Carúl Loch Garman, il Natale dell’anno mille

Antichissimo canto natalizio di origine irlandese risalente al XII secolo, popolare nella contea di Wexford (Irlanda del Sud) è conosciuto anche come The Enniscorthy Carol dal nome della cittadina da cui avrebbe avuto origine.

La sua diffusione ebbe luogo però nell’Ottocento con la trascrizione da parte di William Grattan Flood, all’epoca organista della cattedrale di San Aidan, che venne poi stampata nell'”Oxford Book of Carols” del 1928 (il must delle compilation natalizie). Se la melodia è medievale per il testo sono molto probabili rimaneggiamenti ottocenteschi sulla scia del “carols revival” del tempo.

VERSIONE STRUMENTALE
ASCOLTA Nightnose in “A winter Solstice IV” 1993

La versione in gaelico con cui viene anche cantano – Carúl Loch Garman -non è la più antica traduzione bensì una più recente, è infatti riportato nell’album “Ceol na Nollag” (Natale musica), 2002 pubblicato a Dublino da Cló Chaisil in collaborazione con Foras na Gaeilge (La lega Gaelica). Nel libretto allegato (vedi pdf) il canto Enniscorthy Carol è tradotto in gaelico irlandese da  M Cavanagh. La versione riporta solo due strofe incentrate sull’adorazione dei pastori.

CARÚL INIS CÓRTHAIDH, (Enniscorthy Carol) traduzione di M Cavanagh
Ó, tagaig’ uile is adhraigí
An leanbh cneasta sa chró ‘na luí
Is cuimhnígí ar ghrá an Rí
A thug dár saoradh anocht an Naí.
‘S a Mhuire Mháthair i bParrthas Dé,
Ar chlann bhocht Éabha guigh ‘nois go caomh,
Is doras an chró ná dún go deo
Go n-adhram’ feasta Mac Mhuire Ógh.


I mBeithil thoir i lár na hoích’
Ba chlos an deascéala d’aoirí,
Go follas don saol ón spéir go binn
Bhí aingle ‘canadh ó rinn go rinn.
“Gluaisig’ go beo,” dúirt Aingeal Dé,
“Go Beithil sall is gheobhaidh sibh É
‘Na luí go séimh i mainséar féir,
Siúd É an Meisias a ghráigh an saol.”

Traduzione inglese di
Stiofán Ó Briain
I
Oh, come all and adore
The kind baby in the stable lying down
And remember the love of the King
Who gave the infant tonight for our liberation.
And his Mother Mary in God’s Paradise,
Pray gently for Eve’s poor family,
And never close the stable door
That I may henceforth worship the Son of Young Mary.
II
In eastern Bethlehem in the middle of the night
The good news was heard by shepherds
Revealing to the world from the sky sweetly
angels were singing from star to star
“Move quickly, ” said God’s Angle,
“To the far side of Bethlehem and you’ll find him
lying softly in manger grass,
That is the Messiah that the world loves.”
Traduzione italiano di
Cattia Salto
I
Oh venite tutti ad adorare
il Re bambino che giace nella mangiatoia
e ricordate l’amore del Padre
che ci diede il bambinello stanotte per la nostra liberazione.
E sua Madre Maria nel Paradiso divino, prega dolcemente per la povera famiglia di Eva
e non chiude la porta della grotta affinchè si possa d’ora in poi adorare il figlio della vergine (1) Maria
II
Nella Betlemme orientale nel cuore della notte
la lieta novella fu udita dai pastori,
rivelata in Terra dal Cielo
gli angeli soavemente cantavano da stella a stella
“Andate presto- disse l’Angelo del Signore –
all’estremo opposto di Betlemme e lo troverete
disteso quietamente sulla paglia (2) della mangiatoia, questo è il Messia che il mondo ama”

NOTE
1) il riferimento non è tanto alla giovane età di Maria quanto piuttosto alla sua verginea fanciullezza. La verginità di Maria venne attestata dalle due levatrici Zelomi e Salome, presenti alla nascita secondo i vangeli apocrifi.
2) anche qui ho preferito utilizzare un termine che più richiama il presepe tradizionale 

IL NATALE NELL’ANNO MILLE

Ho voluto accostare il canto natalizio con la raffigurazione iconografica della natività che si rappresentava grossomodo nello stesso periodo, l’anno mille o poco più, secondo una tradizione ben più antica, quella della iconografia bizantina.

Mosaico cappella palatina Palermo XII secolo

Stupefacente raffigurazione alto medievale della Natività nello stile bizantino riproposto in Sicilia in epoca normanna; il mosaico si sviluppa lungo due pareti della cappella Palatina di Palermo: sullo sfondo la brulla campagna di Betlemme e al centro la grotta dove Maria giace seduta accanto al Bambino deposto in una mangiatoia e fasciato come si fasciavano i neonati nel Medioevo – dal collo ai piedi tipo mummia. La stella illumina il cielo e manda la sua luce sul bambinello, riscaldato solo dal fiato di un bue e di un asinello.
I giganteschi angeli sullo sfondo annunciano ai pastori la nascita prodigiosa (pastori raffigurati nella parete laterale destra); i Magi arrivano al seguito della stella, dapprima a cavallo sullo sfondo e poi in primo piano prostrati a offrire i doni al Re dei Re, la tradizione bizantina, infatti, ricorda nello stesso giorno sia il Natale che l’adorazione di Magi: la data del Natale di Gesù non fu festeggiata fino al 354 quando la Chiesa d’Occidente la fece coincidere con la festa romana e imperiale del Sole Invitto. Tuttavia in Oriente ancora per molto tempo la festa era celebrata il 6 gennaio (fino al VII secolo), così le chiese bizantine ricordano l’adorazione dei Magi già al 25 dicembre: essi rappresentavano più in generale tutto il genere umano che riconosce il Cristo come Salvatore.
Due donne sono raffigurate a metà campo mentre lavano (in una vasca presumibilmente dorata e riccamente decorata) il bambinello prima di avvolgerlo nelle fasce, sono le due levatrici Zelomi e Salome (la donna che tiene in braccio Gesù e tasta l’acqua con la mano perchè sia della temperatura giusta!).
La scena è ripresa dal Vangelo dello Pseudo-Matteo (13:3) dove si racconta che al parto di Maria abbiano assistito due levatrici. La prima, Zelomi, dopo la nascita di Cristo constatò che la Madonna era ancora vergine, ma la seconda, Salome (un san Tommaso al femminile), non le credette e perse l’uso della mano mentre stava verificando anche lei l’integrità dell’imene di Maria. Il primo miracolo di Gesù fu quello di ridare l’uso della mano a Salome dopo che lo lavò.
La vasca dove viene lavato il bambino è a forma di calice (dettaglio perso nell’immagine tagliata appena più in alto) duplice prefigurazione del Battesimo e del calice eucaristico.

LA VERSIONE INGLESE continua seconda  parte 

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54656

You Only Cross My Mind in Winter

Per coloro che si sentono oppressi dal freddo e dai cieli grigi, l’inverno è la stagione ideale della solitudine e dell’introspezione .
Scrive Sting nelle note di accompagnamento dell’album “If On a Winter’s Night” 2009 (che trae il titolo dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore”):
“Walking amid the snows of Winter, or sitting entranced in a darkened room gazing at the firelight, usually evokes in me a mood of reflection, a mood that can be at times philosophical, at others wildly irrational; I find myself haunted by memories. For Winter is the season of ghosts; and ghosts, if they can be said to reside anywhere, reside here in this season of frosts and in these long hours of darkness. We must treat with them calmly and civilly, before the snows melt and the cycle of the seasons begins once more.
(traduzione italiano: Camminare tra le nevi d’Inverno o sedersi  in una stanza buia a guardare incantati il fuoco del camino, mi richiama a uno stato d’animo riflessivo, uno stato d’animo che potrebbe essere a volte filosofico, altre volte follemente irrazionale; mi ritrovo ossessionato dai ricordi. Perchè l’Inverno è la stagione dei fantasmi; e i fantasmi, sebbene si sia portati a dire che risiedano ovunque,  risiedono qui in questa stagione del gelo e in queste lunghe ore di oscurità. Dobbiamo venire a patti con loro in modo calmo e civile, prima che le nevi si sciolgano e il ciclo delle stagioni ricominci un’altra volta”)

Vediamolo nel Dvd “Dietro le quinte” ripreso durante le registrazioni  dell’album nella sua villa sulle colline di Firenze (Villa Il Palagio di Figline Valdarno)

