A NATION ONCE AGAIN

Uno dei più celebri canti patriottici, l’inno alla libertà per l’Irlanda costretta a vivere sotto il governo inglese.

La canzone, fu composta da Thomas Osborne Davis (1814-1845), poeta e patriota irlandese. Egli fu uno dei fondatori della Young Ireland (Éire Óg) e del rispettivo settimanale “The Nation”.
Di confessione anglicana riteneva che l’Irlandesità non dipendesse dal sangue o dalla fede professata, ma dalla volontà di far parte della nazione irlandese.


La Young Ireland in un secondo tempo abbracciò la strada della violenza e, sulla scia dello spirito rivoluzionario europeo, nel luglio 1848 organizzò un tentativo di insurrezione guidando una rivolta dei contadini, per lo più gente disperata e affamata dalla Grande Carestia alla ricerca di cibo da saccheggiare, che irlandesi desiderosi di combattere contro la Britannia. La repressione della rivolta segnò anche la fine del movimento.

irish_flagC’è da dire però che in quell’occasione sventolò la bandiera tricolore creata dai “Young Irelanders” diventata poi la bandiera nazionale nel 1922 con lo Stato Libero d’Irlanda: il verde per i cattolici, l’arancio per i protestanti e il bianco in mezzo per simboleggiare la pace tra di loro (bandiera chiaramente ispirata al tricolore francese).

davisTHOMAS OSBORNE DAVIS

tratto da “Lives of 113 Great Irishmen and Irishwomen” di Art Byrne e Sean McMahon (mia traduzione)

Nato il 14 October a Mallow, contea di Cork ha trascorso la maggior parte della sua vita a Dublino. Morto di scarlattina il 16 settembre 1845 fu sepolto nel Mount Jerome Cemetery di Dublino.

Tenne un discorso nel 1840 all”‘Historical Association of Trinity College”, durante il suo ultimo anno di studi di legge, dicendo frasi come ” Gentlemen, you have a country…I do not fear that any of you will be found among Ireland’s foes… Your country will, I fear, need all your devotion…She has no foreign friends….Beyond the limit of green Erin there is none to aid her”

Davis sapeva che lo scopo della sua vita era quello di far diventare l’esangue Irlanda “a nation once again“.
Tra il pubblico quella sera c’era John Blake Dillon che si sentiva come Davis. Gli presentò un uomo di Cavan, il giornalista John Gavin Duffy, e insieme progettarono di dare vita a un periodico “The Nation”, il cui primo numero apparve il 15 ottobre 1842. Lo scopo era di insegnare “NATIONHOOD” (il concetto di Nazionalità) a un popolo oppresso. Davis ha spesso pubblicato su vari argomenti (dalle Round Towers alle Risorse Economiche). Era un forte sostenitore della lingua irlandese ” to lose your native tongue and learn that of an alien is the worst badge of conquest – it is a chain on the soul“.
Era stanco anche del generale senso di sconforto e cercò di risollevare il nazionalismo con ballate commoventi sulle vecchie glorie d’Irlanda come ” Clare’s Dragoons”, “Fontenoy”, “The Wests Awake” e la sua più famosa poesia ” A Nation Once Again”
Con the Nation, lui e i suoi amici iniziarono il processo che ha portato l’Irlanda al ripristino dei valori morali e nazionali. Non visse abbastanza a lungo per vedere gli effetti del suo primo lavoro, morendo alla giovane età di 31 anni. La Young Ireland che contribuì a creare dovette affrontare la terribile carestia della degli anni 1840 e molte battute d’arresto, ma i semi di una nazione che piantò furono ben saldi e sopravvissero per trionfare.

L’ASCOLTO: A NATION ONCE AGAIN

La poesia fu pubblicata sul “The Nation” nel 1844 e l’anno successivo fu raccolta insieme alle altre, sempre di stampo nazionalistico, in un libro intitolato “The Spirit of the Nation” e musicata per l’occasione (vedi).
Lo spartito si trova a pagina 272 e non è indicato il compositore. Il testo manca di ritornello presente invece in ‘Irish Songs of Resistance‘ di Patrick Galvin (1962). Anche la melodia riportata da Galvin è diversa e mancante della IV strofa.

Morto trentenne, Thomas Osborne Davis oltre che imbevuto di studi classici, era un romantico “tout court”, che si adoperava per un’Irlanda unita e libera; nella poesia egli dichiara di essere pronto a sacrificare la sua vita (le sue aspettative di carriera e di farsi una famiglia) per il bene dell’Irlanda, e si vota a una missione più
alta come se fosse ad un servizio divino! (era chiaramente, figlio del suo tempo)

Quando nel 1913 la Camera dei Comuni approvò la Home Rule, che concedeva un’indipendenza seppur ridotta all’Irlanda, tutta Dublino esultò alla notizia cantando questa ballata. Come diceva Davis “Una buona canzone vale più di mille arringhe

ASCOLTA the Dubliners (strofe I, II, IV)

ASCOLTA The Wolf Tones (strofe I, III, IV)


