LITTLE DRUMMER BY FRANK HARTE

Ho sentito questa ballata nella versione dei Planxty che la registrarono nel loro album “Cold Blow and the Rainy Night” (1974) Nelle note di copertina leggiamo “Frank Harte of Dublin taught us The Little Drummer, it tells of a novel style of courtship where the scorned lover threatens to shoot himself on finding that his chosen bride is reluctant to have him.”
“Little Drummer” (da non confondersi con la christmas carol The Little Drummer Boy ) è una courting song un po’ melodrammatica tipica del sentimentalismo irlandese: un giovane tamburino resta colpito da una bellezza a passeggio per il porto e detto fatto il giorno dopo si mette tutto in tiro per conquistarla; lei fa la preziosa e si atteggia a gran dama, lui minaccia di spararsi un colpo in testa, lei casca ai suoi piedi e i due corrono a sposarsi.
Non è una ballata tra le più note ma è finita nella soundtrack della sea shanty edition di Assassin’s Creed Rogue, il video gioco ambientato al tempo della guerra dei sette anni tra Francia e Inghilterra, in particolare sul fronte nord americano, per il controllo del Nuovo Mondo (1752-1761).

ASCOLTA Planxty 1974

La ballata deve essere stata portata in America dagli emigranti irlandesi e la ritroviamo tra i boscaioli  della Pennsylvania settentrionale e del sud di New York; Ellen Stekert la registrò nel suo album “Song of a New York Lumberjack” (1958) avendola ascoltata da Ezra “Fuzzy” Barhight un boscaiolo in pensione che viveva a  Cohocton, New York che così inizia
“Early one morning, one bright summers’ day
Twenty-four ladies were making their way
A regiment of soldiers were marching nearby
The drummer on one of them cast a rude eye
And it’s so hard fortune.” continua
ma la versione della ballata in Assassin’s Creed Rogue non è quella americana bensì quella dublinese di Frank Harte


I
One fine summer’s morning both gallant and gay
Twenty-four ladies (1) went out on the quay
A regiment of soldiers it did pass them by
A drummer and one of them soon caught his eye
II
He went to his comrade and to him did say
“Twenty-four ladies I saw yesterday
And one of those ladies she has me heart won,
And if she denies me then surely I’m done”

III
“Go to this lady and tell her your mind
Tell her she has wounded your poor heart inside
Go and tell her she’s wounded your poor heart, full sore,
And if she denies you what can she do more?”
IV  (2)
So early next morning the young man arose,
Dressed himself up in a fine suit of clothes,
A watch in his pocket and a cane in his hand
Saluting the ladies he walked down the strand
V
He went up to her and he said “Pardon me,
Pardon me lady for making so free,
Oh me fine honored lady, you have me heart won,
And if you deny me then surely I’m done.”

VI
“Be off little drummer, now what do you mean (3)?
For I’m the lord’s daughter of Ballycasteen.
Oh, I’m the lord’s daughter that’s honored, you see,
Be off little drummer, you’re making too free.”
VII
He put on his hat and he bade her farewell
Saying “I’ll send my soul down to heaven or hell
For with this long pistol that hangs by my side,
Oh, I’ll put an end to my own dreary life.”
VIII
“Come back little drummer, and don’t take it ill,
For I do not want to be guilty of sin,
To be guilty of innocent blood for to spill.
Come back little drummer, I’m here at your will.
IX
We’ll hire a car and to Bansheer we’ll go (4).
There we’ll be married in spite of our foes.
Oh, but what can they say when it’s over and done,
But I fell in love with the roll of your drum?”
Tradotto da Cattia Salto
I
In un bel mattino d’estate tutte intrepide e allegre
24 dame passeggiavano per la banchina del porto
un reggimento di soldati tosto passò loro accanto
e una di loro catturò lo sguardo del tamburino
II
Andò dal suo commilitone
e gli disse
Ho visto 24 dame ieri
e una di loro mi ha conquistato
il cuore
e se lei mi respinge sarò di certo finito!

III
Va da questa dama e dille i tuoi propositi, dille che ti ha ferito nel profondo del cuore
va e dille che ha lacerato il tuo povero cuore dolente
e se lei ti respinge che cosa altro potrà fare?”
IV
Così  il mattino seguente il tamburino si alzò,
si vestì con un bel
completo
l’orologio nel taschino e un bastone in mano,
salutando le dame
passeggiava per la via maestra
V
Andò da lei e disse
Chiedo scusa,
perdonatemi per la mia franchezza
Oh mia bella dama degna di rispetto,
voi avete conquistato il mio cuore
e se mi respingerete sarò di certo finito”

VI
“Smamma piccolo tamburino, adesso che mi significa?
Sono figlia di un Signore
di Ballycasteen.
sono una rispettabile figlia di Lord
come vedi

smamma piccolo tamburino e non prenderti tante libertà”
VII
Lui si mise il cappello e la salutò dicendo
“Spedirò la mia anima in cielo
o all’inferno

con questa pistola appesa al mio fianco
metterò fine alla mia desolata, giovane vita”
VIII
“Torna indietro giovane tamburino non prenderla così male,
non voglio essere responsabile del peccato, 
essere responsabile per il sangue innocente versato, torna indietro giovane tamburino, sono alla tua mercè.
XI
Noleggeremo un calesse e andremo a Bansheer
là ci sposeremo in barba ai nostri nemici
perchè che cosa avranno da dire quando sarà tutto finito se non che mi sono innamorata del rullare del tuo tamburo?”

NOTE
1) nelle ballate le brigate sono sempre 24 di numero per lo più giovanette o giovanetti intenti nel gioco della palla (vedi)
2) strofa saltata in Assassin’s Creed
3) nonostante le sue pretese di nobiltà a me questa “dama” mi sembra più una popolana!
4) oggi viene da tradurre car come automobile, ma siccome la ballata risale quantomeno all’Ottocento è più probabile che si tratti di un calesse;  nella versione di Ellen Stekert dice
‘Oh, we’ll go to the stable and saddle a horse
To London we’ll ride, and married we’ll be!
And what will we say when the deed it is done?
I’ll tell them that you won me with a roll of your drum .’