Ovviamente ho comprato il cd appena uscito e ogni inverno lo riascolto per il suo mix di musica barocca e folk che mantiene tuttavia un’atmosfera domestica, intima e raccolta, riscaldata dal fuoco della legna e delle candele. Partecipano all’operazione, tra gli altri, la violinista Kathryn Tickell, il chitarrista Dominic Miller, l’arpista Mary Macmaster e il sassofonista Kenny Garrett.
Siccome un po’ per volta ho inserito le canzoni dell’album nel blog ne faccio un’indice
Gabriel’s Message
Soul Cake
There Is No Rose of Such Virtue”
“The Snow It Melts the Soonest
Christmas at Sea
Lo, How a Rose E’er Blooming
Cold Song
“The Burning Babe”
“Now Winter Comes Slowly”
“The Hounds of Winter”
Balulalow
Cherry Tree Carol
“Lullaby for an Anxious Child”
“The Hurdy-Gurdy Man”
You Only Cross My Mind in Winter
“Bethlehem Down”
Blake’s Cradle Song
The Coventry Carol

You Only Cross My Mind in Winter

You Only Cross My Mind in Winter” è un poesia scritta da Sting ispirato dalla musica di J.S. Bach (La Sarabanda dalla VI Suite per violoncello) e richiama inevitabilmente le atmosfere dell’album “Songs from the Labyrinth” (2006) con Sting che gioca con i toni bassi e cupi della sua voce appoggiato dal liuto del celebre Edin Karamazov e sul tappeto degli Archi della Musica Aeterna Orchestra.


I
Always this winter child,
December’s sun (1) sits low against the sky
Cold light on frozen fields,
The cattle in their stable lowing.
II
When two walked this winter road,
Ten thousand miles seemed nothing to us then,
Now one walks with heavy tread
The space between their footsteps slowing
III
All day the snow did fall,
What’s left of the day is close drawn in (2),
I speak your name as if you’d answer me,
But the silence of the snow is deafening
IV
How well do I recall our arguments,
Our logic owed no debts or recompense,
Philosophy and faith were ghosts
That we would chase until
The gates of heaven were broken
V
But something makes me turn, I don’t know,
To see another’s footsteps there in the snow,
I smile to myself and then I wonder why it is
You only cross my mind in winter
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sempre quest’inverno fanciullo
il sole di dicembre assiso basso in cielo
luce fredda su campi di ghiaccio
il bestiame nella stalla che muggisce
II
Quando in due camminavamo su questa strada invernale, allora per noi diecimila miglia non erano niente, adesso si cammina con passo pesante, lo spazio tra le orme rallentato.
III
Tutto il giorno è caduta la neve,
quel che resta del giorno è prossimo a concludersi,
pronuncio il tuo nome come se mi rispondessi,
ma il silenzio della neve è assordante
IV
Quanto bene ricordo i nostri argomenti
la nostra logica non aveva debiti o ricompense,
filosofia e fede erano fantasmi
che inseguivamo fin tanto che
i cancelli del paradiso fossero rotti
V
Ma qualcosa mi ha fatto voltare, non so,
vedere altre orme là nella neve,
sorrido a me stesso e così mi chiedo perchè
tu attraversi la mia mente solo in inverno

NOTE
1) il fanciullo dell’inverno è il sole solstiziale che rinasce rinnovando la vita sulla Terra
2) l’approssimarsi del buio è anche presagio di caducità

LA MELODIA: LA SARABANDA

La Sarabanda è una danza lenta di carattere solenne nata nel 1500 entra a far parte della Suite Barocca come movimento tipico (allemanda-corrente-sarabanda-giga)
ASCOLTA Mischa Maisky

Un esauriente excursus di Irene Marone al clavicembalo

Le movenze della danza richiamano sempre più quello che diventerà il balletto classico, postura, grazia e agilità oggetto di studio e allenamento.

FONTI
http://www.stingoop.com/ifonawintersnightreview.htm

http://www.sting.com/discography/lyrics/lyric/song/582
http://annaclassica.blogspot.it/2010/12/fascino-di-una-sarabanda.html

White are the far-off plains

Nel cd “To drive the cold winter away” (1987) Loreena Mckennitt rende omaggio alla sua terra, il Canada e al suo illustre poeta in lingua inglese Archibald Lampman (1861 –1899)  mettendo in musica la poesia “Snow”. Denominato il “Canadian Keats” Lampman scrisse più di 300 poesie la maggior parte basate sull’osservazione del paesaggio sia rurale che  naturale, ma morì a soli 38 anni per un attacco di cuore; amante della vita all’aria aperta trasse ispirazione dal territorio nei dintorni della città di Ottawa, dove visse per la maggior parte della sua vita; fu amico del poeta Duncan Campbell Scott, che si prodigò per pubblicarne gli ultimi lavori letterari post-mortem.
Lyrics of Earth” è la sua seconda raccolta di poesie pubblicata nel 1895 da Copeland and Day di Boston, tuttavia le vendite furono scarse, sebbene il poeta fosse già noto per le sue pubblicazioni letterarie presso varie e prestigiose riviste inglesi, americane e canadesi.

Tom Thomson: The last snow

ASCOLTA Loreena McKennitt, il brano è riportato oltre che in  “To drive the cold winter away” (1987) anche in “A Midwinter nights dream” (2008) che riprende e amplia l’EP “A winter garden: five songs for the season” del 1995. La prima versione ha un arrangiamento musicale più essenziale, incentrato sull’arpa e il suono lontano del flauto; nella seconda versione si aggiungono violoncello, violino e organetto. La melodia composta dalla McKennitt è una soave ninnananna che rasserena e invita a dolci sogni.

ASCOLTA la prima versione; è questo il secondo album dell’artista canadese ancora improntato alla semplicità e essenzialità della forma (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA la seconda versione (strofe I e da III a VI)

ASCOLTA Cedar Breaks in “Tyme, Aspects of Home” 2013: lasciano che sia il violino a portare il lamento, addolcito dalle armonie delle chitarre e dalle voci di Rebecca Croft e Diana Glissmeyer  (strofe I, III, II, VI) il video è prodotto da Norman Bosworth filmato nell’inverno del 2012 presso le Rocky Mountains.


I
White are the far-off plains (1),
and white the fading forests grow;
wind dies out along the heights
denser still the snow,
A gathering weight on roof and tree,
Falls down scarce audibly.
II
The road before me smooths
and fills apace, and all about
The fences dwindle, and the hills
Are blotted slowly out;
The naked trees loom spectrally
Into the dim white sky.
III
Meadows and far-sheeted streams
Lie still without a sound;
Like some soft minister(2) of dreams
The snow-fall hoods me round;
In wood and water, earth and air,
silence is everywhere.
IV
Save when at lonely spells (3)
Some farmer’s sleigh, urged on,
With rustling runners and sharp bells,
Swings by me and is gone;
Or from the empty waste I hear
A sound remote and clear;
V
The barking of a dog,
To cattle, is sharply pealed,
Borne echoing from some wayside stall
Or barnyard far afield;
Then all is silent and the snow falls
Settling soft and slow
VI
The evening deepens and the gray
Folds closer earth and sky
The world seems shrouded far away.
Its noises sleep, and I
secret as yon buried streams
plod dumbly on and dream.
I dream
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Bianche sono le pianure lontane,
e bianche le foreste che si scolorano
il vento svanisce dietro le alture
si addensa la neve,
accumulando peso su tetti e alberi
mentre scende silenziosa.
II
La strada innanzi a me si addolcisce
e si riempie in fretta e tutt’intorno
gli steccati scompaiono e le colline
sono pian piano offuscate;
gli alberi spogli si profilano spettrali
contro il cielo bianco e fioco.
III
Prati e torrenti ricoperti di neve
giacciono immobili senza suono;
come un sommesso Ministro dei sogni, la nevicata mi sovrasta;
nel bosco e nell’acqua, in cielo e in terra, il silenzio è in ogni dove.
IV
Tranne quando sporadicamente
la slitta di un contadino, incitata,
con sottili lame e stridule campanelle, mi scivola accanto e scompare; o sento, dalla landa disabitata un suono remoto e chiaro;
V
l’abbaiare di un cane,
lo scampanare acuto del bestiame
eco partorito da qualche stalla ai bordi della strada o da un aia in lontananza;
poi tutto è silenzio e la neve cade
depositandosi soffice e lenta.
VI
La sera imbrunisce, ed il grigio
unisce cielo e terra
il mondo appare velato e lontano;
i suoi rumori dormono, ed io, nascosto come quel torrente sepolto, persevero silente e sogno.
Io sogno

NOTE
*tratta in parte da qui, la poesia di Archibald Lampman nella versione integrale qui
1)  nella seconda versione diventa fields
2) l’angelo, ministro di Dio, mediatore tra l’uomo e la divinità, ambasciatore; la nevicata  mette tutto a tacere e invita al sonno, ottundendo i sensi sia della vista che dell’udito e ponendo l’io al centro di sè, racchiuso in sè. L’immagine è conclusa nella strofa finale in cui il poeta sogna. L’immagine evoca il cimitero e la morte, l’angelo di pietra ritratto su molte tombe.
3) lonely spells è da intendersi in senso temporale, letteralmente “periodi isolati” infatti nell’originale è scritto “lonely intervals” che ho preferito risolvere con un avverbio

FONTI
http://www.biographi.ca/en/bio/lampman_archibald_12E.html
https://www.kobo.com/it/it/ebook/archibald-lampman

La notte del lupo che porta l’inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù che secondo la tradizione andò a predicare il Cristianesimo in Asia Minore e intorno al Mar Nero, tra i Daci, i Sarmati e i Russi risalendo fino al Volga.

