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Afro Celt Sound System

Nati nel 1995 per volontà di Simon Emmerson (chitarrista e produttore) insieme a Jo Bruce  e Martin Russell (tastiere e programmazione elettroniche), James Mc Nally ( whistles, fisarmonica, tastiere, bodhran) da una costola di Peter Gabriel (Real World e Womad) gli Afro Celt Sound System sono un gruppo di “world music” che fonde musica tradizionale irlandese e musica tribale africana, il tutto in un mix di strumenti etnici ed elettronici.
La band, composta inizialmente da otto membri di sei paesi (Inghilterra, Senegal , Guinea, Irlanda, Francia e Kenya ) coadiuvata da un vasto numero di collaboratori, alla boa dei 10 anni è stata lacerata da una controversia legale tra i membri fondatori, così per un certo periodo ci sono state due Afro Celt Sound System: nel 2016 la lite è stata risolta amichevolmente e il marchio ACSS è rimasto in mano a Simon Emmerson.

Jamie Reid

Si può ravvisare un’evoluzione nella proposta musicale degli ACSS frutto di una cultura metropolitana cosmopolita (Londra) per essere ballata soddisfacendo il gusto dei Clubs (le discoteche); così i primi album sono zeppi di techno-dance.

ETNO-TECHNO-FOLK

L’idea di fondere due culture musicali apparentemente lontane viene nel 1991 a Simon Emmerson mentre lavorava  in Senegal con la star afro-pop Baaba Maal, ritornato a Londra con due membri della band di  Baaba Maal, spalleggiato da Davy Spillane  registra nel 1996 Sound Magic: “The musics of Africa and the Celts display remarkably similar genes – the harp and the kora, the bodhran and the talking drum. Is this a simple coincidence? Ancient historians talk of ‘Black Celts’: were the first inhabitants of western Europe originally African?” (continua)
La fluida line-up è composta da  Ronan Browne (flauto, mandolino, uillean pipe e armonium), Jo Bruce e Martin Russel (tastiere e programmazione elettronica), i due membri del gruppo di  Baaba Maal  Kauwding Cissokho (kora, l’arpa-liuto africana) e Massamba Diop (Talking Drum),  Simon Emmerson (chitarra,programmazione elettronica e midi), James Mc Nally (whistles, fisarmonica, bodhran), Davy Spillane (uillean pipe e low  whislte) con le voci dell’irlandese Iarla Ó Lionáird e del keniano Ayub Ogada (nyatiti, la lira africana), più una quindicina di altri musicisti tra i quali la band scozzese Shooglenifty e l’arpista bretone Myrdhin.

ASCOLTA Dark Moon

ASCOLTA House of Ancestors

ASCOLTA Whirl-Y-Reel 2 che con la parte 1 sono la manipolazione del ritmo di danza tradizionale “celtica” più scatenata cioè il reel, eseguito con percussioni africane e loop elettronici; durante i live del gruppo saranno proprio i reel a costituire la base delle improvvisazioni artistiche e dei “duelli” tra strumento celtico e strumento africano.

Una scommessa azzardata e commercialmente faticosa da sostenere che ha ottenuto però il piazzamento di un brano nel film “Gangs of New York”
ASCOLTA Dark Moon nella versione del film (2002)

Nel secondo album emergono le personalità artistiche di Simon Emmerson, il guineiano N’Faly Kouyate (voce, kora, balafon), Iarla Ó Lionáird, James McNally, Myrdhin, Martin Russell e Moussa Sissokho (talking drum, djembe) e tra i collaboratori l’indiano Johnny Kalsi ( dhol -percussioni del Punjab , tabla), che diventerà membro effettivo con la rifondazione del gruppo.
ASCOLTA Release nell’album omonimo 1999. La canzone è stata scritta per ricordare la morte di Jo Bruce  (deceduto improvvisamente all’età di 27 anni nel 1997). I versi in inglese sono cantati da Sinead O’Connor  quelli in gaelico da Iarla Ó Lionáird (che ripetono l’inglese) è Jo che parla e dice agli altri del gruppo di non essere tristi per la sua morte.

RELEASE
Sinead
Don’t argue amongst yourselves
Because of the loss of me
I’m sitting amongst yourselves
Don’t think you can’t see me
Don’t argue amongst yourselves
Because of the loss of me
I haven’t gone anywhere
But out of my body
Reach out and you’ll touch me
Make effort to speak to me
Call out and you’ll hear me
Be happy for me
Iarla (in gaelico)
Sinead
Reach out and you’ll touch me
Make effort to speak to me
Call out and you’ll hear me
Be happy for me
Iarla (in gaelico)
Traduzione italiano di Cattia Salto
Sinead
Non prendetevela con voi stessi
perchè mi avete perso (1)
sono seduto tra di voi
non crediate di non potermi vedere.
Non prendetevela con voi stessi
perchè mi avete perso
non sono andata da nessuna parte
solo fuori dal mio corpo.
Allungate le braccia e mi toccherete
sforzatevi di parlarmi
chiamatemi e mi sentirete
siate felici per me
Iarla (in gaelico)
Sinead
Allungate le braccia e mi toccherete
sforzatevi di parlarmi
chiamatemi e mi sentirete
siate felici per me
Iarla (in gaelico)

NOTE
1) Jo Bruce è morto per un attacco d’asma fulminante

Ho trovato un footage del loro live a Londra del 2001 che riassume visivamente l’impatto del gruppo sul palco, un montaggio del filmato sulle track audio dell’album Release: Release, Lovers of Light, Éireann & Big Cat.
L’impatto live è notevole, un’esplosione di vorticose movenze, colori e ritmi, linguaggi tribali  degli antenati (gaelico e mandingo), momenti magici quasi lunari, fluidi e carezzevoli come l’acqua;  invece della solita danza tradizionale irlandese il metropolitano hip-hop.

Il terzo album “Further in Time”(2001) segna uno spostamento dall’uso massiccio dell’elettronica verso suoni pop più caldi, voci e orchestrazioni africane; i magnifici 4 (Emmerson, McNally, Ó Lionáird , Russell) si sono cimentati nella composizione e firmano tutti i brani,  affiancati da N’Faly KouyateMoussa SissokhoJohnny Kalsi, Emer Mayock (uilleann pipes e flauto),  Simon Massey (percussioni) più una ventina di ospiti; così Seeds del 2003 prosegue con l’organico delineato all’inizio del nuovo secolo e il nuovo corso.

ASCOLTA When you’re Falling in Further in Time, 2001 voce Peter Gabriel . Il video mostra la caduta, presumibilmente da un aereo pilotato da Peter Gabriel, di un uomo in giacca e cravatta; la città è New York e l’ottimo video che doveva lanciare il gruppo al successo internazionale ne decreta invece lo stallo, l’impatto dell’attacco aereo dell’11 settembre con gli impiegati che si gettavano dalle torri in fiamme è stato devastante, le emittenti hanno ritirato il video e il tour è stato cancellato.

WHEN YOU ARE FALLING
I
Every day, you crawl into the night
A fallen angel, with your wings set alight
When you hit the ground
Everything turns to blue
I can’t get through the smoke
That’s surrounding you
‘Cause when you’re fallin’
I can’t tell which way is down
And when you’re screaming
Somehow I don’t hear a sound
And when you’re seeing things
Then your feet don’t touch the ground
‘Cause when you’re fallin’
I can’t tell which way is down

II
I can see through the clouds
I can walk right through the walls
Hang me off the ceiling
But I can’t take the fallShould I cross the river
When I may get swept away
Out there on the water
You can still see me wave
Traduzione italiano
I
Ogni giorno ti trascini nella notte
un angelo caduto con le ali in fiamme
quando cadi a terra
ogni cosa diventa triste
non riesco a passare oltre al fumo
che ti circonda
Perchè quando cadi
non so dire da che parte sia il fondo
e quando urli
comunque non sento suono
E quando stai a guardare le cose
allora i tuoi piedi non toccano
terra, perchè quando cadi
non so dire da che parte sia il fondo
II
Riesco a vedere tra le nuvole
camminare attraverso le pareti
appendermi al soffitto, ma non riesco a sopportare la caduta
Dovrei attraversare il fiume
quando sarò strappato via
là fuori sull’acqua
mi vedrai ancora ondeggiare