FONTI
http://www.folkways.si.edu/ellen-stekert/songs-of-a-new-york-lumberjack/american-folk/music/album/smithsonian
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=6190
https://www.christymoore.com/lyrics/little-drummer/
https://www.itma.ie/goilin/singer/harte_frank

PAY ME THE MONEY DOWN

La working song afroamericana “Pay Me My Money Down” è nata tra i lavoratori portuali nelle isole dello stato della Georgia forse intorno al 1880. All’epoca la schiavitù era stata abolita anche negli stati del Sud, ma i lavoratori neri erano comunque sfruttati come schiavi. Così la canzone di protesta è stata raccolta da Lydia Parrish e pubblicata nel 1942 (in Slave Songs of the Georgia Sea Islands).

Scrive Riccardo Venturi “Sebbene la canzone risalga con tutta probabilità a circa il 1880 (solo pochi anni dopo la nominale abolizione della schiavitù negli stati del Sud, dopo la guerra di secessione), la melodia è molto più antica: Alan Lomax, il principale studioso delle folk ballads americane, nella sua opera capitale Folk Songs and Ballads la fa risalire ad un motivo per banjo intitolato Lynchburg Town.” (tratto da qui)

ASCOLTA The Weavers 1955

ASCOLTA Bruce Springsteen in We Shall Overcome: The Seeger Sessions

ASCOLTA Assassin’s Creed Rogue


I thought I heard the Captain say
Pay me my money down
Tomorrow is our sailing day
Pay me my money down
CORO
Oh pay me, oh pay me
Pay me my money down
Pay me or go to jail
Pay me my money down
As soon as the boat was clear of the bar
The captain knocked me down with a spar
I wish I was Mr. Steven’s son
Sit in the shade and watch the work done
I wish I was Mr. Howard’s son
Sit in the shade and drink good rum
Traduzione di Cattia Salto
Mi è parso sentire dire al Capitano
(dammi la mia paga)
domani si parte
(dammi la mia paga)
CORO
Pagami, pagami
dammi la mia paga
pagami o va in galera
dammi la mia paga
Non appena la barca iniziò a navigare
il capitano mi stese con una spranga
Vorrei essere il figlio del signor Steven
seduto all’ombra che guarda lavorare gli altri
Vorrei essere il figlio del signor Howard
seduto all’ombra a bere del buon rum

FONTI
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=7921&lang=it
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/643.html
http://www.ibiblio.org/jimmy/folkden-wp/?p=7301

DON’T FORGET YOUR OLD SHIPMATES

La canzone del mare “Don’t forget your old shipmate” semi-sconosciuta prima del suo esordio nel film “Master and Commander” (2001)  è stata scritta dall’irlandese Richard Creagh Saunders (1809-1886), che ha trascorso ben 26 anni nella Royal Navy. Charles H. Firth (in Naval Songs and Ballads 1908) data la composizione al 1860 quando Saunders era di servizio sulla HMS Marlborough, la nave ammiraglia inglese della flotta mediterranea, poco dopo viene assegnato al servizio a terra come Istruttore Navale presso la Royal Naval School di Londra, un ente caritatevole per i figli degli ufficiali meno abbienti.

Jerry Bryant nel suo breve saggio “Long we’ve toiled on the rolling wave: One sea song’s journey from the gun deck to Hollywood” (2010) è riuscito a tracciare la genesi della canzone e il “folk process” che l’ha portata fino alla sua comparsa nel film, individuando la trasmissione di due distinte fonti coeve all’autore, le sue due pubblicazioni testuali e melodiche (la prima solo per il testo nel 1908, la seconda anche con la melodia nel 1931) e il suo rimaneggiamento durante il folk revival degli anni 70.
Il primo folksinger che la registrò, recuperandola dall’oblio, fu Jim Mageean nel 1978, il secondo che ci mise mano fu Dave Peloquin al di là dell’Oceano nel 1989, finchè venne registrata da Jerry Bryant nel 2000 il quale ebbe l’idea di lasciare un bel po’ di copie del suo Cd (Roast Beef of Old Englandsulla HMS Rose, la replica di una fregata inglese del XVIII secolo -che era finita nel 1985 a Bridgeport nel Connecticut per essere restaurata e rimessa in condizioni di navigare. Nel settembre 1991 alla Rose venne attribuita la Certificazione di Nave Scuola di Classe A, risultando così la più grande nave scuola a vela americana (vedi).

Sennonchè la nave fu “scritturata” nella parte della H.M.S Surprise del capitano Jack Aubrey dalla Fox Studios e una copia del Cd di Jerry Bryant finì nelle mani del regista Peter Weir .. per essere cantata in una scena del film

Da Master and Commander (strofe I e III)

Il successo commerciale del film ha portato alla popolarità anche la canzone “Don’t forget yer old shipmate” dando origine all’equivoco sulla sua datazione: la canzone viene spacciata come risalente alle guerre napoleoniche solo perchè il film è ambientato nel 1805.

