3) foamy è un aggettivo più che sostantivo con il significato di schiumoso, l’immagine richiama la battigia cioè quella parte della spiaggia su cui si rifrangono le onde, eppure più che in mare la sorella è gettata in un fiume la cui corrente la trascina verso la diga del mugnaio. Ho preferito quindi utilizzare il termine “gorhi” per indicare il vortice  delle acque
4) non è chiaro se la ragazza fosse già cadavere o piuttosto sia stata uccisa con un colpo di grazia dal mugnaio

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15782
http://puelladocta.com/2011/the-twa-sisters-folk-song/

THE WIND AND RAIN

Bonny_Swan_by_SarachmetLa ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale  dai paesi scandinavi (in epoca pre-cristiana) ma si è diffusa largamente  anche in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche.

Nella prima parte ho analizzato il plot della ballata descritta nella fiaba scozzese “The singing breastbone” e la sua messa in musica nella versione scozzese di “Binnorie”. (vedi prima parte). La seconda parte è dedicata alla versione “Cruel Sister” riportata in auge dai Pentangle negli anni del folk revival (vedi seconda parte). Una parte a sè merita la versione dell’artista canadese Loreena McKennit (vedi terza parte)

La narrazione si presta come sempre a molteplici letture fuori dal testo e tuttavia nell’approdare in America si sfronda degli aspetti favolistici e mitici (re, regine, cigni e strumenti magici) per diventare una più tipica murder ballad: il movente non è solo la gelosia ma principalmente  una questione di denaro. (vedi quinta parteAnche la caratterizzazione delle sorelle una bionda e l’altra bruna viene meno, sono semplicemente la  maggiore e la minore d’età.
Ma prima di arrivare a questo estremo ci sono tutta una serie di versioni intermedie tra cui quella irlandese o irlandese/appalacchiana intitolata “The wind and rain” è la più conosciuta.

QUARTA VERSIONE: O THE  WIND AND RAIN

Questa versione irlandese si è diffusa in America e Bob Dylan la trasformerà,  con la stessa cadenza, nella sua canzone Percy’s Song. Qui la storia descrive le due sorelle come innamorate  dello stesso ragazzo, il figlio del mugnaio, sono sempre la bionda  e la bruna della fiaba scozzese, e la gelosia è il movente dell’omicidio, ma i personaggi sono diventati la gente del popolo e la macabra arpa magica parlante un più comune violino.

ASCOLTA Altan in Local Ground 2005

Una versione strepitosa è quella bluegrass di Jerry Garcia & David Grisman in Shady Grove

ASCOLTA Crooked Still in “Shaken By a Low Sound“, 2009
che così inizia
There were two sisters came walkin’ down the stream
Oh the wind and rain
Older one pushed the youngest one in
Cryin’ oh the dreadful wind and rain
Johnny gave the youngest a gay gold ring
Didn’t give the oldest one anything

VERSIONE ALTAN
There were two sisters of County Clare(1)
Oh, the wind and rain
One was dark and the other was fair
Oh, the dreadful wind and rain
And they both had the love of the miller’s son
But he was fond of the fairer one
So she pushed her into the river to drown
And watched her as she floated out
She floated ‘til she came to the miller’s pond
Dead on the water like a golden swan (3)
And she came to rest on the riverside
And her bones were washed by the rolling tide
And along the road (woods) came a fiddler fair
And found her bones just lying there.
So he made a fiddle peg of her long finger bone(x2)
And he strung his fiddle bow with her long yellow hair
And he made a little fiddle of her little breast bone
But the only tune(3) that the fiddle would play
Was oh, the dreadful wind and rain
TRADUZIONE di  CATTIA SALTO
C’erano due sorelle nella Contea di Clare (1)
Oh il vento e la pioggia,
una era mora
l’altra bionda
oh il terribile vento e la pioggia
Entrambe erano innamorate del figlio del mugnaio,
ma lui voleva solo la più  bionda (2).
Così lei la spinse nel fiume
per affogarla
e stette a guardare mentre scivolava via.
Galleggiò finchè venne allo stagno del mugnaio,
morta sull’acqua come un  cigno dorato (3),
e lei venne a posarsi
sulla riva
e le sue ossa furono lavate
dalla risacca.
Lungo la strada venne un bel violinista (4)
e trovò le ossa che stavano
proprio lì.
Così fece i piroli dalle lunghe ossa delle dita
e fece le stringhe per l’archetto  con i lunghi capelli biondi,
e fece  un piccolo violino con le sue ossa pettorali,
ma l’unica melodia(5) che il  violino avrebbe suonato
era “il terribile vento e la pioggia”.

