LE REPLICHE DI MARION

Una divertentissima ballata tradizionale delle Isole Britanniche (e diffusa un po’ in tutta Europa e in America) ha come tema un marito molto ubriaco che, rientrato a casa, sorprende la moglie a letto con l’amante. Tutto il tono della ballata è però umoristico e manca il finale tragico in cui il cornuto ammazza amante e adultera.
Nella versione inglese il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela. (continua prima parte)

LA VERSIONE PIEMONTESE: LE REPLICHE DI MARION

Nell’Alta Italia, Francia e Occitania la ballata segue lo stesso schema se non anche le stesse parole: il marito vede la moglie con l’amante nel giardino (o nel letto) e la interroga chiedendole spiegazioni. Lei si giustifica travisando i fatti: “Chi hai visto era una mia amica, aveva il mento sporco per le more mentre tu credi aver visto una barba.” etc. Quando il marito osserva che non è stagione di more, la moglie risponde che nel loro giardino ce n’erano ancora, ma poi il giardiniere ha tagliato il ramo. Così il marito minaccia di tagliare la testa al giardiniere. Allora la donna cambia tono e diventa mansueta chiedendo “Chi ti farà da mangiare?” “Ne prenderò un’altra più onesta” Ma la donna osserva: sarà così bella come me? (oppure così gentile). Allora il marito preferisce fare la pace.
Nelle versioni franco-provenzali le minacce del marito sono più concrete e violente: l’uomo dice alla donna che le taglierà la testa e la getterà ai cani e le lascia solo il tempo di chiedere perdono al Signore. Tutto sommato quindi anche le versioni celto-romanze come le chiama Costantino Nigra (in “Canti popolari del Piemonte”) hanno tema giocoso, non così nelle versione spagnole in cui il marito come l’onore impone, uccide moglie, amante e talvolta muore egli stesso durante il duello riparatore.
Il Nigra ipotizza una possibile degenerazione del tragico nel comico osservando che è un fatto non raro nella poesia popolare.

ASCOLTA  su Spotify Paola Lombardo, Donata Pinti e Betti Zambruno in “So sol d’amarti alla follia” 2009

ASCOLTA Canzoniere Monferrino (vedi)

Don t’à antacja, duv’a t’ ses stacja? (Ritornello: me bruta Mariun!)
Ant ‘l giardin a coji d’salata. (Ritornello: caro al me mari!)
Mim’chi cà l’era ch’a ti stavi ansema? ” A l’era una dle mie comare.
……
Parchè le done porto la barba
– J’ero le more ch’ la mangiava
An don’t lej sta pianta ad more
– l’è un giardinè su l’à tajala
Cul’ca l’a tajala mi j taj la testa
– pu nen mi dona a fe l’mnestra
Na piorro una un po pi lesta
– N’ pi lesta, ‘n po pi scunciaja.
Anduma a ca che la pas al’ facja.
– La sarà facja an lasj fora
La sarà facja fint’ant ch’la dura
tradotto da Cattia Salto
Dove sei andata e dove sei stata? (Brutta la mia Maria)
Nel giardino a cogliere dell’insalata (marito mio caro)
E chi era quello con cui stavi insieme? Era una delle mie amiche.
Perchè le donne portano la barba? Erano le more che stava mangiando
E dove sta questa pianta di more?
Il giardiniere l’ha tagliata
A chi l’ha tagliata, taglierò la testa!
Non avrai più una donna che ti farà la minestra
Ne prendo un’altra un po’ più svelta. Una più onesta e un più sgarbata (1)
Andiamo a casa che la pace è fatta – Sarà fatta se mi lasci fuori.
Sarà fatta finchè dura (2).

NOTA
1) le versioni testuali riportate dal Nigra non corrispondono a questo testo evidentemente tratto dalla tradizione orale della zona (Monferrato): la parola pronunciata è “scunciaja” nelle altre versioni la donna dice “sarà più onesta ma non così bella come me”
2) l’ultima parola resta alla donna che avverte” la pace è fatta finchè dura!”

FONTI
http://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/85.-Le-repliche-di-Marion.pdf