Scrive Jerry Bryant nel suo saggio: “We can picture Naval Instructor Saunders in the ward room of the Marlborough, singing his new song for his fellow officers, and being asked in the following weeks to sing it again and again.  When visiting officers from other ships in the fleet joined the company, they would likely have heard the song and  joined in on the chorus as a decanter of port went round the table.  Perhaps it was at just such a convivial event that John Knox Laughton heard the song”. (tratto da qui)
John Knox Laughton amico fraterno di Saunders  è stato il tramite che ha passato la canzone a Charles H. Firth per la pubblicazione del testo senza però la melodia, nella sua già citata raccolta .
La canzone come la conosciamo oggi proviene però da un’altra fonte James Runciman, amante del mare (e figlio di un capitano di mare e poi guardia costiera del Northumberland), che in qualche modo e nonostante la sua breve vita è venuto in contatto con la canzone di Saunders per cantarla al nipote Richard Runciman Terry colui il quale la pubblicò nel suo “Salt Sea Ballads” (1931) con tanto di melodia e partitura per pianoforte.
Il folk revival tuttavia s’impossessa della canzone solo negli anni 70 quando Jim Mageean trovò nella Biblioteca di Newcastle upon Tyne il libro di Sir Richard R. Terry e al momento della registrazione ne modifica la struttura melodica.

ASCOLTA Jerry Bryant & Starboard Mess in Roast Beef of Old England (2000)

ASCOLTA Assassin’s Creed

La canzone è cantata da Joe che ricorda Jack, il marinaio con cui aveva fraternizzato sull’ultima nave: finito il loro arruolamento si domanda se ci saranno ancora occasioni d’incontro e amicizia anche a terra o su un’altra nave (che i marinai prima o poi s’imbarcano di nuovo!).


I (1)
Safe and sound at home again, let the waters roar (2), Jack (3).
Safe and sound at home again, let the waters roar, Jack.
Chorus
Long we’ve tossed on the rolling main, now we’re safe ashore, Jack.
Don’t forget yer old shipmate, faldee raldee raldee raldee rye-eye-doe!
II
Since we sailed from Plymouth Sound (4), four years gone, or nigh, Jack.
Was there ever chummies (5), now, such as you and I, Jack?
III
We have worked the self-same gun, quarterdeck division.
Sponger (6) I and loader you, through the whole commission.
IV
When the middle watch (7) was on, and the time went slow, boy,
Who could choose a rousing stave (8), who like Jack or Joe, boy?
V
There she swings, an empty hulk (9), not a soul below now.
Number seven starboard mess (10) misses Jack and Joe now.
VI
But the best of friends must part, fair or foul the weather.
Hand yer flipper (11) for a shake, now a drink together.
Tradotto da Cattia Salto
I
Sani e salvi a casa siam, iI mare urla forte, Jack,
Sani e salvi a casa siam iI mare urla forte, Jack,
CORO
A lungo le onde cavalcato abbiam, ma ora siamo al sicuro a terra Jack
Non scordarti il tuo vecchio compagno di bordo!
II
Da quando partiti siam dalla Rada di Plymouth passati son quasi 4 anni,  Jack, ci sono mai stati fratelli, come te ed me Jack?
III
Abbiam lavorato allo stesso cannone, nella nostra divisione.
Io scovolavo, tu caricavi, per tutta la missione.
IV
Quando era il turno della guardia notturna e il tempo passava lento, ragazzo, chi sapeva scegliere una linea melodica entusiasmante, come Jack o Joe, ragazzo?
V
Adesso lei dondola là, come un pontone, senza nessuno dentro
Ora, il rancio numero sette dei destrali,
ha perso Jack e Joe.
VI
Ma anche i migliori amici devono separarsi, con il bello e il brutto tempo, qua la pinna per una stretta, ora beviamo insieme

NOTE
1) sulla querelle in merito al verso della prima strofa rimando alla trattazione di Jerry Bryant (qui)
2) letteralmente “il fragore delle acque”
3) guarda caso il nome del capitano Aubrey è proprio Jack, soprannominato il Fortunato
4) la baia sulla Manica nei pressi di Plymouth: sound è un termine marinaresco per rada, baia in cui si ha un buon ancoramento; significa anche Stretto o passo tra due terre (to sound sondare, scandagliare.)
Plymouth è un importante porto commerciale e base militare sulla foce dei fiumi Plym e Tamar in fondo a una rada ampia e articolata, “The Sound”, protetta ovunque da fortificazioni militari. (da Wikivoyage)
5) chummy è usato come aggettivo nel senso di amichevole, amicone
6) la bocca del cannone doveva essere ripulita dai residui di polvere prima di essere ricaricata con una nuova palla
7) la guardia notturna che va da mezzanotte alle 4 del mattino
8) oppure “Who could tune a rousing stave
Un tempo c’era in Gran Bretagna un curioso mestiere quello del “bussatore” ( knocker-up o knocker-upper) che con un lungo bastone detto “rousing stave” bussava alla finestra dei clienti per svegliarli. In alternativa era usata una cerbottana per lanciare legumi secchi contro i vetri dei dormienti.
La figura del bussatore era abbastanza nota durante l’Ottocento, viene descritto in “Grandi Speranze” di Charles Dickens.
La lunga pertica veniva usata anche in chiesa per dare la sveglia a coloro che sonnecchiavano durante la funzione (vedi). In questo contesto tuttavia stave non significa bastone quanto pentagramma e la frase si riferisce a una melodia stimolante in grado di fare stare svegli
9) hulk body of an abandoned vessel. Italo Ottonello suggerisce la traduzione di “pontone”: lo scafo delle vecchie navi era utilizzato per l’effettuazione di lavori pesanti

alloggio equipaggio sul clipper Cutty Sark

10) Number seven starboard mess: la traduzione suggerita da Italo Ottonello: Rancio (mess) numero sette dei destrali (starboard watch= guardia di dritta). L’alloggio equipaggio era diviso in due parti, una per ciascuna guardia dove gli uomini dormivano e mangiavano
11) flipper sta per mano

FONTI
http://www.hardtackers.com/JerryBryantPaper.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=48079

Don’t forget your old shipmates…

STORMALONG JOHN

Illustrazione di Greg Newbold

Sea shanty in memoria del marinaio Stormie cioè il marinaio per eccellenza, secondo  A.L.Lloyd Stormalong era “the blusterous old skipper who stands his ground alongside Davy Jones and Mother Carey among the mythological personages of the sea. Some took him to be an embodiment of the wind, others believed he was a natural man…” ( Folk Song In England, 1967 ).
D’altro canto Alfred Bulltop Stormalong è un leggendario eroe americano del mare dalle proporzioni gigantesche e dalle imprese prodigiose, protagonista di molti racconti per bambini. E’ Stormalong “an able sailor, bold and true” e il suo funerale una sorta di ultimo addio alla gloriosa era dei grandi velieri, sconfitti sul finire dell’Ottocento dai battelli a vapore.
E’ classificata da Stan Hugill come la più vecchia nella serie della “Stormalong family” (Mister Stormalong, Stormy Along, John, Stormalong, Boys, Stormy, Way Stormalong John, Walk Me Along, Johnny Storm and Blow and Yankee John, Stormalong), un gruppo di halyard shanties; questa in particolare era un canto di origine afro-americane per il lavoro alle pompe o come canto all’argano.