NOTE
1) la storia è opportunamente ambientata in Irlanda, contea di Clare, nelle versioni americane il verso diventa “There were two sisters came walkin’ down the stream”
2) e tanto basta per il movente: la gelosia
3) invece di descrivere la ricchezza delle vesti e dei gioielli indossati dalla fanciulla come nella versione fiabesca della storia, il narratore paragona la bionda fanciulla a un cigno dorato, così sottolinea la purezza e l’innocenza della fanciulla e fa risaltare la crudeltà nell’altra sorella. I Crooked Still dicono solo “Cried father o father there swims a swan”

Margaret Sloan

4) il menestrello itinerante della fiaba era un bardo invitato alla mensa dei nobili signori, qui è un violinista ambulante probabilmente un traveller che suona per strada e alle feste di paese.

I Versi dei Crooked Still proseguono diversamente:Then out of the woods came a fidder fair
He plucked thirty strands of her long yellow hair
And he made a fiddle bow of her long yellow hair
Made a fiddle bow of her long yellow hair
He made fiddle pegs of her long finger bones
And he made a little fiddle of her own breast bone
The sound could melt a heart of stone
And the only tune that the fiddle would play
Was oh the wind and rain
5) il violino non accusa o rivela ma suonerà per sempre una melodia triste.

continua

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=147644
http://singout.org/2012/01/23/two-sisters-wind-and-rain/
http://singout.org/2012/06/19/two-sisters-redux-part-2/

CRUEL SISTER

Bonny_Swan_by_SarachmetLa ballata “The two sisters” è originaria dalla Svezia o più in generale  dai paesi scandinavi (in epoca pre-cristiana) ma si è diffusa largamente  anche in alcuni paesi dell’Est e nelle isole britanniche. Le varianti in cui è presente sono molteplici come pure i titoli: The Twa Sisters, The Cruel Sister, The Bonnie Milldams of Binnorie, The Bonny Bows o’ London, Binnorie  and Sister, Binnorie, Minnorie,  Dear Sister, The Jealous Sister (Minorie), Bonnie  Broom, Swan Swims Sae Bonny O, The Bonny Swans, Bow  Your Bend to Me.

Nella prima parte ho analizzato il plot della ballata descritta nella fiaba scozzese “The singing breastbone” e la sua messa in musica nella versione scozzese di “Binnorie”. (vedi prima parte)

The Merciless Lady (Dante Rossetti, 1865)

Nel dipinto di Rossetti si esplora ancora il triangolo amoroso e se la rappresentazione ha sicuramente una rispondenza nella biografia del pittore (qui) è anche altrettanto evidente la citazione alla ballata “The two sisters”: i tre protagonisti sono seduti sotto ad un pergolato con il giovane pretendente nel mezzo e sebbene la sua mano sia intrecciata a quella della dama bruna, tutta la sua attenzione è rivolta verso la fanciulla bionda intenta a cantare e a suonare il salterio. L’atteggiamento del giovane è ambiguo, sicuramente non terrebbe per mano la dama bruna se tra di loro non ci fosse un legame (e nella ballata è proprio la sorella maggiore ad essere la promessa sposa), ma l’interesse verso  la dama bionda è fin troppo evidente! Tre calici sono ai piedi dei protagonisti due vicini a toccarsi e il terzo vuoto e dalla parte della sorella bionda: ne preannuncia la morte imminente?