Dopo Anatomic del 2005 (un album più intimista) e scaduto il contratto con la Real World gli ACSS continuano a tenere concerti live per un paio d’anni ma poi è subentrata una fase di stasi durante la quale si sono intensificate le carriere soliste dei componenti.
Nel 2010 gli ACSS si sono rimessi insieme per una serie di concerti e hanno rilasciato un’antologia rimasterizzata “Capture 1995-2010”

 Poi si è aperta una controversia e  il fondatore  Simon Emmerson nel 2015 durante il tour ha lasciato il gruppo per rifondarlo in una nuova formazione con il guineiano  N’Faly Kouyate (voce, kora, balafon, percussioni, calabash e kirin) e Johnny Kalsi (dhol, percussioni, beats e programamzione); così facendo esistevano due gruppi con lo stesso nome (l’altro quello degli altri due fondatori  James McNally e Martin Russell).

da sinistra: Johnny Kalsi, N’Faly Kouyate, Simon Emmerson, Griogair Labhruidh 

Al secondo giro di boa dei 20 anni  Simon Emmerson (con i suoi 60 anni suonati) fa uscire “The Source”, la ricetta è sempre la stessa con un ingrediente particolare il nuovo arrivato, lo scozzese delle Terre Alte  Griogair Labhruidh (voce, rap, cornamusa delle Highlands, whistle, chitarra elettrica), sostenuto dal tappeto trad-prog degli scozzesi Shooglenifty
ASCOLTA  Cascade nella versione dell’album “The Source” 2016

e nella versione live


FONTI
http://www.innerviews.org/inner/afrocelts.html
http://www.innerviews.org/inner/afrocelts2.html
http://www.afroceltsoundsystem.org.uk/

Carlos Nuñez

Già star internazionale quando era poco più che ventenne, Carlo Nuñez è un “enfant prodige” della musica, virtuoso suonatore di gaita e flauto, con prestigiose collaborazioni con i massimi artisti internazionali folk, pop e rock.

Definito il rocker della gaita (perchè riesce a far suonare la gaita come se fosse una chitarra elettrica), gaitero magico, Nuñez con grinta e carisma oltre che talento da vendere inizia a suonare all’età di 8 anni e ne ha 13 quando ha la faccia tosta di presentarsi nel camerino di Paddy Moloney ( i Chieftains si trovavano in torunèe proprio nel suo paese, Vigo) per suonargli qualche pezzo di musica galiziana; lo chiamano a collaborare con loro (e aveva solo 18 anni) per la registrazione della colonna sonora del film “L’isola del Tesoro” (1989); da allora diventa “il settimo Chieftains” e li segue in tournèe per gli Stati Uniti, Australia, Giappone.

ASCOLTA in Santiago 1996 Duelling Chanters, duello tra pipaioli Molly versus Carlos

UN FIRMAMENTO DI STELLE

Al suo primo album da solista  “A Irmandade das Estrelas” (1996 disco di platino in Galizia stampato anche per la distribuzione in Europa con il titolo “Brotherwood of Stars” ) invita a suonare moltissimi musicisti di stili e nazionalità diverse – più di una cinquantina (Nightnoise, Luz Casal, Tino di Geraldo, Tríona Ní Domhnaill e Mícheál Ó Domhnaill, Kepa Junkera, Ry Cooder, The Chieftains, e Dulce Pontes)  come tante sono le stelle del firmamento; perchè il linguaggio della musica tradizionale è un linguaggio veramente universale; perchè è una musica capace di conservare le peculiarità di un popolo ma anche ricco di contaminazioni stratificate nel cammino della storia (incontro-fusione con altri popoli e culture); una musica, quella tradizionale, che ha il pregio di essere trans-generazionale e unire musicisti di diverse generazioni.
Un album che ha avuto una gestazione particolare con registrazioni a più riprese, ma sempre in presa diretta per lasciare intatta la freschezza della musica dal vivo, quella sorta di spontainetà che possiede la musica tradizionale per cui basta  che i musicisti si guardino negli occhi e si trasmettano dei cenni, per capire al volo quando è il momento di passare da uno all’altro o di chiudere il giro.

ASCOLTA live, fisarmonica: Fernando Fraga; Mandolino-bouzouki: Pancho Álvarez; chitarra: Diego Bouzón.

Con il successivo album Os Amores Libres, uscito nel 1999 esplora le connessioni con il flamenco, ma è con Almas de Fisterra (Un Galicien en Bretagne 2003) che il gaitero s’innamora della Bretagna che lui stesso definisce come “la mia seconda casa”.
ASCOLTA così scrive nelle note: A NOITE PECHA
Alan Stivell è una leggenda vivente della musica celtica. Quando stavo cercando nuove vie per questo album, ho avuto la sensazione che lui le avesse già percorse tutte prima di me. Egli ha appena terminato un soggiorno di qualche giorno da noi, in Galizia, dove abbiamo visitato vecchi castelli celti, dolmen e così via… Abbiamo registrato questo pezzo sia, all’inizio, nella mia casa a Vigo che, in seguito, nella sua in Bretagna.
Il suono speciale dell’arpa di Alan mi ricorda quello, scuro e possente, della chitarra di Ry Coorder del mio primo album. Alan inoltre canta in Bretone e, per la prima volta anche in Galiziano, e ha anche dato vita alla nostra prima collaborazione musicale, una specie di Jig che conclude un medley. (tratto da qui)

THE CAVERN AN DRO
Ho suonato quest’an dro in tutto il mondo. E’ la danza Bretone in assoluto più popolare e l’ho suonata e fatta danzare in Giappone, in Australia, in Italia, negli US…In qualche modo ho sentito che questo tema misterioso poteva essere ballato in ogni luogo e in ogni tempo…Come ad esempio in una caverna preistorica: ho registrato il suono delle stalattiti all’interno della più grande caverna della Galizia. Essa si dice essere la casa di re Artù e delle sue truppe travestiti da corvi.
Ho dovuto camminare al suo interno per ore con alcuni amici speleologi ma quando arrivammo a quella che loro chiamano la Organ Hall e mio fratello ha cominciato a suonare attorno alle stalattiti, il ritmo ha coinvolto talmente tutto, che tutti hanno cominciato a ballare. (tratto da qui)

ASCOLTA  THE THREE PIPERS
Questo è uno dei miei più vecchi sogni che diventa realtà: l’unione, per la prima volta, delle tre più rinomate cornamuse al mondo: l’Irlandese, la Scozzese e la Galiziana. Ognuna con una sua personalità, i suoi accenti e il particolare tono. Esse sembrerebbero inconciliabili…ma, anche se non è stato facile, ce l’abbiamo fatta!! E’ stato un piacere invitare a questa storica registrazione, nella Basilica Bretone di Hennebont i miei amici e grandi piper Liam O’Flynn per l’Irlanda e il piper Bretone Patrick Molard.
Highland pipes, Uilleann Pipes, Gaita…Un giorno le avevo definite come fuoco, acqua e terra. Provare per credere. (tratto da qui)

Tra i suoi album da solista cito ancora il live Carlos Nunez y Amigos (2004) in occasione del festeggiamento dei suoi 33 anni nell’Auditorium di Castelos (Vigo), un concerto eccezionale, con la partecipazione di numerosi amici musicisti; e “Alborada do Brasil” (2009)  un viaggio alla scoperta delle radici della musica brasileira, sulle orme degli emigranti galiziani (tra cui anche un nonno di Carlos)

ASCOLTA in concerto anno 2002, con i musicisti galiziani che lo accompagnano in tour il fratello Xurxo Nuñes (chitarra, tastiere, batteria e percussioni – bodhran, galician drums, marching drum), Pancho Alvarez (bouzouki, mandolino e chitarra) Oscar Quesada (batteria), José Vera (basso – contrabbasso elettrico) Denise Boyle (violino)
Un concerto più mirato sulla musica galiziana (tra strumentali e cantati – dalla portoghese Annabella Pires ) che inizia con dolcissima, magica melodia e si conclude con una frenetica tarantella alla maniera galiziana cioè con una muiñeira. ( regalando un interminabile e scatenato reel “Music For a Found Harmonium”)

Tra i suoi progetti l’esplorazione della musica tradizionale del Nord e Sud d’Italia.

