ARÍS

In occasione della festa della donna una canzone scritta da Kay McCarthy, irlandese di Dublino e romana d’adozione, di lei conservo come una reliquia il cd “Fadò, Fadò” uscito nel 1998. Per capire il personaggio leggetevi l’intervista di Alfredo De Pietra nel 2000 (qui): Per me l’Irlanda è la madre, l’Italia la persona amataRimango profondamente irlandese, amo il mio paese e gli sarò eternamente grata per le immense ricchezze culturali che ho ereditato; come tutti gli irlandesi sono stata plasmata in una “creta culturale” che conserva molti echi della tradizione gaelica. Nell’Irlanda della mia fanciullezza si  viveva in una comunità molto chiusa e per certi versi involuta. Ho lasciato l’Irlanda per prenderne, “Joyceanamente”, le distanze, per maturare sia come persona che come artista; quando si è troppo immersi in un contesto è difficile resistere alle pressioni locali, familiari e della comunità in cui si vive, specialmente se si sceglie il “libero pensiero”.

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Ha iniziato la sua carriera artistica a Roma negli anni 70  diventando la cantante dei Ròisin Dubh (all’epoca uno dei pochi gruppi italiani di musica celtica accanto ai fiorentini Whisky Trail) che hanno registrato grazie a Giancarlo Cesaroni del Folkstudio di Roma un album omonimo nel 1978.
Il suo primo disco solista è del 1983 Stormy Lullabye. (ristampato in cd nel 2003 con il numero 58 della rivista “World Music”), seguito da “Níl Sé ‘na Lá” (1995) diffuso per tutt’Italia con la rivista “Avvenimenti” successo di pubblico bissato con “Aris” (1996).

ARIS

In gaelico significa “ancora, di nuovo”.  La melodia ha un sapore medievale, le parole sono quelle di una donna innamorata, ma abbandonata che trova in se stessa la forza di restare sola e di dire all’uomo: “Ná tar arais arís” (Non tornare di nuovo!)

Kay McCarthy & her Group in Aris, (1996) e in Quintessence 2010 (qui) suonano con lei Ida Natale (flauto) Silvano Melgiovanni (tastiere) Fabrizio Bono (violino) Luigi Pigniatiello (chitarra), la figlia Antoniatta all’arpa e il marito Piero Ricciardi (costruttore e suonatore di bodhran)


TESTO DI  KAY MCCARTHY
I
I heard your voice, it was the wind
I thought it called my name.
I saw your face, it was a cloud,
It faded with the rain.
As fleeting as a shade
As faithless as a breeze,
You’ve left me here alone, a stór,
Ni thiochfaidh tú aris.
II
Oh did you think I’d wail and moan
And rant and tear my hair,
Oh did you think I’d rend my dress
And yield to dark despair
Because you went away
And left me here to grieve?
Well don’t come back, a stór mo chroí!
Ná tar arais arís!

TRADUZIONE  DI KAY MCCARTHY
I
Ho sentito la tua voce, era il vento,
sembrava che chiamasse il mio nome.
Ho visto il tuo volto, era una nuvola.
Scomparve con la pioggia.
Evanescente quanto un’ombra,
infedele quanto una brezza,
Tu m’hai lasciata sola, amor mio.
Non tornerai di nuovo.
II
Pensasti, forse, che avrei pianto, sospirato, che avrei perso il senno, la ragione, che mi sarei strappata le vesti,
che mi sarei arresa alla disperazione più nera. Solo perché tu te n’eri andato,
lasciandomi qui, addolorata?
Bene, allora, non tornare, amor mio,
Non tornare di nuovo!

FONTI
http://www.kaymccarthy.it/home.html
http://xoomer.virgilio.it/aldepi1/kay_mccarthy.htm
http://www.ondarock.it/songwriter/kaymccarthy.htm

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