ASCOLTA Jon Bartlett

ASCOLTA Assassin’s Creed per Black Flag In Game Soundtrack


Oh, poor old Stormy’s dead and gone
Stormalong boys! Stormalong John!
Oh, poor old Stormy’s dead and gone
Ah-ha, come along get along
Stormyalong John!
I dug his grave with a silver spade
I lower’d him down with a golden chain
I carried him away to Montego (Mobile) Bay
tradotto da Cattia Salto
Povero vecchio Stormy è morto stecchito Stormalong ragazzi! Stormalong John! Vieni avanti
Stormyalong John!
Ho scavato la sua fossa con una spada d’argento
l’ho calato giù con una catena d’oro
e l’ho portato via da Montego Bay

Una versione più estesa è riportata in “American Sea Songs and Chanteys,” di Frank Shay, 1948
Old Stormy’s gone, that good old man,
To my way hay, Stormalong, John!
Oh, poor old Stormy’s dead and gone,
To my aye, aye, aye, aye, Mister Stormalong!
We dug his grave with a silver spade,
His shroud of the finest silk was made.
We lowered him with a silver chain,
Our eyes all dim with more than rain.
An able sailor, bold and true,
A good old bosun to his crew.
He’s moored at last, and furled his sail,
No danger now from wreck or gale.
I wish I was old Stormy’s son,
I’d build me a ship of a thousand ton (1).
I’d fill her up with New England rum,
And all my shellbacks they would have some.
I’d sail this wide world ‘round and ‘round,
With plenty of money I would be found.
Old Stormy’s dead and gone to rest,
To my way hay, Stormalong, John!
Of all the sailors he was the best,
To my aye, aye, aye, aye, Mister Stormalong!
NOTE
1) secondo John Sampson si tratta di John Willis armatore londinese che costruì il Cutty Sark; il padre John Willis potrebbe essere il nostro Stormalong; così scrive nel suo  “The Seven Seas Shanty Book” (1926) “I have heard that the prototype of this noble shanty was old John Willis, a famous early Victorian ship master and owner, whose son was the John Willis known as Old White Hat and who will be remembered chiefly as the owner of the famous Cutty Sark.”
FONTI
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2011/11/23-mister-stormalong.html
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2011/11/24-stormy-along-john.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=39676
http://www.contemplator.com/sea/stormalong.html
http://ingeb.org/songs/ostormys.html
http://www.traditionalmusic.co.uk/sea-shanty/Stormalong.htm

HI HO COME ROLL ME OVER

Una breve “haul shanty” riportata da Stan Hugill ma pubblicata per la prima volta da  John Masefield. Breve ma fitta di manovre marinaresche di ardua comprensione per un terricolo!!
Rimando al Blog di Ranzo per la discussione in merito alle origini del canto, che così commenta: Coming to Hugill’s notes, which are very brief, he says he got it from Harding. The Barbadian claimed at the time (1932) that it was still being used in the West Indies for “rolling logs.” If that was the case, it seems unlikely that Masefield’s “Dane” made it up. (continua)

ASCOLTA Assassin’s Creed per Black Flag

Why don’t you blow (1)
High-O! Come roll (2) me over
One man to strike the bell
Two men to man the wheel (3)
Three men, to gallant braces (4)
Four men to furl t’garns’ls( 5)
Five men to bunt-a-bo (6)
Traduzione* di Cattia Salto
Perchè non spingete?
Forza! Venite a darmi una mano
uno per colpire la campana
due ad armare il timone
tre ai bracci di velaccio
quattro a serrare i velacci
cinque alla pancia

NOTE
* revisionata e corretta da Italo Ottonello
1) il verbo to blow significa sia colpire che soffiare; spesso nei canti marinareschi viene utilizzato come un’incitazione a fare forza
2) il termine roll viene genericamente utilizzato dai marinai per dire molte cose, spesso con il significato di “salpare”, qui il riferimento potrebbe essere al lavoro di far rotolare i tronchi in acqua
3) letteralmente “due uomini per maneggiare il timone” ma Italo Ottonello mi suggerisce un termine più tecnico “armare il timone”
4) il “braccio” è il cavo che regola il pennone, i bracci di velaccio si riferiscono ai cavi che orientano la vela superiore dell’albero maestro
5) to furl t’garns’ls  forma abbreviata per “To furl the garnsails”, topgallant sail (velaccio) è abbreviato in “t’garns’l” si dice anche gallant or garrant sail: Vela della maestra del 3° ordine (Main top-gallant sail)
6)  buntlines sono gli imbrogli delle vele che sollevano la parte centrale della vela per consentire di terzarolarla (serrarla)

(manovra sulla nave scuola Amerigo Vespucci – foto: dal sito web Marina Militare Italiana)

A spiegare la manovra a tavolino entrano in gioco troppi termini tecnici così seguiamo la manovra dal vivo

Italo Ottonello segnala anche questo video dell’equipaggio della Elissa mentre sbrogliano una vela e poi la serrano (due manovre perfettamente riprese e commentate)

FONTI
http://www.ammiraglia88.it/SEZIONE_NORMALE/PAGINE_SITO/vele.html
http://shantiesfromthesevenseas.blogspot.it/2012/03/111-high-o-come-roll-me-over.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=144116
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=95655

MONTROSE OR O’SULLIVAN MARCH?