FONTI
http://www.carlos-nunez.com/

Na Lúa

Na Lúa (in italiano Nè alla luna) eclettica band del movimento galiziano per il rinnovamento della musica popolare nasce nel 1980 all’insegna della sperimentazione e della libertà creativa, mescolando alle radici tradizionali il jazz (primo disco d’esordio) il rock e il pop, il funky e la world music (Oh Temmpos Son Chegados con suoni caraibici e africani).
Hanno inoltre collaborato con gruppi di spicco nel panorama celtico come Capercaillie, Alan Stivell, Clannad ed Altan.
Sono di Vigo e la loro vicinanza con il confine portoghese si sente anche tra le influenze musicali.
ASCOLTA quasi 30 minuti live da Radio 3

Forse il gruppo più conosciuto fuori dalla Galizia nato inizialmente con un repertorio strumentale su modello dei Milladoiro (“Na Lúa ” 1985) hanno dato maggior risalto alla parola poetica con l’integrazione della cantante Uxìa Senlle  a partire dal loro secondo album “A estrela de Maio” (1987)  a cui seguì “Ondas do mar de Vigo” (1989) una moderna reinterpretazione delle Cantigas di Martin Codax (neotrobadorismo).

Il gruppo prosegue con la formazione  composta da Paz Antón, Anton Rodrigues e Cándido Lorenzo (fiati compresa la cornamusa galiziana), Xabier Debesa (voce, chitarra, fisarmonica) Xabier Camba Abal (batteria), Ricardo Pereiro (basso)
“I tempi sono arrivati” (titolo ispirato dall’Inno Galiziano scritto dal poeta Eduardo Pondal) con cui intitolano il loro sesto album (1997) è un brano composto dal chitarrista Paz Antón con una bella performance del violinista Pancho Álvarez (qui in veste di ospite ma già membro fondatore della band passato alla carriera solista e alla collaborazione con Carlos Nuñez).

Que non pare o bailador
que non pare, vai arredor!
Cheguei o vintecinco a Compostela
non ceo de bandeiras e de estrelas
estabas onde ia a Galiza Nova
se tódolos secretos tomei a proba

un saúdo
de vellos compañeiros, de namorados
que brindan porque
os tempos xa son chegados


Que non pare o bailador
que non pare, vai arredor!


ollei teus ollos perto dos insubmisos
amei a libertade do teu sorriso
e crece o movemento que nos defende,
nin amos nin escravos do amor que prende.


un saúdo
de vellos compañeiros de namorados
que brindan porque
os tempos xa son chegados


os tempos son chegados das vaguedades,
arnamos a oucura da inmesidade
Pasamos toda a noite eu e mais ela
na lúa de Santiago de Compostela


Os vellos compañeiros, os namorados
brindaban porque
os tempos xa son chegados
que non pare!

Con l’album “Feitizo” (1999) esplorano il lato più magico e ancestrale della cultura galiziana in cui prendono spunto dalla poesia contemporanea galiziana (Vincente Risco, Eduardo Pondal,  Fermin Bouza Brey) in collaborazione con  Aloia Martínez

ASCOLTA As meigas chegan (1999) live

Del 2016 un cd-compilation di 12 brani strumentali ancora dal titolo Na Lúa (Clave Records)

FONTI
https://www.discogs.com/artist/2451125-Na-L%C3%BAa
http://www.galego21.net/ravachol/entrevistas/pazanton.htm

Dan Ar Braz

Chitarrista autodidatta Dan  Ar Braz -Daniele il Grande (all’anagrafe Daniel Le Bras) s’inventa un accompagnamento con la chitarra alle melodie delle orchestrine di paese; nel 1967 incontra Alan Stivell e inizia una collaborazione lunga un decennio con album e concerti per il mondo; collabora con i Fairport Convenction per alcune registrazioni, ma già nel 1977 registra il suo album da Solista “Douar Nevez” (Terra nuova). Del primo decennio consiglio l’ascolto di “Acustic” uscito nel 1981 con la raccolta delle sue migliori interpretazioni (in acustico).

Poi viene il 1985 ed esce Musique pour les silences à venir un concept album dedicato al mare e ai ricordi d’infanzia con il ritorno alla chitarra elettrica, un cammino che Dan riprenderà nel XXI secolo: Dan viene osannato dalla critica e classificato tra i migliori chitarristi del mondo.

Agli inizi degli anni 90 si cimenta pure con il canto e poi si mette a lavorare su un grosso progetto uno spettacolo con tanti grandi esponenti della musica celtica internazionale, è il 24 luglio del 1993 al Festival di Cornovaglia a Quimper.

Héritage des Celtes

Una settantina di artisti tutti su un solo palco per testimoniare l’eredità musicale dei Celti, attraverso i secoli e passando per i paesi d’Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna e Galizia.
Forza travolgente e toccanti pause liriche, passione e poesia che diventano un grande evento rock.
Anche nelle successive esibizioni il pubblico accorre numeroso così Dan passa alla registrazione in studio ed esce l’album Héritage des Celtes (1994): le vendite schizzano alle stelle con forti richieste dagli Stati Uniti al Giappone; l’anno successivo è la volta della registrazione dal vivo della serata a Rennes con tanto di video pieno d’interviste dietro le quinte.
Nel 1997  l’organico si rinnova e vengono messe in cantiere nuovi brani esce “Finisterres” presentato allo Zenith di Parigi nel giorno di San Patrizio.

Nel 1998 esce “Zenith” la registrazione live allo Zénith di Parigi

Ar Y Ffordd

Nel 1999 a Bercy sul palco si trovano i quattro principali protagonisti della rinascita musicale bretone degli anni 70 Alan Stivell, Dan Ar Braz, Tri Yann e Gilles Servat. Tutto il concerto viene registrato e qualche mese finisce in un CD doppio e in DVD Bretagnes à Bercy. 

E’ a Lorient per il Festival Interceltico del 2000 che Dan annuncia conclusa l’avventura (anche se c’è un ultimo colpo di coda a Parigi nel 2002 per la Nuit Celtique concerto uscito in DVD )

Dan riprende la carriera solista affiancandosi alla cantante-compositrice Clarisse Lavanant, collaborando peraltro spesso e volentieri con i tanti colleghi incontrati nel suo percorso artistico.

Dan e Clarisse

Cànan nan Gàidheal: il gaelico ancora vive

Cànan nan Gàidheal è un canto in gaelico scozzese scritto da Murdo MacFarlane (1901 – 1982) (in gaelico Murachadh MacPharlain ) soprannominato “Melbost Bard” (il bardo di Melbost),  perchè nativo di Melbost Isola di Lewis (Ebridi esterne- Scozia).
Fu poeta e attivo sostenitore della diffusione e la salvaguardia della lingua gaelica scozzese.

MELBOST BARD

Possiamo seguire la storia della sua vicenda umana  in una serie di interviste-video suddivise in sei spezzoni (anche se il linguaggio usato è per lo più il gaelico ci sono i sottotitoli in inglese). Inframmezzati alla storia della sua vita, letture delle poesie, i canti, testimonianze e aneddoti di coloro che lo hanno conosciuto. In lui rivedo i grandi vecchi del mio paese conosciuti da ragazza, attaccati al dialetto piemontese e scrittori di poesie dialettali, come Libero Aimar che con Guido Damiano scrisse Al Livurnin (il dialetto di Livorno Ferraris una grammatica per imparare a leggere e scrivere il dialetto livornese.
La notorietà  (oltre i confini della sua isola) arrivò in tarda età negli anni 70, quando una serie di giovani diedero voce alle sue canzoni incidendole nei dischi e facendole sentire ai concerti, i primi furono tre ragazzi di Glasgow, i Na h-Oganaich (che in gaelico vuol dire grosso modo “i giovani”)  ma anche Karen Matheson che con i Capercaillie canta diverse poesie di Murdo



testimonianza di Margaret MacLeod del gruppo Na h-Oganaich i quali vinsero nel 1972  il Contest del Festival Panceltico irlandese a Killarney  con una canzone di Murdo MacFarlane,  e iniziarono un tour di concerti in Inghilterra, Canada, Galles e Bretagna

intervista a Karen Matheson e Donald Shaw che confessa di aver preso spunto da tutto il materiale dei Na h-Oganaich  e di aver convinto la madre a scrivere al Bardo per chiedere se avesse qualche canzone che il gruppo del figlio avrebbe potuto interpretare; Murdo le spedì un nastro con la registrazione dei canti in presa diretta.
Per Murdo fu una grande opportunità comunicativa e arrivò la popolarità: iniziò ad apparire in pubblico per dare lettura alle sue poesie, partecipare ai concerti cantando e a venire intervistato dalla televisione; iniziò a viaggiare e a essere richiesto in Irlanda dove fece delle ripetute e lunghe tournèe