Tuttavia queste peregrinazioni dell’apostolo non sono storicamente accertate e le fonti letterarie sono vaghe e confuse.
La cristianizzazione dei daco-romani avvenne in modo lento, sulla scia della diffusione del Cristianesimo nelle Chiese Orientali, in continua dialettica con la Chiesa di Roma che portò allo Scisma d’Oriente; la Chiesa ortodossa rumena fece capo al Patriarcato di Costantinopoli per proclamarsi autocefala nella metà dell’Ottocento.
Sabina Ispas, la direttrice dell’Istituto di Etnografia e Folclore “Constantin Brăiloiu” di Bucarest spiega che nella cultura romena, Sant’Andrea è situato al confine tra autunno e inverno. “Dopo la sua celebrazione inizia l’inverno propriamente detto. Infatti il primo mese invernale reca il suo nome, perché dicembre è noto anche con i nomi di Indrea o Undrea. A cominciare dalla sera di Sant’Andrea si fanno i preparativi per accogliere il neonato Gesù Cristo. La sera di Sant’Andrea la gente non dorme. Se si trova in chiesa o in monasteri, prega, mentre a casa, vengono praticati rituali volti a proteggere dalle forze negative“, spiega Sabina Ispas. (tratto da qui)
Anche la cultura sarda conserva il nome dell’apostolo  nel mese di novembre chiamandolo SANT’ANDRÌA che Salvatore Dedola traduce come ‘Mese in cui il Cielo inzuppa la terra’. (vedi)
A  Ion Corvin (Constanța, sud-est della Romania)  la grotta di Sant’Andrea è ancora luogo di grandi pellegrinaggi; la grotta scavata nella roccia si trova alla base di un boschetto che la nascose alla vista per secoli. Si racconta che attorno all’anno 60 d.C. Sant’Andrea utilizzasse le sorgenti di acqua vicine alla grotta per battezzare i primi cristiani: la strada era già spianata perchè  i Geto-Daci credevano nell’immortalità dell’anima e veneravano il dio Zamolxis (Zalmosside) un dio della montagna o del cielo -ma anche del mondo infero- “… questo Zamolxis – conoscente del modo di vita ionio, e di abitudini tranquille di quelle tracie, perchè ha avuto legami con i greci e con Pitagora, un grande pensatore di questi,- ha costruito una casa per radunare tutti gli uomini, dove, si dice, lui li riceveva e li metteva a banchettare, tutti i capi dei paesi, dicendogli che nè loro nè i loro discendenti moriranno, ma andranno in un posto dove avranno parte di tutte le bontà. Nel frattempo quando si facevano i banchetti e quando lui diceva queste cose, iniziò a costruire una abitazione sotto terra. Quando fu pronta, lui scese nella sua casa, e visse lì per tre anni. I Traci volevano riaverlo e lo piansero e fecero un lutto per lui. Nel quarto anno lui riapparse, e così Zamolxe fece i suoi insegnamenti degni di essere creduti.” Herodoto, Storie, lv , 95 -96.
Per l’approfondimento sull’uomo-dio Zalmoxis rimando alle ricerche di Marco del Rio (qui e qui)

La  Ciuleandra è una danza rituale che si ritiene fosse praticata dai Geti per trasmettere messaggi al  Dio Zamolxis, il nome significa “Danza del cardo rosso”, diffusa pianta dai poteri curativi.

MONOTEISTI?

In merito alla religione e ai miti dei Daci (e ai Daci stessi) si conosce molto poco, la prospettiva odierna può solo prendere atto della mancanza di sufficiente materiale su cui compiere degli studi rigorosi; con buona probabilità la civiltà dacia è molto più antica e complessa di quanto si sia voluto ammettere, con un pregiudizio a favore dell’occupazione romana, potendosi ravvisare piuttosto un antenato comune tra le due popolazioni ascrivibile ai Traci. Ma come per i Celti, di Traci e Geti non si hanno informazioni scritte di prima mano, di loro ne testimoniano usanze e credenze i Greci e i Romani con tutti gli inevitabili o voluti fraintendimenti.

IL POPOLO DEI LUPI

I Romani sotto Traiano ci misero cinque anni per conquistare la Dacia, vi trovarono dei guerrieri tenaci che combattevano con cariche tumultuose e accompagnate da molto strepito, un po’ alla maniera dei guerrieri celti. (continua)
Il loro stendardo era una testa di lupo con corpo di drago. Così il furor heroicus passava attraverso la metamorfosi rituale in belva (vedasi i germani berserkir) e il Lupo rimase lo spirito protettore dei Daci.
A leggere certi storici sembrerebbe che la popolazione dei Daci sia stata sterminata dai civilizzati Romani (la maggior parte uccisa e il rimanente portato in catene a Roma) sostituita da bravi e volenterosi coloni provenienti da ogni dove dell’impero romano; ma molto probabilmente non è così che è andata, nei Romeni di oggi  il sostrato geto-dacico è molto più presente di quello “romano”; ulteriori conquistatori si avvicendarono in quelle terre, Goti e Unni pressanti alle soglie del morente Impero Romano, e nel Medioevo Slavi, Ungheresi e Turchi.

L’INVERNO

In Romania la festa di Sant’Andrea viene collegata dal folklore alla “notte del lupo che porta l’inverno”, sono i lupi famelici identificati con i rigori dell’inverno, il gelo e la neve della stagione della fame (“tempo da lupi”, “fame da lupi”); così come il celtico Samain la notte della vigilia è una notte magica in cui i viventi devono proteggersi da lupi e lemuri (spiriti della notte), principale ingrediente nei riti è l’aglio con le teste intrecciate a decorare porte e finestre; si svolgeva in particolare la Veglia dell’Aglio, una sorta di notte bianca con musica e balli presso la casa dall’anziana del paese.
Delia Suiogan, etnologa presso l’Università del Nord di Baia Mare, spiega: L’aglio può legare la bocca ai lupi, perché abbiamo anche questo simbolo in questa notte magica. Si pratica anche la veglia dell’aglio. La gente usava riunirsi nella casa di un’anziana che conosceva tutte le regole di questo rito. Venivano tutte le ragazze del villaggio e ciascuna portava con sé tre teste di aglio. Passavano poi una notte bianca sorvegliando questo aglio accanto al quale veniva messo un pupazzo detto proprio Indrei, che rappresentava una divinità precristiana sotto la forma di Babbo Andrea, che doveva morire. Si faceva così una veglia allegra, anche se tutto ciò succedeva durante il periodo di digiuno che precedeva il Natale.”(tratto da qui)
L’aglio era poi distribuito tra le fanciulle per portare in casa fortuna e salute.