SECONDA VERSIONE: THE CRUEL SISTER

La versione inglese mantiene la storia già vista in “Binnorie” saltando a piè pari il ritrovamento del cadavere da parte del mugnaio (e anche il suo eventuale ruolo nella vicenda, ruolo che emergerà invece nelle versioni americane).
“In questa versione sempre nelle Child ballads non c’è traccia del mugnaio, né della figlia dal mugnaio, però inizia con una signora che viveva vicino alla spiaggia del Nord e che partorisce due sorelle, una bionda e l’altra bruna.
La bionda è paragonata alla luce del sole mentre la mora è nera come il carbone, minerale sotterraneo ritenuto vicino al diavolo. Si ricordi che la ballata ha origini scandinave, dove la maggior parte delle genti era bionda o rossa e che quelli che avevano i capelli neri erano i diversi, talvolta i nemici di altre tribù lontane. Non a caso nella loro mitologia, che è diventata comune anche nel resto d’Europa, la fata buona è bionda mentre la strega ha sempre i capelli neri. “(Giordano Dall’Armellina)

Furono i Pentangle a riportare in auge la ballata quasi dimenticata
ASCOLTA Pentangle in Cruel Sister (1970) . La melodia su cui il canto è impostato è quella di Riddles Wisely Expounded  e il sitar aggiunge una nota incantata

ASCOLTA Old Blind Dogs in “Close to the Bone“,1993, la prima formazione con la voce di Jimmy Malcom, il gruppo ha ripreso l’arrangiamento dei Pentangle aggiungendoci un po’ di ritmo

ASCOLTA Bedlam Boys (Gregor Harvey & Grant Foster) riportano la ballata in una versione più aderente alla vena renaissance folk

VERSIONE PENTANGLE
There lived a lady by the north (1) sea shore
Lay the bairn tae the bonnie broom (2)
Twa daughters were the bairns she bore
Fa la la la la la la la la la
One was as bright as is the sun
Sae coal black grew the elder one (3)
A knight came riding to the ladies’ door
He travelled far to be their wooer
He courted one, aye with gloves and rings (4),
But he loved the other above all things”
Sister, sister won’t you walk with me
An’ see the ships sail upon sea?”
And as they stood on that windy shore
The elder sister pushed the younger o’er
Sometimes she sank or sometimes she swam
Crying, “Sister, reach to me your hand”
And there she floated just like a swan(5)
The salt sea carried her body on
Two minstrels walking by the north sea strand
They saw the maiden, aye float to land
They made a harp out of her breast bone(6)
The sound of which would melt a heart of stone
They took three locks of her yellow hair
And wi’ them strung that harp so rare
The first string that those minstrels tried
Then terror seized the black-haired bride
The second string played a doleful sound
“The younger sister, oh she is drowned”
The third string, it played beneath their bow(7)
“And surely now her tears will flow”
TRADUZIONE di Giordano Dall’Armellina
Viveva una donna presso le rive del Mare del Nord (1), poni il giunco con la  bella ginestra (2)
Due figlie erano le bimbe che lei partorì
Fa la la la la la la   la la la
Mentre una cresceva luminosa come il sole, così nera come il carbone cresceva la più grande (3).
Un cavaliere arrivò cavalcando alla porta della donna,
Aveva viaggiato a lungo per essere il loro pretendente. Corteggiò una di loro con guanti e anelli (4),
Ma amava l’altra sopra ogni cosa.
“Oh sorella vuoi venire con me
A guardare le navi che solcano il mare?”
E mentre stavano in piedi sulla riva spazzata dal vento
La ragazza bruna gettò la sorella (in mare)
Talvolta affondava, talvolta nuotava,
gridando, “Sorella, dammi la mano!”
E lì galleggiava come un cigno,(5)
Il mare salato teneva su il suo corpo.
Due menestrelli camminavano lungo la spiaggia
E videro la fanciulla che il mare aveva portato a terra.
Fecero un’arpa con le sue ossa pettorali(6),
Il cui suono scioglierebbe un cuore di pietra.
Presero tre ciocche dei suoi capelli biondi,
e con loro fecero le corde di un’arpa senza eguali.
La prima corda che quei menestrelli toccarono:
terrorizzò la sposa dai capelli neri.
La seconda corda cantò un suono lamentoso,
“la sorella minore è affogata”
La terza corda cantò sotto il loro archetto (7),
“E di sicuro ora le sue lacrime scorreranno”