“Il linguaggio degli eroi (gaeli)” tradotto anche come “il gaelico ancora vive” è un canto interpretato da molti artisti a cominciare dai primi sostenitori del bardo il gruppo Na h-Oganaich che lo conobbero nel 1971 e iniziarono a cantare le sue canzoni.
Registrarono la loro versione di Canan nan Gaidheal nel secondo album “Scot-Free” (1975).
La canzone è stata interpretata successivamente da Catherine-Ann McPhee (nativa dell’isola di Barra) che la registra nell’album di esordio “Cànan nan Gàidheal-the Language of the Gael” (1987) accompagnata niente meno che da una parte dei componenti del gruppo scozzese Ossian

La massima diffusione del canto arriva con il progetto-spettacolo del chitarrista bretone Dan ar Braz “Héritage des Celtes
ASCOLTA Dan Ar Braz & Karen Matheson in “Héritage des Celtes” 1994

Karen Matheson lo registra inoltre per la Transatlantic sessions (1995) suonano con lei Mairead ni Mhaonaigh – seconda voce e violino, Donald Shaw – organetto, Charlie McKerron – violino, Donal Lunny -bouzouki, Danny Thompson – basso, Jim Sutherland – percussioni

e con Dick Gaughan (2006)

la versione cantata è ridotta rispetto al testo poetico scritto da Murdo MacFarlane (vedi)


I
Cha b’e sneachda ‘s an reothadh ò thuath
Cha b’e ‘n crannadh geur fuar ò ‘n ear
Cha b’e ‘n t-uisge ‘s gaillionn ò ‘n iar
Ach an galar a bhlian ò ‘n deas
Blàth, duileach, stoc agus freumh
Cànan mo threubh ‘s mo shluagh
Sèist:
Thig thugainn, thig cò’ ruinn gu siar
Gus an cluinn sinn ann cànan nan Gàidheal
Thig thugainn, thig cò’ ruinn gu siar
Gus an cluinn sinn ann cànan nan Gàidheal
II
Bheir anuas dhuinn na coinnleirean òr
‘S ann annt càraibh na coinnlean geal cèir
Lasaibh suas iad an seòmar a’ bhròin
Taigh aire seann chànan a’ Ghàidheil
‘Se siud ò chionn fhad’ thuirt an nàmh
Ach fhathast tha beò Cànan nan Gàidheal
III
Ged theich i le beath’ às na glinn
Ged ‘s gann an diugh chluinnear i nas mò
O Dhùthaich Mhic Aoidh fada tuath
Gu ruig thu Druim Uachdar nam bò
Gidheadh, dhith na h-Eileanan Siar
Biodh claidheamh is sgiath ud ‘n ur dòrn
IV
Ged nach cluinnear anis i ‘san dùn
No ‘n talla nan cliar is nan corn
Ged tha meòir Chloinn ‘ic Criomain gun lùths
O ‘n tric fheasgar ciùin dhòirteadh ceòl
Gidheadh, anns ha h-Eileanan Siar
‘S i fhathast ann, ciad chàinnt an t-slòigh
traduzione italiano (da qui)
I
Non sono stati la neve e il gelo dal Nord,
Non è stato il tagliente e raggelante freddo dall’Est,
Non sono state la pioggia e le tempeste dall’Ovest,
Ma il flagello arrivato dal Sud,
che ha fatto appassire il fiore, la chioma, lo stelo e la radice
del linguaggio della mie gente e della mia razza.
[Ritornello]
Venite, venite con me verso l’Est,
a sentire il linguaggio degli eroi,
Venite, venite con me verso l’Est,
e sentite il linguaggio dei Gaeli.
II
Se un uomo con il kilt fu mai visto nella valle
il gaelico era sicuramente la sua lingua.
Poi hanno stappato le sue radici dalla terra
e rimpiazzato il Gaelico con la lingua straniera
e le Highlands, culla degli eroi,
sono ora una terra di “maggiori” e “colonnelli”.
III
Portate fuori il candelabro dorato,
e preparate le candele di cera bianca,
accendetele nella stanza del lutto,
vegliate per l’antica lingua dei Gaeli,
questo è quello che i nemici dicono da molto tempo,
ma la lingua dei Gaeli è ancora viva.
IV
Sebbene sia fuggita con la sua vita dalle valli,
e non si sente più parlare nelle città
dalle lontane terre dei McKey su nel Nord
fino giù a Drumochter, terra di bestiame,
nelle Isole dell’Ovest
è ancora la prima lingua della gente.

Ancora altre versioni dei Tannas (1994), Gaelic Women (1999) Ishbel MacAskill (2000)

VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

Con titolo Teangaidh o Teanga na nGael sono tradotte e cantate tutte le 8 strofe della versione in gaelico scozzese
ASCOLTA  Cór Thaobh a’ Leithid in Siansaí 2007

ASCOLTA Gráinne Holland in Teanga na nGaell 2011 qui live

I
Char bhé’n sneachta ná ár siocán aduaidh
Char bhéideán géar fuar ón oirhear
Char bhé’n fhearthainn á bhlúchann aniar
ach an galar a tháinig aneas.
II
Bláth, duilliúr stoc agus fréamh,
De theangaidh mo bhunú’s mo threibh,
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.
III
Tabhair anuas dúinn ná coinnleorí óir,
Is iontu cuir coinnie geal céir,
Las suas iad i seomra an bhróin,
Teach faire shean teangaidh na nGael,
IV
Sin a dúirt ár námhaid fadó
Ach maireann beo teangaidh na nGael
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael
V
Gidh gur theith sí lena h-anam ón ghleann,
Gidh gur annamh a chluintear í níos mó,
Ó dhúiche Mhic Aoidh fada Ó thuaidh,
Go mbíonn tú i nDruim Uachtar na mBó
VI
Ach tá gá sna h-oileain thiar
Le claidheamh agus sciath in ár ndorn
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.
VII
Gidh nach gcluintear í anois ins an dún,
Nó i hallaí na mbard is na gcorn,
Gidh go bhfuil méara Chlann Uí Chriomáin gan Iuth,
Tráth bhíodh siad go ciúin dóirteadh ceoil.
VIII
Gidh go bhfuil sí i gcontúirt a báis,
Go fóill is í céad chaint an tsluaigh
Tar chugainn ‘nár gcuideachta aniar,
Nó go gcluin sinn ann teangaidh na nGael.

UNA VISITA ALL’ISOLA DI LEWIS
http://ilariabattaini.it/2017/05/15/cosa-vedere-sullisola-di-lewis/

FONTI
http://www.geocities.ws/Paris/LeftBank/4843/canannag.html
https://nelcuoredellascozia.com/2015/03/23/canan-nan-gaidheal-la-lingua-dei-gaeli/

http://www.omniglot.com/songs/gaelic/canannangaidheal.php
http://www.irish-folk-songs.com/teangaidh-na-ngael-lyrics.html

DOMINGO FERREIRO o il gaitero del Texas

“los gallegos no protestan, emigran” (Alfonso R.Castelao)
Ai tempi di Franco e dell’omogeneizzazione culturale la gaita, lo strumento principale della musica tradizionale galiziana e asturiana era messa al bando, così molti musicisti un po’ per fame e un po’ per il desiderio di continuare a suonare la loro musica tradizionale sono emigrati in Sud America portandosi dentro e dietro tecniche strumentali e melodie degli antenati.
Leggendario è diventato un personaggio, il “gaitero de Texas” che vestito da cow-boy percorreva le praterie del Far West suonando la sua cornamusa galiziana!

E così nell’album Saudade (2005) i Luar Na Lubre affrontano il tema dell’emigrazione dei Galiziani nelle Americhe. Domingo Ferreiro potrebbe essere proprio quel leggendario musicista galiziano.