SPETTRI VIVI, SPETTRI MORTI, VAMPIRI

Il termine romeno strigoi si traduce con spettro ma anche stregone o vampiro, il popolo romeno distingue tra spiriti vivi (“strigoi vii”) e spiriti morti (“strigoi morţi”), coloro cioè destinati a diventare vampiri dopo la morte. Si diventa strigoi dalla nascita quando i genitori non sono sposati (o se si muore prima del battesimo) o quando si nasce con la “camicia” (cioè con la membrana amniotica che avvolge la testa del neonato), anche i settimini sono sulla buona strada per diventare strigoi, o chi conduce una vita peccaminosa (praticare la stregoneria o ottenere denaro con l’inganno)  o chi diventa un suicida. Questi strigoi  possono fare del male volontariamente o involontariamente già in vita (una sorta di jettatori all’ennesima potenza) e sono sorvegliati attentamente dai loro famigliari, i quali sono pronti a compiere i dovuti rituali post-mortem per impedirne il ritorno nel mondo dei vivi. Gli spettri morti sono spiriti che non sono riusciti a varcare la soglia dell’al di là così ritornano spesso nelle proprie case, disturbando l’ordine dei viventi.
Scrive Moreno Pedriziani nel suo saggio “Alcuni elementi sulle credenze e le creature soprannaturali in età moderna”
La parte più superstiziosa e popolare di queste leggende vuole che un uomo che non mangi mai aglio sia soggetto al vampirismo, così come se una donna incinta si rifiuta di mangiare il sale, o se un vampiro incrocia lo sguardo con una donna incinta (in questo caso sarà il bambino a nascere vampiro). Diventa vampiro anche colui la cui ombra viene calpestata da un gatto, o chi proietta la propria ombra su un cadavere.
Il termine romeno per vampiro è strigois, dalla radice semantica del verbo che significare “gridare”, poiché si riteneva che la loro apparizione fosse accompagnata da terribili grida, quelle che potevano essere sentite nella notte di Sant’Andrea, un momento considerato magico. La parola fu soggetta a tabù linguistico e i vampiri vennero sempre chiamati con altri nomi: necurat (sudicio), deformato poi in nosferat. Il vampiro di sesso femminile in Romania era lo strigoaica, che amava succhiare il sangue degli infanti e distruggere la fertilità dei campi e la salute delle persone, poteri che in Occidente erano associati tradizionalmente alle streghe di sesso femminile. Gli strigois erano considerati particolarmente subdoli poiché potevano anche alimentarsi di cibi umani e fingere di compiere una vita normale, sposarsi e fare figli per assicurare la loro stirpe malvagia a cui trasmettevano il loro stato d’essere. (Tratto da qui)

Il trailer di Strigoi di Faye Jackson (2008)

L’Andrea delle ragazze

La notte di Sant’Andrea  le fanciulle pregavano il santo per conoscere il futuro marito, tradizioni condivise tra le popolazioni contadine europee nelle notti magiche: il grano sotto al cuscino per sognare il ragazzo che verrà a chiedere di seminarlo, come pure le infiorescenze  del basilico o i semi di mela (che devono essere 41), sempre messi  sotto al cuscino, con tutti i simbolismi sottesi alla fertilità. Spiega Sabina Ispas “Questo gesto non va guardato come una specie di incantesimo, ma come un gesto tramite cui, in un momento speciale, l’uomo entra in contatto con il trascendente tramite la mediazione di Sant’Andrea, per sapere informazioni su ciò che succederà con lui e con i suoi beni, ma solo per la durata di un anno. Si tratta non di chiaroveggenza, ma di un messaggio che il trascendente trasmette all’individuo tramite la mediazione del vegetale” (tratto da qui)
Tanti esempi di questa mediazione vegetale li troviamo nei racconti nelle ballate popolari vedasi ad esempio il rituale celtico dei semi di canapa (qui)
Nelle notti magiche è inoltre più facile avere accesso a delle visioni connesse con la luce riflessa: occorre una lanterna o una candela per guardare nel fondo di un pozzo  o attraverso uno specchio o anche una bacinella (d’argento) piena d’acqua.
Alla Festa di Sant’Andrea sono legate anche una serie di superstizioni:
-se durante la notte della vigilia della Festa di Sant’Andrea nevica o piove, oppure se il cielo è coperto e segue la fase di luna piena, allora sarà un inverno difficile e molto freddo;
-si portano in mansarda dodici grandi cipolle, una per ogni mese del anno, e si tengono lì fino a Natale. Le cipolle che hanno germinato significano mesi ricchi per l’agricoltura, mentre le cipolle marce significano mesi con tanta pioggia e grandine;
-non ci si presta né ci si regala nulla in questa giornata, in modo da avere un anno nuovo ricco e con pochi danni di ogni genere. (tratto da qui)

continua

FONTI
https://celticfearn.wordpress.com/2010/05/28/il-lupo-miti-leggende-insegnamenti/
http://gazzetta.arkekairos.org/appuntamento-la-daciastoriatradizioni-cultura/
http://www.turismoitalianews.it/i-luoghi-piu-insoliti/11786-romania,-tradizioni-e-costumi-in-bucovina-e-maramure%C5%9F-per-la-festa-di-sant%E2%80%99andrea
http://www.rri.ro/it_it/sant_andrea_e_san_nicola_nella_tradizione_romena-2556590

Sant’Andrea e la Scozia

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù. (vedi prima parte)

Saint Andrew’s Day

In Scozia è festa nazionale eppure Andrea non è un santo “celtico”: tra i primi umili discepoli di Gesù, visse in Palestina e fu martirizzato sulla croce a Patrasso in Grecia; secondo la leggenda, nel IV secolo un monaco di Patrasso di nome Regulus ricevette da un angelo l’ordine di portare le reliquie del Santo ai limiti estremi del Nord in quella che era allora Alba, la terra dei Pitti. Fu quindi uno dei primi missionari orientali a portare il germe del monachesimo nel mondo celtico.
A Kilrymont, nel Fife, ribattezzata Saint Andrews, dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiava, Regolo costruì un santuario che diventerà la cattedrale di Sant’Andrea, importante meta di pellegrinaggio in epoca medievale, soprattutto dopo il suo più spettacolare miracolo: un’altra leggenda narra che il re dei Pitti, Angus mac Fergus, poco prima della sua vittoria nella battaglia di Athelstaneford (747) vide in cielo un Saltire (la croce decussata detta per l’appunto di Sant’Andrea) formato dalle nubi.
La costruzione della cattedrale vera e propria ebbe inizio nel 1158 e terminò nel 1318, un imponente edificio in stile gotico di cui oggi restano solo le rovine; a seguito della Riforma Protestante la cattedrale venne abbandonata nel 1561 e lasciata alla mercede delle intemperie e allo spoglio delle sue pietre, usate per costruire nuovi edifici.

La festa della Bandiera Scozzese

Il Saint’Andrew’s Day è giorno in cui gli scozzesi dovrebbero festeggiare il loro orgoglio nazionalistico, ma la festa è poco sentita, contrariamente a quanto accade per la Burns Night o Hogmanay; non ci sono infatti canti, ricette tipiche o consuetudini tradizionali e rituali legate alla festa, ma è ovviamente un’occasione per eventi speciali in cui esaltare la cultura scozzese: esibizioni musicali, balli, appuntamenti gastronomici.
Ovviamente a Edimburgo e Glasgow sono organizzati molti appuntamenti speciali  (vedi dettaglio qui) ma particolari sono anche: la kermesse gastronomica del Savour St Andrews, il  St Andrew’s Day Fusion Festival a Dundee che mette in risalto i diversi gruppi e le diverse culture presenti nella Scozia di oggi; l’illumination: Harbour Festival of Light a Irvine che si protrae fino ai primi di dicembre con una serie di allestimenti con la luce creati dagli artisti di fama internazionale nonchè straordinari spettacoli di luce; non ultimo l’Oban Winter Festival con ceilidh tradizionali, degustazioni di whisky, spettacoli di strada, la parata e vivaci proiezioni luminose sulla storica Torre di McCaig.
Ecco infine come si festeggia il Saltire Festival nell’East Lothian

La Scozia non ha ancora un suo inno ufficiale ma ovviamente essendo nel Regno Unito nei momenti istituzionali viene suonato “God save the Queen(King)”; tuttavia tre sono i canti alla bisogna: Flower of Scotland,  Scotland the Brave, Scots Wha Hae, a questi se ne aggiungono alcuni altri come  ‘A man’s a man for a’ that’

Flower of Scotland

Roy Williamson (1936-1990), fondatore con Ronnie Browne del gruppo scozzese  The Corrie Folk  scrisse Flower of Scotland nel 1967, già negli anni 70 venne cantata durante gli incontri sportivi.

ASCOLTA Steve McDonald

ASCOLTA David Methven & The Munros in “The Lone Piper”

oppure nella versione The Royal Scots Dragoon Guards


I
O Flower of Scotland (1),
When will we see
Your like again
That fought and died for
Your wee bit hill and glen.
Chorus
And stood against him,
Proud Edward’s army,
And sent him homeward
To think again (2).
II
The hills are bare now,
And autumn leaves
Lie thick and still
O’er land that is lost now,
Which those so dearly held
III
Those days are past now
And in the past
They must remain
But we can still rise now
And be the nation again!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
O Fiore di Scozia
quando rivedremo
ancora i tuoi uomini
che lottarono e morirono
per le tue colline e le tue valli?
Coro
e affrontarono
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a riflettere.
II
Le colline sono spoglie adesso
e le foglie autunnali
giacciono fitte e immobili
sulla terra che ora è perduta,
ma tanto cara a coloro che la difesero
III
Quei giorni sono passati
e nel passato
devono restare, ma adesso possiamo ancora risollevarci
ed essere di nuovo nazione!