I
When boyhood’s fire was in  my blood,
I read of ancient freemen,
for Greece and Rome, who bravely stood,
Three hundred men and three men,(1)
And then I prayed I yet   might see
Our fetters(2) rent in twain,
And Ireland long a province, be
A nation once again.
Chorus:
A nation once again
A nation once again
And Ireland long a province be
A nation once again.
II
And from that time through wildest woe,
That hope has shone a far light;
Nor could love’s brightest summer glow
Outshine that solemn starlight
It seemed to watch above my head(3)
In forum, field and fane(4);
Its angel voice sang round my bed,
‘A nation once again’.
III
It whisper’d too, that freedom’s ark
And service high and holy,
Would be profaned by feelings dark
And passions vain or lowly;
For, Freedom comes from God’s right hand,
And needs a Godly train;
And righteous men must make our land
A Nation once again!
IV
So as I grew from boy to man,
I bent me to that bidding.
My spirit of each selfish plan
And cruel passion ridding;
for thus, I hoped some day to aid
Oh, can such hope be vain?
When my dear Country shall be made
‘A nation once again’.
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Quando il fuoco della fanciullezza scorreva nelle vene,
leggevo di antichi uomini liberi
che si batterono valorosi per la Grecia e per Roma, i 300 e i 3 uomini,(1)
allora pregai di riuscire a vedere
le nostre catene spezzate in due
e l’Irlanda a lungo una provincia, essere
di nuovo nazione.
RITORNELLO
Di nuovo nazione,
di nuovo nazione,
l’Irlanda a lungo provincia è
di nuovo nazione
II
Da allora passando la più grande pena,
quella speranza ha fatto brillare una luce lontana; né poteva l’estate dell’amore più luminoso ardere e offuscare quella luce solenne di stella, mi è sembrato di guardare dall’alto(3), al tribunale, alle terre e alla chiesa;
un angelo cantava intorno al mio letto “Di nuovo una nazione”
III
Sussurrava anche, quell’arca della libertà,
che il servizio celeste e santo
potrebbe essere profanato da oscuri sentimenti, e da passioni vane o infime;
che Libertà viene dalla mano destra di Dio
e ha bisogno di una spinta divina;
noi uomini giusti
dobbiamo far diventare la nostra terra, di nuovo una Nazione!
IV
Così mentre crescevo da ragazzo a uomo, ho obbedito a quel richiamo
ho liberato il mio spirito da ogni interesse egoistico e passione crudele
perciò speravo un giorno di essere d’aiuto. Oh, può essere tale speranza vana? Quando il mio amato Paese diventerà “Di nuovo una nazione”

NOTE
1) i 300 spartani che rallentarono l’avanzata dei persiani alle Termopili nel 480 a.C. a costo della vita, esempio di eroico sacrificio per la libertà delle città greche.
In merito ai 3 alcuni ritengono che si riferisca ai tre gemelli Orazi che combatterono per Roma contro i tre gemelli di Albalonga. Più una leggenda che un fatto storico riportato da Tito Livio secondo il quale nel VII secolo a.C. per dirimere la lotta tra Roma e Albalonga, si concordò un duello, gli Orazi contro i Curiazi, due degli Orazi vengono subito uccisi e il terzo giocando d’astuzia finge di scappare, nell’inseguimento i tre Curiazi si distanziarono tra loro, essendo due di essi feriti anche se non gravemente. L’Orazio così si volta repentinamente verso il primo nemico e lo uccide poi si rimette a correre e così via fino a uccidere anche il terzo Curiazio. La citazione sulle gloria di Roma a mio avviso non è molto calzante e si dovrebbe intendere come Orazi=Inglesi con le loro mire espansionistiche e imperiali e Curiazi=Irlandesi, anche se ci fanno la figura degli ingenui e tutti parteggiano per il terzo Orazio! Il contesto in questo caso è ovviamente sbagliato perchè furono i Romani (all’inizio delle loro mire espansionistiche) ad attaccare Albalonga e a distruggerla.
In effetti nella nota alla poesia in “The Spirit of the Nation” si fa riferimento al Ponte Sublicio e a tre romani. La leggenda – sempre da Tito Livio – riferisce che, Orazio Coclite mitico eroe romano del VI sec a.C., difese il ponte che conduceva a Roma dagli Etruschi di Chiusi, impedendone l’avanzata. Inizialmente i romani erano tre: Orazio Coclite (da un occhio solo), Spurio Larcio e Tito Erminio. Così lottarono fianco a fianco contro l’orda dei nemici, mentre i compagni demolivano il ponte; poi Orazio costrinse gli altri due a mettersi in salvo e ultimo rimase in mezzo al ponte in attesa del crollo. Gli autori latini dissentono sul finale, secondo Polibio egli affogò nel Tevere, secondo Tito Livio riuscì a salvarsi a nuoto e a raggiungere Roma, dove gli vennero tributati gli onori.

Orazio Coclide che difende il ponte di Roma

2) fetters: “catene” termine obsoleto e aulico utilizzato prevalentemente in poesia
3) letteralmente “mi è sembrato di guardare oltre la mia testa
4) fane: termine arcaico per indicare un tempio o una chiesa dal latino fanum

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17283
http://thesession.org/tunes/8124

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*