ASCOLTA Luar Na Lubre  con Sara Vidal (subentrata a Rosa Cedron) che duetta con Lila Downs (Messico) in Saudade (2005). La poesia è del poeta argentino Raúl González Tuñón (1905- 1974) scritta presumibilmente negli anni 20
Xulio Varela: Bouzouki
Bieito Romero: Cornamusa
Eduardo Coma: Violino
Patxi Bermudez e Xavier Ferreiro: Percussioni
Pedro Valero: Chitarra acustica
Xan Cerqueiro: Flauti


I
Toca a gaita Domingo Ferreiro
Toca a gaita… “non quero, non quero!”
Porque están cheas de sangue as rías
Porque non quero, non quero.
II
E xa secaron os ramos frolidos
Que ela traguía na saia ao vento
Que ela traguía ao seu noivo soldado
Ou pescador, labrego, mariñeiro.
III
Sobre Galiza xa caiu a peste
Ai! Os escuros sarxentos viñeron
Xa dos piñeiros colgan os homes
Toca a gaita: non quero, non quero.
IV
E o que está vivo andará polo monte
E nas aldeas os bons xa caeron
Ai! Que non vaian os lobos ao monte
Toca a gaita, non quero, non quero.
V
Toca a gaita… que baile o bispo (1)
Toca a gaita.. non quero, non quero
Porque non é hora de festa en España
Porque non quero, non quero, non quero.
VI
Toca a gaita, que baile a cobra (2)
Toca a gaita, non quero, non quero
Porque a gaita non quere que toque
Porque morreu Domingo Ferreiro.
Tradotto da Francesco Pilutti*
I
Suona la gaita Domingo Ferreiro
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
perché i fiumi sono pieni di sangue
perché non voglio non voglio
II
E già si sono seccati i rami in fiore
che lei portava nella gonna al vento
che lei portava al suo fidanzato soldato
o pescatore, contadino, marinaio.
III
Sulla Galizia è già caduta la peste
Ai! Sono venuti gli oscuri sergenti
già ai pini impiccano gli uomini
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
IV
E chi è vivo andrà sui monti
e nei paesi i buoni sono già caduti
Ai! che non vadano i lupi sui monti
suona la gaita “non voglio, non voglio!”
V
Suona la gaita, che balli il vescovo
suona la gaita.. non voglio, non voglio
perché non è tempo di festa in Spagna
perché non voglio non voglio non voglio
VI
Suona la gaita, che danzi il serpente,
suona la gaita.. “non voglio, non voglio”
perché la gaita non vuole che suoni
perché è morto Domingo Ferreiro
pietra del serpente – Laxe (La Coruña)

NOTE
* tratto da qui
1) commenta Francesco Pilutti “I vescovi, come tutto il clero e il Vaticano sostenevano il franchismo, tanto che nel ’53 il Papa concesse al Caudillo il privilegio di scegliere egli stesso i cardinali spagnoli.
Questo passo potrebbe quindi rappresentare un’allegoria per indicare il legame tra la Chiesa e il regime“.
Aggiungo anche una osservazione in merito alla restaurazione del culto jacobeo voluta da Franco
“Nel 1937, Franco restaura la consacrazione della nazione a Santiago, riconoscendolo come patrono di Spagna, e fissa il 25 luglio come festa nazionale. Anno dopo anno, manda centinaia di ufficiali e soldati davanti all’altare dell’Obradoiro, mentre infestava la capitale della Galizia di forze repressive e d’occupazione spagnole.  In seguito, su suggerimento di Franco, papa Pio XI concede un anno santo straordinario nel 1938, cerimonia di consacrazione a cui fu rappresentato da suo cognato, Serrano Suñer, prima di visitare lui stesso Compostella come pellegrino…Cosi’ sarà creata la macchina di propaganda di Franco, con la collaborazione orgogliosa della Chiesa cattolica. Il rilancio della tradizione jacobea sarà sempre associato al Franchismo : la Chiesa stessa battezzerà la guerra civile come « Crociata ». Precisamente, un ministro di Franco, Manuel Fraga Iribarne, d’origine galiziana, ufficializzerà una proposta del dittatore e organizzerà, sempre in collaborazione con la Chiesa, una celebrazione jacobea ed un anno santo compostellano nel 1993. Una super operazione turistica, distruttrice delle nostre risorse naturali e negatrice della nostra propria cultura, che si é dunque trasformata in fenomeno economico molto più che religioso.” (tratta da qui)
2) molto probabilmente il poeta vuole riferirsi a Franco stesso, ma a me piace immaginare che si tratti del simbolo del serpente, icona abbastanza ricorrente in Galizia nei petroglifi dell’arte rupestre. Come la leggenda di San Patrizio che cacciò i serpenti (la religione druidica) dall’Irlanda anche in Galizia ci fu Santo Hadrián che liberò la penisola di Malpica da una piaga di serpenti.

ASCOLTA la versione di Pablo Estramín e Juan José De Mello in Cantacaminos 1981 – Uruguay (poesia di R. Gonzalez Tuñon- musica di J. J. de Mello) H. Videckis-D. Astigarra-J. J. de Mello-P. Estramin

La versione testuale è più estesa della precedente le strofe sono per lo più parlate tranne la prima strofa trasformata in un ritornello, purtroppo non riesco a trovare la poesia originaria  e la mia conoscenza del galiziano è rudimentale per cui mi è preclusa la trascrizione ad orecchio

Al poeta risponde Avelino Díaz (1897-1971) galiziano emigrato a Buenos Aires con una poesia datata 11 aprile 1937
Toca la gaita Domingo Ferreiro
Ah si pudíera! Silencio mortal
hay en la tierra de Curros Enríquez
de Rosalia, de Añón y Pondal!

Ed ecco il country in salsa galiziana dei Os Cempés in “Moe a moa” 2004: O Gaitero de Texas

FONTI
Argentina y la guerra civil española. La voz de los intelectuales di Niall Binns (2012)
https://poetarumsilva.com/tag/raul-gonzalez-tunon/
http://www.luarnalubre.com/
http://www.luarnalubre.com/letras_disco.php?cat=71&idioma=gl
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=9034

Os cempès

Os Cempès sono un gruppo di musica folk della Galizia (per lo più strumentale) nati nei primi anni 90.
Funestata dalla morte per un incidente automobilistico del gaitero Carlos Zaera la neonata formazione di Ferrol (provincia di A Coruña) incide il primo omonimo album nel 1996 dedicandolo all’amico: meglio conosciuto con il titolo di “Opa III”  è un live sanguigno e con i suoni del gaitero (e liutaio) Antón Varela sulla robusta sezione ritmica di Beto Niebla, Pablo e Serxio Cés .

Più curato il successivo album dal titolo Capitán Re registrato in studio nell’autunno del 1997 con l’introduzione della ghironda e organetto di Oscar Fernández “Sanjurjo”: un susseguirsi di jota e muiñeira e polca come nei balli popolari galiziani, mescolati fra loro fino a fondersi. Ma non solo perchè loro suonano anche le melodie più disparate a piacere, nel senso che basta che siano melodie che in qualche modo già risuonino dentro alla loro sensibilità musicale  (pur che non siano jig o reel irlandesi/scozzesi!)
ASCOLTA La Sansonette in “Capitán Re”è un brano composto dal francese nonchè ghirondista contemporaneo Dominique Forges su una melodia ballabile detta scottish, decisamente però rivisitata dal gruppo che le danno una “marcia” in più rispetto alle versioni francesi. La melodia ultimamente spopola in Galizia e  in tutta l’Europa! (sarà perchè è finita in così tante compilation di musica celtica?)