NOTE

1) il fiore di Scozia è il cardo nell’accezione di “Guardian Thistle” narra infatti la leggenda medievale che durante un’escursione dei Vichinghi (re Haakon di Norvegia) che stava per sorprendere nottetempo i guerrieri scozzesi, un provvidenziale cespuglio di cardi abbia punto gli aggressori le cui grida di dolore svegliarono i dormienti, dando loro modo di difendersi.
2) il riferimento questa volta è storico, si tratta della battaglia di Bannockburn  (giugno 1314) vinta da Robert the Bruce e il re è Edoardo II

continua

FONTI

https://www.theguardian.com/commentisfree/2011/nov/30/st-andrews-day-scotland
https://www.visitscotland.com/it-it/about/uniquely-scottish/st-andrews-the-saltire/
https://www.visitscotland.com/it-it/see-do/events/st-andrews-day/
http://www.gonews.it/2016/11/29/santandrea-fra-storia-tradizioni-ed-attualita/

http://bluebellstrilogy.com/blog/2010/06/flowers-of-scotland/
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=12515

Sant’Andrea e l’inizio dell’Inverno

Il 30 novembre nel mondo contadino è l’inizio dell’inverno, nel calendario liturgico è la festa di Sant’Andrea, primo tra gli Apostoli di Gesù e diventato Santo patrono in Scozia, Russia, Ucraina, e Romania. Venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa, le sue reliquie sono sparse tra le varie cattedrali di tutt’Europa e in gran numero in Italia, Sant’Andrea è infatti  patrono di oltre 120 località italiane.
Festeggiano Sant’Andrea i pescatori e le località dove la pesca -di mare, lago o fiume – costituisce una fonte di guadagno.

Andrea apostolo, di professione pescatore, in seguito al suo martirio, avvenuto il 30 di novembre del 60 d.C., nella città greca di Patrasso, assurgerà agli onori dei cieli in qualità di protettore di tutti i pescatori e marinai del mondo. E proprio loro, pescatori e marinai, dalla Grecia alla Spagna, passando per l’Italia, lo ricordano con sagre e feste nel suo ‘dies mortis’. 
Nella città dove fu vescovo, Patrasso, lo festeggiano con cerimonie religiose particolarmente sentite che culminano con agapi gastronomiche a base di polpo al sugo. Particolare degno di nota è che, come annota l’antropologo svizzero Bachofen nel suo diario di viaggio, la chiesa di Aghios Andreas sorgerebbe su un antico tempio pagano dedicato al dio Poseidone, potente dio del mare. (tratto da qui)

Nella liturgia, con la festa di sant’Andrea, che abitualmente cade nella prima domenica dell’Avvento (periodo che precede il Natale), inizia il nuovo Anno liturgico e le tradizioni popolari legate alla festa sono tipiche del capodanno!

IL GIOCO RITUALE DELLA SANTANDREA E LO SCAMBIO DEL PESCE

Nella Tuscia (la provincia di Viterbo) ricorre l’usanza di costruire una lunga fila di barattoli in vista della festa di Sant’Andrea (la scampanata o santandrea).
Quasi tutti i giovani residenti compresi dai 7 ai 15 -16 anni dalle ore 20,00 alle 23,00 percorrono, le vie del paese trainando decine di barattoli di metallo collegati tra loro con fili di ferro e corde, facendo ovviamente un rumore infernale.
La preparazione parte alcuni giorni prima, per assemblare quanti piu’ barattoli possibile. Le coppie piu’ forti e “adulte” guidano tutto il resto del gruppo per le vie del paese. Terminato il faticoso giro ognuno ritorna alle proprie abitazioni con la speranza di avere scacciato tutte le figure maligne che popolano l’oscurita’ della notte.
A proposito c’e’ anche una cantilena tramandata oralmente riferita a questa manifestazione:
sant’andrea giu’ pe’ le mura,
a tutte le fije je mette paura;
la su’ matre ‘mpaiolata,
butta i l’oio pe la casa;
pe la casa e pi pollaio,
state su che canta i gallo;
canta i gallo e la gallina,
state su zi’ caterina.
Per esorcizzare le lunghe notti vicine al solstizio d’inverno ecco il rumore dei barattoli, il gallo che chiama il giorno per lasciarsi alle spalle la notte lunga e buia, lo spargere olio per la casa allo scopo di schermare l’abitazione dalle influenze esterne. (tratto da qui)
Nel Medioevo al posto dei barattoli si usavano campanacci e campanelle ma la richiesta era sempre la stessa: che il Santo facesse soffiare un forte vento per far cadere a terra tante olive ” in modo che nei giorni seguenti, donne e bambini potevano recarsi nei campi e raccogliere in terra quello che non potevano toccare quando era sulla pianta, in quanto proprietà di pochi Signorotti locali e trarne così quella poca quantità di olio bastante al loro piccolo fabbisogno. ” (tratto da qui)

Altra usanza viterbese curiosa è quella dello scambio del pesce di cioccolato (o in pasta di mandorle) tra fidanzati; anche i bambini mettono un piattino fuori dalla finestra della cameretta nella speranza che il Santo di passaggio nella notte di vigilia lasci un pesce di cioccolato. Ormai le varianti sul tema (quelli classici sono i pesci di cioccolato incartati nella stagnola) sono tantissime con biscotti di pastafrolla e il protagonisti del fondale marino: polipi, calamari, cavallucci e stelle. (vedi)
ASCOLTA la folk band della Tuscia, La Tresca

IL RITO SACRIFICALE

In molte località del Nord Italia (e in particolare in Friuli e in Romagna) per Sant’Andrea viene ucciso il maiale. A Budoia si prende “el porc su la brea” (il poco per la briglia) “Per Sant’Andrea ciapa al porch per la sea” (prendi il maiale per il codino), ma anche “Per copare el mas-cio bisogna che faga fredo e strin” (per ammazzare il maiale deve fare freddo e gelo) il maiale assieme all’oca (San Martino) costituirono da sempre per le popolazioni contadine la riserva di grasso e proteine per i mesi invernali.

FONTI
Lunario di Alfredo Cattabiani
http://www.calabrian.it/cultura/42/sant-andrea-apostolo-dello-jonio-e-la-statua-lignea-del-santo-patrono.html
http://www.puglia.info/blog/index.php/la-tradizione-delle-triglie-di-santandrea-a-presicce-7137.html
http://russi.racine.ra.it/vitacontadina/maiale.htm
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2168&categoria=1&sezione=37&rubrica=
http://www.lafune.eu/il-pesce-di-santandrea-storia-di-una-tradizione/

God Bless the Master of This House

Here We Come A-Wassailing è forse il canto di questua natalizio più popolare, tramandato e raccolto in varie versioni. Tra queste “God bless the master of this house” con un versetto estrapolato che è diventato canto a se stante, spesso utilizzato come Mummers’ Salutation nel Hampshire, Sussex, Surrey e Berkshire . Il testo è anche “Christmas Rhyme” nel  “The Nursery Rhyme Book” di Andrew Lang  (1897)


I
God bless the master of this house,
The mistress bless also,
And all the little children
That round the table go;
II
And all your kin and kinsmen,
That dwell both far and near;
I wish you a merry Christmas,
And a happy New Year
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Dio benedica il padrone di questa casa
e anche la padrona
e tutti i bambini piccoli
seduti attorno al tavolo.
II
E tutti i parenti
vicini e lontani
vi auguro un Buon Natale
e un Felice Anno Nuovo
illustrazione di L. Leslie Brooke

ASCOLTA Frank Bond di North Waltham (Hampshire) fondatore del gruppo mummers “North Waltham Jolly Jacks” attivo fino agli anni 50 (vari spezzoni, senza audio, qui)

ASCOLTA The Watersons che riprendono la versione di Preston Candover (archivio)