NOTE
1) nel codice delle ballate britanniche il Nord è inteso dagli ascoltatori come negativo e quindi nel richiamarlo li prepara a qualcosa di luttuoso.
2) il significato dell’intercalare Lay the bairn tae the bonnie broom è stato a lungo dibattuto, alcuni traducono “bent” nel senso di “ricurvo” e quindi come un modo di descrivere l’horn cioè il corno (richiamando il corno o la tromba dell’elfo nella ballata “The Elfin Knight“) altri invece riconducono il termine all’Inglese antico (derivato dal sassone) nel senso di pianta o cespuglio della brughiera ossia l’erica o più in genera il giunco; la traduzione proposta da Dall’Armellina –poni il giunco con la bella ginestra- è una sorta di codice che introduce una storia di corteggiamento. La frase è contenuta nella canzone Riddles Wisely Expounded sempre nelle Child Ballads dalla quale i Pentangle hanno tratto la melodia: in cui si descrive una prova d’intelligenza tra il diavolo e la fanciulla saggia per la risoluzione di una serie di indovinelli. La frase avrebbe un significato di protezione contro il male, ma potrebbe anche voler dire: “spazza con tanta forza fino a piegare la scopa” cioè “metti un po’ di forza nello spazzare il pavimento” e quindi essere un intercalare umoristico senza senso come per il fa la la la seguente. Un’altra possibile interpretazione traduce la frase come “Danza intorno alla vecchia quercia
3) altro linguaggio codificato per indicare chi è la fanciulla buona e chi quella cattiva. La fanciulla bionda è quella solare, positiva, mentre la fanciulla bruna è quella oscura, negativa.
4) Dare l’anello e un guanto era una promessa di matrimonio. Il secondo guanto veniva dato nel giorno delle nozze. Come da consuetudini ad essere corteggiata era la sorella maggiore , si tratta con evidenza di un matrimonio combinato in cui però il giovane si innamora della sorella più giovane
5) La gelosia è il movente (premeditato) dell’omicidio: mentre le due sorelle passeggiano per ammirare le barche in mare la bruna getta la bionda nell’acqua, il cui corpo resterà a galla sostenuto dalla forza del mare, come se fosse un candido cigno che nuota. Anche in questo casa il paragone oltre ad essere poetico sottolinea la purezza e l’innocenza della fanciulla che si presume non abbia incoraggiato le avance del pretendente.
6) si tratta ovviamente di un’arpa magica, infatti non appena posata su una pietra si mette a cantare da sola. Qui si fa riferimento alla credenza vichinga secondo la quale l’anima risiede nelle ossa (le ossa dei morti accusano i loro assassini). La sorella assassina che stava per andare in sposa viene smascherata dal fantasma della sorella e sicuramente sarà punita come merita.
7) sebbene nella strofa precedente si indichi harp come il nome dello strumento è lecito presumere che si tratti della crotta o lyra ad arco: detto anche “rotta” o “rotta germanica”-per sottolineare il suo areale nordico- lo strumento può essere dotato anche di una tastiera centrale e si suona con l’archetto essendo probabilmente l’antenata del violino. In Galles porta il nome di crwth (mentre in Irlanda è detta cruith) e la tastiera centrale porta le sei corde di cui due le drone strings (“corde fannullone”) sono di bordone. Questo strumento, che gli studiosi sono incerti se ritenere totalmente autoctono ed attribuito all’area scandinava, compare verso il II° sec, si presenta in una forma analoga a quella attuale intorno al VII sec. (vedi)

continua terza parte

FONTI E APPROFONDIMENTO
L’ottimo saggio di Giordano  Dell’Armellina in “Racconti comuni in ballate italiane, svedesi e  britanniche: un confronto” continua
Giordano  Dell’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://www.musicaememoria.com/pentangle_cruel_sister.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=49269&lang=it