La formazione ritorna con il nuovo album Circo Montecuruto del 2000 seguito da “Moe a Moa” (2004).
Alla line-up rinnovata dopo le defezioni troviamo
 Antón Varela, gaita e clarinetto
Toni do Jaz batteria
Oscar Fernández, organetto e ghironda
Serxio Cés voce, sax e percussioni
che riuniscono un buon numero di collaboratori per l’occasione.
ASCOLTA Sara Sariña in “Circo Montecuruto”: è una jota de Lourido rivisitata da Serxio Cés

Henri Matisse

Si confronti la versione tradizionale della jota con tanto di gruppo di danzatori, una tradizionale Cantigas de Panderetas ( in italiano canto delle donne “Panderettrici”canti delle donne che si accompagnano con il tipico tamburello galiziano (detto in gallego pandereta) con piccoli cembali di metallo inseriti nella cornice -in italiano tamburo a cornice: si suona tradizionalmente con le dita della mano sinistra tenute dritte e leggermente aperte a percuotere il tamburello, a volte facendo strisciare un dito o tutti i polpastrelli sulla pelle. (per l’approfondimento su di un testo in italiano rimando alla pubblicazione di Grazia Tuzi, La Pandereta. Suoni e Identità Della Cantabria, (2013) libro con cd e dvd anche se l’area dello studio non è la Galizia )


I
Hai quixera dormir contigo
hai na túa cama dourada
hai pasar contigo esta noite
hai ir a presidio mañana
hai lalelo hai la la lelo
hai lelo hai la le lala
CHORO
Sara Sara Sariña
hai Sara ti ela miña
hai Sara Sara Saronhe
hai Sara do corazonhe
II
Namoreime de tí un día
hai foiche para toda a vida
hai se volvera a nacere
hai de tí me namoraría
hai lalelo..
III
Hai crucei a mar de Ferrol
hai ferrolana por te ver
hai crucei a mar de Ferrol
hai a piques de me perder
hai lalelo…
IV
Hai quixera alegrar a vida
hai mirando a túa cara
hai quixera calmar a sede
hai bebendo da túa iauga
hai lalelo..
V
Hai quero dala despedida
hai como dan os cantadores
raparigos e raparigas
hai cuidade os vosos amores
hai lalelo…
tradotto da Cattia Salto
I
Vorrei dormire con te
nel tuo letto dorato
vorrei passare con te questa notte
devo andare in galera domani
hai lalelo hai la la lelo
hai lelo hai la le lala
CORO
Sara, piccola Sara
oh Sara tu sei mia
Sara, grande Sara
oh Sara del mio cuore
II
Mi sono innamorato di te un giorno
e mi basterà per tutta la vita
se rinascessi
di te mi innamorerei
hai lalelo..
III
Attraverserei il mare di Ferrol
e la regione di Ferrol per vederti
Attraverserei il mare di Ferrol
a costo di annegare
hai lalelo..
IV
Vorrei gioire alla vita
guardando il tuo viso
Vorrei dissetarmi
bevendo dalla tua acqua
hai lalelo..
V
Voglio dire addio
come fanno i cantori
ragazzi e ragazze
abbiate cura del vostro amore
hai lalelo..
da sinistra Pablo Dalama (saxofono e clarinetto); Oscar Fernández (ghironda e organetto) Fernando Barroso (bouzouki) Ramón Dopico (percussioni) Antón Varela (cornamusa), Serxio Ces (Canto, Bombo e Pandeireta)

Per celebrare i vent’anni passati dal loro primo concerto registrano “Tentemozo” (2012) con un piccolo ritocco alla formazione subentra Ramón Dopico alle percussioni ed entra Fernando Barroso al bouzouki (sostituito da Roberto Grandal all’organetto): una festa con tanti musicisti ospiti (che a contarli tutti fanno una cinquantina), Carlos Quintá, Begoña Lorenzo, Luis Peixoto, Tiago Pereira, José Diaz, Benxamin Otero, Pablo Doval e dei giovani musicisti della Scuola libera di Galizia (Escola Livre De La Mpg -Acentral Folque).
Anche i cantati aumentano equilibrandosi tra gli strumentali dal suono ricco e dai ritmi più disparati pescati nell’area dei balli popolari galiziani.
Una nota di colore: la registrazione del cd è stata finanziata utilizzando una campagna di crowdfounding su internet (accolta da più di settecento fan-sostenitori!)
Chiude il cd il brano 1904 che inizia con una registrazione sul campo dei cantori di strada risalente appunto al 1904, una rara e prima registrazione della musica galiziana nella storia in cui oltre al canto è registrato anche il suono della ghironda (ridotto da strumento  privilegiato del trovatore medievale a strumento dei mendicanti -spesso ciechi).

ASCOLTA Mirandesa in “Tentemozo” dal repertorio da gaita dalla cittadina portoghese di Miranda de Douro.
Il video postato dal gruppo li ritrae nella loro vena di follia a fare fiesta (o meglio foliada come viene detta dai galiziani una festa con musica, ballo e canto tradizionale)

ma se preferite la versione più promozionale (con tante foto live) guardate questo

ben quattro album sono ascoltabili integralmente su Spotify (qui)

FONTI
https://www.facebook.com/Os-Cemp%C3%A9s-60615897655/
http://oscempes.blogspot.it
http://www.ghastaspista.com/cempes.php
http://www.musicosaovivo.com/articles/view/207

http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/27/la-pandereta-suoni-e-identit-della-cantabria/
http://www.folkotecagalega.com/multimedia/outros/wikigaita/9-jota-de-lourido

Altan musica di famiglia

Mairéad Ni Mhaonaigh e Francie Mooney

Dal nome di un piccolo lago ai piedi del monte Errigal nel nord-ovest del Donegal il gruppo Altan è fondato nello scorcio del 1980 da Mairéad Ni Mhaonaigh, figlia di Proinsias Ó Maonaigh (ossia Francie Mooney), rinomato fiddler di Gaoth Dobhair (Gweedore), che già nei primi anni ’70 aveva chiamato il suo gruppo di musica tradizionale “Ceoltoiri Altan”.
Mairéad , dalla voce d’angelo e dalle abili dita da leprecauno, conosce sul finire degli anni ’70 il suo futuro compagno del cuore, il flautista Frankie Kennedy. I due giovanissimi (18enne lui e 14enne lei) si conobbero all’insegna della musica essendo solito per Frankie (di Belfast) trascorrere l’estate a Gweedore per imparare il gaelico irlandese e approfondire lo studio del flauto irlandese e del whistle.  Entrambi tirocinanti al St.Patrick College di Dublino, si sposano e nel 1983 incidono un album “Ceol Adush” (Gael Linn: ‘musica del Nord’) a quei tempi la musica del Donegal non varcava i confini della Gaeltacht.
Ascoltiamo la loro intesa perfetta mentre suonano seduti al tavolo di un pub
https://youtu.be/hn12ns2XzwQ

https://youtu.be/5JH-NXoGLBU
E’ però “Altan” (1987) considerato l’album del debutto in gruppo con Ciarán Curran al bouzouki e Mark Kelly alla chitarra e la collaborazione di Dónal Lunny – Bodhrán , tastiere.

Diventati un quintetto con l’entrata del violino di Paul O’Shaughnessy (che lascerà il gruppo nel 1992) incidono “Horse with a Heart” (1989): con il loro equilibrato repertorio fondato sulla musica tradizionale del Donegal e gli influssi scozzesi  diffondono in tutto il mondo filastrocche e canzoncine in gaelico che finiscono immancabilmente nelle compilation di musica celtica.

ASCOLTA Lass of Glanshee in “Horse with a Heart” (1989)

e proseguono con una serie di album ( The Red Crow, Harvest Storm e Island Angelche si aggiudicano il titolo di Best Celtic Album assegnato dalla NAIRD e con i quali vincono premi e si assestano in vetta  alla charts delle isole britanniche: il frutto più maturo è forse “Island Angel” del 1993 una scaletta perfetta di brani cantati, set da danza e slow air,  (per lo più tradizionali ma anche composti dai membri del gruppo) chiude la “Aingeal an Oileáin” scritta da Mairéad per il suo Frankie, che morirà poco dopo sconfitto dal tumore diagnosticato l’anno precedente, ASCOLTA

UN PATTO DI SANGUE

Con Mairéad  e Frankie Kennedy Ciaran Tourish (violino, whistle), Ciarán Curran (Bouzouki e chitarra), Mark Kelly (chitarra), Dáithí Sproule (chitarra); Frankie fa promettere a tutti i componenti del gruppo di continuare a suonare insieme anche dopo la sua morte,  tutti i cinque giurano di mantenere vivo il progetto musicale e così sarà, mostrandosi la line-up più longeva.

ASCOLTA Scotch Style Jig (Andy de Jarlis) – Ingonish (Mike McDougall) – Mrs. McGhee (trad) in “Island Angel“, 1993


Il gruppo non si scioglie anche se ha bisogno di tempo per ripartire, nel 1996 pubblica Blackwater con Dermot Byrne all’organetto (a cui subentra nel 2014 Martin Tourish) a riformare il sestetto e un nutrito entourage di rinforzo, ma è con Another Sky registrato nel 2000 che ritrova lo stato di grazia (e nasce l’amore tra Mairéad e Dermot Byrne): set strumentali irresistibili, più song e una voce sopraffina.