I
God bless the master of this house
And send him long to reign;
Wherever he walks wherever he rides, Lord Jesus be his guide.
II
God bless the mistress of this house
With a gold chain round her breast;
Amongst her friends and kindred
God send her soul to rest.
III
From morn till morn remember thou
When first our Christ was born,
He was crucified between two thieves
And crowned with a thorn.
IV
From morn till morn remember thou
When Christ lay on the rood,
‘Twas for our sins and wickedness
Christ shed his precious blood
V
From morn till morn remember thou
When Christ was wrapped in clay;
He was put into some sepulchre
Where never no man lay.
VI
God bless the ruler of this house
And send him long to reign,
And many a merry Christmas
We may live to see again.
VII
Now I have said my carol
Which I intend to do;
God bless us all both great and small
And send us a happy New Year
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Dio benedica il padrone di questa casa e lo preservi nel comando, ovunque andrà a piedi o a cavallo
il Signore Gesù sarà la sua guida
II
Dio benedica la padrona di questa casa
con la collana d’oro sul petto
tra amici e parenti
Dio manderà la sua anima a riposare
III
Di giorno in giorno ricordatevi
quando il nostro Cristo è nato
e fu crocefisso tra due ladroni
e incoronato di spine
IV
Di giorno in giorno ricordatevi
quando  Cristo fu sulla croce, fu per i nostri peccati e la nostra malvagità che Cristo versò il suo prezioso sangue
V
Di giorno in giorno ricordatevi
quando  Cristo  fu avvolto nel sudario
fu messo nel sepolcro
dove mai nessun uomo giacque.
VI
Dio benedica il padrone di questa casa
e lo preservi nel comando,
e che tanti felici Natali
possiamo vivere per vederli ancora
VII
Ora ho cantato il mio inno
come avevo intenzione di fare
che Dio benedica noi tutti grandi e piccini e ci mandi un felice Anno Nuovo

Vedi indice wassail song

FONTI
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/godblessthemaster.html
https://afolksongaweek.wordpress.com/2015/12/19/week-226-god-bless-the-master/
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/god_bless_the_master_of_this_hou.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1858

Ankou il dio della morte bretone

In Bretagna nelle notti d’Inverno l’Ankou   viaggia in cerca di anime, sul suo carretto cigolante tirato da due neri cavalli macilenti;  lui è l’Accompagnatore, colui che conduce le anime da un mondo  ad un altro. Nei racconti popolari ha l’aspetto di un carrettiere-contadino allampanato e con in testa un grosso cappellaccio che ne oscura il volto, talvolta è accompagnato da due aiutanti anch’essi nero vestiti.
A volte a cavallo a volte come conducente del carretto (le Carrier an Ankou) guida le anime (oppure le attende) alla porta dell’Inferno che in Bretagna si apre nella Yeun Ellez sui Monti d’Arrée (nel centro di Finistère), una depressione paludosa al centro dei Monti, sovrastata dal Mont Saint-Michel de Brasparts su cui è stata costruita (non a caso) la cappella di San Michele.
La torbiera sotto forma di campi lussureggianti nasconde le sue insidie agli incauti viaggiatori che abbandonano i sentieri e finiscono per affogare imprigionati dalla melma.

UNA CARRETTA INELUDIBILE

Nessuna forza riesce a fermare il carretto spesso vuoto oppure pieno di gente, alcuni dicono che sul carro ci stia pure una banda musicale che suona una  nenia soave. Quando il carro si ferma o quando lo si sente passare (e ben per questo le ruote cigolano) la morte, propria, di un congiunto o di un conoscente, è prossima.
E’ lungo sentieri particolari che si può incontrare questo lugubre equipaggio: si tratta solitamente di antiche vie abbandonate dal traffico abituale e tagliate fuori dalla vita quotidiana. Vengono chiamati in bretone henkou ar Maro, i sentieri della Morte; è sconveniente e pericoloso chiuderli, perché si può disturbare il passaggio di Ankou. Nelle zone che costeggiano il litorale, il Maestro, come anche viene chiamato, ama spostarsi per mare servendosi di una barca, la bag-noz o battello della notte. In barca o con il carro, chiunque lo incontri, ritorna a casa per coricarsi e sparire da questo mondo pochi giorni dopo.(tratto da qui)

Nelle raffigurazioni bretoni (per lo più sculture e bassorilievi ma anche dipinti parietali) Ankou è uno scheletro che tiene in mano una freccia, una vanga o una falce missoria, che non sono strumenti d’offesa quanto piuttosto dei simboli,  è infatti una figura pacifica, parte integrante della vita della comunità.
Ankou è assimilabile al Caronte greco e com’egli muto traghettatore delle Anime, ma è anche lo scheletro della Danza Macabra e come scrive Alessio Tanfoglio nel suo saggio “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)  è “lo scheletro o la raffigurazione della realtà della morte nella sua forma oggettiva, senza inganni o mascherature“.
In alcuni racconti bretoni l’Ankou è di poche parole e fortunatamente le leggende sono tante trascritte da Anatole Le Braz che le raccolse a fine Ottocento dagli ultimi narratori viventi durante le veillées, le veglie notturne nelle isolate fattorie che andava visitando in bicicletta: ‘La leggenda della morte‘, ( ‘La Légende de la Mort chez les Bretons armoricains‘) oltre ad essere in assoluto la sua opera più famosa, è anche l’unica tradotta in italiano.

Marjanig

La figura dell’Ankou è così parte della comunità bretone che è il soggetto principale di una filastrocca per bambini dal titolo “O, lakait ho troadig” (in francese O, mettez votre petit pied) strutturata come una conta progressiva in cui il coro introduce la parola variata che diventa la prima della nuova serie
ASCOLTA Christophe Kergourlay

O, lakait ho troadig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho troadig e-kichen va hiniNi vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
O, lakait ho karig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho karig e-kichen va hiniNi vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daouNi vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daouNi vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
 

Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou

Ni vo begig hon-daou,
Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou

Traduzione inglese
Chorus
O, put your little foot,
my sweet Mary Jane

O, put your little foot beside mine.
I
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
II
We’ll be leg to leg
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
We’ll be knee to knee…
We’ll be hand to hand …
We’ll be cheek to cheek …
We’ll be mouth to mouth …
Traduzione italiano
Coro
O metti il tuo piedino
mia dolce Maria Giovanna
O metti il tuo piedino accanto al mio
I
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
II
Andremo gamba contro gamba
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
andremo ginocchio contro ginocchio
andremo mano nella mano
andremo guancia a guancia
andremo bocca contro bocca

FONTI
Alessio Tanfoglio: “Quaderno 4. Lo spettacolo della Morte: il cadavere e lo scheletro”, “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)
http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/09/la-leggenda-dell-ankou-il-rapporto-dei.html
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/o_lakait_ho_troadig1.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=66
http://www.mamalisa.com/?t=fs&p=66
http://stq4s52k.es-02.live-paas.net/items/show/42662
http://www.arcadia93.org/bretoni.html

Masters In This Hall

Nel 1860 William Morris  scrisse il testo dell’inno natalizio “Masters in This Hall“. Artista e scrittore, fondatore del movimento artistico “Arts and Crafts”, nonchè membro della “Confraternita dei Raffaelliti”  Morris era fautore di un ritorno alla qualità artistica delle botteghe medievali, per un artigianato d’arte contrapposto al degrado di qualità e di gusto causato dall’industrialesimo.
L’ideologia preraffaelita, per così dire, nella sua semplice sintesi, era geniale. L’idea del sublime, del lusso, delle cose belle, preziose, e poi dei modi gentili, dello stile raffinato, della situazione sospesa come in incantamento, colta nella magia di ambienti simbolici. Accanto a questa, l’idea speculare del popolo nobilitato da un lavoro a dimensione umana, un popolo non solo artigiano, quindi arricchito dalla bellezza del proprio mestiere d’arte, ma anche artefice. Nati nel pieno degli eccessi del capitalismo, che proprio nell’Inghilterra dell’Ottocento stava costruendo il suo potere sulla miseria e lo sfruttamento di masse di diseredati, schiavizzati dal lavoro di fabbrica, i preraffaeliti svilupparono una loro sensibilità sociale, ma estranea al freddo economicismo marxista. Il loro era un socialismo neanche umanitario, ma populista, anzi patriottico, romantico, quasi mitico. (tratto da qui)

Tra le sue massime spicca “Non avere nella tua casa nulla che tu non sappia utile, o che non creda bello“, al di là degli slogan nella sua azienda la Morris, Marshall & Co – in cui si dedicò principalmente al disegno di decorazioni floreali per tessuti, pannelli per pareti, arazzi e finestre (pittura su vetro e su carta da parati)- saranno usate comunque le macchine “industriali”, ma con una logica contraria al processo di industrializzazione in atto: è la macchina a dover essere al servizio dell’uomo, e non viceversa.

Morris scrisse “Masters in This Hall” (anche intitolato “Nowell, Sing We Clear”) all’età di 26 anni quando era tirocinante presso lo studio dell’architetto Edmund Street, forse suggestionato dalla melodia che vi suonò l’architetto e musicista Edmund Sedding, il quale incluse il testo scritto dall’amico nella sua raccolta “Nine Antient and Goodly Carols for the Merry Tide of Christmas” (1860); la versione originale consta di 12 strofe, ma in genere oggi ne vengono cantate solo 4 o 5, ed è eseguito spesso dalle corali essendo stato arrangiato da Gustav Holst nel suo “Three Carols” per coro e orchestra (o per organo).