Ancora una contesa musicale tra Irlanda e Scozia in merito alla marcia di origine seicentesca accreditata con i titoli più vari così elencati da thesession.org: A Rock And A Wee Pickle Tow, The Burnt Old Man, Captain Collins, The First Clan March Of The O’Sullivans, Lilliburlero, Máirseáil Uí Shúilleabháin, Mairseail Ui Shulleabhain, March Of The O’Sullivans, The March Of The O’Sullivans, O’Sullivan’s Clan March, The Old Hag Tossed Up In A Blanket, Old Woman Tossed Up In A Blanket, The Old Woman Tossed Up In A Blanket, The Rock And The Wee Pickle Tow, Rock And Wee Pickle Tow, Sullivan’s March, Sweeping The Cobwebs Out Of The Sky, The Wee Pickle Tow.
Pubblicata da Playford nel suo  “Musick’s Hand-Maid” (1663) con il titolo generico di “A Scotish March” conobbe una grande fortuna anche nel secolo successivo come “Pretender March” (il Bonnie Prince Charlie della ribellione giacobita del 1745).

Come Montrose March omaggia lo scozzese James Graham (1612–1650) primo Marchese di Montrose ma viene anche rivendicata dagli Irlandesi come O’Sullivan’s March per commemorare la resistenza dell’ultimo principe d’Irlanda Donal Cam O’Sullivan Beare (1561–1618) e la sua strenue resistenza conto l’invasione inglese: la fuga dei sopravvissuti guidati dal Principe di Beare nel dicembre del 1603 diventa l’odissea del clan con donne e bambini alla ricerca di un rifugio sicuro verso Nord. Partirono in mille e marciarono per due settimane, ma ne arrivarono  solo 35 decimati dal freddo, la fame e le incursioni.
Oggi il percorso è diventato una BBW nonchè ispirazione per un Walking Festival: il Ballyhoura International Festival si svolge a Kilfinane, nella contea di Limerick, ed è il più antico e il maggiore Walking Festival d’Irlanda. (continua)

Diventata famosa dopo essere finita nel film di Rob Roy del 1995, inserita anche nella colonna sonora del film Master and Commander del 2003 la marcia è popolare anche in Nord-America

ASCOLTA Clare McLaughlin, Martin Hunter, Malcolm Stitt, Mairead McManus che la suonano come jig

ASCOLTA The Chieftains

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76538
https://thesession.org/tunes/2204
http://tunearch.org/wiki/Annotation:Montrose%27s_March
http://www.recencinema.it/parliamo-di/67-grandi-personaggi-del-cinema/5502-archibald-cunningham-un-crudele-spadaccino-imbellettato

http://www.yourirish.com/history/17th-century/the-long-march-of-osullivan-beare
http://www.breifneearley.com/bearatobreifne/theplan/
http://www.clanosullivan.com/history/

BRIAN BORU’S MARCH

Intorno all’anno Mille in Irlanda un capo si proclamava re per ogni altura su cui era costruita la sua fortezza, accanto ai Gaeli giunti sull’isola in un epoca imprecisata del VII sec a. C., si ammassavano i Vichinghi  insediati stabilmente sulla costa nel IX sec. fondando colonie nelle città di Dublino, Waterford, Wexford e Limerick, Cork, Youghal e Arklow. C’era si un Alto Re dell’Isola il cui potere era però poco più di un titolo. Poi venne Brian Boru che per un decennio riuscì a unificare tutti i regni d’Irlanda sotto il suo comando supremo (1002-1014).

L’Ard-Ri Brian Boru viene ricordato per la sua arpa che è diventata l’emblema d’Irlanda, eppure, per estendere il dominio del suo clan dal Munster alle province confinanti e infine all’Ulster, passò quasi tutta la sua vita in battaglia.
L’unione del Regno ebbe vita breve che già i clan sottomessi si ribellarono capeggiati dal re di Leinster e la battaglia nei pressi di Dublino sulle colline di Clontarf, fu una strage di guerrieri e di capi: era il 23 aprile del 1014, dalle prime luci dell’alba fino alla fine del giorno i due eserciti lottarono con alterna fortuna finchè la vittoria fu dell’Alto Re, morto nel frattempo. All’epoca aveva superato la settantina e probabilmente non prese parte alla battaglia, una versione pseudo storica lo vede caduto nella sua tenda per mano di un vichingo.
Secondo la leggenda la Brian Boru March fu suonata al funerale del Re seppellito nella Cattedrale di San Patrizio ad Armagh, allora capitale religiosa  del Regno per volere dello stesso Brian Boru.

IL CLAN O’BRIEN

Brian Boru fu il fondatore del Clan Ui Briain (tradotto in inglese come O’Brien) ed è passato alla storia come il liberatore dagli invasori vichinghi. In realtà gli “invasori” (che si dicevano Ostani perchè Uomini dell’Est) avevano già colonizzato nel secolo precedente parecchie cittadine lungo la costa irlandese e si erano mescolati con i gaeli (gli iberno-norreni), lo stesso Brian Boru aveva dato in moglie una delle figlie al signore della Dublino vichinga (chiamata dai Danesi Dyflin)  e a sua volta ne aveva sposato la madre (il re ebbe quattro mogli e undici  figli). Ma il regno spartito tra i figli superstiti del grande vecchio ritornò disunito.
I discendenti dei suoi nipoti, gli O’Brien, si sarebbero guadagnati grande fama, ma i suoi diretti successori non seppero unire e tenere in pugno l’intera Irlanda, come per un breve decennio, aveva fatto il vecchio. Vent’anni dopo l’alta regalità sarebbe tornata ai re O’Neill di Tara; ma essa mantenne solo la parvenza di ciò che era stata la monarchia di Brian Boru, L’Irlanda divisa, al pari della frammentaria isola celta dei tempi antichi, sarebbe rimasta sempre vulnerabile. (tratto da I Principi d’Irlanda di Edward Rutherfurd)
La  figura storica di Brian Boru fu strumentalizzata già nel secolo successivo per incoronare il Sovrano Supremo quale il prode condottiero irlandese (nonchè di fede cattolica) che scacciò gli invasori vichinghi pagani (Cogadh Gaedhil re Gallaibh –Guerra degli Irlandesi contro gli Stranieri).