ASCOLTA Beidh Aonach Amárach in Another Sky, 2000 video promozionale

ASCOLTA Altan & Chieftains live a Woodhill House “The Donegal Set”: un miracolo di sincronismo

Nel nuovo corso pur restando sempre fedeli alla tradizione irlandese (in particolare del Donegal e gli influssi scozzesi) gli Altan si approcciano alla balladry americana e alla musica appalacchiana; la tendenza sarà via via approfondita negli album successivi.

(Image: www.jamescummingsphotography.com)

E così con The Blue Idol (2002) Local Groung (2005) Gleann Nimhe (2012) e The Windening Gyne (2015) i cinque arrivano al loro 35esimo anniversario.

NA MOONEYS

E la tradizione continua, da genuino chieftain (capo clan) Mairéad raccoglie intorno a se la sua parentela e getta un ponte tra le generazioni, “una famiglia di musicisti e cantanti della Donegal Gaeltacht”: le sorelle Mairéad Ní Mhaonaigh, leader degli Altan (voce e violino), e Anna Ní Mhaonaigh, già nel gruppo Macalla (voce e whistle), il fratello Gearóid Ó Maonaigh (chitarra) e suo figlio Ciarán (violino e violino baritono). Con la collaborazione di Nia Byrne, figlia di Mairéad (violino e voce) e Caitlin Nic Gabhan, moglie di Ciarán (concertina, podiritmia e danza). In aggiunta l’amico di sempre Mànus Lunny (bouzouki, tastiere, co-produzione e fonico).
Nell’album del debutto (2016) dal titolo omonimo fa capolino papà  Proinnsias (deceduto nel 2006) e il repertorio rende omaggio all’antenato caposcuola della fiddle music e della cultura orale della contea (da ascoltare tutto qui)
ASCOLTA Máire Mhór live

tag Altan

FONTI
http://www.mairead.ie/
https://altan.ie/
https://www.irlandaonline.com/cultura/musica/artisti-irlandesi/altan/

https://namooneys.bandcamp.com/

Tri Martolod

Tri Martolod (in italiano, Tre Marinai) è una ballata bretone del genere marinaresco, molto vicina alle barcarole italiane; la sua zona d’origine è tuttavia la Bassa Bretagna in particolare il Finistère meridionale.
Documentata dal musicologo e ricercatore Polig Monjarret nella variante “Tri-ugent martolod” (60 marinai) in AA.VV. Sonioù Pobl.  Morlaix, Skol Vreizh (1968) la ballata è stata ripresa dai Tri Yann e da Alan Stivell nel revival folk degli anni 70.
Tre giovani marinai in cerca di fortuna salpano verso l’isola di Terranova, uno di loro ritrova la promessa sposa che aveva conosciuto al mercato di Nantes. Erano molti i marinai bretoni e normanni che affrontavano la pesca d’oltremare avventurandosi nelle acque pescose ma pericolose di Terranova o d’Islanda.


Sulla melodia si balla la gavotte de Lannilis (spartiti qui), la gavotte è il ballo più popolare della Bretagna, ma la danza è caratterizzata da stili diversi (per i passi qui)

ASCOLTA Alan Stivell
la prima versione liveal Teatro Olympia di Parigi, 1972

versione con l’arpa elettrica, Stivell riprende spesso la ballata nei suoi live riarrangiandola a seconda del contesto e interpretandola a fianco dei grandi artisti della scena bretone

ASCOLTA Tri YannTri Yann an Naoned” (in italiano: I tre Giovanni di Nantes) 1972

ASCOLTA Arany Zoltán 2009

ASCOLTA Nolwenn Leroy in Bretonne, 2010 rende omaggio al grande Stivell


Del brano si conoscono diverse strofe trascritte anche con grafie diverse a seconda della regione di provenienza, la versione più lunga è quella proveniente dai Pays Bigouden una regione all’estremità della Cornovaglia bretone


Tri martolod yaouank
(tra la la, la di ga dra)
Tri martolod yaouank
o voned da veajiń
O voned da veajiń ge, o voned da veajiń
O voned da veajiń ge, o voned da veajiń
Gant avel bet kaset
(tra la la, la di ga dra)
Gant avel bet kaset
betek an Douar Nevez
Betek an Douar Nevez ge,
betek an Douar Nevez
E-kichen maen ar veilh
(tra la la, la di ga dra)
E-kichen maen ar veilh
o deus mouilhet o eorioů
O deus mouilhet o eorioů ge,
o deus mouilhet o eorioů
Hag e-barzh ar veilh-se
(tra la la, la di ga dra)
Hag e-barzh ar veilh-se
e oa ur servijourez
E oa ur servijourez ge,
e oa ur servijourez
Hag e c’houlenn ganin
(tra la la, la di ga dra)
Hag e c’houlenn ganin
pelec’h ‘n eus graet konesańs
Pelec’h ‘n eus graet konesańs ge, pelec’h ‘n eus graet konesańs
E Naoned, er marc’had
(tra la la, la di ga dra)
E Naoned, er marc’had
hor boa choazet ur walenn
Hor boa choazet ur walenn ge,
hor boa choazet ur walenn
Gwalenn ar promesa
(tra la la, la di ga dra)
Gwalenn ar promesa,
ha par omp da zimeziń
Ha par omp da zimeziń ge,
ha par omp da zimeziń
– Ni ‘zimezo hon-daou
(tra la la, la di ga dra)
Ni ‘zimezo hon-daou,
ha pa n’eus ket avańtaj
Ha pa n’eus ket avańtaj ge,
ha pa n’eus ket avańtaj
– Ma mamm c’hwi zo ‘n hoc’h aez
(tra la la, la di ga dra)
Ma mamm c’hwi zo ‘n hoc’h aez, n’ouzoc’h ket piv zo diaes
N’ouzoc’h ket piv zo diaes ge,
n’ouzoc’h ket piv zo diaes
– N’hon eus na ti na plouz,
(tra la la, la di ga dra)
N’hon eus na ti na plouz,
na gwele da gousket en noz
Na gwele da gousket en noz ge,
na gwele da gousket en noz
N’hon eus na ti na plouz,
(tra la la, la di ga dra)
N’hon eus na ti na plouz,
na gwele da gousket en noz
N’eus na lińser na lenn,
(tra la la, la di ga dra)
N’eus na lińser na lenn,
na pennwele dindan ar penn
Na pennwele dindan ar penn ge,
na pennwele dindan ar penn
N’hon eus na skuell na loa,
(tra la la, la di ga dra)
N’hon eus na skuell na loa,
na danvez d’ober bara
Na danvez d’ober bara ge,
na danvez d’ober bara
– Ni ‘ray ‘vel ar glujar
(tra la la, la di ga dra)
Ni ‘ray ‘vel ar glujar,
ni ‘gousko war an douar
Ni ‘gousko war an douar ge,
ni ‘gousko war an douar
Ni ray ‘vel ar c’hefeleg,
(tra la la, la di ga dra)
Ni ray ‘vel ar c’hefeleg,
pa sav an heol ‘ya da redek
Pa sav an heol ‘ya da redek ge,
pa sav an heol ‘ya da redek
Echu eo ma jańson,
(tra la la, la di ga dra)
Echu eo ma jańson,
an hini ‘oar ‘c’hontinui
An hini ‘oar ‘c’hontinui,
an hini ‘oar ‘c’hontinui
traduzione in Italiano da qui
Tre giovani marinai,
(tra la la)
Tre giovani marinai
se ne andarono viaggiando
Se ne andarono viaggiando,
Se ne andarono viaggiando,
Il vento li spinse
(tra la la)
Il vento li spinse
fino in Terranova
Fino in Terranova,
fino in Terranova
Accanto ad un mulino di pietra
(tra la la)
Accanto ad un mulino di pietra gettarono l’ancora
Gettarono l’ancora,
gettarono l’ancora
E nel mulino
(tra la la)
E nel mulino
c’era una serva,
C’era una serva,
c’era una serva
E lei mi chiese
(tra la la)
E lei mi chiese
-“Dove ci siamo conosciuti?”
-Dove ci siamo conosciuti?
-Dove ci siamo conosciuti?
-“A Nantes, al mercato”
(tra la la)
A Nantes, al mercato,
noi abbiamo scelto un anello
Noi abbiamo scelto un anello
noi abbiamo scelto un anello
L’anello della promessa
(tra la la)
L’anello della promessa,
e stavamo per sposarci
Stavamo per sposarci,
stavamo per sposarci
– “Noi ci sposeremo”
(tra la la)