ASCOLTA Barry Beth Hall in “A Feast of Songs” 2002

ASCOLTA l’arrangiamento di John Riggio


I
Masters in this Hall,
Hear ye news to-day
Brought from over sea,
And ever I you pray:
Chorus
Nowell! Nowell! Nowell!
Nowell, sing we clearl
Holpen are all folk on earth,
Born is God’s son so dear:
Nowell! Nowell! Nowell!
Nowell, sing we loudl
God to-day hath poor folk raised
And cast a-down the proud.
II
Going o’er the hills,
Through the milk-white snow,
Heard I ewes bleat
While the wind did blow
III
Then to Bethlem town
We went two and two,
And in a sorry place
Heard the oxen low
IV
Therein did we see
A sweet and goodly may
And a fair old man,
Upon the straw she lay
V
And a little child
On her arm had she,
“Wot ye who this is?”
Said the hinds to me
VI
This is Christ the Lord,
Masters be ye glad!
Christmas is come in,
And no folk should be sad
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mastri (1) di questa sala
ascoltate la novella di oggi
portata da oltremare
e sempre vi prego:
Coro
E’ Nato, è nato è nato
è nato, cantiamo serenamente
soccorso è il popolo in terra
è nato il figlio di Dio così amato.
E’ Nato, è nato è nato
è nato cantiamo forte

Dio ha oggi innalzato la povera gente
e abbattuto i superbi (2)

II
Andando per le colline
sulla neve bianco latte
udii belare le pecorelle
mentre il vento soffiava:
III
Allora alla città di Betlemme
andammo due a due
e in un luogo desolato
udimmo il bue muggire:
IV
Là vedemmo
una dolce e bella Maria (3)
e un vecchio fiero,
sulla paglia lei giaceva
V
E un piccolino
aveva tra le braccia
“Non sapete chi è costui?”
mi dissero i servi
VI
“Questo è Cristo il Signore
mastri siate contenti!
Natale è arrivato
e il popolo non deve essere triste”

NOTE
1) il termine master ha un preciso significato medievale quello di magister colui che eccelle in un’arte così da poter essere considerato un caposcuola, in questo contesto si riferisce in generale alla gentry ma in particolare ai mastri artigiani di una corporazione
2) nel passato Morris vedeva una società più coesa, più genuina e apparentemente serena, un popolo nobile con un innato senso dell’armonia e del bello. Nei suoi scritti egli coniuga populismo romantico con il socialismo utopistico: Il “socialismo” di Morris consisteva nel generico rifiuto della società capitalistica e nella volontà – altrettanto generica – di promuovere quella che veniva chiamata “arte integrata”, cioè a dimensione dell’uomo e del suo ambiente, nel rispetto della storia, della tradizione, degli stili e della natura. C’era inoltre in Morris il convincimento che il lavoro comunitario, anche in ambito artistico, fosse la condizione migliore per favorire l’affermazione della creatività individuale. (tratto da qui)
3) ovviamente May sta per Mary

LA MELODIA FRANCESE

Nel 1706 il violinista e compositore francese Marin Marais scrisse “Alcyone”  tragedia in musica con la “Marche pour les Matelots” (Marcia per i Marinai) inserita nel Terzo Atto.
Il maestro di danza Raoul-Auger Feuillet vi coreografò la danza ‘La Matelotte’, di sua invenzione (probabilmente ispirandosi alle danze ricreative dei marinai), utilizzando e perfezionando il metodo di  notazione della danza teatrale sviluppato da Pierre Beauchamp. L’opera conobbe una vasta eco in Parigi e province e fu rappresentata fino al 1771 contribuendo alla popolarità della danza stessa nel Sud e Sud-Ovest della Francia (in particolare in Provenza, Guascogna) e nei Paesi Bassi.

ASCOLTA Jordi Savall

LA DANZA

La coreografia di  Raoul-Auger Feuillet (in Recueil de contredanse, 1706) è una contraddanza che in Inghilterra prende il nome di “The Female Saylor” (traddotta da John Essex  nel 1710). La danza è stata ulteriormente schematizzata e riportata in auge nel 1965 da Pat Shaw nel suo Six Simple Country Dances. 

Danza Antica: bellissima la versione barocca con strumenti d’epoca e i danzatori in costume

ecco l’intermezzo del solo eseguito dal cavaliere (per visualizzare meglio i passi) questa parte solista si è perduta nella versione della english country dance

FONTI
http://www.centrostudilaruna.it/socialismopreraffaeliti.html
https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/william-morris/
http://www.chiarapecorelli.com/it/william-morris-e-il-movimento-arts-and-crafts/
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/masters_in_this_hall-2.htm
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/masters_in_this_hall-1.htm

POOR OLD HORSE: MARTINMAS DAY

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.
Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. (continua prima parte)

IL CULTO DEL CAVALLO

Per i Celti era un animale sacro, simbolo della regalità e attributo di varie divinità in particolare delle dee-giumente.
Simbolo di ricchezza e seppellito insieme al suo padrone (o degno di una sepoltura rituale se caduto in battaglia) era allevato se di manto bianco dai druidi e utilizzato per i vaticini  e i riti propiziatori (animale sacrificale).
Animale totemico per molte tribù celtiche che ne riprendono il nome, la sua carne era tabù tranne che in particolari momenti rituali. continua

LA TRADIZIONE D’INVERNO

I soulers e i wassailers o più in generale le bande di giovani che giravano per le fattorie come questuanti nelle feste dell’inverno erano un tempo (e ancora oggi) accompagnati dall’hobby horse.
Gli spiriti della Terra che governano la fertilità erano raffigurati in guisa di cavallo e associati con le portatrici della fertilità, le giovani donne non ancora sposate. Una connotazione ancor più prettamente celtica è l’identificazione del “cavallino” con la Dea Giumenta (la Dea Terra): la ritroviamo nel mito della dea gallese Rhiannon e della Dea nord italica Epona.

HOODENING A SAN MARTINO

obby_oss_sRiferimenti storici all’hobby horse risalgono al tardo Medioevo (inizi del 1500) con tracce ancora in epoca vittoriana: nel 1803 è documentata la presenza di un cavallo fabbricato con la pelle di uno stallone con un uomo all’interno che spruzzava acqua sulla folla.
Nel Medioevo il “cavallino” era un personaggio  dell’allegra brigata di Robin Hood ed era connesso con i rituali della fertilità propri durante la festa di primavera e le danze del Maggio, ma anche nei festeggiamenti del Natale.
Alcuni studiosi fanno risalire il rituale a celebrazioni precristiane, connesse con la festa celtica di Beltane. Ma altrettanto numerosi sono i riferimenti ai rituali invernali di Samain che iniziavano alla fine di ottobre e si concludevano dopo circa dodici giorni.
Nel rituale dell’hoodening un uomo indossa una coperta o un lenzuolo bianco che lo ricopre interamente e porta una testa di cavallo su un bastone, più comunemente una testa di legno munita di mascelle con cardini in modo che possa essere manovrata per aprire e chiudersi (un tempo un vero teschio di cavallo). A volte nel cranio è collocata una candela accesa con effetti molto inquietanti.

LÁIR BHÁN

A Samain in Irlanda delle parate spaventose avevano luogo nelle campagne e nei villaggi medievali,  capitanate da Láir Bhán (la cavalla bianca)  seguita da una banda di giovinastri che agitavano delle corna e chiedevano delle offerte per Muck Olla.
Così riporta William Hackett (1853) ‘It is not many years since on Samhain’s eve, 31st October, a rustic procession perambulated the district between Ballycotton and Trabolgan, along the coast. The parties represented themselves as messengers of Muck Olla, in whose name they levied contributions on farmers; as usual they were accompanied by sundry youths, sounding lustily on cows’ horns; at the head of the procession was a figure enveloped in a white robe or sheet, having, as it were, the head of a mare, this personage was called the Láir Bhán, “the white mare,” he was a sort of president or master of ceremonies. A long string of verses was recited at each house. (continua)

by Niamh Ní Ruairc

MARI LWYD

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Paul Bommer: Calendario dell’Avvento

Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) è la versione gallese dell’hooden horse. Tradizione ancora praticata nel Galles centrale e meridionale, in particolare a Llantrisant e Pontyclun a Capodanno. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile e degli inquietanti occhi ricavati da due pezzi di bottiglia verde, addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra.
Come si vede nell’illustrazione la padrona di casa tiene in mano una scopa e non vuole far entrare il gruppo perchè portatore di disordine. Infatti non appena entrata la cavalla girerà per la stanza cercando di prendere le donne, è chiaramente una creatura mostruosa e ultraterrena che deve essere rabbonita con offerte. Talvolta un bambini piccolo si frappone con un dolcetto e riesce a calmare la bestia.