Brian Boru exhibition (Trinity College – Dublino) animazione di Cartoon Saloon

BRIAN BORU MARCH

Da suonare rigorosamente con l’arpa anche se non mancano virtuosistiche versioni per violino, flauto o whistle e mandolino/chitarra. Mi limito però a tre esempi, tre pilastri della musica celtica

ASCOLTA Clannad in Clannad 1973

ASCOLTA The Chieftains in The Chieftains 2, 1969

ASCOLTA Loreena McKennitt in  “The Wind That Shakes The Barley” (2010).

BRIAN BORU BY ALAN STIVELL

L’arpista bretone Alan Stivell nel 1995 aggiunge un testo misto in gaelico irlandese e bretone, perorando l’unità dei popoli celti (ovviamente nella loro indipendenza di Nazioni). Il testo è composto da una strofa prima cantata in gaelico irlandese e poi ripetuta in bretone, seguita da un coro con due frasi in bretone e due in gaelico irlandese in cui si innesta un secondo coro femminile, un omaggio alla poesia di  Caitlín Maude scritta nel 1962 e musicata nel 1975 dal titolo “Amhrán Grá Vietnam” (VIETNAM LOVE SONG)

Gaelico Irlandese
I
Maraíodh Brian Boru chun beatha na hÉireann
Síochain in gCuige Uladh agus i mBaile ‘Cliath
Aontacht an teaghlaigh, aontacht na dtuath
Aontacht an domhain is na gCeilteach
(Coro) Bretone
Diouzh nerzh ar c’hadou da nerzh an ehan
Diouzh ‘bed doueek bennozh ar c’haroud
Gaelico Irlandese
O neart an chatha go neart na síochana

On bhith dhiaga beannacht an ghrá
(Coro femminile) Gaelico Irlandese
Duirt siad gurbh é seo sochraide ar muintire
Gur choir duine bheinn sollunta féin
Bíodh nach raibh brónach
ripete strofa I in Bretone
Marv Brian Boru ‘reiñ buhez ‘n Iwerzhon
Dihan e Bro-Ulad ha ba kêr Dulenn
Unded an tiegezh, unded an dud-mañ
Unded ar Gelted hag an douar
e poi in gaelico Irlandese
Coro
(Secondo coro femminile)  Gaelico Irlandese
Tá muid ‘nos na haimsire
Go h-airid an ghrían
Agus thogh muid áit bhóg cois abhann

Traduzione inglese*
I
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
CHORUS
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings,
love
Female Chorus (1)
They said that this was a (funeral) procession
That people would be solemn
But we were not sorrowful
Second female Chorus (2)
We are like the weather
Especially the sun
And we chose a soft place by the river
tradotto da Cattia Salto
I
Brian Boru morirà per la vita d’Irlanda
pace nella provincia dell’Ulster e a Dublino
unità famigliare e unità tribale
unità nel mondo dei Celti
CORO
Da così tanta guerra a altrettanta pace
per un mondo di benedizioni divine e amore
Coro Femminile
Dissero che questo era un corteo funebre
da celebrare con solennità,
anche se non eravamo addolorati
Secondo Coro Femminile
Siamo come il tempo
specialmente il sole
e abbiamo preferito un luogo tranquillo accanto al fiume

NOTE
* da http://lyricstranslate.com/it/brian-boru-brian-boru.html
1) Caitlín Maude scrive
dúirt síad gurb íad seo ár muintír féin
gurb í seo sochraide ár muintíre.
gur chóir dúinn bheith sollúnta féin
bíodh nach raibh brónach.
(they said these were our own people
this, the funeral of our people.
that we should at least be solemn,
even if we were not sorrowful.)
2) Caitlín Maude  scrive
tá muid ‘nós na haimsire
go háirid an ghrían.
che chiude nel finale
agus thogh muid áit bhog cois abhainn.
(we’re much like the weather,
especially the sun…
and we took a soft place by the river.)

 

e la versione di Cécile Corbel


I
Comme le chant des pierres
Qui résonnent en silence
Comme l’eau qui serpente
Et qui gronde sous moi
Tu sais je reviendrai
Dans ma terre d’enfance
Au pays de rêves
Des fées et des rois
CHORUS
La bas mon amour
Loin de la ville
Il fait plus froid
Et les jours sont fragiles
Brumes d’été
Les cloches et les îles
Tu verras
J’irai la bas
II
Comme Brian Boru
Roi de l’Irlande
Je prendrai la mer
Et je rendrai les armes
Brian Boru
Bientôt je serai de retour
E keltia
Tradotto da Cattia Salto
I
Come il canto delle pietre che risuonano nel silenzio
come l’acqua che sinuosa
scroscia su di me,
lo sai che ritornerò
nella mia terra d’infanzia,
un paese di sogni
di fate e di re.
CORO
là mio amore
lontano dalla città
è più freddo
e i giorni sono brevi
brume d’estate
campane e isole
vedrai
andrò là
II
Come Brian Boru
Re d’Irlanda
prenderò il mare
e mi arrenderò
Brian Boru
sarò presto di ritorno
a Keltia.