CAIDE SIN DO’N TE SIN

Nella tradizione delle canzoni popolari celtiche ottocentesche si leva un canto di protesta contro “il sistema” non è anarchico nè socialista, ma un grido di libertà che si può riassumere nello slogan sex-drinks&piping; questo filone di canti popolari non ha solo come protagonisti dei giovanotti imberbi in cerca di avventura, quanto piuttosto uomini maturi se non anziani che cercano di prendere il buono della vita. Uno spirito libero vagabonda per il paese, senza radici e spesso al di fuori dalla società civile, e vuole solo essere lasciato in pace, perciò risponde ai benpensanti e ai moralisti “Fatti i fatti tuoi!” (=mind your own business)
“Una canzone orgogliosa, e di ferrea e piccata affermazione della propria libertà personale, e del diritto che si ha di fare ciò che si vuole della propria vita, senza che gli altri se ne preoccupino. Contro le imposizioni della famiglia, contro il cosiddetto “buonsenso”, contro ogni cosa che non sia la propria volontà…Anche un autentico inno contro la schiavitù e la simbologia del lavoro” (Riccardo Venturi da qui)

Canto tradizionale in gaelico irlandese originario del Donegal è stato registrato da molti grandi artisti della scena irlandese e non.

ASCOLTA Clannad in Banba

ASCOLTA Tri Yann

ASCOLTA Caladh Nua

Chuaigh me chun aonaigh is dhiol me mo bho
Ar chuig phunta airgid is ar ghini bhui oir
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma olaim an t-airgead is ma bhronnaim an t-or
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theim na choille chraobhaigh cruinniu smeara no cno
A bhaint ullai de gheaga no a bhuachailleacht bo
Ma shinim seal uaire faoi chrann a deanamh so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma shinim seal uaire faoi chrann a dheanamn so
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma theimse chuig airneal is rince is sport
Chuig aonach is rasai’s gach cruinniu den tsort
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma chim daoine sugach is ma bhim sugach leo
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Deir daoine go bhfuil me gan rath’s gan doigh
Gan earra gan eadach gan bolacht na stor
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro (1)
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do
Ma ta mise sasta mo chonai i gcro
O caide sin do’n te sin nach mbaineann sin do


I
I went to the fair and sold my cow
For five pounds of silver and a yellow guinea of gold
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
If I drink the silver and if I give away the gold
O what is that to anyone else.
II
If I go to the leafy woods gathering berries or chestnuts,
Plucking apples from branches or herding cows,
If I stretch out for a while beneath a tree relaxing,
O what is that to anyone else.
III
If I go for a night-visit and for dancing and sport,
To fairs and races and every gathering of that sort,
If I see happy people and if I’m happy with them,
O what is that to anyone else
IV
People say I’m without riches no doubt,
Without goods or clothes or cattle or stock,
If I a happy living in a hovel (1),
O what is that to anyone else.
Traduzione di Riccardo Venturi
I
Sono andato alla fiera e mi son venduto la vacca
per cinque sterline d’argento e una ghinea d’oro giallo:
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
Se mi bevo l’argento e mi sputtano l’oro
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
II
Se vado nei boschi a raccogliere bacche o castagne,
A cogliere mele dai rami o a badare alle mucche,
E se poi mi schiaccio un riposino sotto un albero
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
III
Se vado da una la notte, oppure a ballare e a divertirmi
Alle fiere, alle corse e ogni raduno del genere,
Se vedo che la gente è felice e io sono felice con loro,
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?
IV
La gente dice che sono povero, senz’altro,
Non ho beni né vestiti, né greggi e né bestiame,
Ma se vivo contento in una baracca (1)
Mi dite a voi cosa ve ne deve fregare?

NOTE
1) il brav’uomo mette in pratica  l’insegnamento del filosofo greco Epicuro per il raggiungimento della felicità: seguire i “bisogni naturali”, concedersi di tanto in tanto quelli naturali ma non necessari, evitare quelli vani (nè naturali e nè necessari come l’arricchirsi) Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri né naturali né necessari, ma nati solo da vana opinione (Epicuro Lettera a Meneceo) continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/i-did-in-my-way-.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=29843&lang=it
http://ceolas.org/artists/Clannad/lyrics/Caide.html

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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