Gaelico gallese
I
Wel dyma ni’n dwad
Gyfeillion diniwad
I ofyn am gennod i ganu
II
Os na chawn ni gennad
Rhowch wybod ar ganiad
Pa fodd mae’r ‘madawiad, nos heno
III
‘Does genni ddim cinio
Nac arian iw gwario
I wneud i chwi roeso, nos heno


I
Here we come
Dear friends
To ask permissions to sing
II
If we don’t have permission,
Let us know in song
How we should go away tonight
III
I have no dinner
Or money to spend
To give you welcome tonight
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo qui
cari amici
a chiedervi il permesso di cantare
II
Se non abbiamo il permesso
ditecelo con il canto
che dobbiamo andarcene stasera
III
Non ho cena (1)
o soldi da spendere
per darvi il benvenuto stasera

NOTE
1) se la gente della casa restava sconfitta nella tenzone poetica, la Mari Lwyd rivendicava il diritto di restare a cena con tutto il suo seguito. In alternativa era offerto un glennig, (una piccola mancia), un bicchiere di glaster, (acqua e latte) o di birra.

HOODEN HORSE

Nel Kent sono ritornati i gruppi dell’Hoodening (nei paesi di San Nicola-a-Wade, Nether Hale, Sarre) in particolare la tradizione è molto radicata a San Nicola-a-Wade dove l’hooden horse si chiama Dobbin, un vecchio povero cavallo stremato dalla fatica del lavoro: è messa in scena una sorta di “sacra rappresentazione” con vari personaggi e canzoni; un tempo i gruppi dell’hoodening andavano di casa in casa con tanto di musici e fracasso di campanelli: il cavallo era accompagnato da un gruppo di contadini, chi tiene le redini (il domatore), chi porta un cesto di frutta, chi lo cavalca sulla schiena, c’è anche “Mollie” o la “vecchia dama” che porta una scopa di saggina. Ecco che il capo bussa e appena la porta si apre il cavallo scalcia e spaventa spalancando la bocca, mentre Mollie scopa i piedi di chi ha aperto. (vedi)
The Horse regularly appeared through the year at, especially in Midwinter (Hallowtide, the Twelve Days of Christmas, et al). The Horse was a man dressed as an animal, covered in blanket and carrying a horse’s head, with reins, on a pole. The head was sometimes wooden but usually a real horse skull – hinged jaws allowed the mouth to snap open and shut. Along with other young men the horse ‘galloped’ and visited hoses as a ‘lick-bringer’. This was not always successful and in 1839 at Broadstairs a woman was so terrified coming face-to-face with the ‘horse’ she died of fright. The custom was subsequently forbidden by local magistrates.
In East Kent Hoodening took place at Christmas. The Horse had a wooden head and sometimes a lighted candle was placed in the mouth. Farmworkers walked with the horse, one leading it by the reins or a rope and carrying a whip, and another worker light enough to ride on the horse’s back. A third known as Mollie or Old Woman was in female attire and carried a broom or besom.
In Reculver, only men who had worked with horses during the year were allowed to partake.  (in “A Dictionary of British Folk Customs” di Christina Hole, 1995 tratto da qui)
Probabilmente un tempo solo le gilde dei cavallanti potevano partecipare all’hoodening, nel Cheshire il teschio del cavallo era seppellito secondo uno scherzoso servizio funebre.
Oggi l’Hoodening o Souling play è messo in scena nei pub, vedasi questa spassosa Comberbach Souling Play

POOR OLD HORSE

Frank Kidson declared in his usual categoric way, that Poor Old Horse is a purely humanitarian view of the fate of old worn-out horses. But in fact, in at least three counties, in Yorkshire, Nottinghamshire, and Wiltshire the song was an integral part of the Christmas Ritual performed by parties of mummers, with one of their number disguised roughly as a horse. Celebrated in Kent is the Hooden Horse, banned in 1834 for creating havoc among the elderly people, but now resurrected, (it accompanies the East Kent and Ravensbourne Morris Men). The notion of the sacred luck-bringing, even world-creating horse (or bull, ram or billy-goat) is spread throughout the primitive world. In Britain, the ancient Celts had their horse-rituals, and the idea was reinforced by invading Norsemen. There are still plenty of evidences to be seen, from the great Uffington White Horse to the fiery, fecund, May-day Padstow ‘oss in Cornwall. Minehead has its town hobbyhorse, and in Wales at Midwinter the baleful Mari Llwyd appears with the dancer carrying a beribboned horse’s skull. In Cheshire, the mild-eyed souling horses of Antrobus are famous. Not forgetting the horse-headed man engraved on a bone, found in Pinhole Cave, Derbyshire, the only palaeolithic representation of a human figure discovered in England. (note in album The Lark in the Morning di Dave&Toni Arthus 1969)

Esistono molte versioni della canzone, la quale era una parte della rappresentazione dei Mummers, che mettevano in scena la morte e resurrezione del cavallo “In South Yorkshire, North Derbyshire and Nottinghamshire there’s a Christmas play “The Old Horse”. It’s a brief, riotous visiting ceremony, the horse often being made from the skull of a real horse painted red and black, killed and brought back to life. The song also circulated independently from the ritual, and this version is based on the one collected by Cecil Sharp in 1904 at Langport, Somerset, from C. Shire who appropriately, was a blacksmith.” (note nel Cd Blackbone di Pete Coe 2010)

ASCOLTA Shirley Collins in “False True Lovers” 1959

la versione è solo un frammento e manca la parte iniziale in cui i mummers/soulers chiedono di essere accolti in casa


I
My clothing was once of a linsey-woolsey fine,
My mane it was sleek and my body it did shine.
But now I’m getting old and I’m going to decay,
Me master frowns upon me and thus they all do say, “Poor old horse.”
II
My living was once to the best of corn and hay
As ever grew in England, and that they all did say.
But now there’s no such comfort as I can find at all.
I’m forced to nab the short grass that grows against the wall,
“Poor old horse.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
I miei drappi erano un tempo di fine lino,
la mia criniera era lucida e il mio corpo era uno splendore,
ma ora mi sono fatto vecchio e discendo la china,
il mio padrone mi guarda male e così tutti dicono “Povero vecchio cavallo”.
II
Vivevo un tempo del miglior grano e fieno
che mai crescesse in Inghilterra così tutti dicevano.
Ma ora non riesco a trovare un simile conforto.
Sono costretto ad afferrare l’erba corta che cresce contro il muro “Povero vecchio cavallo”

ASCOLTA Kate Rusby in Sweet Bells 2008


I
We’ve got a poor old horse,
He’s standing at your door,
And if you’ll only let him in,
He’ll please you all I’m sure (x2)
II
Now that he’s grown old
And nature doth decay,
My master frowns upon him now,
These words I’ve heard him say (x2)
III
Now that he’s grown old
And scarcely can he crawl,
He’s forced to eat the coarsest grass
That grows against the wall (x2)
IV
This poor horse was once young,
And in his youthful prime
My master used to ride on him,
He thought him very fine (x2)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Abbiamo un povero vecchio cavallo che sta alla vostra porta,
e se soltanto lo lascerete entrare,
vi ricompenserà di certo (1).
II
Adesso che è diventato vecchio,
nel suo naturale decadimento,
il mio padrone lo guarda male
e questo gli ho sentito dire:
III
“Ora che lui è invecchiato,
e a malapena si regge in piedi,
dovrà mangiare l’erba più ruvida
che cresce contro il muro”
IV
Questo povero cavallo una volta era giovane, e nel fulgore della sua giovinezza il mio padrone lo usava per cavalcare e pensava molto bene di lui

NOTE
1) nel verso si evidenzia il canto come canto di questua con rituale propiziatorio

La versione sea shanty  “Paying off the dead horse.

LA TRADIZIONE D’ESTATE

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Per le strade di Padstow, un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel ora a vocazione turistica ogni Calendimaggio è festeggiato con l’Obby Oss Festival (continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/epona.html
http://paleopix.com/blog/2013/10/31/lair-bhan-and-the-mast-beast/
https://thefadingyear.wordpress.com/2016/10/26/origins-of-trick-or-treating/
https://www.omniglot.com/songs/bcc/marilwyd.php
http://www.folkwales.org.uk/arctd9a.html
http://hoodening.org.uk/hooden-horses.html
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/pooroldhorse.html