FONTI
http://houseofbrianboru.blogspot.it/p/brian-boru.html
http://www.irlandare.com/brian-boru-e-la-battaglia-di-clontarf/
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/4/23/IRLANDA-Quando-la-fede-va-in-guerra-Brian-Boru-e-la-battaglia-di-Clontarf/2/493550/
https://dh.tcd.ie/clontarf/the_battle
http://blogarpa-harpo.blogspot.it/2011/03/brian-borus-march.html
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic27600.html
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5678&lang=it

LIMERICK LAMENTATION OR LOCHABER NO MORE?

Un lamento irlandese o scozzese?
La paternità della slow air è contesa tra Irlanda e Scozia,  secondo Bunting (Ancient Music of Ireland, 1840)  fu composta dal bardo irlandese-arpista Myles O’Reilly  (c. 1635) per commemorare la partenza dei giovani irlandesi dopo il trattato di Limerick (1691); secondo O’Neill (Irish Minstrels and Musicians, 1913) il compositore fu Thomas Connellan (c.1640-45 – 1698) Cloonmahon, contea di Sligo che la intitolò “The Breach of Aughrim”.
La melodia è toccante, da far sgorgar le lacrime per la sua mestizia..

MARBHNA (CAOINEADH) LUIMNI

It is sad and lone I am today, far from dear Erin’s shore
I may never, never, never see her again; I may never see her more.
In Irlanda oggi il brano è eseguito in versione strumentale occasionalmente suonato ai funerali o come emigration song.
ASCOLTA The Chieftains in “The Chieftains live” 1977

ASCOLTA Sharon Shannon & Liam O Maoinli

ASCOLTA Martin Hayes & Dennis Cahill

ASCOLTA Na Casaidigh

LOCHABER NO MORE

In Scozia già popolare lament per cornamusa, la slow air venne versificata da Allan Ramsay  nel 1723, come il lamento di un highlander in partenza per  combattere tra le fila dei ribelli (la ribellione giacobita del 1715 vedi)

(c) The Fleming Collection; Supplied by The Public Catalogue Foundation

ASCOLTA Breabach

ASCOLTA  The Rankin Family


I
Farewell to Lochaber (1), farewell to my Jean,
Where heartsome wi’ her (thee) I ha’e mony day been,
For Lochaber no more, Lochaber no more,
We’ll maybe return to Lochaber no more.
These tears that I shed they are all for my dear,
And no’ for the dangers attending on weir (2);
Tho’ borne on rough seas to a far distant (bloody) shore.
Maybe to return to Lochaber no more.
II
Though hurricanes rise, though rise ev’ry wind,
No tempest can equal the storm in my mind;
Tho loudest of thunders or louder waves roar,
There’s nothing like leavin’ my love on the shore.
To leave thee behind me, my heart is sair pain’d,
But by ease that’s inglorious no fame can be gain’d;
And beauty and love’s the reward of the brave,
And I maun deserve it before I can crave.
III
Then glory, my Jeanie, maun plead my excuse,
Since honour commands me, how can I refuse?
Without it I ne’er can have merrit for thee;
And losing thy favour, I’d better not be.
I go then, my lass, to win honour and fame;
And if I should chance to come gloriously hame,
I’ll bring a heart to thee, with love running o’er,
And then I’ll leave thee an’ Lochaber no more.
Tradotto da Cattia Salto
I
Addio Lochaber, e addio
mia Jean
dove ho trascorso con te molti giorni felici
perchè lascio  Lochaber, lascio Lochaber
e forse non ritornerò mai più a Lochaber.
Queste lacrime che verso, sono tutte per la mia cara
e non per i pericoli che mi attendono in guerra
trasportato dal mare ribelle in una spiaggia lontana (di sangue)
forse non ritornerò mai più a Lochaber.
II
Anche se gli uragani si levano, anche se si solleva il vento
nessuna tempesta può eguagliare la bufera nella mia anima,
più rumorosa dei tuoni o del ruggito delle onde più alte,
non c’è niente di come lasciare il mio amore sulla spiaggia.
Lasciarti indietro, il mio cuore è pieno di dolore,
ma con la cautela del senza gloria nessuna fama si può ottenere;
e la beltà e l’amore sono la ricompensa per il coraggio
e li devo meritare prima di poterli desiderare.
III
Allora la gloria, mia Jean dovrà perorare la mia spiegazione,
finchè  l’onore mi comanda, come posso io rifiutare?
Senza non potrò mai meritarti
e senza il tuo favore preferisco non vivere!
Vado dunque ragazza, per vincere onore e fama
e se avessi la possibilità di ritornare gloriosamente a casa
porterò il cuore a te, traboccante d’amore
e poi non lascerò te e Lochaber mai più.

NOTE
1) Lochaber è il cuore delle Highlands, nella parte meridionale della contea di Inverness: in questa regione l’acqua è una delle protagoniste assolute, ed una delle principali ragioni della sua bellezza; fiumi, laghi, cascate, mare … è un tripudio della natura che si incontra con magia, storia e l’amore dell’uomo per la terra  che abita. (continua)
FONTI
http://www.capeirish.com/guitar-book/pdf/lim4-g.pdf
https://en.wikisource.org/wiki/A_Dictionary_of_Music_and_Musicians/Lochaber_no_more
http://digital.nls.uk/broadsides/broadside.cfm/id/14886
https://thesession.org/tunes/8973
http://chrsouchon.free.fr/lochaber.htm

http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-i,-song-095,-page-96-lochaber.aspx
http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_lochaber.htm

HERE’S A HEALTH TO THE COMPANY

Una emigration song proveniente dall’Irlanda del Nord e di probabile origine scozzese intitolata anche “The Parting Glass”  da confondere con l’altra più popolare “The Parting Glass”  che inizia con “Of all the money e’er I had“.
La sua forma standard è oggi quella registrata dai Chieftains
ASCOLTA Kevin Conneff (The Chieftains) in “A Chieftains Celebration, 1989 (strofe da I a III)