Noi ci sposeremo,
anche se non abbiamo beni?
Anche se non abbiamo beni?
anche se non abbiamo beni?
– Mamma mia, voi ragazzi
(tra la la)
Mamma mia, voi ragazzi,
volete sistemarvi
Volete sistemarvi,
volete sistemarvi
– Voi non sapete nulla
(tra la la)
Voi non sapete nulla
di chi vive nel bisogno
Di chi vive nel bisogno
di chi vive nel bisogno
Non abbiamo ne casa, ne paglia,
(tra la la)
Ne casa, ne paglia, ne letto
per dormire la notte
Non abbiamo ne lenzuola ne coperta,
(tra la la)
Ne lenzuola ne coperta,
ne cuscino sotto la testa
Ne cuscino sotto la testa,
ne cuscino sotto la testa
Non abbiamo ne ciotola ne cucchiaio
(tra la la)
Ne ciotola ne cucchiaio,
ne il modo di fare il pane
ne il modo di fare il pane
ne il modo di fare il pane
– Faremo come la pernice
(tra la la)
Faremo come la pernice,
che dorme per terra
Che dorme per terra,
che dorme per terra
Faremo come la beccaccia,
(tra la la)
Come la beccaccia,
che quando il sole si alza, corre
Che quando il sole si alza corre
che quando il sole si alza, corre
La mia canzone è finita
(tra la la)
La mia canzone è finita,
colui che sa continui
Colui che sa continui,
colui che sa continui

FONTI
http://www.lejardindekiran.com/le-chant-du-monde-tri-martolod/
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/martold3.htm
http://ballifolk.altervista.org/gavotte_lannilis.html

IL CIGNO DI MONTFORT

Il testo e la melodia di “Kan An Alarc’h” sono stati raccolti da Hersart de la Villemarqué e pubblicati nel 1839 nella sua collezione “Barzas Breiz“: “Il cigno” è una canzone tradizionale bretone in cui si racconta del ritorno dall’esilio in Inghilterra del duca Jean de Montfort (1339-1399) per riconquistare il trono di Bretagna.
Figlio di Giovanna la Pazza e di Giovanni IV il Conquistatore, nacque durante la guerra di secessione bretone e visse alla corte del re d’Inghilterra Edoardo III per tutta la sua fanciullezza. Ritornò in Bretagna nel 1364 per riprendersi il trono, ma la sua alleanza con gli Inglesi non era ben vista dai nobili  bretoni e invece di combattere contro il re francese Carlo V andò nuovamente in esilio in Inghilterra (1373).
Pochi anni dopo quando la Francia sottomise la Bretagna,  furono gli stessi nobili bretoni a chiedere il ritorno del Duca. La Bretagna come ducato medievale era molto più vasta dell’attuale regione e comprendeva anche la Loira Atlantica.
Tutta la vicenda storica si ingarbuglia alquanto nella classificazione riportata dagli storici che non riconoscono come vero regnante Giovanni conte di Monfort il quale rivendicò il trono del Ducato dando inizio la guerra  di successione contro Carlo di Blois. Il titolo di Quarto passa quindi al figlio Giovanni il Conquistatore.

Sull’antichità della ballata gli storici hanno sollevato qualche perplessità e da alcuni è ritenuta una rielaborazione sulla scia del Romanticismo nazionalista dello stesso de la Villemarqué.
La lunga ballata (di cui oggi si cantano solo alcune strofe) è intrisa d’odio verso i Francesi. La melodia è nota anche nella balladry britannica essendo stata abbinata alla ballata “Twa Corbies” dal poeta scozzese Morris Blythman (1919-1981), noto con lo pseudonimo di Thurso Berwick, negli anni 1950.
E’ interessante tuttavia notare la somiglianza con la ballata elisabettiana “The Three Ravens” pubblicata a Londra (con notazione) nel  “Melismata” di Thomas Ravencroft (1611) e di cui il Villemarqué poteva essere venuto a conoscenza nella pubblicazione di Joseph Ritson “Scotish Songs” (1794).  Secondo Francis Gourvil Villemarqué avrebbe ricostruito il canto basandosi proprio su questa versione dando origine alla nuova melodia bretone ritornata poi in Gran Bretagna nel folk revival degli anni 60!

ASCOLTA Alan Stivell live 1972
Dal live al Teatro Olympia di Parigi con la folla che esulta quando Alan canta “Ha mallozh ruz d’ar C’hallaoued!” (che tradotto significa: che la peste colga i Francesi) e nel verso finale “Enor, enor d’ar gwenn-ha-du”  (onore alla bandiera bretone), una marcia da guerra che si conclude con il suono squillante della bombarda


ASCOLTA Tri Yann live 1996, la registrano nel loro album d’esordio del 1972 “Tri Yann an Naoned” (in italiano: I tre Giovanni di Nantes)
la loro versione è ancora più cadenzata  dal rullare dei tamburi con un crescendo ritmico sottolineato dalla batteria, basso e chitarra elettrica. 


I
Eun alarc’h (1), eu alarc’h tramor,
War lein tour moal kastell Armor (2)
Refrain :
Dinn, dinn, daon!
dann emgann! dann emgann!
Oh! Dinn, dinn, daon!
d’ann emgann ez an!
II
Neventi vat d’ar Vretoned (3)!
Ha mallozh ruz d’ar C’hallaoued!
III
Erru ul lestr e pleg ar mor,
E ouelioù gwenn gantañ digor
IV
Degoue’et an Aotroù Yann en-dro,
Digoue’et eo da ziwall e vro
V
Enor, enor d’ar gwenn-ha-du (4) !
Ha d’an dretourien mallozh ruz (5) !
tradotto da Cattia Salto
I
Un cigno, un cigno d’oltremare, in sommo alle mura del castello d’Armorica
CORO: Din don dan,
alla guerra
Din don dan,
vado a combattere
II
Lieta novella per i Bretoni!
Un bagno di sangue per i Francesi!
III
Una nave entra nel golfo
con le vele bianche ammainate
IV
il Duca Jean è ritornato
è venuto per difendere il suo paese
V
Onore, onore al vessillo bianco-nero!
E la peste ai traditori!

NOTE
Rimando all’approfondita ricerca di Christian Souchon per la lettura in francese, inglese e bretone (qui)
1) il termine è stato con tutta probabilità ripristinato da Villemarqué con riferimento al gallese  “alarch”, purale “elyrch” o “eleirch” per sostituirlo al termine bretone “sin”  che per lui era troppo simile al francese “cygne”; ma secondo  un’altra ipotesi potrebbe trattarsi di un fraintendimento: supponendo che Villemarqué abbia riportato una vera ballata storica nel primo verso viene localizzato il luogo dello sbarco “Aleth” o “Alet” (vecchio termine bretone con cui era chiamata Saint-Malo) , sul promontorio di Saint-Servan, il verso diventa quindi ” A Aleth oltre il mare, davanti alla torre ruinosa (tour moal) del castello Armor ( letteralmente, fortezza del mare)
2) da Ar-Mor, cioè Il Mare in celtico (e i Romani chiamarono la penisola Armorica), si riferisce forse alle rovine del castello di Oreigle. L’attuale castello di Saint-Malo fu eretto dal figlio di Giovanni su un piccolo mastio edificato nel 1393
3) il Duca sbarcò nel golfo di Saint-Malo il 3 agosto 1379 e sconfisse l’esercito francese guidato dal traditore Bertrand Du Guesclin, il Duca Nero
4) la strofa è un’aggiunta più recente in quanto la bandiera della bretagna fu inventata da Morvan Marchal nel 1923
5) letteralmente “mallozh ruz” si traduce “maledizione rossa”, già nella II strofa ho preferito visualizzare la maledizione con un realistico “bagno di sangue”, nel finale invece traduco come il proverbiale “e peste ti colga”
FONTI
http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/guerra_100anni.html
http://chrsouchon.free.fr/alarchf.htm
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/alarc_h1.htm
https://thesession.org/tunes/10231
http://www.mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=912
http://www.oilproject.org/lezione/il-ducato-di-bretagna-20108.html