ASCOLTA Cara Dillon 2006

Un brano da renaissance fair, ascoltiamolo nella versione dei Blackmore’s Night in Autumn Sky 2010

e una perfetta tavern song finita nel video-gioco Assassin’s Creed Black Flag (strofe da I a III)


I
Kind friends and companions, come join me in rhyme
Come lift up your voices in chorus with mine
Come lift up your voices, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
Chorus:
Here’s a health to the company and one to my lass
Let us drink and be merry all out of one glass
Let us drink and be merry, all grief to refrain
For we may or might never all meet here again
II
Here’s a health to the dear lass that I love so well
For her style and for her beauty, that none can excel
There’s a smile upon her countenance as she sits on my knee
There is no man in this wide world as happy as me
III
Our ship lies at anchor, she’s ready to dock
I wish her safe landing without any shock
If ever I should meet you by land or by sea
I will always remember your kindness to me
IV
My footsteps may falter my wit it may fail
My course may be challenged by November gale
Ere fortune shall prove to be friend or foe
You will always be with me wherever I go
tradotto da Cattia Salto
I
Venite cari amici e compagni  e unitevi alla mia canzone,
venite e innalzate le voci in coro con la mia
venite a innalzare le voci e a raffrenare tutto il dolore
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui
CORO:
Un brindisi alla compagnia e uno alla mia ragazza,
beviamo e cerchiamo tutto il divertimento in un bicchiere,
beviamo e cerchiamo di divertirci per raffrenare tutto il dolore,
che forse  non potremo mai più rincontrarci ancora tutti qui.

II
Alla salute della cara ragazza che amo coì tanto
per i suoi modi e la sua bellezza, che nessuna  può eguagliare,
c’è un sorriso sul suo viso quando si siede sulle mie ginocchia
e non c’è nessun uomo in questo mondo selvaggio felice come me
III
La nostra nave è in rada pronta per attraccare
le auguro uno sbarco in salvo senza alcun urto
e se ci incontreremo ancora per mare o per terra
mi ricorderò sempre la vostra cortesia verso di me
IV
I miei passi possono vacillare, e lo spirito fallire
il destino forse essere cambiato da una tempesta di novembre,
prima che la fortuna si mostrerà amica o nemica
tu sarai sempre con me ovunque andrò

FONTI
https://soundcloud.com/fifesing/sheila-stewart-the-parting-glass
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=157681
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/heresahealthtothecompany.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=161869

DOWN AMONG THE DEAD MEN

Una popolare drinking song settecentesca attribuita erroneamente a John Dyer (1700-1758); l’equivoco nacque dalla dicitura di commento su un broadside del 1715  “A Song sung by Mr. Dyer at Mr. Bullock’s Booth at Southwark Fair,” trattandosi invece del  popolare cantore londinese Robert Dyer; la canzone si diffuse in epoca vittoriana fino a trovare la sua collocazione tra i canti goliardici degli studenti inglesi moderni. Dato il tema è finita anche nelle sound track del video gioco Assassin’s Creed – Black Flag una perfetta canzone da pirata.

ASCOLTA Assassin’s Creed Syndicate (strofe I, III, IV) la versione di Sean Dagher in Black Flag sea shanty su Spotify qui

ASCOLTA The Virginia Company in “Smash the Windows”


I
Here’s a health to the King (1), and a lasting peace
May faction be damn’d, and discord cease (2):
Come, let us drink it while we have breath,
For there’s no drinking after death.
And he who would this toast deny,
CHORUS
Down among the dead men (3),
down among the dead men,
Down, down, down, down;
Down among the dead men let him lie (4)!
II
Let charming beauty’s health go round,
With whom celestial joys are found.
And may confusion yet pursue
That selfish woman-hating crew.
And he who’d woman’s health deny,
III
In smiling Bacchus’ joys I’ll roll,
Deny no pleasures to my soul.
Let Bacchus’ health round briskly move,
For Bacchus is the friend of love.
And he that would this health deny,
IV
May love and wine their rights maintain,
And their united pleasures reign.
While Bacchus’ treasure crowns the board,
We’ll sing the joy that both afford.
And they that won’t with us comply,
tradotto da Cattia Salto
I
Alla salute del Re e alla pace duratura
possa la faziosità essere dannata e la discordia cessare:
vieni beviamo mentre siamo vivi
perchè non c’è da bere dopo la morte
e colui che rifiuta di brindare
Coro
giù tra le bottiglie vuote
giù tra le bottiglie vuote
giù, giù, giù, giù,
giù tra le bottiglie vuote possa finire!
II
Che la bellezza incantevole prosperi
con la quale si toccano gioie paradisiache
e possa il caos ancora perseguitare
quella ciurma egoista che odia la donna
e colui che la salute della donna nega..
III
Tra le gioie di Bacco ridente sguazzo
e non nego i piaceri al mio spirito
che il brindisi a Bacco circoli rapidamente
perchè Bacco è l’amico di Amore
e chi volesse questo brindisi negare ..
IV
Che Amore e Vino mantengano i loro diritti
e i loro piaceri uniti regnino.
Mentre il tesoro di Bacco corona la tavola
canteremo la gioia che entrambi dispensano e coloro che non vogliono a noi conformarsi ..

NOTE
1) in epoca vittoriana si brinda alla salute della Regina, ma originariamente la dedica era rivolta alla regina Anna di Gran Bretagna così iniziava il verso “Here’s a health to the mem’ry of Queen Anne”
2) anche scritto “To faction an end, to wealth increase”
3) Dead mens ono le bottiglie vuote
4) l’augurio è di finire lungo disteso a terra in stato incosciente per l’ubriachezza
FONTI
http://musicofyesterday.com/sheet-music-d/among-dead-men-dyer/
https://www.8notes.com/scores/4164.asp
http://thebards.net/music/lyrics/Down_Among_The_Dead_Men.shtml